martedì 12 luglio 2016

Prime impressioni del trekking nel Ladakh



Dopo averlo tanto desiderato ecco che finalmente è arrivato il momento di partire per il trekking di  7 giorni nel bellissimo Ladakh. Ricordo come fosse ieri quando Stefy 2 anni fa mi ha parlato del trekking in tenda nella magnifico terra dei passi montuosi (come suggerisce la parola La dagh). Io allora mi ero subito annunciata come interessata, dal momento in cui è un privilegio poter andare a visitare terre remote in tenda con un gruppo di amici. È arrivato il famoso lunedi 3 luglio e dopo una giornata trascorsa a visitare alcuni monasteri buddisti ubicati  nell'area adiacente a Leh, abbiamo preso i nostri bagagli e le jeep ci hanno portato al primo accmpamento. Abbiamo dormito li e il giorno seguente siamo partiti per il primo giorno di trekking. Nei 3 giorni seguenti abbiamo scavalcato 3 passi montagnosi di 4900 l'uno. 3 ore circa di salita per attraversarne uno al giorno. Un piede davanti all'altro, il fiato corto, i sogni nel cervello e nel cuore, e piano piano i metri di dislivello si accorciavano. Fisicamente la fatica durante il giorno era gestibile ma le prime due serate e nottate sono state faticose. Dopo lo sforzo fisico delle giornata e la mancanza di ossigeno, la testa duoleva e la notte il dolore non passava. Dopo qualche notte trascorsa a rigirarmi nel sacco a pelo, i dolori sono andati piano piano affievolendosi e l godimento del trekking è stato totale. Salire i 3 passi ha fortificato la mente, la forza di volontà e nel momento in cui si raggiungeva lo scollinameto con le sue bandierine di preghiera appese come ringraziamento agli dei per il passaggio in sicurezza, tutta la fatica spariva e mi godevo il panorama mozzafiato dei suoi 5000 metri sulle montagne e vallate circostanti. Il Ladakh è una terra arida, fatta eccezione per alcune oasi che si incontrano lungo il fiume. Quindi il panorama era costituito da montagne cangianti che spaziavano di colore passando dal rosso, al marrone cioccolata, al grigio e terminavano al verde petrolio. All'orizzonte la neve incapucciava le montagne contrastando la friabilità dei pinnacoli che correvano al nostro fianco. La vegetazione, nonostante i suoi 4500 metri era costituita da alcuni fiorellini bianchi, viola o da piante di Ibisco, cera della sterpaglia qua e là, vegetazione impensabile ai nostri 4500 metri; sulla cima del monte Rosa in qualsiasi giorno dell'anno c'è neve. Spesso camminavamo lungo il fiume con a destra e a sinistra queste montagne frastagliate e aguzze (non adatte all'arrampicata per la loro fragilità) e sembrava di essere immerse in un canyon indiano.
Durante le giornate di cammino 14 asini ci accompagnavano portandosi dietro il nostro bagaglio, le tende per dormire, le tende per mangiare e cucinare, gli utensili, ecc. Un team cucina formato da 6 persone, ci ha cucinato e coccolato per 7 giorni. Per colazione mangiavamo pancakes, a volte chapati, omelette, toast, porridge. A pranzo la nostra guida ci portava un piccolo contenitore con dentro pasta o riso, accompagnato da un frutto finale e per cena i. cuochi si sbizzarrivano: pasta, riso, pizza, dal (piatto tipico nepalese a base ci lenti e curry), momo(involtini tibetani), formaggio immerso in una salsina indiana, ecc. 
Ci hanno viziato con tè e biscotti all'arrivo di ogni tappa a piedi, ci portavano il tè in tenda al mattino al momento di alzarci e ci bollivano sempre acqua potabile per il trekking. Davvero un tour organizzato coi fiocchi.
Lungo i nostri giri a piedi abbiamo incrociato qualche villaggio locale e qualche campo nomade, ma per la maggiorparte del tempo eravamo immersi nel piu totale silenzio selvaggio ed introspettivo. Senza tenda un trekking cosi non si puo fare perche non ci sarebbero i posti dove poter alloggiare. La tenda ti regala una dimensione surreale, soprattutto per me che ci sono stata davvero poche volte. Di sera ti chiudi dentro nel tuo sacco a pelo e ripensi alla bellissima giornata con in sottofondo la melodia del fiume,la notte sbuchi fuori dalla tenda per andare in bagno e le stelle ti inondano gli occhi e il cuore; la tenda puoi piazzarla dove vuoi e ti da un senso di liberta. Ho amato con tutta me stessa questo modo nomade di viaggiarr i nostri 7 giorni. La prima notte di accampamento abbiamo incrociato una coppia inglese residente in India e il terzo giorno 5 russi in cima ad un passo. Per il resto nessuna traccia di turisti. Magnifico, vero? Quando ci siamo rimmersi nella realta cittadina era estremamete impegnativo vedere tante persone tutte nello stesso istante. Non si sentivano piu gli uccellini cantare e il vento sferrare contro le montagne. 'E stata una esperienza incredibile e la serberò nei miei ricordi più belli per la vita. Ma attendete domani che se internet me lo permettera continuero a raccontarvi delle mie impressioni del trekkking.

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