La connessione oggi non pare magnanima quindi ne
approfitto solo per mandarvi gli ultimi aggiornamenti sui giorni di trekking.
Il trekking è durato 6 giorni. I primo
giorno ci siamo incamminati verso il paesino di Rumbak l'abbiamo oltrepassato
con le sue casette intonacate di bianco e gli stipiti in legno lavorato, i
chorten di preghiera e i murimani di pietra e poco dopo abbiamo bivaccato. Il
secondo giorno abbiamo raggiunto il passo Stock La, il terzo giorno il passo Matho La e il quarto giorno il
passo Chang La. Il quinto giorno ci
siamo rilassati percorrendo solo 2 ore di discesa, mentre l'ultimo giorno ha
messo a dura prova la capacità decisionale del gruppo. L'ideale sarebbe stato
percorrere un ultimo passo che ci avrebbe portato diretti alla importante città
di Hemis, ma a quanto pareva il sentiero non era marcato, da li non ci
passavano i muli e pure le persone indigene non passavano da tempo. Nessuno ce
lo ha consigliato, e neppure la nostra guida lo conosceva. L'alternativa che
abbiamo deciso di affrontare ci ha portati a camminare per ore ed ore su una
strada sterrata a tratti asfaltata a bassa percorrenza di auto. Le gambe e la
schiena dopo poche ore cominciavano a fare male, paradossalmente durante i
valicamenti dei passi i dolori non erano lontanamente paragonabili. Dopo aver
percorso queste noiose ore siamo arrivati finalmente ad Hemis, dove è terminato
il nostro trekking. Abbiamo cercato un posto per piazzare le tende ma c'era
penuria di acqua e quindi abbiamo dovuto accontentarci di uno spiazzo sabbioso
ubicato al fianco di un ristorante e sotto il monastero della cittadina
costruito nel 1630 nell'era di re Sengge Namgyal (il monarca più famoso del
Ladakh). Nel pomeriggio abbiamo visitato questo bellissimo luogo di culto nella
sua sala vecchia e nuova, che a quanto pare è il più ricco della regione.
All'interno di una delle due sale alcuni monaci stavano creando un mandala di
diversi colori in sabbia. Un lavoro meticoloso e molto artistico che una volta
completato viene donato ad uno dei 4 elementi. Nella piazza accanto al
monastero abbiamo visitato il museo che ospitava tanka (piccoli quadri tipo
arazzi tessuti a mano con la storia del buddha), oggettistica varia (statuette,
contenitori in porcellana, artefatti antichi, ...). Quando abbiamo terminato la
visita ci siamo dilettati nell' osservare il peregrinare dei monaci grandi e
piccini nelle loro attività quotidiane. La serata è trascorsa tranquilla tra un
aperitivo al ristorante,una coca cola, la cena e qualche risata.
Il settimo giorno abbiamo caricato tutto il
nostro bagaglio personale sulle jeep e ci siamo fatti condurre nel mezzo di una
vallata a visitare un campo nomade. Stefania e la sua famiglia aveva già
visitato questa popolazione e li aveva già anche aiutati monetariamente in
alcune loro necessità. Il viaggio era di 60-70 km di strada. La prima parte
l'asfalto ci ha regalato un viaggio
rapido fino al passo KardungLa (il secondo passo piu alto carrozabile al mondo
con i suoi 5200 m di altitudine). Siamo giunti al passo e abbiamo fatto le
fotografie di rito e appeso le bandierine di preghiera al chorten. La strada
che scendeva dal passo era pure asfaltata e abbiamo incontrato una marea di
ciclisti che sfidavano la salita, la mancanza di ossigeno e lo smog delle auto.
Dopo qualche decina di chilometri ci siamo addentrati in una valle laterale
dalla strada sabbiosa e dopo aver fatto un bel pic nic abbiamo raggiunto il
campo nomadi. Abbiamo piazzato le tende in riva al fiume e poi siamo andati a
salutare gli abitanti del villaggio. Nel pomeriggio siamo riusciti a vedere
solo le donne anziane che si occupano del telaio e le donne con i bimbi
piccoli; il resto dei nomadi è al pascolo con le capre tra le montagne. Nel
villaggio vivono 19 famiglie e ogni 40 giorni si spostano con le loro tende ei
loro oggetti personali. I ragazzi in età scolare non vivono con loro, bensi a
Leh dove vanno a scuola. Siamo Riusciti a vedere l'interno di una tenda e la
maniera in cui si accomodano per mangiare e per dormire. Stefy ha portato degli
occhiali da vista per le persone anziane e quindi nel pomeriggio tramite
passaparola è stato un viavai di persone che arrivavano alle nostre tende a
provare gi occhiali. È un posto davvero incantevole e queste persone vivono in
maniera molto coraggiosa, dal momento in cui devono spesso smontare e rimontare
le tende altrove, vivere di ciò che la natura gli offre e sopravvivere a
temperature invernali molto rigide. La sera abbiamo assistito
all'attraversamento del ponte del villaggio di migliaia di capre, che scena
impressionante! Mentre alla sera il capo villaggio e alcuni fidati aiutanti
sono venuti nella nostra tenda mensa a discutere dei loro bisogni materiali (oggetti per produrre il burro e
teloni per fare seccare la ricotta). Ovviamente la nostra guida ci faceva da interprete. Un esperienza ricca di
significato.
Il mattino seguente abbiamo distribuito i
vestiti che il gruppo ha lasciato per la popolazione e la scena è stata molto
toccante. Gli abitanti non smettevano di ringraziare per ciò che Stefy, Andrea
e l'associazione EcoHimal ha fatto e fa tuttora per loro. Dopo aver salutato
gli abitanti del villaggio e caricato il nostro bagaglio sulle jeep Claudio ed
io ci siamo diretti al lago Tsomoriri, mentre gli altri componenti del gruppo
sono tornati direttamente a Leh. La trasferta è durata 4 ore ed è stata un
susseguirsi di curve strette non afaltate e polverose. Abbiamo valicato un
passo e siamo scesi al lago. Lungo la strada il nostro autista ci ha mostrato
dele pozze termali, dei geyser, il lago Tsokar dalle acque salate e il lago
kygar dalle acque turchesi. Dopo le famose 4 ore siamo finalmente arrivati al
lago Tsomoriri e piu precisamente al villaggio di Korzog (500 abitanti), che
dalla sua altura regala una bella vista sul lago. La cittadina è un po desolata
ma vanta un bel monastero buddista che però purtroppo era chiuso al momento
della nostra visita. Abbiamo salito una bella rampa di scale con i polmoni
sottosopra per l'altitudine,ma valeva la fatica visto il bel panorama che si
apriva sul lago e sui campi coltivati adiacenti. Mi ricorda un pochino il lago
titicaca dalla parte peruviana.
Abbiamo poi concluso il pomeriggio
consegnando matite, penne e quaderni ai bambini della scuola locale e gli
occhiali alle persone anziane. E dopo un momento di relax in stanza siamo stati
a cena dai proprietari della nostra guesthouse che gestiscono anche un
ristorante e li abbiamo conosciuto una simpatica coppia di Roma.
Ieri abbiamo affrontato un interminabile
viaggio di 7 ore per rientrare a Leh. Sono riuscita finalmente a farmi una
bella doccia e una bella comoda dormita.
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