domenica 11 dicembre 2016

Thamel e Laprak

Mi trovo a Thamel da 3 giorni e faccio una grande fatica a scrivere. Quando mi trovo a Kathmandu gli stimoli sonori e visivi che aleggiano nell'aria sono troppo dominanti e mandano il mio corpo e il mio cervello in corto circuito. Non è quindi mai il momento di scrivere, l'ispirazione fugge via. In compenso ho passato 3 giorni di incontri e divertimento. Sophie ed io abbiamo goduto al massimo di ciò che kathmandu offre culinariamente parlando e abbiamo passato del tempo con le nostre amiche conosciute durante il ritiro di yoga. La sera siamo andate ad ascoltare musica dal vivo e a ballare nei locali, per divertirci e conoscere un po'più da vicino la cultura nepalese. Kathmandu accoglie qualche turista ma la maggior parte è rientrata nel proprio paese e le strade di Thamel sono quasi esclusivamente popolate dai nepalesi. Il venerdì sera è la serata per eccellenza per andare  a svagarsi e i locali sono pieni di giovani, esclusivamente giovani maschi. Il numero di donne nel club si poteva contare sulle dita di entrambe le mani. Questa è la realtà del paese. 
Ma ora compio un passo indietro e vi racconto della trasferta a Laprak. Martedì mattina partiamo con la jeep in direzione di Pokhara e a metà strada deviamo per una valle laterale. Sul veicolo ci siamo aggregate ad una donna e ad un uomo francesi, originari di Les Contamines in Francia, che si dirigevano a Laprak per consegnare il materiale di prima necessità agli abitanti del villaggio. Il viaggio dura 12 ore e verso sera quando la strada appare interminabile e piena di buche, senza un punto di arrivo, lo sconforto si impossessa di me. Faccio sempre una gran fatica a sedere immobile, senza spazio per sgranchirmi le gambe,  per ore su ore. Il pensiero si  fissa sul dolore e sulla frustrazione invece che sui pensieri positivi. Dopo ore passate a risalire la valle, tornante dopo tornante, dislivello su dislivello, raggiungiamo i 2600 metri. Scendiamo fino a 2400 m e poi proseguiamo a piedi per 40 minuti fino al villaggio. La notte è calata e noi camminiamo al buio con la sola luce della torcia. Sentiamo la vita intorno a noi, ma non la vediamo. La gente parla, trasporta i viveri, scende i sentieri di notte a velocità folle con scarpine rovinate o addirittura inesistenti. Il villaggio è intorno a noi ma non possiamo vederlo, che strana sensazione. Avremo la sorpresa domani quando ci alzeremo. Ceniamo a casa di una signora del villaggio e dormiamo in una stanza spartana e fredda. È bello essere qui, per conoscere un posto nuovo, una realtà nuova, ma il mio pensiero vola ai teneri bambini dell'orfanotrofio che 2 anni fa mi hanno rapito il cuore. È bello poter essere qui e condividere l'entusiasmo di Joelle e Sophie nell'aiutare questa popolazione di 600 famiglia che ha visto il suo villaggio devastarsi a causa del terremoto. È importante sapere che questo villaggio ha avuto molto supporto da parte della popolazione francese nella ricostruzione delle case dopo il crollo e nella distribuzione di beni di prima necessità. Il giorno fatidico la scuola è crollata uccidendo parecchi bambini. La struttura non è mai stata ricostruita perché reputata non idonea e i ragazzi devono compiere 2 ore di cammino per raggiungere un altro paese dove ci sono alcune case adibite a scuola. Il problema sorge nel momento in cui i bambini si fermano nel bosco a giocare invece che andare a lezione.
All'alba del mercoledì Joelle si prepara a distribuire le scarpe, le giacche e altro materiale che ha portato dalla Francia. Noi andiamo a scoprire il villaggio e a cercare i bambini che Sophie ha aiutato nel trekking della solidarietà. La giornata passa velocemente e la sera ceniamo e dormiamo come il giorno precedente nella casa di Kumari. È stato un giorno molto bello e sono felice di esserci stata, ma nel contempo avrei voluto essere all'orfanotrofio e stare con i cucciolini. Mi sono mancati. Mi hanno stregata. Dopo averli fotografati tutti da vicino, letto le loro atroci storie è come se li avessi scannerizzati e interiorizzati dentro di me. Spero tanto li potremo aiutare, noi che possiamo. Spero tanto possano avere un futuro migliore. 

1 commento:

  1. Ciao cara! Come stai? Spero bene! Ogni tanto sbircio cosa fai e dove sei... :-)
    Grazie 1000 per la cartolina! E' arrivata qualche giorno fa! Ciao ciao e a presto!

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