venerdì 30 dicembre 2016

Tratto da un post di Francesca Michelin

Dicembre assomiglia ad un capolinea, l’ultima stazione di una città che ancora non conosci ma che non vedi l’ora di scoprire, un treno, quel treno, con dodici fermate che non finiscono più o che scorrono in un battito di ciglia, dipende da come stai, da cosa cerchi. Magari ti addormenti e ti perdi il paesaggio. Oppure conti tutti i paesi che mancano prima di scendere, che spesso hanno dei nomi che non avevi mai immaginato. Poi arrivi, e?
2017
 città sconosciuta, temperatura anche, ci arriverò un po’ impreparata e con la valigia sbagliata, troppi maglioni o troppo pochi, i jeans e i pantaloni a palazzo che n0n saprò mai come abbinare, avrò freddo o caldo o tutti e due e mi sarò dimenticata il dentifricio a casa, ma i calzini, sì, i calzini ci saranno, e saranno sempre giusti.
Ci sono cose che non sono mai sbagliate. I sogni, quelli sul soffitto della testa, ad esempio. Le parole dette con il cuore in mano, anche se magari il cuore te lo infilzano con lo spiedino del barbecue e se lo mangiano al prossimo Ferragosto. Sognare (con del sano revery) non può essere un errore, forse è addirittura l’unica certezza che si può avere.
I sogni calzano su di noi come i calzini, ognuno ha i suoi, glitterati, a pois, a fantasmino, neri, bianchi, o non lo so, ma ognuno ha i suoi e in qualche modo stanno sempre bene.
Sarebbe divertente ora raccogliere tutti i biglietti dei treni che ho preso quest’anno, calcolare anche il percorso fatto in bus, i viaggi in macchina e quelli in aereo, e sommare tutti i chilometri di questi dodici mesi. Probabilmente, probabilmente dico, il risultato equivarrebbe a due giri del mondo! O poco meno. E dopo questa incredibile avventura piena di musica e di cose belle, sento che è giunto il momento di abbassare un po’ il volume. Solo un po’.
Viaggiare, perdersi, incontrare, smettere di pensare, studiare, ascoltare. Soprattutto, ascoltare.
Stare un po’ in silenzio, non autocitarsi ma citare, non sentire ma ascoltare. E ascoltarsi, ma non troppo.
Leggevo NANA da piccola, un manga su una ragazza piuttosto rock ‘n’ roll, che il giorno prima della partenza per Tokyo con biglietto di sola andata dice: “come bagaglio porterò soltanto la mia chitarra e un pacchetto di sigarette.”
Così mi porterò solo uno zaino, il fedele zaino del campeggio, lo zaino di chi parte e non ha voglia di stare troppo comodo. Una bottiglietta d’acqua, il guitalele, un quaderno di appunti con il palloncino rosso sulla copertina, le cuffiette e lo spazzolino da denti.

giovedì 15 dicembre 2016

volooo





Sto arrivando

Durante i miei 3 voli ho conosciuto parecchie persone interessanti che mi hanno tenuto compagnia in questo viaggio verso casa. Sono giorni che cerco di realizzare che sto tornando in Svizzera dopo quasi 6 mesi di vagabondaggio ma mi pare tutto alquanto surreale. Mentre ci stavamo avvicinando all'aeroporto di Zurigo il finestrino mi ha regalato un'alba arancione da favola. Le luci di Zurigo mi hanno accolta dolcemente ma il freddo mi ha risvegliata di colpo dal limbo in cui vivevo.  E la nebbia??  Questa parola l'avevo depennata dal mio vocabolario di vita. In Nepal ho vissuto 45 giorni di sole e cielo limpido. Eccomi qui. Sono in Svizzera e il piedino si muove tra un negozio lindt e un caffè stra delux. Comando un tè per smorzare la tosse che attanaglia la mia gola da giorni e lo pago 6 franchi. Ben tornata nella patria del consumismo. Incontro gente vestita elegante, sento il duro suono della lingua tedesca e mi appresto a volare su Milano. È bello essere tornata, ne assaporo ogni secondo. Mi sento una turista a casa mia ed è una sensazione curiosa. 



mercoledì 14 dicembre 2016

Gioia















Il cuore

Che rimane d'altro da fare nella vita se non amare? Aprire il cuore e amare. Aprire il cuore e donarlo generosamente agli altri. Questi splendidi bambini dalla pelle color cioccolato sono cresciuti senza l'amore dei genitori eppure sorridono. Sono cresciuti senza le coccole eppure sono dolci più del miele. Sono cresciuti senza il calore di casa eppure sono grati per essere ancora vivi. Scusate se parlo sempre di loro, probabilmente vi annoierò, ma vi assicuro che entrare  da quella porta mi ha cambiata sia la prima volta che la seconda. Ho visto il valore della fratellanza là dentro, il valore della dedizione, il valore della consapevolezza. Ho capito che disperarsi nella vita non serve a nulla, lamentarsi nella vita non serve a niente. C'è sempre una soluzione per tutto, c'è sempre il modo per vedere la vita dal lato positivo. Quando sto con loro mi sento viva, mi sento felice e piena di amore. Loro sono linfa vitale, sono un pozzo senza fine, sono un sorriso nel buio dell'orrore. Meritano di essere felici, lo meritano tanto. Mentre stilavo i loro profili leggevo la loro storia e la grande crudeltà che hanno dovuto subire. Li chiamiamo orfani perché sono all'orfanotrofio senza genitori. Sono stati abbandonati a se stessi. Spesso però un genitore è ancora vivo, ma ha deciso di abbandonare il figlio in mezzo alla strada. Il Nepal è un paese meraviglioso, colmo di bellezze naturali che ti lasciano senza fiato. Purtroppo questo bellissimo paese è anche poverissimo e i poveri che vivono nei villaggi remoti non hanno la possibilità di studiare. E chi non studia rimane ignorante, un'ignoranza che porta alla violenza e all'abbandono. La maggior parte dei bambini della fondazione Maitreya sono stati trovati per strada. 
Sto per rientrare a casa e sono molto felice, nonostante sia sempre un'azione coraggiosa lasciare il Nepal e prendere l'aereo.
Il regalo più bello per questo natale è potervi rivedere, riabbracciare e passare del tempo tra il vostro affetto e la magia delle luci della festa. Il regalo più grande per queste sante festività è un contributo che possa aiutare i bambini del Nepal. Potrete contribuire in 3 modi: con una donazione, con un padrinato o donando dei vestiti o scarpe da bambino che non vi servono più. Se deciderete di fare una donazione potrete anche dedurla dalle tasse. Vi auguro di tutto cuore che questo periodo di avvicinamento al nate sia colmo di amore e dolcezza. A prestissimo! Non vedo l'ora!



martedì 13 dicembre 2016

Fra poche ore volo! E fra meno di un giorno atterrerò a Malpensa! Che emozione! A presto! Bacioni

È solo un arrivederci



Un dolce arrivederci

Lo scorso mese la notte di luna piena mi avvolgeva con emozione all'interno delle montagne himalayane; in questo mese di dicembre la luna piena accompagna il mio arrivederci alla grande famiglia dell'orfanotrofio. Questa immensa luna scandisce gli importanti momenti della mia vita. Brilla più che mai, illumina il mio cammino di una nuova luce interiore e consapevolezza. Sono molto felice e ho il cuore colmo d'amore. Sono felice del mio viaggio, della scoperta di me stessa, degli incontri che ho fatto e di tutto l'affetto che ho ricevuto stando con questi meravigliosi bambini. È stato difficile salutarli oggi, consapevole che tornerò a trovarli presto. Li ho salutati con la musica assordante che rimbombava nelle orecchie di tutti noi. È stato meglio così, non avrei retto un saluto ufficiale seguito da un discorso. È stato più indolore, spontaneo e facile. La musica ci ha accompagnati tutto il giorno perché oggi è festività in Nepal. Le scuole sono chiuse e i ragazzi si sono dedicati ai balli tradizionali e alle danza folcloristiche. Ho assistito entusiasta alle loro esibizioni e poi mi sono lanciata in balli folli  insieme ad alcuno di loro. I bambini ridevano, saltavano, si rincorrevano e gioivano. È stata una giornata di piacere e leggerezza, questi ragazzi ne hanno bisogno. 



domenica 11 dicembre 2016

Thamel e Laprak

Mi trovo a Thamel da 3 giorni e faccio una grande fatica a scrivere. Quando mi trovo a Kathmandu gli stimoli sonori e visivi che aleggiano nell'aria sono troppo dominanti e mandano il mio corpo e il mio cervello in corto circuito. Non è quindi mai il momento di scrivere, l'ispirazione fugge via. In compenso ho passato 3 giorni di incontri e divertimento. Sophie ed io abbiamo goduto al massimo di ciò che kathmandu offre culinariamente parlando e abbiamo passato del tempo con le nostre amiche conosciute durante il ritiro di yoga. La sera siamo andate ad ascoltare musica dal vivo e a ballare nei locali, per divertirci e conoscere un po'più da vicino la cultura nepalese. Kathmandu accoglie qualche turista ma la maggior parte è rientrata nel proprio paese e le strade di Thamel sono quasi esclusivamente popolate dai nepalesi. Il venerdì sera è la serata per eccellenza per andare  a svagarsi e i locali sono pieni di giovani, esclusivamente giovani maschi. Il numero di donne nel club si poteva contare sulle dita di entrambe le mani. Questa è la realtà del paese. 
Ma ora compio un passo indietro e vi racconto della trasferta a Laprak. Martedì mattina partiamo con la jeep in direzione di Pokhara e a metà strada deviamo per una valle laterale. Sul veicolo ci siamo aggregate ad una donna e ad un uomo francesi, originari di Les Contamines in Francia, che si dirigevano a Laprak per consegnare il materiale di prima necessità agli abitanti del villaggio. Il viaggio dura 12 ore e verso sera quando la strada appare interminabile e piena di buche, senza un punto di arrivo, lo sconforto si impossessa di me. Faccio sempre una gran fatica a sedere immobile, senza spazio per sgranchirmi le gambe,  per ore su ore. Il pensiero si  fissa sul dolore e sulla frustrazione invece che sui pensieri positivi. Dopo ore passate a risalire la valle, tornante dopo tornante, dislivello su dislivello, raggiungiamo i 2600 metri. Scendiamo fino a 2400 m e poi proseguiamo a piedi per 40 minuti fino al villaggio. La notte è calata e noi camminiamo al buio con la sola luce della torcia. Sentiamo la vita intorno a noi, ma non la vediamo. La gente parla, trasporta i viveri, scende i sentieri di notte a velocità folle con scarpine rovinate o addirittura inesistenti. Il villaggio è intorno a noi ma non possiamo vederlo, che strana sensazione. Avremo la sorpresa domani quando ci alzeremo. Ceniamo a casa di una signora del villaggio e dormiamo in una stanza spartana e fredda. È bello essere qui, per conoscere un posto nuovo, una realtà nuova, ma il mio pensiero vola ai teneri bambini dell'orfanotrofio che 2 anni fa mi hanno rapito il cuore. È bello poter essere qui e condividere l'entusiasmo di Joelle e Sophie nell'aiutare questa popolazione di 600 famiglia che ha visto il suo villaggio devastarsi a causa del terremoto. È importante sapere che questo villaggio ha avuto molto supporto da parte della popolazione francese nella ricostruzione delle case dopo il crollo e nella distribuzione di beni di prima necessità. Il giorno fatidico la scuola è crollata uccidendo parecchi bambini. La struttura non è mai stata ricostruita perché reputata non idonea e i ragazzi devono compiere 2 ore di cammino per raggiungere un altro paese dove ci sono alcune case adibite a scuola. Il problema sorge nel momento in cui i bambini si fermano nel bosco a giocare invece che andare a lezione.
All'alba del mercoledì Joelle si prepara a distribuire le scarpe, le giacche e altro materiale che ha portato dalla Francia. Noi andiamo a scoprire il villaggio e a cercare i bambini che Sophie ha aiutato nel trekking della solidarietà. La giornata passa velocemente e la sera ceniamo e dormiamo come il giorno precedente nella casa di Kumari. È stato un giorno molto bello e sono felice di esserci stata, ma nel contempo avrei voluto essere all'orfanotrofio e stare con i cucciolini. Mi sono mancati. Mi hanno stregata. Dopo averli fotografati tutti da vicino, letto le loro atroci storie è come se li avessi scannerizzati e interiorizzati dentro di me. Spero tanto li potremo aiutare, noi che possiamo. Spero tanto possano avere un futuro migliore. 

venerdì 9 dicembre 2016

Di rientro a Thamel

Ieri sera dopo un'estenuante trasferta in jeep di 12 ore siamo arrivate in capitale. Stanche ma felici abbiamo cenato e siamo andate a dormire. Oggi abbiamo trascorso la giornata a girovagare per Thamel incontrando amiche e passando del tempo in compagnia. Domani vi scrivo con più calma le avventure degli scorsi giorni a Laprak. Buoma serata! Baci

Laprak














lunedì 5 dicembre 2016

Un posto magico








ciao ciao e a presto

Oggi abbiamo salutato i bambini e siamo rientrate a Thamel. Ma non è un addio, è solo un arrivederci, in quanto lunedi e martedi prossimo ritorneremo da loro e organizzeremo se possibile una festicciola. Domani mattina presto partiamo con la jeep per un paese chiamato Laprak, che si trova nel distretto di Gorka a metà strada tra kathmandu e Pokhara. Visiteremo una scuola e passeremo qualche giorno là. Rientreremo probabilmente venerdi e fino ad allora non credo che potrò aggiornare il blog.

domenica 4 dicembre 2016

l'emozione nel cuore

"Auntie Elo", "Auntie Eloisa" urlano le ragazze correndo ad abbracciarmi.  "Namaste Auntie" mi canticchiano i maschietti avvicinandosi a me appena ne hanno occasione. Il loro sorriso illumina le mie giornate e il mio cuore. I loro occhi brillano di bontà e determinazione. I loro visi hanno le sfumature del sudore e del dolore. La loro timidezza e il loro entusiasmo sono i poli opposti di una giovinezza non facile. La sera durante la riunione alcuni di loro si alzano in piedi e parlano del loro passato, della vita prima di arrivare all'orfanotrofio. Raj li interroga e li fa esprimere per permettergli di superare la solitudine e il cuore che a volte zampilla lontano dai suoi cari. Parlano per qualche minuto, la prima lacrima scende e poi i singhiozzi.  È terribile vedere e sentire quanta sofferenza portano nel loro piccolo corpicino. Li ammiro per la forza che dimostrano ogni giorno nell'affrontare la quotidianità. Ad ogni ora del giorno, quando non sono a scuola, i più grandi si occupano di riordinare, pulire le varie case e aree comuni, fare il bucato, cucinare, pregare e meditare. Non li ho mai sentiti lamentarsi, li ho però visti molto stanchi. A testa bassa lavorano incessantemente e si accudiscono gli uni con gli altri come una grande famiglia. Con educazione e rispetto, con il sorriso sulle labbra, affrontano ogni nuovo giorno e ogni nuova persona che li visita con eterna gratitudine. Il mio cuore mi ha richiamato da loro, come il magnete è attratto dal ferro. Sono qui da qualche giorno e la gioia è indescrivibile. I ragazzi sono molto felici di averci con loro e tutti insieme ridiamo molto. Quando ridiamo vedo la spensieratezza della gioventù guizzargli negli occhi con fare birichino. Le persone che si occupano di queste dolci creature sono molto presenti e premurose ma nel contempo anche molto serie. E noi quindi portiamo allegria e un guizzo di originalità e passione teatrale. Ci comportiamo da "zie" e ce li godiamo più che possiamo. Io amo questi ragazzini dal primo all'ultimo, dal più bello al meno bello, dal più dolce al più schivo, dal più sorridente al più triste. Loro sono delle piccole fenici, dei piccoli lottatori ed io sono orgogliosa di loro. Il mio appello per questo santo natale è un pensiero verso questi bambini. Una partecipazione può significare una preghierina per loro, una piccola donazione per regalare ai loro cuori un po' di affetto e partecipazione, oppure un regalo immenso che possa permettergli di vivere degnamente il prossimo anno 2017. Sophie ed io ci siamo molto impegnate in questi 3 giorni facendo delle foto ad ognuno dei 90 bambini, un video di presentazione, un profilo personale. Questa documentazione mi servirà per trovare dei padrini o delle madrine disposti a versare una quota annuale di 300 o 600 franchi per un bambino. 300 franchi servono per sfamare un cucciolo per l'intero anno, altri 300 per permettergli di andare a scuola e avere un'istruzione decente. 300, 600 franchi sono indubbiamente tanti soldi e possono significare un grande sacrificio ma andrebbero ad aiutare un bambino in  difficoltà che lotta ogni giorno per la sua dignità. La generosità di un tale atto verrà indubbiamente ricompensata con la gratificazione che il cuore e l'anima sentiranno dinnanzi ad un tale gesto d'amore. Faccio appello alla vostra bontà per raccogliere un'offerta di natale in favore di questi splendidi bambini e per trovare dei padrini o delle madrine tra di voi. Pensateci amici miei, solo questo vi chiedo. Le eventuali donazioni le raccoglierò al mio imminente rientro oppure le potrete versare sul conto EcoHimal destinato a Maitreya foundation (vi darò presto i dettagli bancari). Chi di voi decidesse di supportare un bambino chieda a me che gli sottoporrò la mia documentazione. Sin da ora ringrazio tutti voi per la grande generosità che avete dimostrato alla mia presentazione e per la vostra sensibilità. 


I loro visi parlano...