Ho camminato, ho zoppicato. Non ce la facevo a stare dentro quella stanza, dentro quell'ostello. I miei polmoni avevano bisogno di ossigeno. Sono uscita con la tempesta che imperversava. L'acqua scorreva sul mio viso e sulla mia giacca, sulla mi pelle e sulle mie scarpe. L'acqua lava via e rifocilla di nuova energia. Ho sempre trovato estremamente consolatorio correre o camminare sotto la pioggia. Devo riuscire a calmare le emozioni e a trovare un equilibrio. Le giornate piovose ci obbligano a stare in un luogo chiuso, lontano dal movimento della gente e dalla distrazione della testa. Cammino e medito, cammino ed inspiro. Cammino e lascio spazio a nuove realtà. Ce la farò, ce la faremo. Andrà tutto bene, andrà tutto a meraviglia. Le 3 ore che mi separano dall'ostello mi aiutano a ritrovare i punti fermi, a calmare le emozioni ballerine che dal cuore si sono propagate a tutto il petto riducendolo ad un contenitore sovraccarico di elettricità. Chiudo gli occhi e mi appoggio ad una palma. Guardo il mare. Chiudo gli occhi e tocco la sua corteccia. Guardo la spiaggia e le onde. Chiudo gli occhi e abbraccio il suo tronco. Annuso il suo profumo. Alzo gli occhi al cielo e seguo il volo elegante di un uccello che sorvola un cumulo di rocce. Dà forza ed energia e poi lascia ferme le sue ali per volare grazie all'impulso. Devo fare così anch'io, devo dare l'impulso e poi lasciare andare. Sta per cambiare tutto, cambierà tutto. Sono pronta? Credo proprio di si. Forza Elo, sali questo importante gradino che ti porterà più in alto, là dove la vista sarà ancora migliore.
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