mercoledì 13 luglio 2016

Jullay (saluto Ladakho)



La connessione oggi non pare magnanima quindi ne approfitto solo per mandarvi gli ultimi aggiornamenti sui giorni di trekking.
Il trekking è durato 6 giorni. I primo giorno ci siamo incamminati verso il paesino di Rumbak l'abbiamo oltrepassato con le sue casette intonacate di bianco e gli stipiti in legno lavorato, i chorten di preghiera e i murimani di pietra e poco dopo abbiamo bivaccato. Il secondo giorno abbiamo raggiunto il passo Stock La,  il terzo giorno il  passo Matho La e il quarto giorno il passo  Chang La. Il quinto giorno ci siamo rilassati percorrendo solo 2 ore di discesa, mentre l'ultimo giorno ha messo a dura prova la capacità decisionale del gruppo. L'ideale sarebbe stato percorrere un ultimo passo che ci avrebbe portato diretti alla importante città di Hemis, ma a quanto pareva il sentiero non era marcato, da li non ci passavano i muli e pure le persone indigene non passavano da tempo. Nessuno ce lo ha consigliato, e neppure la nostra guida lo conosceva. L'alternativa che abbiamo deciso di affrontare ci ha portati a camminare per ore ed ore su una strada sterrata a tratti asfaltata a bassa percorrenza di auto. Le gambe e la schiena dopo poche ore cominciavano a fare male, paradossalmente durante i valicamenti dei passi i dolori non erano lontanamente paragonabili. Dopo aver percorso queste noiose ore siamo arrivati finalmente ad Hemis, dove è terminato il nostro trekking. Abbiamo cercato un posto per piazzare le tende ma c'era penuria di acqua e quindi abbiamo dovuto accontentarci di uno spiazzo sabbioso ubicato al fianco di un ristorante e sotto il monastero della cittadina costruito nel 1630 nell'era di re Sengge Namgyal (il monarca più famoso del Ladakh). Nel pomeriggio abbiamo visitato questo bellissimo luogo di culto nella sua sala vecchia e nuova, che a quanto pare è il più ricco della regione. All'interno di una delle due sale alcuni monaci stavano creando un mandala di diversi colori in sabbia. Un lavoro meticoloso e molto artistico che una volta completato viene donato ad uno dei 4 elementi. Nella piazza accanto al monastero abbiamo visitato il museo che ospitava tanka (piccoli quadri tipo arazzi tessuti a mano con la storia del buddha), oggettistica varia (statuette, contenitori in porcellana, artefatti antichi, ...). Quando abbiamo terminato la visita ci siamo dilettati nell' osservare il peregrinare dei monaci grandi e piccini nelle loro attività quotidiane. La serata è trascorsa tranquilla tra un aperitivo al ristorante,una coca cola, la cena e qualche risata.
Il settimo giorno abbiamo caricato tutto il nostro bagaglio personale sulle jeep e ci siamo fatti condurre nel mezzo di una vallata a visitare un campo nomade. Stefania e la sua famiglia aveva già visitato questa popolazione e li aveva già anche aiutati monetariamente in alcune loro necessità. Il viaggio era di 60-70 km di strada. La prima parte l'asfalto ci ha regalato un  viaggio rapido fino al passo KardungLa (il secondo passo piu alto carrozabile al mondo con i suoi 5200 m di altitudine). Siamo giunti al passo e abbiamo fatto le fotografie di rito e appeso le bandierine di preghiera al chorten. La strada che scendeva dal passo era pure asfaltata e abbiamo incontrato una marea di ciclisti che sfidavano la salita, la mancanza di ossigeno e lo smog delle auto. Dopo qualche decina di chilometri ci siamo addentrati in una valle laterale dalla strada sabbiosa e dopo aver fatto un bel pic nic abbiamo raggiunto il campo nomadi. Abbiamo piazzato le tende in riva al fiume e poi siamo andati a salutare gli abitanti del villaggio. Nel pomeriggio siamo riusciti a vedere solo le donne anziane che si occupano del telaio e le donne con i bimbi piccoli; il resto dei nomadi è al pascolo con le capre tra le montagne. Nel villaggio vivono 19 famiglie e ogni 40 giorni si spostano con le loro tende ei loro oggetti personali. I ragazzi in età scolare non vivono con loro, bensi a Leh dove vanno a scuola. Siamo Riusciti a vedere l'interno di una tenda e la maniera in cui si accomodano per mangiare e per dormire. Stefy ha portato degli occhiali da vista per le persone anziane e quindi nel pomeriggio tramite passaparola è stato un viavai di persone che arrivavano alle nostre tende a provare gi occhiali. È un posto davvero incantevole e queste persone vivono in maniera molto coraggiosa, dal momento in cui devono spesso smontare e rimontare le tende altrove, vivere di ciò che la natura gli offre e sopravvivere a temperature invernali molto rigide. La sera abbiamo assistito all'attraversamento del ponte del villaggio di migliaia di capre, che scena impressionante! Mentre alla sera il capo villaggio e alcuni fidati aiutanti sono venuti nella nostra tenda mensa a discutere dei loro bisogni  materiali (oggetti per produrre il burro e teloni per fare seccare la ricotta). Ovviamente la nostra  guida ci faceva da interprete. Un esperienza ricca di significato.
Il mattino seguente abbiamo distribuito i vestiti che il gruppo ha lasciato per la popolazione e la scena è stata molto toccante. Gli abitanti non smettevano di ringraziare per ciò che Stefy, Andrea e l'associazione EcoHimal ha fatto e fa tuttora per loro. Dopo aver salutato gli abitanti del villaggio e caricato il nostro bagaglio sulle jeep Claudio ed io ci siamo diretti al lago Tsomoriri, mentre gli altri componenti del gruppo sono tornati direttamente a Leh. La trasferta è durata 4 ore ed è stata un susseguirsi di curve strette non afaltate e polverose. Abbiamo valicato un passo e siamo scesi al lago. Lungo la strada il nostro autista ci ha mostrato dele pozze termali, dei geyser, il lago Tsokar dalle acque salate e il lago kygar dalle acque turchesi. Dopo le famose 4 ore siamo finalmente arrivati al lago Tsomoriri e piu precisamente al villaggio di Korzog (500 abitanti), che dalla sua altura regala una bella vista sul lago. La cittadina è un po desolata ma vanta un bel monastero buddista che però purtroppo era chiuso al momento della nostra visita. Abbiamo salito una bella rampa di scale con i polmoni sottosopra per l'altitudine,ma valeva la fatica visto il bel panorama che si apriva sul lago e sui campi coltivati adiacenti. Mi ricorda un pochino il lago titicaca dalla parte peruviana.
Abbiamo poi concluso il pomeriggio consegnando matite, penne e quaderni ai bambini della scuola locale e gli occhiali alle persone anziane. E dopo un momento di relax in stanza siamo stati a cena dai proprietari della nostra guesthouse che gestiscono anche un ristorante e li abbiamo conosciuto una simpatica coppia di Roma.
Ieri abbiamo affrontato un interminabile viaggio di 7 ore per rientrare a Leh. Sono riuscita finalmente a farmi una bella doccia e una bella comoda dormita.


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