Non può essere sempre brutto, non può piovere ogni ora qui a Salvador di Bahia. Il mare si trova a due passi dal nostro ostello e tante spiagge sono raggiungibili in decine di minuti in auto, ma il tempo metereologico ci boccia ogni idea. Venerdì mattina ci alziamo e dopo aver fatto colazione ci avventuriamo per le strade della città storica alla ricerca della lavanderia. Eugenia imposta il gps e ci incamminiamo verso il punto di destinazione. Dopo aver compiuto poche centinaia di metri sentiamo una sirena che richiama la nostra attenzione. Ci giriamo e ci accorgiamo che la polizia vuole parlare con noi. Si accosta e ci dice:"signorine dove andate?"dopo aver ascoltato la nostra risposta i poliziotti ci dicono che in questa strada non si può camminare perché è pericolosa. Ci scortano fino alla fine della strada e ci pregano di rientrare facendo il giro lungo. Questo è il Brasile: sicuro nel centro ma a 2 passi dal centro puoi essere fottuto in pochi secondi. Mi rabbuio un po' all'idea di dover prendere il taxi per spostarmi ovunque, ma che io lo voglia o meno mi tocca adeguarmi. La pioggia e le raffiche di vento ci accompagnano anche nel momento in cui scendiamo l'ascensore per raggiungere il porto e la città vecchia. Diamo un'occhiata al mercato e prendiamo un taxi che ci porti al museo di arte moderna. Lo troviamo chiuso e rientriamo sconfortate nella città alta. Misuriamo in lungo e in largo i pavimenti del museo dello scrittore Jorge Amado e andiamo a pranzare in centro. Io e la mia amica ci guardiamo nei reciproci occhi e cerchiamo un conforto che non troviamo. La giornata di oggi è stata grigia e un po' noiosa, il senso della permanenza in città a questo punto un po' ci sfugge. Vorrei prendere dei corsi di capoeira e musica ma non sento mai pulsare la vibrazione giusta. Ma arriverà, ne sono sicura.
Nessun commento:
Posta un commento