sabato 19 novembre 2016

I primi giorni...

Uno, due, tre, quattro, un respiro, cinque, sei, sette, otto, un pensiero positivo, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, cento, cinquecento, mille, quattromila, ma quanti sono? Ma chi è venuto a posizionare tutti questi malefici gradini? Non ci posso credere... sono infiniti... ogni singolo giorno... forse ci portano in paradiso o forse ad un livello superiore di condizione fisica e mentale. Io odio i gradini, o per meglio dire li odiavo. Ho dovuto abituarmici, salirli, capirli, digerirli e cominciare ad amarli. O li ami oppure ritorni indietro perché questi ostacoli possono tramutarsi nella tua tomba. I gradini sono di diverse dimensioni ed altezze e la difficoltà sta nel non riuscire a mantenere un   ritmo costante. Io infilo la musica nelle orecchie e a testa bassa salgo uno scalino alla volta, senza sapere quando e dove termineranno. Mi godo il lavoro dei muscoli, ascolto il bruciore del quadricipite femorale, mi concentro sul dolore del gluteo sinistro e mi gusto questa estenuante ascesa. Il fisico è forte ed è molto interessante poterlo spingere un pochino oltre le proprie deboli barriere mentali. Lui vuole accelerare, mordere e bisogna dargli fiducia. 
Il tempo per guardare lo splendido panorama ci sarebbe ma è meglio proseguire a testa bassa e macinare gradini per minuti e minuti, ore e ore. Il Macchapuchare ci accompagna per tutta la durata del trekking e ci incita a raggiungerlo senza mai mollare. Il sudore gocciola a cascate e le gambe consumano incessantemente energia. La valle si fa stretta, le montagne volano in cielo e il fiume si inchina ai loro piedi. Alzo gli occhi al cielo e vedo i cappucci bianchi, abbasso gli occhi sul terreno e vedo i miei piedi camminare in una folta foresta ricca di ossigeno. I 3000 metri non si vedono e non si sentono. Gli alberi sono rigogliosi, il sole è cocente e il cielo di un blu intenso. Sono 5 giorni che camminiamo senza sosta e nonostante la quantità di gente che si riversa sui sentieri ci sentiamo isolati dal mondo e dalla civiltà. La memoria del traffico, dei clacson e dell'inquinamento dell'aria è ormai lontana. Ogni giorno percorriamo dalle 4 alle 6 ore di sentieri e scale. Il primo giorno ci siamo spostati in auto da Pokhara a Napayul e poi fino a Tilkhedunga a piedi. Il secondo giorno abbiamo camminato fino a Ghorepani mentre il terzo ci siamo svegliati presto e siamo saliti a Poon Hill per la visione dell'alba a 360 gradi sulle montagne, proseguendo poi sino a Tadapani. Il quarto giorno abbiamo percorso il sentiero fino a Chomrong e il quinto ci siamo immersi nella valle dell'Annapurna. Il Macchapuchare è fisso nella nostra cornea sin dal primo giorno e avvicinarsi piano piano rende l'emozione grande. Lui è lì e sempre sarà lì, non si sposterà e non si allontanerà, ci sta aspettando ,ci accoglierà nel suo caldo abbraccio domani quando arriveremo al suo campo base. Abbiamo incontrato due ragazzi italiani che rientravano dal santuario dell'Annapurna e ci hanno detto che è sublime. Siamo molto emozionati di arrivarci fra due giorni. Che gioia! Una gioia che solo la natura ti può regalare. La nostra guida si chiama Giam e sta facendo del suo meglio per soddisfare i nostri desideri e per offrirci un servizio impeccabile di pernottamento e vitto. Le casette dove ci fermiamo a dormire sono prevalentemente costruite in legno e  dotate di stanzette spartane con un letto o due. La struttura è dotata di una zona cucina e di una stanza per mangiare. Le più moderne dispongono di un camino per scaldarsi. La cucina propone piatti a base di riso, noodles, involtini primavera, zuppe, spaghetti, pizza, momo, Dalbath(piatto nazionale nepalese). 
Le temperature durante il giorno sono molto calde, mentre la sera l'arietta rinfresca la serata. Il sacco a pelo è il nostro compagno fidato di ogni notte Annapurnina e ci regala sogni sereni. Il punto più alto che abbiamo raggiunto è il santuario dell'Annapurna con i suoi 4130 metri e il freddo era pungente. Il vento ci ha congelato le mani e i piedi e per sopravvivere degnamente abbiamo dovuto rintanarci nel baretto. La vegetazione è molto rigogliosa e i giardini sempre molto curati e colmi di fiori. Le foreste sono ricche in rododendri e canne di bambù; le scimmie non mancano come pure gli uccellini e i bufali. I villaggi che abbiamo incontrato erano formati da hotel e guesthouse per turisti quindi la gente che gestisce questi posti vive bene rispetto agli standard nepalesi. Non abbiamo incontrato villaggi dove la gente vive la propria vita, si parla solo di turismo. Ci siamo imbattuti in un numero indecifrabile di persone e forse questo è il punto dolente del nostro trekking; d'altro canto il cielo era sempre limpido e azzurro e ci ha regalato temperature da favola. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, vero?



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