Ieri pomeriggio siamo rientrate a Kathmandu dal ritiro meditativo e di yoga della durata di una settimana. Ci sentiamo rinate fisicamente. La pratica di 2 ore al giorno di yoga giova a tutta la muscolatura del corpo e aiuta anche la mente a rilassarsi. Inoltre ci siamo alimentate in maniera corretta e abbiamo dormito parecchie ore. È stato difficile lasciare quel piccolo paradiso. Sembrava di vivere in un limbo, senza luogo e senza tempo, nella protezione della casa e delle persone che ci hanno aiutato e insegnato in quei giorni. Si è creato un ambiente molto unito e familiare dove tutte noi avevamo lo stesso obiettivo: prenderci cura di noi stesse fisicamente e mentalmente. Le ragazze con cui abbiamo condiviso questi giorni si sono rivelate belle e luminose. È stato un regalo unico poterle incontrare e spendere insieme dei momenti cuore a cuore. Siamo rientrate a Thamel con i clacson nelle orecchie ma ancora con la sensazione di ovattamento. Speriamo di non perderla oggi. Stamattina faremo alcune commissioni e poi nel pomeriggio ci trasferiremo all'orfanotrofio dove alloggeremo per qualche giorno. Porteremo avanti qualche idea che mi è balzata in testa e che spero si concretizzerà. Ve ne parlerò fra qualche giorno.
mercoledì 30 novembre 2016
martedì 29 novembre 2016
La monaca coraggiosa
Prima di partire per il ritiro spirituale sono entrata in una piccola libreria in centro a Thamel dove ho trascorso una buona ora. Ho sfogliato molti libri e ho letto i riassunti. Ne ho comprati due ambientati in Nepal e tratti da due storie vere.
Il primo libro narra la storia di Ani Chöying che all'età di 11 anni scappa dalla violenza di casa sua per rifugiarsi in un monastero in Nepal, dove un maestro buddhista le offre insegnamenti e comprensione per ritornare ad abbracciare la vita. Inizialmente si ribella e sfida le regole del monastero, ma poi trova il modo di incanalare la rabbia verso suo padre che la picchiava come un animale aiutando gli altri. Un giorno un artista americano di Jazz ha sentito la monaca cantare e innamorato della sua voce l'ha invitata ad incidere un disco con lui. E da li questa giovane monaca si dedica ad un tour in Europa per guadagnare i soldi che la porteranno ad aprire una scuola per monache a Boudnath in periferia di Kathmandu.
La storia è molto toccante e intensa.
Il primo libro narra la storia di Ani Chöying che all'età di 11 anni scappa dalla violenza di casa sua per rifugiarsi in un monastero in Nepal, dove un maestro buddhista le offre insegnamenti e comprensione per ritornare ad abbracciare la vita. Inizialmente si ribella e sfida le regole del monastero, ma poi trova il modo di incanalare la rabbia verso suo padre che la picchiava come un animale aiutando gli altri. Un giorno un artista americano di Jazz ha sentito la monaca cantare e innamorato della sua voce l'ha invitata ad incidere un disco con lui. E da li questa giovane monaca si dedica ad un tour in Europa per guadagnare i soldi che la porteranno ad aprire una scuola per monache a Boudnath in periferia di Kathmandu.
La storia è molto toccante e intensa.
lunedì 28 novembre 2016
Trema tutto...
Siamo sotto le coperte con la testa tra le nuvole, nei sogni più belli e strani quando all'improvviso il letto comincia a tremare, il pavimento si muove. Ci impieghiamo qualche secondo a capire che la terra sta tremando e che non siamo sotto il piumone di casa nostra. Siamo in Nepal... oh merda! Sophie ed io ci guardiamo con occhi sbarrati e con voce tremante ci chiediamo a vicenda:"cosa facciamo?". Nel frattempo il terremoto è passato ma non sappiamo se uscire di casa o se rimanere al secondo piano nel letto. Prendo tempo per pensare e vado in bagno. Sento parlare al piano di sotto e vedo un signore germanico salire le scale con aria sconvolta. Decidiamo di tornare a letto sapendo che prendere sonno non sarà per nulla facile. I pensieri vorticano incessantemente e l'istinto primordiale di scappare per metterci al sicuro non passa. Una volta alzate abbiamo appreso che la potenza del terremoto è stata 5,4 e che il suo epicentro era nella zona dell'Everest. Non sappiamo nulla d'altro se non che sembra non ci siano stati morti, ma la fonte non è attendibile.
La rinascita
Sono qui di fronte a te
Finalmente me stessa
Non ho paura
Non rincorro nulla
Lascio fluire
Porto verità con il sorriso sulle labbra
Apro la mia anima con la mano sul cuore
Sono io
Sono davvero io
Forse non mi riconosci
Ma sono davvero io
Nessun velo
Nessuna maschera
Solo la trasparenza e l'amore.
Mi guardo allo specchio e stento a riconoscermi
Gli occhi sono piu grandi e brillanti
Lo sguardo è forte e determinato
La pelle è pura e luminosa
Le spalle sono orgogliose e scariche
Il mio petto più ossigenato e dilatato.
Ho aspettato tanto
Ho lavorato tanto
Ho raccolto tanto e mi sono illuminata
Di luce mia
La luce che nessuno può portarmi via
La luce che illuminerà sempre il mio cammino
Anche nei momenti bui.
Mi aiuterà a rialzarmi
Mi darà forza
Mi terrà la mano calda
Mi darà positività
Per vivere di amore e compassione
Senza mai perdere la fiducia in me stessa.
Finalmente me stessa
Non ho paura
Non rincorro nulla
Lascio fluire
Porto verità con il sorriso sulle labbra
Apro la mia anima con la mano sul cuore
Sono io
Sono davvero io
Forse non mi riconosci
Ma sono davvero io
Nessun velo
Nessuna maschera
Solo la trasparenza e l'amore.
Mi guardo allo specchio e stento a riconoscermi
Gli occhi sono piu grandi e brillanti
Lo sguardo è forte e determinato
La pelle è pura e luminosa
Le spalle sono orgogliose e scariche
Il mio petto più ossigenato e dilatato.
Ho aspettato tanto
Ho lavorato tanto
Ho raccolto tanto e mi sono illuminata
Di luce mia
La luce che nessuno può portarmi via
La luce che illuminerà sempre il mio cammino
Anche nei momenti bui.
Mi aiuterà a rialzarmi
Mi darà forza
Mi terrà la mano calda
Mi darà positività
Per vivere di amore e compassione
Senza mai perdere la fiducia in me stessa.
Yoga e meditazione
Sono qui per imparare a spegnere il cervello ma mi riesce a fatica, per non dire che non mi riesce per nulla. Praticare lo yoga mi è più facile perché la concentrazione è volta al corpo mentre si posiziona e al respiro. Stare seduta, aprire le porte dell'energia e acquietare il lavoro del cervello è un'ardua impresa. I pensieri si impossessano di me e io cerco di cacciarli via. Sono pensieri a volte uguali a volte diversi ma non mi lasciano mai in pace. Sono pensieri di tutti i tipi, ma prevalentemente positivi e di progettualità. Capitano anche quelli riguardanti il mio passato, ma succede sempre meno perché ho capito ed interiorizzato che il passato non lo posso cambiare né vivere quindi non vale la pena di soffermarmici. Ovviamente tutti lo sanno, non è di certo una novità ma io ho dovuto raggiungerne la consapevolezza per poter guardare avanti. Le immagini su ciò che potrò fare fra 1 giorno, 1 settimana, 1 mese bussano spesso e si affacciano alla mia parte pensante e sicuramente sono pensieri utili e indispensabili. Ciò che però sto imparando a fare è a dedicare un momento specifico all'elaborazione di questi pensieri, a non lasciargli la libertà di impossessarsi di me quando e come vogliono. La strada è ancora lunga e per il momento non riesco a gestire il loro avvento come vorrei. Il presente è il momento per vivere e per fare le esperienze, è ciò che davvero importa.
venerdì 25 novembre 2016
Il ritiro spirituale
Sophie ed io ci siamo rintanate in questo posto a 7 chilometri da Kathmandu per trovare un po di pace interiore e per acquisire strumenti per poter introdurre alcuni elementi meditativi nella vita di tutti i giorni. Ci troviamo in una casa privata adibita a ritiro per chi vuole praticare alcune attività spirituali. La casa è gestita da una coppia nepalese: la donna si occupa della cucina e dei pasti mentre l'uomo delle ore di teoria, della meditazione e dello yoga. La nostra giornata inizia alle 7 con una lezione di yoga e termina alle 18.30 con una lezione teorica riguardante i chakra e la filosofia buddhista. Nel corso della giornata abbiamo parecchie ore di yoga, meditazione con i mantra, insegnamenti sulla respirazione. Abbiamo del tempo libero che possiamo gestire a piacimento riposando in camera, leggendo o scorrazzando a piedi per il villaggio. La colazione, il pranzo e la cena sono cucinati in uno stile tipico nepalese, con l'utilizzo di spezie come la curcuma e il curry. Il cibo è unicamente vegetariano ma molto variato. Oltre al lavoro fisico che svolgiamo ci stiamo anche prendendo cura del nostro corpo attraverso una sana alimentazione. Il gruppo è composto da 8 donne eterogenee in capacità, esperienze, nazionalità e personalità e ci troviamo molto bene qui. Per noi è un importante primo passo nel magico mondo del controllo della nostra mente e lavorare assiduamente per 8 giorni ci farà molto bene.
martedì 22 novembre 2016
Di nuovo sola nelle strade di Thamel
È arrivata la mattina dei saluti. Il tempo è volato da quando Angelo è atterrato a Kathmandu, ma in un certo senso è stato anche lungo perché abbiamo fatto un sacco di attività e abbiamo gustato tutto ciò che la giornata ci offriva dal mattino alla sera. Siamo sul taxi e realizziamo che dobbiamo salutarci, ma non è un lungo arrivederci visto che a metà dicembre atterrerò a Malpensa. Il momento dei saluti è spesso abbastanza penoso e staccarsi dopo aver trascorso 21 intensi giorni insieme è ancora più difficile. La fortuna ha voluto che io non potessi entrare nella zona del check in e quindi di fronte alla porta e alla guardia di sicurezza abbiamo avuto poco più di 20 secondi per abbracciarci e salutarci. È stato un bene doverci salutare di fretta, anche se io non ho una personalità da drammi aeroportuali. Risalgo sul taxi e sono un po'stordita. Mi sembra impossibile ritornare a Thamel da sola, come fosse stato solo tutto un grande sogno. Sono triste? In realtà no, ho una grande felicità nel cuore e una grande gratitudine per averlo potuto avere con me per 3 settimane. È stato un periodo bellissimo e sereno, di divertimento e condivisione. Scendo dal taxi a Thamel e incontro una guida che abbiamo conosciuto all'Annapurna. Mi invita a bere il tè al baracchino all'angolo e mi parla del Nepal. Questa distrazione è stata perfetta, come pure il fatto che ho cambiato hotel e ho raggiunto Sophie nel suo ostello. Riparte la mia avventura in "solitaria" e va bene così. Trascorriamo il pomeriggio a bighellonare per la città, tra ristoranti e caffè e pianifichiamo la nostra permanenza in Nepal delle prossime settimane. Il mio visto scade il prossimo 29 perciò decido di prolungarlo di altre 2 settimane. Cosa faremo in queste settimane?Mercoledi ci trasferiamo in una casa dello yoga e facciamo un ritiro di yoga e meditazione di 7-10 giorni, dopodiché spenderemo del tempo all'orfanotrofio e in un villaggio nel Nepal centrale molto colpito dal terremoto. Sophie ha dei contatti e sta aiutando un'associazione a raccogliere fondi. Siamo molto eccitate ed entusiaste del proseguo del nostro viaggio.
Come se non me ne fossi mai andata...
Domenica dopo colazione andiamo a depositare il nostro cuore nelle mani di quei dolci topolini. Entriamo dal cancello e vediamo Parvati, la cuoca. La abbraccio le chiedo come sta e dove sono tutti i bambini e Bishwa. Mi risponde che sono a scuola e ci dirigiamo lì. Una volta entrati nel cortile un uomo che non conosco con la tunica e il capello lungo mi viene incontro con le mani conserte e il saluto "namaste". Mi accorgo a fatica che è Bishwa...com'è cambiato! Il suo aspetto è diverso da come lo ricordavo, ma il fuoco nei sui occhi e il suo timido sorriso sono rimasti parte di lui. Accanto ad un edificio intravvedo il mio amico Raj e altri insegnanti con le braccia conserte. I bambini sono seduti per livello in alcune aule fatte in canne di bamboo. Le aule non sono piu nello stabile di due anni fa bensì in questa nuova struttura in bamboo sponsorizzata dall'associazione EcoHimal di Stefania ed Andrea. Questo stabile temporaneo gli permette di evitare di pagare l'affitto della scuola. Bishwa mi conduce nel suo ufficio e mi racconta come vanno le cose dall'ultima volta che li ho visitati. Il terremoto li ha lasciati stremati e a terra emotivamente, ma per fortuna le strutture in cui vivevano non sono crollate. Un assiduo lavoro di ricerca e convincimento ha condotto Stefania ad un uomo ticinese che ha accettato di fare da sponsor per comperare un terreno e costruire le case per i bambini. L'idea è di trasferire la scuola in bamboo nel nuovo terreno, adibire due spazi a sala da pranzo e area di svago e costruire i dormitori. Così facendo eviterebbero di pagare l'affitto e potrebbero tornare di nuovo a respirare. Dopo la nostra chiacchierata ho consegnato i soldi raccolti grazie alla vostra generosa donazione e ho visto gli occhi di questo buon uomo illuminarsi e emozionarsi. I vostri soldi verranno utilizzati per nutrire i ragazzi e per pagare la loro scolarizzazione. È stata una grande emozione tornare lì e riabbracciarli tutti. È stato come se non me ne fossi mai andata. I bimbi hanno una dolcezza infinita e ogni volta che mi vedono mi salutano dicendo : "Auntie Eloisa". Settimana prossima tornerò a trovarli e ad uno ad uno me li spupazzerò tutti. Ho in mente un piccolo progettino e per realizzarlo ho bisogno di qualche giorno di permanenza all'orfanotrofio e dell'aiuto di Bishwa. A tempo debito ve ne parlerò, nel frattempo mi godo la gioia di averli ritrovati.
Dopo questa veloce ma emozionante visita all'orfanotrofio ci dirigiamo al tempio sul fiume dove si cremano i morti. Io ho visitato questo luogo 2 anni fa e devo ammettere che nonostante la forte emotività che ne scaturisce, vale la pena visitarlo. Sophie ci raggiunge e tutti insieme giriamo il sito e ci sediamo ad assistere alla sacra cremazione di un comandante importante. La sera andiamo tutti e tre a cena in un ristorante molto carino e ci abbuffiamo di cibo e di vino. Che cena deliziosa! È l'ultima sera di Angelo in Nepal e facciamo in modi che sia indimenticabile!
Dopo questa veloce ma emozionante visita all'orfanotrofio ci dirigiamo al tempio sul fiume dove si cremano i morti. Io ho visitato questo luogo 2 anni fa e devo ammettere che nonostante la forte emotività che ne scaturisce, vale la pena visitarlo. Sophie ci raggiunge e tutti insieme giriamo il sito e ci sediamo ad assistere alla sacra cremazione di un comandante importante. La sera andiamo tutti e tre a cena in un ristorante molto carino e ci abbuffiamo di cibo e di vino. Che cena deliziosa! È l'ultima sera di Angelo in Nepal e facciamo in modi che sia indimenticabile!
Ritorno a Kathmandu
Ho avuto bisogno di un paio di giorni per poter caricare le foto del trekking e per mettere insieme le idee e le emozioni scaturite dal cammino dell'Annapurna e ora che sono di nuovo sola e di ritorno a Kathmandu mi posso concentrare sugli eventi susseguitisi dopo il rientro a Pokhara da Nayapul.
Venerdi pomeriggio siamo rientrati abbastanza distrutti dal trekking: i piedi erano affaticati e le gambe si muovevano da sole anche a riposo. Per fortuna abbiamo salvato un po'di energia residua prendendo il bus locale evitando di camminare per 3 ore sulla strada sterrata fino a Nayapul. Sul bus non abbiamo trovato posto e abbiamo dovuto aggrapparci ai sedili per non cadere e abbiamo potuto assaporare la strada dissestata colma di buchi e l'ambiente nepalese con musica e visi dolci. La sera Giem ha prenotato per noi un tavolo romantico in un ristorante che lui conosceva e i camerieri ci hanno trattato in maniera sublime. Ci siamo abbuffati di carne e abbiamo bevuto del vino. La serata è trascorsa meravigliosamente in armonia e delizia. La mattina seguente abbiamo preso la barchetta che ci ha portati sulla sponda opposta del lago dove abbiamo camminato lungo il sentiero che conduceva in cima alla collina. Ad aspettarci c'era una bella vista sulla città di Pokhara, un immenso stupa bianco buddhista e un meraviglioso giardino di fiori colorati. Non abbiamo potuto trascorrere molto tempo in quella meravigliosa zona perché alle 13 dovevamo essere all'aeroporto per poi volare a Kathmandu. Lungo le strade della città abbiamo incontrato la coppia italiana conosciuta durante il trekking e molta altra gente incrociata durante i 10 giorni. Prima di partire per l'aeroporto ho salutato Laxmi, la proprietaria dell'hotel dove abbiamo alloggiato per 2 notti. Questa donna in gamba e gentile ha imparato in fretta a saperci fare con i clienti e si prodiga in imprese da galateo da anni. Io l'ho conosciuta 2 anni fa e non ho potuto fare altro che tornare ad abbracciarla nel suo immenso giardino di magia. Il nostro volo ha ritardato e siamo atterrati in capitale con 2 ore di ritardo. Siamo andati in hotel, ci siamo rinfrescati, siamo usciti a fare qualche acquisto e poi abbiamo raggiunto Sophie al ristorante. Vi ricordate di lei?È la mia compagna Lara Croft col machete nella giungla cambogiana. È arrivata qualche settimana fa, ha fatto un trekking e ora rimane anche lei qualche settimana nei dintorni. È stato piacevolissimo ritrovarla e passare del tempo insieme.
Venerdi pomeriggio siamo rientrati abbastanza distrutti dal trekking: i piedi erano affaticati e le gambe si muovevano da sole anche a riposo. Per fortuna abbiamo salvato un po'di energia residua prendendo il bus locale evitando di camminare per 3 ore sulla strada sterrata fino a Nayapul. Sul bus non abbiamo trovato posto e abbiamo dovuto aggrapparci ai sedili per non cadere e abbiamo potuto assaporare la strada dissestata colma di buchi e l'ambiente nepalese con musica e visi dolci. La sera Giem ha prenotato per noi un tavolo romantico in un ristorante che lui conosceva e i camerieri ci hanno trattato in maniera sublime. Ci siamo abbuffati di carne e abbiamo bevuto del vino. La serata è trascorsa meravigliosamente in armonia e delizia. La mattina seguente abbiamo preso la barchetta che ci ha portati sulla sponda opposta del lago dove abbiamo camminato lungo il sentiero che conduceva in cima alla collina. Ad aspettarci c'era una bella vista sulla città di Pokhara, un immenso stupa bianco buddhista e un meraviglioso giardino di fiori colorati. Non abbiamo potuto trascorrere molto tempo in quella meravigliosa zona perché alle 13 dovevamo essere all'aeroporto per poi volare a Kathmandu. Lungo le strade della città abbiamo incontrato la coppia italiana conosciuta durante il trekking e molta altra gente incrociata durante i 10 giorni. Prima di partire per l'aeroporto ho salutato Laxmi, la proprietaria dell'hotel dove abbiamo alloggiato per 2 notti. Questa donna in gamba e gentile ha imparato in fretta a saperci fare con i clienti e si prodiga in imprese da galateo da anni. Io l'ho conosciuta 2 anni fa e non ho potuto fare altro che tornare ad abbracciarla nel suo immenso giardino di magia. Il nostro volo ha ritardato e siamo atterrati in capitale con 2 ore di ritardo. Siamo andati in hotel, ci siamo rinfrescati, siamo usciti a fare qualche acquisto e poi abbiamo raggiunto Sophie al ristorante. Vi ricordate di lei?È la mia compagna Lara Croft col machete nella giungla cambogiana. È arrivata qualche settimana fa, ha fatto un trekking e ora rimane anche lei qualche settimana nei dintorni. È stato piacevolissimo ritrovarla e passare del tempo insieme.
domenica 20 novembre 2016
Che magia!
Si chiama santuario dell'Annapurna perché è un luogo sacro. Lo guardi e ti batte forte il cuore. Saranno i piccoli chorten di preghiera?Saranno le bandierine colorate?Saranno le targhe commemorative degli alpinisti morti cercando di conquistare la vetta? Credo che sia l'insieme di tutto questo ma soprattutto le montagne che svettano sopra di noi a 360 gradi. Montagne magiche, sacre, imponenti, possenti, energetiche. È meraviglioso raggiungere un luogo tanto importante e molto amato da così tante persone, ma il bello è il percorso che abbiamo dovuto compiere per raggiungerlo. La meta non è mai il risultato, bensì la strada. Siamo partiti 7 giorni fa con l'obiettivo chiaro in testa del campo base dell'Annapurna. I primi giorni erano a bassa quota immersi nella vegetazione. Con il passare dei giorni ci siamo incanalati in una valle, nella magica valle dell'Annapurna. Le montagne erano sempre là in fondo e mano a mano che salivamo si facevano più vicine, fino alla sera in cui abbiamo dormito al campo base del Macchapuchare. Mancavano poche ore di cammino per arrivare al fantastico campo base da sogno. Ed ecco che la mattina del settimo giorno è arrivata e quindi anche l'appuntamento con l'ultimo sforzo di avvicinamento. La salita dal campo base del Machapuchare ci ha regalato emozioni immense perché è stata in solitaria. Ci abbiamo impiegato 2 ore ma ne abbiamo assaporato ogni angolo, ogni immagine, ogni scorcio, ogni soffio, ogni movimento. Siamo partiti con l'ombra ma presto il sole ha inondato il nostro sentiero. Accanto a noi il fiume scorreva a scatti a causa del congelamento notturno. Ci siamo fermati spesso per goderci il panorama. Che natura incredibile! Siamo proseguiti di qualche metro ancora e ci siamo fermati di nuovo conclamando la magia dell'area protetta. Eravamo colmi di emozioni e sono poche le parole che possono descrivere tale intensità. Eppure non eravamo ancora arrivati a destinazione. A mezzogiorno abbiamo messo piede sul suolo sacro dell'Annapurna, sovrastati da cotanta bellezza. Tirava un vento forte, la neve e le montagne dominavano l'orizzonte e il cielo era di un blu intenso. Siamo stati fortunati, il tempo è stato clemente nei nostri confronti. Abbiamo pranzato all'aperto e dopo aver mangiato ci siamo avventurati al santuario. Siamo saliti sulla collinetta circondata dalle bandierine di preghiera e abbiamo osservato il santuario in memoria degli scalatori Kazaki morti nel corso di una spedizione. E poi abbiamo alzato gli occhi dalla terra e siamo rabbrividiti dallo schermo HD che ci mostrava le montagne tutto intorno. Sembravano dipinte. Abbiamo visto una valanga cadere, il vento sferrare sulle cime idealizzate e ci sentivamo piccoli davanti a quella immensa magia. Ci siamo sentiti anche un po grandi ad avere avuto la fortuna e la tenacia di essere li. Il ghiacciaio dell'Annapurna si è ritirato lasciando il posto ad una morena lunga chilometri. Il freddo si faceva sentire e anche se non volevamo lasciare quel luogo emozionante ci siamo rintanati in sala da pranzo a bere un tè. Il tramonto lo abbiamo osservato dalla finestra. Al freddo della notte ci siamo scaldati con un piatto di involtini primavera e vogliosi di un dolce abbiamo provato ad ordinarlo. Ma Il dessert non lo abbiamo assaporato in sala da pranzo bensì all'aria aperta, quando con lo spazzolino da denti in bocca abbiamo osservato la luna piena che illuminava le montagne e i nostri occhi emozionati. La luna piena ha deciso di spuntare proprio quando noi eravamo al campo base ed è stato il regalo più bello. Grazie natura per questo immenso viaggio tra le tue braccia!
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
















































