domenica 31 luglio 2016

"La vera bellezza, quella che non svanisce e non crolla, ha bisogno di tempo. Di fatica. Di una resistenza incredibile. È la goccia lenta a creare una stalattite, il tremito della terra a dare origine alle montagne, il continuo infrangersi delle onde a spezzare le rocce e smussare gli argini piu aspri. E dalla violenza, dalla foga, dalla furia dei venti, dal rombo delle acque, emerge qualcosa che è migliore. Qualcosa che altrimenti non sarebbe mai esistito. Per questo noi resistiamo. Speriamo in qualcosa che non possiamo vedere. Crediamo che ci sia un insegnamento nella perdita, che ci sia potere nell' amore." - Amy Harmon

Manali ultimo giorno

Manali è situato a 2000 metri di altitudine, attorniato da foreste umide di cedri. Questa città è senza dubbio il centro di villeggiatura più famoso del distretto Himachal Pradesh,con viste mozzafiato sulle catene montuose Dhauladhar e Pir Panjal quando non c'è nebbia. Qui ci si può dedicare a molte attività avventurose come il parapendio e il rafting, e meno avventurose come il trekking. Al momento tuttavia  è difficile dedicarsi con passione a queste attività sportive in quanto i monsoni stanno passando proprio ora di qua. Io sinceramente mi sto un po'scocciando a stare qui tant'è che ho deciso di andarmene domani. Il cielo è perennemente cupo a tal punto da scoraggiarti dal tentare qualsiasi occupazione all'aperto. Appena il cielo regala qualche scorcio di azzurro, mi vesto, preparo lo zaino e mentre mi appresto ad uscire, comincia a piovere. I turisti arrivati sino a quassù da Delhi o fino a quaggiù da Leh cercano emozioni differenti. Gli indiani scappano dalle loro città per viversi la luna di miele cullati dal suono dell' acqua dei fiumi; gli hippy sacco in spalla trovano il loro habitat naturale vista la consistente produzione di charas (cannabis) in una vallata non lontana da qui. Alcuni israeliani mi hanno proprio detto che vanno a "stonarsi di brutto" per una settimana in questo paesino chiamato Malala( la malala cream,un tipo pregiato di Cannabis è stato premiato ad Amsterdam alla cannabis cup). Contenti loro...
Fino agli anni'60  Manali era solo un gruppetto di vecchie case e templi in pietra, mentre oggi si è trasformata in una cittadina piena di alberghi in cemento e resort pacchiani soprattutto a sud della città. Per questo motivo io mi sono rifugiata nella parte alta del borgo.Tuttavia dopo aver fatto colazione, percorso la strada su e giù un paio di volte, bevuto un succo di frutta, pranzato, ti senti annoiato da morire. 
Stamattina sono stata in centro a parlare con Dorje e ho rinunciato al trekking, sento il desiderio di andare un po'in città e quindi ho scelto Amritsar dove c'è un bellissimo tempio d'oro Sikh. Partirò domani e mentre voi vi gusterete i fuochi d'artificio serali io sarò sul bus verso la regione del Panjab. Dopo Amritsar scenderò presumibilmente in treno fino a Chandigarh e poi andrò a Delhi. 
In questo momento mi trovo in un barettino chiamato People Art Café e mi godo la musichetta di sottofondo. La magia si è appena conclusa... un tipo mi sta fumando addosso intossicandomi. Tra l'altro anche qui è illegale anche se i ragazzi si atteggiano come se non lo fosse. Ora chiamo la polizia...hehe...

sabato 30 luglio 2016

Dorje

La cittadina stamattina è pronta ad accogliermi colma di curiosità e stupore. La parte alta di Manali l'ho visitata ieri nel pomeriggio perché è lì che si trova il mio hotel. Oggi mi dedico invece alla parte sud della città con la sua parte pedonale e la sua effervescente vita lavorativa. Alle 9 percorro i 30 minuti di strada che mi dividono dalla piazza e assaporo le persone locali che come formichine si dedicano al loro sostentamento. Faccio colazione in un baracchino posto al fianco del tempio e di fronte ad un parcheggio di autobus. Finito il pasto, esco dalla porta e mi metto a sedere su una panchina. Non passano neppure 3 minuti che un uomo si siede accanto a me e mi chiede da dove vengo. Alzo lo sguardo su di lui e mi viene immediatamente da sorridere; il suo cappellino lo rende già simpatico ai miei occhi con le iniziali rossocrociate RF. Dopo i convenevoli di rito sussurra la parola magica e attira la mia attenzione: trekking. Mi stavo proprio domandando  cosa fare nei prossimi giorni ed ecco che spunta lui. A peggiorare le cose... nomina un'altra parolina magica:Spiti Valley. Che sarebbe una valle meavigliosa, ad influenza tibetana, molto simile al Ladakh. Lui capisce di avermi incuriosita e quindi calca la mano,mentre io lo tempesto di domande. Sono molto confusa, non so quello che voglio,ma val la pena per lo meno ascoltarlo, sentire quali sono le peculiarità del trekking. Mi invita a bere un tè e poi mi porta a casa sua e mi mostra le  foto e le mappe del trekking. Ci sarebbe la possibilità di fare solo la Spiti Valley in 6 giorni partendo con il bus da Manali;oppure di partire da Manali con 4 giorni di trekking attraverso la piovosa foresta percorrendo anche un passo e poi dirigerci con il bus alla Spiti Valley  e proseguire il tour a piedi. Entrambe le opzioni sono davvero allettanti ma non ho ancora deciso cosa farò. In parte mi frena il costo che mi dovrei accollare visto che viaggio sola, in parte mi domando se ho davvero voglia di vivere un'altra esperienza come quella assaporata nello sham trek di settimana scorsa. Ci dormirò su e domani mattina vedrò Dorje alle 10 e gli comunicherò la mia decisione.
Alle 13 mi congedo da casa sua e piano piano mi immergo nella bucolica via pedonale. Scorgo un ristorantino dove potrei andare a mangiare ed entro. Davanti a me una coppia giovane chiede un tavola e il padrone decide di metterci al tavolo insieme. Io sono abbastanza imbarazzata,non vorrei disturbare il pranzo di due innamorati in vacanza ma loro con grande entusiasmo mi accolgono al loro tavolo e passiamo un pranzo molto piacevole. Anche loro come centinaia di altre persone incontrate ultimamente vengono da Israele. E durante il pranzo scopro che alloggiamo nello stesso hotel.  che coincidenza.
Il pomeriggio lo trascorro bighellonando nella foresta a caccia di templi hindù. Alle 16 mi ritiro nella mia stanza, da dove non uscirò più per il resto della serata. Questo abbrutimento è in realtà un prendermi cura della mia anima oziando.

Manali e la foresta


H
 le strade della città vecchia
 "chalet di montagna tipici della stagione invernale di sci
La zona pedonale

 tempio hinduista
B

venerdì 29 luglio 2016

Trasferta Leh - Manali

Ho speso un mese nella regione del Ladakh: ho visitato le bellezze culturali (monasteri),  ho perlustrato i sentieri tra le montagne, ho assaporato la cucina nord indiana, mi sono specchiata nei 2 laghi più belli della regione, e ho visto il supremo Dalailama. È quindi giunto per me il momento di lasciare questa remota terra di influenza tibetana. Lo dico con dispiacere, perché l'ho amata profondamente. Mi informo riguardo al mezzo piu economico per raggiungere Manali e scelgo quindi il taxi diviso con altri turisti. Vado in agenzia, parlo con Bicky e gli chiedo se mi può trovare per il giorno dopo un posto sul bus. Gli chiedo espressamente un posto davanti, perché quelli dietro sono scomodissimi a causa della strada sconnessa. Dovremo affrontare 18 ore di bus, 3 passi e tanti check post dove controllano i passaporti. Non mi esalta l'idea di questo lungo viaggio notturno, d'altronde non ho alternativa. Bicky mi prenota un posto di fianco al pilota e mi prenota una stanza da un suo amico a Manali città. Sono felice di aver trovato un trasporto e gli do appuntamento all' indomani alle 19 per ritirare il biglietto. L'ultima notte a Leh trascorre tranquilla e in pace. La mattina mi alzo, preparo il bagaglio e vado a salutare i miei amici dei negozi di souvenirs. Mi intrattengo con loro qualche oretta, vado a pranzo, leggo un po' e rapidamente si fanno le 19. Ritiro il biglietto e mi dirigo alla stazione dei bus, dove è un brulicare di turisti a caccia del bus corretto da prendere. Nell'attesa conosco i ragazzi che mi accompagneranno in questa lunga trasferta. Anne è una dolce ed entusiasta fanciulla canadese che viaggia con il sul ragazzo israeliano conosciuto ad Amsterdam. Poi c'è una coppia giovanissima di Israele, una ragazza londinese con il suo amico polacco ed alcuni ragazzi e ragazze indiane. Il team sembra simpatico e ben assortito. I bagagli vengono caricati sul tetto e il bus si appresta a partire. Salgo di fianco al pilota e mi accorgo che il mio sedile non ha l'appoggia testa..ma come cavolo farò a dormire?? Appena il bus parte mi rendo conto che quello del poggia testa è il minore dei miei mali... tanto non so se riuscirò a chiudere occhio stanotte vista la pazzia del nostro autista! Subito al primo chilometro inizia a fare i "bilux" da psicopatico ad ogni auto che lui vuole sorpassare(quindi TUTTE!). Dà i colpi di fari alti come una mitragliatrice impazzita. Sarà cosi tutta la notte e durante il giorno i fari di avvertimento cederanno il passo al fastidioso rumore del clacson. Fa manovre azzardate, super continuamente, gasa ,frena e "stinca" ogni istante. Ma chi gli ha dato la patente?? Lancio una preghierina al Dalailama e spero di arrivare indenne alla fine del viaggio. Ogni 2 ore ci dobbiamo fermare per un controllo passaporti, e non mi chiedete a cosa serve, ho smesso di chiedermelo. Dopo aver trascorso la notte senza che le lancette si spostassero, alle 5 comincia ad albeggiare per fortuna. Il marrone ladakho cede il posto al verde pradesho. Il Rohtang pass è molto suggestivo e offre una bella vista sulla vallata. Alle 12 arriviamo a Manali e il mio sedere è ormai disintegrato. Scendo dal bus e i procacciatori di clienti su fiondano su di noi ma io non mi lascio intimorire e dopo aver preso il mio bagaglio cerco un tuk tuk. Lo trovo e mi faccio portare tra le strade strette e ripide al mio hotel. Che bella sensazione ritornare su un tuk tuk, in ladakh non esistono! La camera è molto carina e spaziosa e ancora vestita mi sdraio sul letto e dormo. Riesco ad alzarmi solo alle 16, mi faccio una doccia ed esco a fare un giro. Come prevedevo il tempo è bruttino e mentre sono a passeggio vengo colta dalla pioggia. Mi rintano sotto una tettoia con dei ragazzi cinesi, 2 fratelli indiani e una mucca che mi fissa. Uno dei due fratelli inizia a parlare in un inglese incomprensibile e mi ha stordisce per ben 30 minuti. Io prego perché la pioggia smetta per potermi liberare dalla morsa della piovra ma le mie preghiere non sono state ascoltate. Ceno in un ristorantino e mi ritiro nella mia camera. Domani vi racconto come ho trovato questa cittadina chiamata MANALI. 

Manali

 finalmente vegetazione e foreste!


 addio agli amici kashmiri
 addio agli amici Ladakhi
Buongiorno ai nuovi amici pradeshino panjabi

mercoledì 27 luglio 2016

La visita del Dalailama a Leh






welcome in Leh

Alle 13.30 di ieri siamo rientrati a Leh e subito sono andata a cercare la mia cameretta. La signora dolce della guesthouse me l'ha tenuta in caldo anche se non sapeva quando fossi tornata. Mi sono fatta una bella doccia e poi ho riposato perché la notte non avevo dormito bene a causa della cena non ben digerita. Alla sera sono andata al ristorante per tentare di mangiare qualcosa visto che ero a digiuno da tutto il giorno ma non ho fatto molto onore al cibo ordinato. Una bella dormita e passerà tutto?
Stamattina mi alzo presto, abbastanza agitata, mi vesto, e alle 7.30 sono davanti alla zona pedonale di Leh. Alcuni addetti ai lavora stanno pulendo via la polvere da un tratto di strada, posizionando dei vasi di fiori molto belli sui marciapiedi, appendendo bandierine colorate ai pali della luce. Solennemente viene poi srotolato il tappeto rosso fino all'entrata del monastero e sistemati altri piccoli tappeti per completare la passerella. Sono le 8 e una grande baraonda si forma sul perimetro di strada pedonale riservato agli spettatori. Le donnine coi fiorellini si posizionano tutte emozionate in prima fila, alcune di loro spintonano prepotentemente per arrivarci, ma non puoi arrabbiarti con loro perché hanno un luccichio forte negli occhi che rivela la loro forza ma anche tanta vulnerabilità. André ed io troviamo posto su un muretto insieme ad altre persone. Di fianco a me c'è un bambino. Poco dopo accanto a lui sale sul muretto sua madre e improvvisamente e goffamente sale anche la nonna. Ma non ci stiamo tutti!! Io sto per cadere e la nonnetta sfoggia una grassa risata. A quel punto posso anche perdere l'equilibrio e cadere ma un selfie con lei non me lo toglie nessuno! Alle 8.10 finalmente il Dalailama percorre il red carpet con le mani unite in preghiera. Gli occhi, i telefonini, le videocamere e le telecamere sono tutte rivolte a lui. Cammina a fatica nei suoi 81 anni, ma sprigiona una grande energia. Purtroppo non fa nessun discorso pubblico quindi mi devo accontentare di vederlo. Ora che il mio desiderio è stato esaudito, posso lasciare serenamente il Ladakh. Domani alle 20 prenderò il bus per Manali. Ci impiegheremo 18 ore e dovremo valicare 4 passi. Non ne sono molto entusiasta ma sopravviverò. Baci


martedì 26 luglio 2016

25 luglio - Lamayuru foto











25 luglio -Lamayuru

Alle 8.30 Lobsan, André ed io partiamo a piedi per l'ultima tappa del trekking. Camminiamo in pianura attraverso il villaggio, oltrepassiamo il fiume, e iniziamo a salire verso il passo. Il mio procedere oggi è affaticato e lento, lo zaino mi pesa e la prima parte del viaggio non mi piace. Arrivati in cima ci godiamo il panorama per qualche minuto e poi riprendiamo il cammino in una zona meravigliosa e remota. Non riesco a staccare gli occhi da queste montagne marrone chiaro, calde, accoglienti. Tutto è polvere, e nel bel mezzo di questo incantesimo si trova il nostro piccolo sentiero. Mi perdo nell'arido ambiente e nei miei pensieri. Dopo 2 ore di discesa terminiamo il nostro trekking immettendoci nella strada principale. Dovrebbe arrivare un autista di un'agenzia a prenderci ma a quanto pare ha bucato ben 2 ruote in un colpo solo e quindi dobbiamo attendere qualche ora. Ne approfittiamo per pranzare in un ristorantino minuscolo e per riposarci. Appena arriviamo ci imbattiamo in un uomo inglese, che vive fisso qui a Manali e che non la smette di parlare. Direi che è bello "fatto". Se ne va dopo una ventina di minuti e noi
ritorniamo alla nostra abituale tranquillità. Sapete perché ho deciso di continuare il viaggio con Lobsan e André invece che da sola? Perché con loro non c'è bisogno di parlare molto. Ognuno si concentra sulla sua vita senza calpestare i piedi agli altri con invadenza. Aggregarmi a loro è stato molto spontaneo e divertente. Una volta arrivato il taxi ci facciamo portare al monastero di Lamayuru che dista una trentina di chilometri da dove abbiamo terminato il nostro percorso a piedi. Come prima cosa troviamo una guesthouse e depositiamo i nostri bagagli e poi andiamo a visitare il monastero arroccato anch'esso su una montagna. Attorno a noi c' è una morfologia lunare che dona alla vallata un colore brillante. 
Il monastero è molto vivo. Scorrazzano decine di monaci di tutte le età tra risolini e giochi. Quella è a loro casa quindi è normale che passino dei momenti a divertirsi al di fuori delle preghiere. Questo luogo di culto è molto vasto e curato. A fatica riesco a trovare la via del ritorno senza sbagliare senso di marcia (nel buddismo è fondamentale ruotare in senso orario all'interno delle sale, intorno ai gompa,chorten ecc.). Ci congediamo dopo aver scattato alcune foto. Rientrati alla guesthouse ceniamo e prepariamo lo zaino per rientrare a Leh l'indomani.La gita è terminara con un calore forte nel cuore.

24 luglio - Temisgam foto












24 luglio - Temisgam

Alle 7.30 facciamo colazione tutti insieme e alle 8.15 sono pronta per partire. Saluto i compagni di cammino e parto da sola perché devo assaporare per conto mio le 2 salite che portano ai passi. Devo andare al mio ritmo, fare le pause quando mi va e osservare il panorama ogni volta che lo desidero. Incontro un gruppo indiano e uno tedesco. Continuo fino alla cima del secondo passo respirando a fatica e poi mi concedo una bella oretta di ozio. Nel mentre mi raggiungono la guida Lobsan, André l'israeliano, e la coppia di francesi. La coppia francese prosegue subito mentre noi altri ci incamminiamo con calma. Le montagne ci abbracciano con i loro caldi colori e la giornata è di nuovo favolosa. Scendiamo il sentiero per una buona ora e ci fermiamo a bere un tè. Dopo una altra mezzora sentiamo la coppia francese che ci chiama a granvoce e ci dice di raggiungerli al fiume che c'è una pozza meravigliosa dove immergersi. Ovviamente non ce lo facciamo ripetere 2 volte e ci sediamo con loro all'ombra di alcuni delicati alberi verdi. La pozza ci invoglia e ci tuffiamo tutti vestiti. Che emozione rinfrescarci in una cosi bella giornata calda. Poi pranziamo con il pic nic che ci ha gentilmente preparato la donna della guesthouse e ci riposiamo al sole. Ci rimettiamo in cammino e salutiamo i due ragazzi di Parigi. In lontananza scorgiamo un bel monastero arroccato che ci invoglia ad aumentare il ritmo.Prima di arrivare al villaggio i miei occhi iniziano a brillare perché vedono centinaia di albicocche sugli alberi. Sono in ammanco di frutta, non so se si era capito, quindi mi fiondo su alcuni rami e arraffo più albicocche che riesco. Sembra di essere a casa quando in montagna d'estate ci si imbatte in grandi distese di mirtilli. I miei compagni ad un certo punto iniziano a tirarmi per la maglietta perché non la finisco più con sta storia delle albicocche. Mi verrà mal di pancia? Ma che mi importa!!Arriviamo al paese e ci fermiamo in una guesthouse dove ci offrono il tè di benvenuto e in giardino ci sono un sacco di alberi di albicocche. Stanotte riempio la mia sacca di frutti cosi domani so di averne a sufficienza...hehe.
Sembra il giardino dell'Eden e il frutto proibito è l'albicocca, non riesco a starci lontana... Managgia a me!
Alle 16 in una ventina di minuti saliamo al monastero. Di primo acchito appare vuoto ma poi riusciamo a scorgere un monaco che ci apre la porta di una sala silenziosa e sacra. Ci sediamo in pace e ci mettiamo in comunicazione con noi stessi. È un privilegio poter stare in un monastero in tranquillità vagando negli atrii di noi stessi. Sedermi nella sala mi è piaciuto, ma ancor di più sedermi sul muretto con vista sulle montagne. Sono un'eterna romanticona in fatto di montagne. Una vista meravigliosa che mi riempie di emozione.
Torniamo, ceniamo e poi a letto.

23 luglio - Hemis Sukpachan foto






23 luglio - Yangtang - Hemis Sukchapan

Il sole è tornato a splendere nel vasto cielo Ladakho, conferendo alla giornata di oggi le più belle tonalità di colori. Dopo la colazione consumata con gli altri ospiti in sala da pranzo seduta sul tappetino, mi incammino verso il fiume. Chiedo informazioni sulla direzione da prendere ad un uomo del villaggio. Mi indica una fattoria e mi dice che dietro di essa c'è un sentiero che scende al fiume, poi aggiunge di attraversare il ponticello di legno e proseguire verso la montagna. Io lo ringrazio e mi incammino. Dopo aver attraversato il ponticello pascolo un po in cerca del sentiero che conduce al passo. Vedo in lontananza dei turisti e li seguo ma poi la strada che prendono non mi convince e ritorno sui miei passi. Percorro una strada sterrata molto polverosa per alcuni tornanti e poi scorgo altri turisti che imboccano un sentierino. Li seguo e dopo una buona ora giungo al passo dalle mille bandierine. Lungo il cammino incontro turisti francesi, indiani, e di nuovo i ragazzi israeliani di ieri. Il panorama è molto suggestivo e lo adoro. Lo Sham trek è meno impegnativo rispetto ad altri trekking selvaggi ma ha un panorama comunque molto bello. Dopo aver fatto una pausetta in cima al passo proseguo il mio viaggio verso il villaggio di Hemis S. Arrivo a destinazione verso le 12. Mi appresto a cercare una homestay ma non è molto semplice perché il paese e le case sembrano essere disabitate. Ma dove sono TUTTI?? Attraverso torrenti, percorro sentierini che costeggiano bellissimi muri di sasso, finisco con i piedi nell'acqua, mi sporco i pantaloni, ma questa avventura mi regala felicità. La prima guesthouse è deserta, la seconda pure, la terza idem. Attaverso il villaggio in direzione dell'immensa piattaforma con il buddha seduto comodamente sul fiore di Loto. Ad un certo punto incrocio un uomo con la sua guida turistica e gli chiedo se sa dove posso trovare una camera. Mi dice di seguire loro e dopo aver vagato in un labirinto di case e giardini per me senza senso, arriviamo in una home stay molto bella. Sorseggiamo il tè in compagnia dell'adorabile padrona di casa e ci rilassiamo mangiando chapati. Dopo pranzo munita di macchina fotografica mi dirigo in paese e piu precisamente dal Buddha. Mi fermo sulla piattaforma con vista mozzafiato sulla vallata e le montagne. Poco dopo mi raggiunge Lobsan, la guida. Chiacchieriamo per ore e poi proseguo il mio giretto a sud del villaggio. Le stradine del paese sono molto curate, i rigagnoli vitali per la vegetazione, le case tutte identiche ma ognuna con una sua identità. Mi attira la scala in legno che ogni casa ha appoggiata ad una parete della casa. Mi invoglia a salire, a curiosare in giro, ma nonostante la gente sia molto calorosa e accomodante qui, non mi sembra una buona idea ficcanasare. E poi girandomi per riprendere la via vedo lui...cosi vigoroso, piegato ma non spezzato, forte dell'esperienza dell'età, e li ad aspettarmi. Mi ci siedo sopra e sento il suo legno generoso ed energetico insinuarmisi dentro. Chiudo gli occhi e mi lascio cullare dalla sua potenza e dal vento. Il ruscello gorgoglia ed io mi perdo nella natura piu sincera. Le mucche mi passano accanto e mi guardano incuriosite, ma per il resto nessuna anima mi disturba.
Rientrata alla guesthouse mi faccio una doccetta veloce, scrivo due pensieri e poi torno in sala da pranzo a bere il té delle 4. Nel mentre arrivano 2 ragazze che scopro essere italiane. Sono a zonzo per il Ladakh e poi si sposteranno a Puno a fare volontariato in un ospedale. Più tardi ci raggiungono 2 ragazzi frsncesi che anch'essi si dedicano al volontariato, ma questa volta in un monastero. Tutti insieme prepariamo momo per cena (involtini tibetani fatti con farina e acqua) e come ripieno infiliamo le verdure dell'orto della signora. Ceniamo poi in compagnia chiacchierando soprattutto di viaggi. È stata una giornata davvero deliziosa, sono felice.

22 luglio - Yangthang foto







22 luglio - Tarutse -Yangtang

Alle 5.45 il sole penetra già dalle finestre ma io mi giro dall'altra parte e continuo a dormire. Mi alzo alle 7.15, le ragazze mi preparano una colazione super pesante a base di chapati e uova. Di uova ne avranno usate 3 e di farina mezzo chilo per fare quelle due sberle di piadinozze. Per pranzo mi impacchettano 2 chiapati con in mezzo il burro spalmato; giornata leggerina direi. Le ringrazio di cuore per l'ospitalità, impacchetto i miei effetti personali e mi incammino verso il primo passo. Lo supero, scollino e seguo un sentierino che mi porterà fuori rotta. Una mini cartina ce l'ho e un'idea me la sono fatta del tragitto, ma come ben sapete dal mio scorso viaggio in Nepal, non sono proprio una grande orientista. Comunque in cima al passo mi sono detta"rimango alta o scendo sul fiume?? Ma scendi che è piu bello!" e cosi dopo un'ora buona di pascolamento imbocco una strada asfaltata e salgo al paese Sumdo. Arrivata ql villaggio chiedo informazioni sulla strada per Yangtang ad una signora occupata con un ristorantino e con una bambina a cui dare il biberon. Lei furbescamente mi fa capire che prima bevo il tè e poi mi spiega la strada. Ha il senso degli affari la signora eh? Mi fermo qualche minuto dopodiché mi faccio indicare la strada. La imbocco ma poco dopo manco la deviazione, quindi devo salire al paese e chiedere ad un'altra signora. Mi spiega di tornare al "gompa" (santuario) e girare a sinistra. Ci provo ma mi perdo nella boscaglia, gironzolo un po e poi vedo una via possibile. La seguo e mi accorgo che il sentiero sale verso le alte montagne, finalmente sono sulla strada giusta perché devo superare un passo. Arrivata quasi in cima mi imbatto in 2 coppie di Israele. Sono molto socievoli e simpatici e chiacchieriamo un po'. Percorriamo insieme l'ultimo pezzo di strada fino a Yangtang e poi ci salutiamo. Cerco una homestay e la trovo in fondo al paese. Mi piazzo nella mia cameretta, faccio una bella doccia fredda e mi riposo. Il tempo stamattina era nuvoloso mentre durante la camminata si è coperto totalmente e ha cominciato a piovere. Ora sono qui sdraiata rilassata e sento il vento forte e la pioggia battere sulle finestre. Mi sono meravigliata che durante il giorno non ho visto nessuno in giro a lavorare. Non ci sono molti campi va ammesso, ma pensavo che la gente locale fosse comunque in giro a recuperare materiale, a occuparsi della manutenzione del posto o per lo meno di transito da un paese all'altro.
Dopo il riposino faccio un giretto nel paese, tra le case bianche e i campi coltivati. Arrivo fino al pozzo e poi mi perdo nel panorama delle montagne. Il tempo non è bello e i colori sono sbiaditi, ma anche questo scenario ha un tocco affascinante. Mi siedo su un sasso a strapiombo sul burrone e comincio a cantare, a felicitarmi di quanto è bella la vita nelle sue piccole sorprese giornaliere.
La sera alle 19.30 veniamo chiamati per la cena, ho una gran fame, a pranzo non sono riuscita a mangiare molto! Mi siedo accanto a 3 donne olandesi e mi metto a chiacchierare in inglese con Mashi. È una donna dalla vita affascinante. È un'artista e ha vissuto di teatro e di clowneria, di pittura e in un secondo momento si è interessata alla vita spirituale. Al momento lavora in una scuola in Olanda e insegna visiva. È stato un piacevolissimo incontro.
Alle 21.30 sono a nanna e leggo un po.

21 luglio Tarutse foto