Sono le 2.37 di giovedì mattina e il bus si ferma in un luogo buio. E no, non mi dire che ci risiamo, non starà succedendo di nuovo... mi avevano assicurato che saremmo arrivati a Sapa alle 5. Per lo meno ci sono una quantità indefinita di turisti sul bus insieme a me questa volta. Nessuno si accorge che il bus si è fermato, ma io come un furetto capto ogni minimo movimento. Osservo la posizione sul cellulare e scopro che siamo davvero a destinazione. Sono troppo pigra e rintronata per alzarmi. Richiudo gli occhi e attendo il momento fatidico in cui l'autista accende la luce del bus e ci invita a scendere e invece con mia grande sorpresa l'autista apre la porta anteriore del torpedone, prende la sua valigetta e se ne va. Ci lascia soli sul bus a dormire fino alle 6 del mattino quando le prime guide di trekking chiamano i nomi dei loro clienti. Questo non è un trattamento vietnamita e mi meraviglio. Nei giorni a seguire scopro che a furia di ricevere lamentele da turisti imbufaliti per l'orario di arrivo e nessuna prenotazione di ostello hanno deciso di ripiegare sulle ore di sonno finali sul bus fantasma... È un sonno frastagliato, quindi durante la giornata mi sento abbastanza appesantita. Alle 8.30 mi siedo di fronte alla chiesa del paese e attendo Shoscho che sarà la mia guida per i primi 2 giorni di trekking. Appena mi vede si sbraccia e trotterella da me con vivacità. Ha un viso da bambina, non le darei più di 16 anni, quando sembra ne abbia 24. È una ragazza di compagnia e dalla parlantina veloce ed impegnativa. Trascorriamo i giorni a camminare tra le risaie ed i villaggi. La prima parte della camminata prevede una discesa impegnativa e scivolosa fino al fondo valle; poi il percorso diventa più dolce. Vi è una quantità di turisti da farmi impallidire. È una meta molto gettonata e tutti partecipano a tour di 2 giorni che passano dal villaggio di Ta Van. Se avessi avuto piu tempo a disposizione avrei cercato un tracciato meno battuto e più suggestivo. Le risaie e le terrazze sono meravigliose nonostante il riso sia già stato raccolto e l'erba abbia cambiato la sua normale tonalità verde o giallo accesa in verde spento e marrone. Non appena mi allontano dalle città il mio cervello si attiva e l'anima si tranquillizza. È una gioia essere di nuovo immersa nella vegetazione che rigenera i pensieri. Il primo pranzo l'abbiamo consumato a casa di Shoscho e la sua mamma ci ha cucinato del cibo squisito e in quantità pantagrueliche. Le cene invece le abbiamo gustate nella guesthouse a conduzione famigliare. La vista spaziava sulle montagne e sulle bellissime foreste di bamboo e sulle risaie. Sono stati giorni rilassanti e faticosi.
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