Dopo averlo tanto desiderato ecco
che finalmente è arrivato il momento di partire per il trekking di 7 giorni nel bellissimo Ladakh. Ricordo come
fosse ieri quando Stefy 2 anni fa mi ha parlato del trekking in tenda nella
magnifico terra dei passi montuosi (come suggerisce la parola La dagh). Io
allora mi ero subito annunciata come interessata, dal momento in cui è un
privilegio poter andare a visitare terre remote in tenda con un gruppo di
amici. È arrivato il famoso lunedi 3 luglio e dopo una giornata trascorsa a
visitare alcuni monasteri buddisti ubicati
nell'area adiacente a Leh, abbiamo preso i nostri bagagli e le jeep ci
hanno portato al primo accmpamento. Abbiamo dormito li e il giorno seguente
siamo partiti per il primo giorno di trekking. Nei 3 giorni seguenti abbiamo
scavalcato 3 passi montagnosi di 4900 l'uno. 3 ore circa di salita per
attraversarne uno al giorno. Un piede davanti all'altro, il fiato corto, i
sogni nel cervello e nel cuore, e piano piano i metri di dislivello si
accorciavano. Fisicamente la fatica durante il giorno era gestibile ma le prime
due serate e nottate sono state faticose. Dopo lo sforzo fisico delle giornata
e la mancanza di ossigeno, la testa duoleva e la notte il dolore non passava.
Dopo qualche notte trascorsa a rigirarmi nel sacco a pelo, i dolori sono andati
piano piano affievolendosi e l godimento del trekking è stato totale. Salire i
3 passi ha fortificato la mente, la forza di volontà e nel momento in cui si
raggiungeva lo scollinameto con le sue bandierine di preghiera appese come
ringraziamento agli dei per il passaggio in sicurezza, tutta la fatica spariva
e mi godevo il panorama mozzafiato dei suoi 5000 metri sulle montagne e vallate
circostanti. Il Ladakh è una terra arida, fatta eccezione per alcune oasi che si
incontrano lungo il fiume. Quindi il panorama era costituito da montagne
cangianti che spaziavano di colore passando dal rosso, al marrone cioccolata, al
grigio e terminavano al verde petrolio. All'orizzonte la neve incapucciava le
montagne contrastando la friabilità dei pinnacoli che correvano al nostro
fianco. La vegetazione, nonostante i suoi 4500 metri era costituita da alcuni
fiorellini bianchi, viola o da piante di Ibisco, cera della sterpaglia qua e
là, vegetazione impensabile ai nostri 4500 metri; sulla cima del monte Rosa in
qualsiasi giorno dell'anno c'è neve. Spesso camminavamo lungo il fiume con a
destra e a sinistra queste montagne frastagliate e aguzze (non adatte
all'arrampicata per la loro fragilità) e sembrava di essere immerse in un
canyon indiano.
Durante le giornate di cammino 14 asini
ci accompagnavano portandosi dietro il nostro bagaglio, le tende per dormire,
le tende per mangiare e cucinare, gli utensili, ecc. Un team cucina formato da
6 persone, ci ha cucinato e coccolato per 7 giorni. Per colazione mangiavamo pancakes, a volte chapati, omelette, toast, porridge. A pranzo la nostra
guida ci portava un piccolo contenitore con dentro pasta o riso, accompagnato
da un frutto finale e per cena i. cuochi si sbizzarrivano: pasta, riso, pizza, dal
(piatto tipico nepalese a base ci lenti e curry), momo(involtini tibetani),
formaggio immerso in una salsina indiana, ecc.
Ci hanno viziato con tè e
biscotti all'arrivo di ogni tappa a piedi, ci portavano il tè in tenda al
mattino al momento di alzarci e ci bollivano sempre acqua potabile per il
trekking. Davvero un tour organizzato coi fiocchi.
Lungo i nostri giri a piedi abbiamo
incrociato qualche villaggio locale e qualche campo nomade, ma per la
maggiorparte del tempo eravamo immersi nel piu totale silenzio selvaggio ed
introspettivo. Senza tenda un trekking cosi non si puo fare perche non ci
sarebbero i posti dove poter alloggiare. La tenda ti regala una dimensione
surreale, soprattutto per me che ci sono stata davvero poche volte. Di sera ti
chiudi dentro nel tuo sacco a pelo e ripensi alla bellissima giornata con in
sottofondo la melodia del fiume,la notte sbuchi fuori dalla tenda per andare
in bagno e le stelle ti inondano gli occhi e il cuore; la tenda puoi piazzarla dove
vuoi e ti da un senso di liberta. Ho amato con tutta me stessa questo modo
nomade di viaggiarr i nostri 7 giorni. La prima notte di accampamento abbiamo
incrociato una coppia inglese residente in India e il terzo giorno 5 russi in
cima ad un passo. Per il resto nessuna traccia di turisti. Magnifico, vero?
Quando ci siamo rimmersi nella realta cittadina era estremamete impegnativo
vedere tante persone tutte nello stesso istante. Non si sentivano piu gli
uccellini cantare e il vento sferrare contro le montagne. 'E stata una esperienza
incredibile e la serberò nei miei ricordi più belli per la vita. Ma attendete domani che se internet me lo permettera continuero a raccontarvi delle mie impressioni del trekkking.
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