mercoledì 31 maggio 2017
Addio con alcune informazioni
Le Galápagos (il cui nome significa sella e deriva dalla forma incurvata del carapace della tartaruga), note anche come Arcipelago di Colombo, Arcipelago dell'Ecuador o Arcipelago di Colón, sono un arcipelago di tredici isole vulcaniche (sette maggiori e sei minori) situate nell'Oceano Pacifico, a circa 1.000 chilometri dalla costa occidentale dell'America del Sud. L'arcipelago appartiene all'Ecuador.
Le isole sono distribuite a nord e a sud dell'equatore, che attraversa la parte settentrionale dell'isola più grande, Isabela. Le più vecchie datano circa 4 milioni di anni, mentre le più giovani sono ancora in via di formazione. L'arcipelago è infatti considerato una delle zone vulcanicamente più attive della Terra. Dalla scoperta dell'arcipelago nel 1535 sono state registrate più di 50 eruzioni(la più recente nel 2009).
Solo 5 delle isole sono abitate (3 delle quali sono state visitate da noi). Le altre isole non sono abitate ma sono toccate da tour organizzati. Quasi tutte le isole hanno 2 nomi, se non 3 (molti dei quali fanno riferimento a pirati o a nobili inglesi).
Il relativo isolamento dovuto alla distanza dal continente e l'ampia varietà di climi e di habitat dovuta alle correnti marine della zona hanno portato all'evoluzione di numerose specie endemiche di animali e vegetali, dalla cui osservazione Charles Darwin ha tratto ispirazione per la formulazione della teoria dell'evoluzione.
L'arcipelago fu scoperto per caso nel 1535 da un certo Tomas de Berlanga, primo vescovo di Panama. Riferì della scoperta a Carlo V re di Spagna. È possibile che le popolazioni indigene del Sud America conoscessero l'esistenza delle isole prima del 1535. Per più di 3 secoli dalla loro scoperta le Galapagos furono utilizzate come punto di riferimento da bucanieri, poi cacciatori di otarie e leoni marini e infine balenieri. Il primo residente stabile delle isole fu un irlandese che venne abbandonato su un'isola nel 1807 e vi trascorse 2 anni coltivando verdura. L'Ecuador rivendicò l'arcipelago nel 1932. Per circa un secolo le isole furono popolate da pochi coloni e utilizzate come colonie penali.
martedì 30 maggio 2017
Atterrate in Colombia
La notte stellata accompagna la nostra ultima notte ecuatoriana. Alzo gli occhi al cielo e i piccoli diamanti si tuffano nella mia retina. Mi sdraio in giardino di fianco alla piscina e al lato di alcune bellissime palme. Si sente l'acqua entrare nella bocchetta di filtrazione della piscina e i grilli cantare. Sono andati tutti a dormire e le stanza sono buie e silenziose; io ne approfitto per mettermi in comunicazione con me stessa. Ripenso a tutte le meraviglie viste in questi giorni nel viaggio da sogno che abbiamo intrapreso. Mi sconvolge l'anima la vista della spiaggia paradisiaca del primo giorno di navigazione; mi travolge il cuore la vista dei bellissimi animali che abbiamo incontrato nel loro habitat; mi meraviglia la mente la vegetazione ricca e variata calpestata e osservata. La tabella di marcia di questi giorni è stata intensa per permetterci di approfittare al meglio di ogni bellezza. È stato tutto magnifico, e poter dormire in una stanza d'albergo con i mille comfort un lusso.
Stare mamma e figlia a contatto per tutte quelle ore al giorno non è per nulla evidente ma noi ce la stiamo mettendo tutta e ce la stiamo cavando niente male. La mamma parla con chiunque e la figlia naviga in silenzio... ma com'è possibile? Sulle varie navi intrattiene i turisti e spero solo che non tiri fuori qualche aneddoto sulla mia infanzia.
E dopo 7 giorni full power è arrivato il momento di lasciare queste isole paradisiache e volare sulla terra ferma.
Stamattina approfittiamo delle ultime ore di libertà per comprare alcuni souvenirs. Fa un caldo molto umido e preferiamo rientrare in hotel per sfuttare il freschino. Alle 10 la nostra auto è davanti alla porta dell'hotel per portarci all'attracco della barca a nord dell'isola. Per raggiungere l'aeroporto dobbiamo poi utilizzare una barca e un bus; l'aeroporto di trova sull'isola di Baltra. Il signore del bancone del check-in ci informa che il nostro volo verrà ritardato di almeno 2 ore e che rischiamo di perdere la coincidenza a Quito. L'unica maniera per riuscire a salire sul prossimo volo è spedire le valigie alla destinazione finale ma il computer non lo permette. La proposta dello staff è quindi di imbarcarci su un volo di un'altra compagnia aerea che parte prima. A Quito dobbiamo recuperare i bagagli e dirigerci al terminal dei voli internazionali e rifare il check in. Riusciamo ad imbarcarci, a volare, però dobbiamo fare scalo a Guayaquil e arriviamo a Quito con poco tempo per gestire il cambio del volo. Recuperiamo velocemente i bagagli dal rullo e arriviamo al check in nel momento in cui sta chiudendo. Spediamo tutto ed è fatta. Che sollievo. Il livello di stress è palpabile nell'aria. Nel volo dalle Galapagos sono riuscita a vedere per qualche minuto le bellissime isole prima di volare tra le nuvole; mentre nel volo tra Guayaquil e Quito ho assistito a tutta la magia dell'Ecuador vedendo il cappuccio innevato del vulcano Cotopaxi e del Chimborazo. Sono molto emozionata e riaffiorano bellissimi ricordi del viaggio in Ecuador di 2 anni fa. Alle 20 atterriamo a Bogotà e affrontiamo la lunga coda del servizio immigrazione. Raccogliamo i bagagli e con un taxi ci facciamo portare in hotel. Stanche e morte abbiamo bisogno di una bella dormita.
lunedì 29 maggio 2017
Ritorno a Santa Cruz, domani si vola in Colombia
La sala da pranzo a colazione è di nuovo molto affollata e noi prendiamo posto all'interno dello stabile al tavolo con un signore. Mentre mangiamo ci chiede in un italiano quasi perfetto da quale parte dell'Italia veniamo. Gli spieghiamo che veniamo dalla Svizzera, dal canton Ticino e lui ci dice che lo conosce bene. Suo figlio vive a Lugano da anni mentre lui ha lavorato parecchi anni a Zurigo. Lui è dell'Ecuador ma ha anche la nazionalità svizzera. Il suo cognome è Escobar... ma siamo sicuri che non è colombiano?? Stiamo all'occhio... non c'è mica molto da fidarsi. Alle 8.30 partiamo per la gita di stamattina con il simpatico Fausto. Ci conduce a piedi lungo la zona umida della regione circostante (lagune, mongrovie, spiaggie,..), prendiamo poi la via delle tartarughe per terminare al punto panoramico(cerro orchilla) e al muro delle lacrime. Questa ultima zona era stata occupata dagli americani nel periodo della seconda guerra mondiale per monitorare i movimenti dei giapponesi, mentre il muro era stato costruito da un gruppo di detenuti portati sull'isola. La camminata ci piace molto e ci permette di vedere le 4 diverse piante di mongrovie (rosse,a bottoni, bianche e nere). I turisti sul percorso sono pochi e la maggiorparte in bici. La natura si può apprezzare nella sua bellezza e quiete. Gli uccellini cantano e il mare culla le nostre orecchie. Tornate in città mangiamo calamari alla griglia e rientriamo in albergo a rinfescarci. Alle 15 abbiamo la lancia per l'isola di Santa Cruz. Pare che il nostro nome non appaia sulla lista dei passeggeri e la mamma sbianca in viso. Il tour leader risolve l'inghippo con qualche telefonata. Saltiamo sulla barca con le valigie e ci sediamo come sardine tra alcuni germanici maleducati. Il viaggio è più calmo e tranquillo. Finalmente sbarchiamo a Santa Cruz e ci facciamo portare all'hotel. Usciamo a fare in giro e a berci un aperitivo. Poi rientriamo in hotel per cenare e al tavolo davanti a noi scopriamo siede una donna svizzera e la invitiamo a raggiungerci al nostro tavolo. Dopo cena esco a bere qualcosa e a godermi l'ultima notte alle Galapagos. Ora sono qui sotto una palma ad osservare la magia delle stelle e a sognare la vita con molta emozione.
domenica 28 maggio 2017
La gita ai vulcani di Isla Isabela
Alle 7 la sala della colazione è colma di tedeschi che sgomitano per accaparrarsi il cibo. Sentire parlare tedesco così presto al mattino non mi fa impazzire di gioia. Alle 7.15 siamo sedute su una jeep insieme ad una coppia di signori e con un autista di poche parole. Percorriamo l'unica strada dell'isola fino alla partenza del sentiero che conduce ai crateri. Ieri il responsabile dell'agenzia voleva convincerci a fare un giro in barca al posto del trekking ma noi abbiamo rifiutato. Ci teniamo davvero molto a fare questa gita nella natura. La nostra guida si chiama Fausto ed è un signore gentile e simpatico. Camminiamo su un largo sentiero di terra per 45 minuti per arrivare al primo punto panoramico sul cratere Sierra Negra, in grandezza secondo solo al Ngorongoro (Tanzania). Questo cratere è rimasto inattivo per tutta la vita e si è attivato nel 2005 con una grande eruzione che ha portato tantissimo turismo. Il cratere è lungo 10 km e largo 9. Al suo interno c'è la lava vulcanica solidificata mentre sulle sue pareti ci sono delle piante verdi. Nei 45 minuti seguenti camminiamo al lato del fosso per poter ammirare tutta la sua magnificenza. L'ultima parte di percorso passa nella zona chiamata Volcan Chico, che è una gigantesca area di lava vulcanica nera e solida. Ci camminiamo sopra, osserviamo delle buche da cui esce il vapore e tocchiamo dei pezzi di suolo i cui colori cambiano dal nero, al marrone, al giallo, a seconda della formazione minerale. In lontananza si può vedere della verde vegetazione. Il punto finale a cui ambiamo è una cresta da cui si vede la vallata vulcanica sottostante e i crateri impressionanti. La vista è meravigliosa e non vorrei mai andarmene via. Purtroppo la tabella di marcia non permette di trattenersi troppo a lungo e dopo appena 20 minuti ci mettiamo sulla strada del ritorno e a mala voglia seguo il gruppo. Il mio piede urla di dolore e in alcuni momenti si rifiuta di proseguire per punirmi di averlo sottoposto a tale tortura.Certo che se continuo così non guarirà mai. La mamma è tutta la mattina che trotterella come un camoscio ricevendo i ripetuti complimenti della guida. Ci fermiamo a fare il pic nic e poi rientriamo al posteggio con la maglietta impregnata di una pioggerellina nebulare rinfrescante. Il pomeriggio lo trascorriamo sulla spiaggia Cuna del sol ubicata di fronte alla nostra stanza di hotel. Il cielo è nuvoloso ma non piove, quindi è piacevole stare sdraiate a riposare. Il clima è generalmente molto bello ma tanto umido.
Da Santa Cruz a Isabela
La colazione è alle 6.30 e alle 7 già ci troviamo al molo pronte per l'ispezione delle nostre valigie. I responsabili della sicurezza e salvaguardia dell'isola vogliono sempre assicurarsi che non infili nello zaino qualche iguana pronta all'esportazione. Saliamo sul gommone che ci porta alla nostra lancia. Ci accomodiamo insieme ad una ventina di giovani e la barca parte. La velocità sostenuta e le onde fanno saltare la barca provocando dei grandi vuoti allo stomaco e dei colpi mica indifferenti nell'atterraggio sull'acqua. Sembra di essere al luna park e sarebbe divertente se non avessimo appena fatto colazione. Alcune ragazze si sentono male ed impallidiscono. La traversata dura 2 ore e 30 e sbarchiamo sull'isola Isabela con lo stomaco sottosopra e la testa che segue la marea. Il signor Wilson ci aspetta al molo della bella isola e insieme a lui attendiamo l'arrivo delle nostre valigie. Appena ne entriamo in possesso, la guida e l'autista ci portano al nostro hotel e ci fanno accomodare nei comodi divanetti piazzati all'entrata. La nostra stanza non è ancora pronta, quindi ci tocca rinfrescarci nel bagno pubblico e attendere un'oretta Wilson che torna a prenderci. Alle 11.30 veniamo condotte alla fattoria della tartarughe e visitiamo il parco. Vediamo le tartarughe bebè e quelle con il guscio più piatto rispetto a quelle viste a Santa Cruz. Proseguiamo il percorso di visita camminando lungo una passerella in legno fino alla spiaggia. A destra e a sinistra delle passerelle ci sono dei laghi immensi che ospitano dei bellissimi fenicotteri rosa-arancio. L'ultimo che avvistiamo si trova comodamente addormentato su una zampa e capiamo che è un esemplare giovane dal colore chiaro del suo piumaggio. Sulla strada del ritorno mi fermo in un ristorante per mangiare qualcosa mentre la mamma rientra in hotel a riposarsi. Mi siedo ed ordino un'insalata di polipo. Dopo mezza ora di attesa mi dicono che non hanno il polipo. Pago il succo e me ne vado. Cerco un supermercato per comprare della frutta ma sono tutti chiusi per la pausa pranzo. Rientro in stanza con la coda tra le gambe e lo stomaco vuoto. Sgranocchio 2 biscotti e alle 14.30 un camion turistico passa a prenderci per condurci al molo dove ci imbarcheremo per una gita alla isola tinteras. Dalla barca avvistiamo i pata azul, i pellicani, i leoni marini, il secondo pinguino più piccolo del pianeta e unico che vive al di sopra della linea equatoriale. Dopo la perlustrazione del mare e l'avvistamento degli animali scendiamo sull'isola e camminiamo per 45 minuti. Osserviamo una immensa colonia di iguane bebè, vediamo degli squali con la coda bianca e tanti coralli bianchi depositati su terra nera vulcanica. Il percorso è molto bello e la guida competente. In seguito ci dedichiamo allo snorkeling, ma l'acqua è talmente torbida che non si avvista quasi nulla. Il gruppo con cui passiamo il pomeriggio è molto piacevole e simpatico e le risate non mancano. La sera ceniamo in un ristorante chiamato veliero e gustiamo un piatto di frutti di mare accompagnato da riso asiatico in salsa di soia e un piatto di polipo. Alle 22 siamo stravolte e spegnamo la luce.
sabato 27 maggio 2017
Seymur
Il buffet della colazione è magnifico. L'hotel ha il nome germanico e probabilmente è gestito da discendenza germanica; il pane di molte varietà lo dimostra. Mi tuffo sul pane, sui salumi, sull'uovo pasticciato e sui cereali con frutta e jogurth. Mi abbuffo come un elefante pronta per spendere calorie nelle varie immersioni nell'acqua. Alle 8 saliamo su un bus turistico che ci conduce al molo che si trova a nord dell'isola. Oggi visitiamo l'isola Seymur. Il cielo è grigio mentre facciamo colazione; 1 ora dopo è azzurro e soleggiato. La nostra pelle necessita di idratazione extra e protezione solare.
Fuori dal finestrino osserviamo i microclima di cui ci parlava ieri Alfredo e osserviamo le verdeggianti colline e pianure. Arriviamo al molo dopo 30 minuti di viaggio e saliamo su un gommone che ci porta alla nostra imbarcazione : Queen Karen. Saliamo a bordo e notiamo con piacere che la barca è dotata di molti comfort. Nella parte alta ci sono molti materassi posizionati a terra per potersi rilassare e prendere il sole. Nella parte bassa della nave c'è la cucina, una sala da pranzo e una zona soggiorno. L'equipaggio è formato da 4 persone: la guida, il cuoco, il "cameriere" e l'autista del gommone. Navighiamo 1 ora circa, tempo nel quale facciamo la conoscenza dei nostri compagni di gita: mamma e figlio dal Texas, 2 fratelli dall'Ecuador continentale, 1 donna cilena, una coppia argentina, 1 coppia olandese e una famiglia di Quito con 3 figli. Il gruppo è molto simpatico e ci troviamo velocemente a nostro agio. La guida si chiama David ed è un divertente pagliaccio sempre a caccia di foto con animali rari. Ci fermiamo al largo dell'isola masquerada e con il gommone ci trasferiamo alla spiaggia. La sabbia è bianca e brilla con i raggi del sole; l'acqua è trasparente e punteggiata da rocce vulcaniche. In cima alla duna di sabbia si vede l'altro lato dell'isola con la sua acqua blu agitata. Vediamo molti leoni marini che nuotano e che si posizionano vanitosi in bella mostra per le foto. Il più tenero è il bebè di 3 mesi con la testolina del colore del cioccolato al latte. Li osserviamo e li fotografiamo da tutte le angolazioni. Camminiamo per mezz'oretta intorno all'isola e e David ci mostra diversi scheletri tra cui quello di una balena. Rimane del tempo per fare snorkeling e tutto il gruppo si lancia nell'acqua per nuotare e giocare con i leoni marini. Infilo la maschera e le pinne e vado a caccia dei leoni marini con la mia go pro alla mano. Ne avvisto 3 e mi avvicino. Loro mi nuotano intorno ad una velocità folle e mi mordono le pinne. Mi hanno scambiata per un leone marino femmina.... hehe! Si allontanano a tutta velocità e poi tornano alla carica lanciandosi verso la mia maschera e poi immergendosi a 2 cm dalla mia faccia. È bellissimo poter nuotare con loro. Continuo a nuotare cercando qualche altro pesce interessante ma non avvisto nulla se non alcuni pesciolini variopinti. Faccio un segnale al gommone e mi faccio riportare alla nave. Il mio piede non è ancora guarito e ogni giorno trovo mille modi per farmi male e non lasciarlo guarire. Salita sulla barca mi accolgono con un bell' asciugamano bianco e morbido. Mi sposto al piano superiore e incamero un po'di sole. Gli uccelli ci seguono nel nostro navigare sperando di ricevere del cibo lanciatogli dal cuoco della nave. Sono bellissimi ed eleganti. Alcuni hanno il collo bianco, altri rosso; l'apertura alare è impressionante. Scatto centinaia di foto sperando di ricavarne qualcuna speciale. Il pranzo è pronto e noi tutti ci accomodiamo a tavola. Il piatto è servito caldo e ha un'ottima presentazione. Mangiamo un pesce bianco con verdura, patate e riso. Squisito davvero. Il pomeriggio sbarchiamo all'isola di Seymur e facciamo una camminata di 2 ore a caccia di uccelli di diversi tipi. La particolarità di questa isola sono le sule dalle zampe azzurre e le fragate con il collo rosso che si gonfia a palloncino nel maschio innamorato. Lungo il tragitto a piedi assistiamo ad alcuni momenti molto emozionanti: il rituale di conquista del maschio pata azul, una coppia di pata azul che protegge un piccolino di pochi giorni ed un uovo, alcune fregate rosse a pochi metri di distanza. Gli uccelli che vediamo sono centinaia e le foto che scatto altrettante. David si diverte a fare commenti sul comportamento snob e saccente delle femmine volatili che ignorano i maschi quando aprono le ali e mostrano il loro lato migliore per conquistare pa femmina. Mi chiama sempre bambina e mi fa vedere quali sono i posti migliori per saccare fotografie. Esaurita la visita torniamo sulla barca e navighiamo sino alla terra ferma. Salutiamo l'equipaggio della nave e il cuoco mi abbraccia commosso, perché gli ricordo una giovane donna svizzera di cui si era innamorato quando aveva 30 anni. Rientrate all'hotel ci rilassiamo e ceniamo al ristorante. Più tardi usciamo a fare una passeggiata e ci imbattiamo in uno spettacolo di balli tipici dell'Ecuador.
venerdì 26 maggio 2017
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