Stavo raccontando del trekking che Eugenia, Shefali ed io abbiamo intrapreso sull'arco di due giorni ma mi sono arenata al termine della prima giornata. La mattina del martedi ci alziamo all'alba e camminiamo per 1 ora circa per giungere al punto panoramico dove l'occhio corre sui picchi innevati della sierra Nevada e sulla baia di Santa Marta. In realtà il cerro Kennedy è occupato da una base militare e l'accesso non è permesso. Ciò significa che ci dobbiamo accontentare delle fermate panoramiche incontrate lungo l'ascesa. La natura canta, parla e infonde pace in noi. I pini rilasciano il loro profumo e la pioggerellina regala all'ambiente un tocco di Jurassic World. Dopo essere rientrate sui nostri passi scattando mille fotografie, ci sediamo a tavola e consumiamo la colazione preparata da Moncho. Insieme a noi siede una simpatica coppia di colombiani con i quali scambiamo qualche parola. Dopo poco meno di un'ora ci tocca incamminarci e rientrare passo dopo passo al nostro ostello. La strada è interminabile e le gambe fanno male. Il ginocchio cede e il mio piede malato reagisce poco. Questo lungo ed estenuante esercizio non gli fa per nulla bene. Mi faccio forza e continuo. Verso le 14 ci fermiamo lungo la strada in un ristorantino gestito da una coppia di anziani e mangiamo tamales a tradimento. Dovrebbero darci la energia per continuare il cammino, anche se in realtà credo mi appesantiscano inutilmente. Dopo 7 interminabili ore a piedi giungiamo alla casa vieja dove alloggiamo e tiriamo un sospiro di sollievo. Ci docciamo, ci rilassiamo e mangiamo un ottimo piatto di pesce accompagnato da una bottiglia di vino cileno. Chiacchieriamo con un ragazzo volontario di nazionalità francese e poi ci perdiamo nelle emozioni delle foto scattate in montagna. Mercoledi mattina le mie gambe sono un po' appesantite ma funzionano comunque e decido perciò di seguire il sentiero in picchiata che scende alla finca del caffè Victoria. Ne approfitto per pranzare e per mangiare una deliziosa fetta di torta al cioccolato e caffe. Eugenia ha i crampi e decide perciò di rimanere tranquilla all'ostello. Cammino poi tra le canne di bambù e riempio i polmoni di aria fresca e pura. Penso al mio rientro imminente, alle mie ultime giornate, penso al bellissimo viaggio intrapreso e a quanto mi abbia cambiata. Ringrazio l'universo per questa opportunità e rientro all'ostello felice. Cammino in salita tra le piantagioni di caffè sforzando i muscoli e la respirazione. Sento che voglio impegnarmi, voglio portare il mio fisico allo sforzo limite. Amo questa camminata riflessiva. La serata scorre tra un libro, un pensiero su un foglio di carta, una chiacchierata e tanta magia. Non rimane che salutare questo meraviglioso posto e scendere a valle, Santa Marta ci attende.
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