venerdì 5 maggio 2017

The beat

"La capitale della Bahia, fiore meticcio per eccellenza, trova in questo il segreto della propria energia. Portoghesi, nativi, immigrati vari e soprattutto milioni di schiavi portati dall’Africa, da impiegare come manodopera nelle piantagioni di canna da zucchero. L’odierna cultura bahiana è un originale brodo di anime, dove ogni etnia ha dato il proprio contributo in termini di tradizioni, cucina, musica e spiritualità. Su tutto, come un lievito in continuo fermento, la voce figlia degli schiavi di colore. Per questo Salvador è anche detta la città nera del Brasile: in nessun luogo al mondo i discendenti degli schiavi africani hanno mantenuto con tanta forza il proprio retaggio culturale.


Città nera vuol dire danze, ritmi vigorosi che animano le strade e soprattutto capoeira, praticata un po’ ovunque. È una sorta di arte marziale dove due lottatori si scambiano colpi e compiono eleganti evoluzioni senza toccarsi mai. Attorno a loro, in semicerchio, alcuni compagni cantano e suonano il berimbao, un arco che tende una corda metallica su cui è fissata una zucca secca, che funge da cassa di risonanza. La capoeira veniva praticata dagli schiavi in segreto e solo nel ‘900 uscì dalla clandestinità, diffondendosi poi come disciplina sportiva in tutto il Brasile. È un’arte che porta in seno una vena di malinconia, dove destrezza e musica si fondono con l’eco di un dolore. Attorno, ricche cattedrali risalenti al periodo coloniale, odori sapidi di spezie e cocco, strade acciottolate dal fascino decadente tra palazzi tinteggiati con colori pastello.

Il cuore di Salvador è il Pelourinho, il quartiere storico incluso tra i patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO; il suo respiro e il suo sguardo, invece, sono rivolti al mare. È la grande Baia di Todos os Santos, la più estesa del Brasile. Decine di isole, alcune delle quali disabitate, dove l’intatta natura tropicale si mescola ad antiche vestigia architettoniche del periodo coloniale. Un’ora di traghetto, magari in un giorno infrasettimanale, e ti ritrovi appunto a Itapirica o ancora meglio aBom Jesus dos Passos. L’atmosfera è tranquilla, odori e suoni finalmente si placano. Salvador, che brilla sull’acqua dalla parte opposta, nasconde le proprie sfumature scivolando in un velo di foschia azzurra. Si distinguono la città alta, quella bassa e il fascinoso porto, teatro di storie e passioni che il grande scrittore Jorge Amado ha fedelmente ritratto. Grazie ai suoi libri possiamo volare in Bahia anche standocene sulla poltrona di casa. Parlano d’amore, di ladruncoli, marinai e prostitute; di uomini attaccati a un sogno che sperperano le proprie risorse ai tavoli da gioco. Gente mulatta, senza un colore dominante, con un’immensa voglia di vivere, capace di guardare avanti durante i periodi bui." - Tratto da una rivista

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