Impacchetto 3 indumenti e il minimo necessario per sopravvivere 5 giorni, infilo gli scarponi da montagna, inforco il bastone, deposito il resto del mio bagaglio nella guesthouse e mi incammino su un sentiero secondario. Mi immetto sulla strada dei negozi e noto che le saracinesche sono ancora abbassate e la cittadina assopita. Mi si affianca un ragazzo che lavora in un'agenzia specializzata in Rafting e scambiamo due chiacchiere. Incrocio altri visi familiari che mi chiedono dove vado. Mi infilo nell'agenzia di Tsespal e lo aspetto, sarà lui che mi porterà a Likir dove domani inizierà il mio trekking. Nei giorni scorsi mi sono ripetutamente domandata se per affrontare il trekking avrei dovuto prendere una guida che mi accompagnasse oppure se sarei potuta andare da sola. Le tappe da un paese all'altro non sono troppo impegnative e la strada dovrebbe essere più o meno chiara. In qualsiasi caso potrò rivolgermi agli abitanti del posto se avrò dei dubbi. Mi decido quindi a partire da sola, perché ho tanta voglia e tanto bisogno di stare da sola con i miei pensieri.
Quanto durerà il mio trekking? Sinceramente non ne ho idea, potrebbe durare 3 giorni, come 6. Mi lascio sorprendere da ciò che incontro lungo il cammino.
È un'ora che aspetto il mio amico, ma di lui neanche l'ombra. Provo a chiamarlo su entrambi i numeri di telefono che ha ma senza avere fortuna. A quel punto mi decido ad andare alla fermata dei taxi e inizio una lunga fase di contrattazione. Su alcuni fogli ho letto che le tariffe sono fisse, ma in fondo non ci credo poi molto. Spiego ai tassisti che sono da sola e che quindi fatico ad assumermi il costo che loro propongono. Dopo una quindicina di minuti arriviamo ad un accordo, salgo sul taxi con il mio bagaglio e via verso ovest. La trasferta dura un'oretta circa. Il ragazzo non è molto loquace, ma quando si tratta di portarmi a Likir a cercare una guesthouse si dimostra molto disponibile. Mi mostra la partenza del mio trekking di domani e mi dice che dinnanzi a me,nel raggio di 500 metri, ci sono 4 homestay.
Scendo dal taxi, lo ringrazio, lo saluto e mi avvio alla ricerca di un alloggio. Sono solo le 12 e il sole inonda il villaggio. Percorro un sentierino, supero un cancello e entro in una casa chiedendo ad una signora anziana se ha una stanza. Tutta agitata mi fa segno di no e mi indica un'altra casa. Poveretta, non è bello vederti saltare in casa una gazzella svizzera variopinta. Mi rivolgo alla casa seguente e chiedo se hanno una stanza. Una bella ragazza che parla discretamente inglese mi accoglie e mi fa accomodare in salotto. Mi siedo sul tappeto e mi offre il tè di benvenuto. Nel mentre ci raggiungono anche altre 2 sorelle molto dolci e gentili. Mi mostrano la mia stanza e mi raccontano un po' della loro vita. Mi spiegano che stavano per uscire a fare un lavoretto per i genitori ma non riescono a spiegarmi cosa. Quindi mi chiedono se mi va di seguirle che mi mostrano cosa devono fare. Io accetto molto volentieri. Percorriamo un sentierino, superiamo ponticelli, andiamo oltre alcune terrazze coltivate, attraversiamo campi, oltrepassiamo cancelli e porte ed eccoci finalmente davanti ad una casetta di adobe. Sapete cosa devono fare? Raccogliere la farina di mais che è stata macinata. Bellissimo e molto emozionante. Poi mi portano a vedere i loro animali e in seguito rientriamo a casa. Le ragazze si occupano del pranzo ed io assisto alla preparazione del pasto seduta in cucina con loro. Mettono in una padella la cipolla, il pomodoro, delle foglie verdi, il riso, le spezie (gran masala, curry giallo e chilli rosso). Dopo una mezzoretta il piatto è pronto e lo gustiamo anche in compagnia della nonna che tra una cucchiaiata e l'altra prega impugnando la collanina buddista e snocciolandola pallina per pallina. Ha un sorriso dolce e sdentato. Non parla ovviamente inglese ma con la mimica facciale ci capiamo.
Dopo pranzo mi riposo un pochino cullata dal silenzio del villaggio e verso le 16 vado a farmi un giro a piedi. Mi avventuro su una collina e mi siedo su un sasso grosso dall'aspetto piatto. Il vento mi scompiglia i capelli e mi smuove i pensieri che come le bandierine di preghiera sbattono ai 4 punti cardinali.
Il mio sguardo vola sulle montagne e sui loro colori. Ci sono tutti:il giallo, il verde, il rosso, il marrone, il blu, il grigio, ... E rispecchiano le sfaccettature della vita con i suoi umori. Queste montagne mi ricordano l'anello che tanto andava di moda quando ero piccola, l'anello che cambiava colore a dipendenza dell'umore. Poteva assumere le sfumature del giallo, quelle del rosso, del blu, del verde, e a dipendenza del colore che questo anello mostrava, i compagni decidevano se starti vicino o sfuggirti. La vita è come queste montagne, cambia colore continuamente, cambia umore velocemente e sta a te decidere su quale colore concentrarti. I colori sono affascinanti e energetici, pensate alla cromoterapia, alle pietre, all'arcobaleno che arriva dopo la pioggia. Come si potrebbe vivere senza i colori che ci rallegrano le giornate? A mezzogiorno vedo le meravigliose montagne frastagliate colme di colori, mentre verso le 18, quando rientro dalla mia passeggiata e con il sole alle mie spalle ,le montagne assumono una stupenda colorazione d'oro. Non si può non emozionarsi dinnanzi ad uno spettacolo tanto prezioso. Ci troviamo in un mondo incredibile e la bellezza sta nelle piccole cose che ci regala la natura, nei piccoli gesti delle persone, nella bontà, nella sincerità. Assaporare questa filosofia di vita semplice, semplifica l'approccio alla quotidianità.
Per cena rientrano anche la mamma e il papà delle 3 ragazze che erano fuori a lavorare. Gustiamo una zuppa e poi degli gnocchi al curry con piselli e verdure. Finita la cena mi ritiro nella mia camera, leggo un po' e poi spengo la luce.
Quanto durerà il mio trekking? Sinceramente non ne ho idea, potrebbe durare 3 giorni, come 6. Mi lascio sorprendere da ciò che incontro lungo il cammino.
È un'ora che aspetto il mio amico, ma di lui neanche l'ombra. Provo a chiamarlo su entrambi i numeri di telefono che ha ma senza avere fortuna. A quel punto mi decido ad andare alla fermata dei taxi e inizio una lunga fase di contrattazione. Su alcuni fogli ho letto che le tariffe sono fisse, ma in fondo non ci credo poi molto. Spiego ai tassisti che sono da sola e che quindi fatico ad assumermi il costo che loro propongono. Dopo una quindicina di minuti arriviamo ad un accordo, salgo sul taxi con il mio bagaglio e via verso ovest. La trasferta dura un'oretta circa. Il ragazzo non è molto loquace, ma quando si tratta di portarmi a Likir a cercare una guesthouse si dimostra molto disponibile. Mi mostra la partenza del mio trekking di domani e mi dice che dinnanzi a me,nel raggio di 500 metri, ci sono 4 homestay.
Scendo dal taxi, lo ringrazio, lo saluto e mi avvio alla ricerca di un alloggio. Sono solo le 12 e il sole inonda il villaggio. Percorro un sentierino, supero un cancello e entro in una casa chiedendo ad una signora anziana se ha una stanza. Tutta agitata mi fa segno di no e mi indica un'altra casa. Poveretta, non è bello vederti saltare in casa una gazzella svizzera variopinta. Mi rivolgo alla casa seguente e chiedo se hanno una stanza. Una bella ragazza che parla discretamente inglese mi accoglie e mi fa accomodare in salotto. Mi siedo sul tappeto e mi offre il tè di benvenuto. Nel mentre ci raggiungono anche altre 2 sorelle molto dolci e gentili. Mi mostrano la mia stanza e mi raccontano un po' della loro vita. Mi spiegano che stavano per uscire a fare un lavoretto per i genitori ma non riescono a spiegarmi cosa. Quindi mi chiedono se mi va di seguirle che mi mostrano cosa devono fare. Io accetto molto volentieri. Percorriamo un sentierino, superiamo ponticelli, andiamo oltre alcune terrazze coltivate, attraversiamo campi, oltrepassiamo cancelli e porte ed eccoci finalmente davanti ad una casetta di adobe. Sapete cosa devono fare? Raccogliere la farina di mais che è stata macinata. Bellissimo e molto emozionante. Poi mi portano a vedere i loro animali e in seguito rientriamo a casa. Le ragazze si occupano del pranzo ed io assisto alla preparazione del pasto seduta in cucina con loro. Mettono in una padella la cipolla, il pomodoro, delle foglie verdi, il riso, le spezie (gran masala, curry giallo e chilli rosso). Dopo una mezzoretta il piatto è pronto e lo gustiamo anche in compagnia della nonna che tra una cucchiaiata e l'altra prega impugnando la collanina buddista e snocciolandola pallina per pallina. Ha un sorriso dolce e sdentato. Non parla ovviamente inglese ma con la mimica facciale ci capiamo.
Dopo pranzo mi riposo un pochino cullata dal silenzio del villaggio e verso le 16 vado a farmi un giro a piedi. Mi avventuro su una collina e mi siedo su un sasso grosso dall'aspetto piatto. Il vento mi scompiglia i capelli e mi smuove i pensieri che come le bandierine di preghiera sbattono ai 4 punti cardinali.
Il mio sguardo vola sulle montagne e sui loro colori. Ci sono tutti:il giallo, il verde, il rosso, il marrone, il blu, il grigio, ... E rispecchiano le sfaccettature della vita con i suoi umori. Queste montagne mi ricordano l'anello che tanto andava di moda quando ero piccola, l'anello che cambiava colore a dipendenza dell'umore. Poteva assumere le sfumature del giallo, quelle del rosso, del blu, del verde, e a dipendenza del colore che questo anello mostrava, i compagni decidevano se starti vicino o sfuggirti. La vita è come queste montagne, cambia colore continuamente, cambia umore velocemente e sta a te decidere su quale colore concentrarti. I colori sono affascinanti e energetici, pensate alla cromoterapia, alle pietre, all'arcobaleno che arriva dopo la pioggia. Come si potrebbe vivere senza i colori che ci rallegrano le giornate? A mezzogiorno vedo le meravigliose montagne frastagliate colme di colori, mentre verso le 18, quando rientro dalla mia passeggiata e con il sole alle mie spalle ,le montagne assumono una stupenda colorazione d'oro. Non si può non emozionarsi dinnanzi ad uno spettacolo tanto prezioso. Ci troviamo in un mondo incredibile e la bellezza sta nelle piccole cose che ci regala la natura, nei piccoli gesti delle persone, nella bontà, nella sincerità. Assaporare questa filosofia di vita semplice, semplifica l'approccio alla quotidianità.
Per cena rientrano anche la mamma e il papà delle 3 ragazze che erano fuori a lavorare. Gustiamo una zuppa e poi degli gnocchi al curry con piselli e verdure. Finita la cena mi ritiro nella mia camera, leggo un po' e poi spengo la luce.
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