sabato 21 maggio 2016

Buono o cattivo

"Il popolo della foresta canta così il dolore:Intorno a noi c'è il buio, ma se il buio c'è, e il buio è parte della foresta, allora il buio deve essere buono" così cantano i pigmei quando un uomo muore. Le loro canzoni non chiedono mai che accada questo piuttosto che quest'altro; sono fatte per riportare armonia in una realtà che è stata scossa da un avvenimento doloroso. Invece noi, esseri umani altamente civilizzati, vorremmo sempre cambiare le cose; vorremmo sempre cambiare le cose; non appena insorge la difficoltà, non appena compare la sofferenza, ci armiamo di tutto punto e partiamo per combattere l'una e l'altra, quando invece dovremmo fermarci per comprenderle. Il grande trucco è tutto qui: fermarsi, guardare, comprendere ...e riconoscere che tutto è buono così com'è. Quando scoppia un temporale e tu guardi i lampi e l'acqua che scroscia e ascolti i tuoni, non emetti giudizi, non pensi: "questo lampo è buono, quest'altro è cattivo"; e neppure pensi sia buono o cattivo il temporale. È un fatto naturale, semplicemente è, e tu lo accetti così com'è; ed è per questo che ti affascina, che ti tiene con il naso incollato alla finestra, perché ogni stato dell'Essere, quando sospendi il giudizio, ti appare in tutta la sua sacralità. Se lo fai con un temporale, perché non potresti farlo in ogni istante della tua esistenza, scorgendo dentro ogni situazione la manifestazione della Vita, il puro stato dell'Essere? Basta solo guardare; guardare il buio e scoprire che nel buio c'è la foresta e nella foresta ci sei tu, e tu sei il buio e la foresta, e la foresta e il buio sono te. Allora ogni buio diventa la tua casa e tu ti senti ovunque protetto e sicuro. 

"Anonimo"

Il mappamondo



Viaggia, scopri, stupisciti, conosci, impara, allarga i tuoi orizzonti e non stancarti mai.
Dai forma alla tua mente.

Il Bassotto e la regina - Mazzucco

"Mia cara, rispose la tartaruga, non ho bisogno degli occhi per vedere, né delle orecchie per sentire. Tu guardi questo mio vecchio corpo rugoso e tu pensi che io sono solo questa - un collo a tubo come un periscopio, una testa minuscola, un guscio fatto di ossa, quattro corte zampe ricoperte di scaglie, venti unghie affilate, un mozzicone di coda, due pupille appannate. M invece io mi nascondo in questa forma come il mio corpo si nasconde nella corazza per proteggersi dal pericolo. Capisci quello che cerco di dirti? La forma è solo un'apparenza, e non ha davvero importanza. Quando mi chiudo nella mia mente e mi abbandono al ritmo segreto del mondo, posso lasciare il mio corpo come il bruco lascia il suo bozzolo per farsi farfalla. E io, che sono pesante come la terra, i sassi, e gli alberi, posso volare via come se fossi cenere, o scintilla del fuoco. Allora vedo nel buio e sento nel silenzio. Né l'acqua né la tempesta né le porte possono fermarmi. Il mondo mi appartiene. Cammino nel tempo e oltrepasso anche le frontiere della morte. "

lunedì 16 maggio 2016

Cesare Cremonini - Share the love

“che sia un’andata o un ritorno,
che sia una vita o solo un giorno,
che sia per sempre o un secondo,
l’incanto sarà godersi un po’ la strada… comunque vada … “ 
 “  e non importa dove,  conta solamente andare, comunque vada, per quanta strada ancora c’è da fare, amerete il finale”.

mercoledì 11 maggio 2016

La nostra bontà innata

<O Tu,di nobile nascita, o Tu di gloriose origini, ricorda la tua radiosa vera natura, l'essenza della mente. Abbi fiducia in lei. È la tua dimora>

"Il libro tibetano dei morti"


<Poi fu come se all’improvviso avessi visto la segreta bellezza del loro cuore, la profondità del loro cuore dove non arriva né peccato, né desiderio, né conoscenza di sé, il nucleo della realtà, la persona che ognuno è agli occhi del Divino. Se soltanto potessero vedersi tutti come sono realmente, se solo noi potessimo vederci a vicenda in quel modo, tutto il tempo! Non vi sarebbe più guerra, non ci sarebbe più odio, più crudeltà, più avidità…Penso che il grande problema sarebbe  che cadremmo in ginocchio a venerarci l'un l'altro>

"Thomas Merton"



-Testo del pittore Malù Cortesi-

<<Investigare il senso della vita significa "mettere in gioco sé stessi" nel tentativo di conquistare la libertà al di là  delle barriere che questa ci impone, soprattutto quelle mentali.
Siamo nati ieri ma siamo stati educati alla legge delle antitesi: il bello che si contrappone al brutto, il giusto a ciò che è sbagliato, così come il dentro al fuori, l'alto al basso, la salute alla malattia e, non da ultimo, la vita alla morte.
La vta, nella sua essenza, è pura unicità e non corrisponde affatto alla legge dei contrapposti. Noi siamo "questo", ma siamo al tempo stesso anche "quello", ovvero un'altra cosa che solo apparente mente assomiglia ad un'entità contrapposta. Siamo belli, ma siamo anche brutti; siamo buoni, ma sappiamo anche molto bene di poter essere cattivi; cerchiamo la coerenza ma cadiamo anche in contraddizioni non sempre evitabili. Talvolta infatti, seppur mossi dal desiderio di un'etica pulita e saggia, ci impegoliamo in critiche veementi contro persone o situazioni che, tutto sommato, sono rivolte soprattutto verso quella parte di noi stessi che non accettiamo e che, con affanno, tentiamo di allontanare dalle nostre coscienze. Ancora troppi, in sintesi, sono i confini che erigiamo nel nome di una presunta purezza dell'animo.
Nasciamo nella luce della libertà e, per mille motivi, veniamo educati, anche se con amore, a vivere nel dubbio della dualità, costruendo barriere che separano e si sforzano di tenere separate le parti. Tali confini, una volta eretti e consolidati, costituiscono la zona d'ombra che ci impedisce di conoscerci "da dentro" in quanto troppo occupati a lasciarci vezzeggiare o ad arrabbiarci contro tutto quanto "sta fuori", tanto nel bene quanto nel male. Confini che, nel preciso istante del loro stesso tratteggiamento, già segnano il luogo esatto dove si verificherà la prima schermaglia, la prima battaglia, la prima guerra, segnando sul campo i corpo esangui di coloro i quali non saranno né vincitori né vinti in quanto mere rappresentazioni di un Sé solo apparentemente diviso.
L'individuazione del Sé, la presa di coscienza o il percorso di autoconsapevolezza, diventano allora operazioni soggettive e coraggiose volte ad eliminare quei confini e quelle zone d'ombra costruite nell'arco di un'intera esistenza e che sono state spesso fonte di dolore; tale operazione, che potrà essere condotta solamente nel silenzio interiore, ci porterà ad ammettere di essere "questo" e contemporaneamente di essere "quello", ovvero anche ciò che ci piace di meno o che tentiamo di nascondere persino a noi stessi; togliere quelle barriere, corrisponde quindi ad un importante passo per accedere alla nostra stessa liberazione ed alla salute dell'anima>>