domenica 20 novembre 2016

Che magia!

Si chiama santuario dell'Annapurna perché è un luogo sacro. Lo guardi e ti batte forte il cuore. Saranno i piccoli chorten di preghiera?Saranno le bandierine colorate?Saranno le targhe commemorative degli alpinisti morti cercando di conquistare la vetta? Credo che sia l'insieme di tutto questo ma soprattutto le montagne che svettano sopra di noi a 360 gradi. Montagne magiche, sacre, imponenti, possenti, energetiche. È meraviglioso raggiungere un luogo tanto importante e molto amato da così tante persone, ma il bello è il percorso che abbiamo dovuto compiere per raggiungerlo. La meta non è mai il risultato, bensì la strada. Siamo partiti 7 giorni fa con l'obiettivo chiaro in testa del campo base dell'Annapurna. I primi giorni erano a bassa quota immersi nella vegetazione. Con il passare dei giorni ci siamo incanalati in una valle, nella magica valle dell'Annapurna. Le montagne erano sempre là in fondo e mano a mano che salivamo si facevano più vicine, fino alla sera in cui abbiamo dormito al campo base del Macchapuchare. Mancavano poche ore di cammino per arrivare al fantastico campo base da sogno. Ed ecco che la mattina del settimo giorno è arrivata e quindi anche l'appuntamento con l'ultimo sforzo di avvicinamento. La salita dal campo base del Machapuchare ci ha regalato emozioni immense perché è stata in solitaria. Ci abbiamo impiegato 2 ore ma ne abbiamo assaporato ogni angolo, ogni immagine, ogni scorcio, ogni soffio, ogni movimento. Siamo partiti con l'ombra ma presto il sole ha inondato il nostro sentiero. Accanto a noi il fiume scorreva a scatti a causa del congelamento notturno. Ci siamo fermati spesso per goderci il panorama. Che natura incredibile! Siamo proseguiti  di qualche metro ancora e ci siamo fermati di nuovo conclamando la magia dell'area protetta. Eravamo colmi di emozioni e sono poche le parole che possono descrivere tale intensità. Eppure non eravamo ancora arrivati a destinazione. A mezzogiorno abbiamo messo piede sul suolo sacro dell'Annapurna, sovrastati da cotanta bellezza. Tirava un vento forte, la neve e le montagne dominavano l'orizzonte e il cielo era di un blu intenso. Siamo stati fortunati, il tempo è stato clemente nei nostri confronti. Abbiamo pranzato all'aperto e dopo aver mangiato ci siamo avventurati al santuario. Siamo saliti sulla collinetta circondata dalle bandierine di preghiera e abbiamo osservato il santuario in memoria degli scalatori Kazaki morti nel corso di una spedizione. E poi abbiamo alzato gli occhi dalla terra e siamo rabbrividiti dallo schermo HD che ci mostrava le montagne tutto intorno. Sembravano dipinte. Abbiamo visto una valanga cadere, il vento sferrare sulle cime idealizzate e ci sentivamo piccoli davanti a quella immensa magia. Ci siamo sentiti anche un po grandi ad avere avuto la fortuna e la tenacia di essere li. Il ghiacciaio dell'Annapurna si è ritirato lasciando il posto ad una morena lunga chilometri. Il freddo si faceva sentire e anche se non volevamo lasciare quel luogo emozionante ci siamo rintanati in sala da pranzo a bere un tè. Il tramonto lo abbiamo osservato dalla finestra. Al freddo della notte ci siamo scaldati con un piatto di involtini primavera e vogliosi di un dolce abbiamo provato ad ordinarlo. Ma Il dessert non lo abbiamo assaporato  in sala da pranzo bensì all'aria aperta, quando con lo spazzolino da denti in bocca abbiamo osservato la luna piena che illuminava le montagne e i nostri occhi emozionati. La luna piena ha deciso di spuntare proprio quando noi eravamo al campo base ed è stato il regalo più bello. Grazie natura per questo immenso viaggio tra le tue braccia!

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