martedì 4 ottobre 2016

Là dove accadde il dramma.

Domenica sono stata a visitare i campi di sterminio dei khmer rossi alla periferia di Phnom Penh e la prigione , S21, dove rinchiusero tantissime persone per torturarle e poi ucciderle. La visita era molto ben strutturata, con l'ausilio delle cuffie che raccontavano la storia di questa agonia cambogiana. Ad ogni angolo del sito c'erano panchine che permettevano ad ogni persona di procedere al suo ritmo, rintanandosi nei propri pensieri e sfogando le proprie emozioni. I racconti dei superstiti erano struggenti, vedere i luoghi dove sono stati abbandonati i corpi senza nessuna dignità era doloroso per non parlare dell'albero contro cui venivano picchiati i bambini portandoli alla morte. Tante lacrime e commozione per quella gente che non ha potuto scegliere come vivere o se vivere. Non ci sono molte parole per parlare del genocidio, è surreale pensare che una persona possa aver voluto sterminare il suo popolo per poter ottenere ciò che lui reputava la "perfezione". Non so se si dovrebbe parlare di crudeltà, sadismo, stupidità, avidità di potere, so solo che sono incredula e scioccata davanti a questo supplizio. La gente ha tentato di dimenticare ciò che è successo, ha tentato di perdonare i carnefici, ha tentato di creare nuovi sbocchi, ma in realtà è molto povera, non parla mai di ciò che è successo e tenta di trovare una nuova identità.



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