martedì 28 febbraio 2017

Pioggia e relax

Oggi piove forte qui a Bariloche e noi ci concediamo una giornata di tranquillità. Stamattia abbiamo fatto colazione con comodo, poi siamo state a cercare un auto da affittare per i prossimi 2 giorni e abbiamo bevuto un tè. I giorni scorsi abbiamo avvistato una buona compagnia che affitta auto ma purtroppo oggi quando siamo ritornate a parlare con il capo dell'ufficio non c'erano più auto disponibili. Abbiamo perciò dovuto far passare parecchie agenzie prima di trovarne una che ci offrisse un buon rapporto qualità prezzo. Nel pomeriggio ci  siamo riposate in ostello e stasera andremo a cena da un ragazzo argentino comtattato tramite l'applicaziome couchsurfing  (è un modo per alloggiare gratis nel mondo e per conoscere la cultura più da vicino).
Domani partiremo presto per Villa Langostura e dopo averla visitata proseguiremo sulla strada panoramica dei 7 laghi fino a San Martin de los Andes. E rientreremo giovedi. 





La stancante giornata

Alle 7.30 un bebè comincia a strillare nella sala colazione e i miei compagni di stanza si irrigidiscono. Io non ci faccio molto caso dato che i miei ritmi sono sempre mattutini. Il programma di oggi prevede una pendenza molesta che comporta il cambio dei soldi all'ufficio all'angolo della piazza. Ogni volta che dobbiamo cambiare i soldi sudiamo 7 camicie. Oggi rimaniamo piacevolmente sorprese dal cambio favorevole che il funzionario ci fa. Riuscimo a recuperare i soldi perduti qualche settimana fa. Felici dell'impresa ben riuscita, ci dirigiamo alla fermata del bus numero 20 e saltiamo su. Dopo 17 chilometri scendiamo e affrontiamo la salita a piedi al cerro Campanario. Ci impieghiamo solamente 25 minuti e in cima abbiamo la fortuna di osservare da una piattaforma tutta la regione  dei laghi circostante. Ua meraviglia corollata dal cielo blu e dalle foreste verdi. Un ragazzo francese si è aggregato e passerà la giornata con noi. La prossima tappa dista altri 10 chilometru e si chiama Llao Llao. È il punto di entrata del parco nazionale dove nel pomeriggio percorreremo i suoi sentieri. Il pranzo è povero e penoso, ma ci dà un pochino di energia per poter camminare nella natura senza svenire. Passiamo tra le foreste di Arrayanes, cipressi e Coihué. Ci fermiamo a dormicchiare in una bella baietta e poi visitiamo altri punti panoramici suggestivi. Nel frattempo si sono fatte le 19 e noi decidiamo di rientrare con il bus. La folla si accalca sul torpedone come andassimo allo stadio. Vorrei non dover sgomitare per stare in equilibrio ma mi tocca crearmi dello spazio. Bariloche si intravvede in lontananza alle 20 e noi nonostante siamo affamate dobbiamo ancora fare la spesa. Un ragazzo argentino ci ha promesso di mostrarci come fare le famose "empanadas" e noi dobbiamo comprare la carne. L' acquisto di vino è vietato nel periodo di carnevale tra le 18 e le 21: Siamo fregate e possiamo comprare solo la carne. Rientriamo in hotel trascinandoci e consegnamo la carne a Ivan. Si era perso d'animo, pensava non arrivassimo più! Ci docciamo cercando di scacciare la stanchezza della giornata. Alle 22.30 inizieremo a cucinare tutti insieme e a mezzanotte finalmente mangiamo accompagnati da qualche goccia di birra. L'ambiente è simpatico e i nostri nuovi amici sono di compagnia.


lunedì 27 febbraio 2017

Campanario, Llao Llao (il nostro lunedi)







Corriamo a Bariloche

Abbiamo salutato l'ostello dalle mille regole e in particolar modo Gaston che la sera prima ha cucinato una deliziosa carne con purea e ce ne ha fatta gustare gentilmente un pezzo. Il bus che aspettiamo alla fermata dovrebbe chiamarsi "via Bariloche" ma nonostante i 15 minuti di ritardo non abbiamo notizie. Per scrupolo chiediamo informazioni all'uomo che carica le valige del bus "Don Otto" e lui ci dice che è il bus su cui dobbiamo viaggiare pure noi. Quasi riusciamo a perdere il bus parcheggiato davanti al nostro naso. Il viaggio dura solo 2 ore ma sono 120 minuti di splendida natura e laghi meravigliosi. Le foreste sono imponenti e ricche e i laghi sono degli specchi d'acqua con l'anima. Cerco di stare sveglia ma ogni tanto la sonnolenza si insinua in me. Arrivate a Bariloche cerchiamo il bus locale che possa portarci in centro e con piu precisione vicino all'ostello dove alloggeremo. La giornata è bellissima e calda. Tutto fila liscio e velocemente entriamo nell'ostello Los Troncos. La sognorina che ci accoglie ci fornisce diverse informazioni utili riguardanti la regione dei laghi, ma più tardi consulteremo in ogni modo l'ufficio del turismo. Non ci resta altro da fare che depositare i bagagli e correre a mangiare. Cosa c'è di meglio di un leggero piatto vegetariano? Se non fosse che il ristorante è a buffet e le porzioni esagerate. Il cibo é buonissimo ma usciamo rotolando. Non felici a sufficienza entreremo in una cioccolateria super chick chiamata RapaNui e berremo una deliziosa cioccolata fondente molto famosa qui a Bariloche. Sapete cosa si dice di questa cittadina? Che sia la svizzera della Patagonia. E vi assicuro che non è difficile capirne il motivo una volta messo piede sulle strade della citta: esistono hotel chiamati Cervino e Edelweiss, la cioccolata è ovunque, gli chalet dominano la vista sul lago e in piazza scorrazza un sanbernardo per allietare l'album fotografico dei turisti. Benvenuta a casa Elo! Manca solo la neve per poter usare il comprensorio sciistico di Cattedrale. Nel pomeriggio camminiamo tra le bancarelle di una fiera di artigianato locale, percorriamo il piccolo quay lungo il lago e andiamo a fare la spesa. Nel momento di cucinare conosciamo i nostri coinquilini di dormitorio: 2 ragazzi di Buenos Aires, una ragazza Australiana, una ragazza svizzero tedesca e un ragazzo francese. La serata vive i colori delle risate e delle cavolate. Ci divertiamo moltissimo e andiamo a letto felici.

domenica 26 febbraio 2017

Bariloche





Lago Puelo




Al lago

Dovremmo fare le valigie e partire per Bariloche, ma chi ne ha voglia? Decidiamo di comune accordo di prenotare un'altra notte e di passare la giornata al lago come fossimo dei locali. Prendiamo la nostra colazione con calma in compagnia di un ragazzo francese e all'ora di pranzo andiamo in centro a curiosare tra le bancarelle di una fiera di artigianato argentino. La giornata è splendida, calda ed estiva. Infiliamo il costume da bagno, le infradito, mettiamo l'asciugamano nello zaino e partiamo per andare al lago. Il bus straripa di gente e manca l'aria.
Dobbiamo resistere 30 minuti, per fortuna passano veloci. A due chilometri dalla spiaggia scendiamo dal bus e proseguiamo a piedi. Il vento rende piacevole la nostra passeggiata e ci porta diritte al molo. Questo lago si trova al confine con il Cile ed ha un colore stupendo. Nonostante la spiaggetta brulichi di gente, noi troviamo uno spazio e ci piazziamo. Il sole va e viene, rinfrescando la giornata e togliendoci la voglia di fare il bagno. È bello potersi sdraiare in spiaggia nel mese di febbraio. Una volta che ci siamo stufate riprendiamo il bus e torniamo a El Bolsón. Compriamo della vedura, dell'insalata e prepariamo un grande piatto vegetale. Chiacchieriamo con dei ragazzi che gironzolano per la casa e rivediamo un signore italiano incontrato a El Chalten. È ora di fare la nanna, domani andiamo a Bariloche!


sabato 25 febbraio 2017

Al bosco centenario e ritorno a El Bolsón

Insieme a noi al rifugio ci sono altre 4 persone: una coppia e due amiche argentine. La giornata è stata afosa ma durante la notte l'inversione termica si fa sentire. Il sacco a pelo è posizionato in mansarda su di un materassino e il sonno sopraggiunge dolcemente. Alle 8 i rumori della cucina ci svegliano e ci fanno alzare. Prima di affrontare il cammino per ritornare al punto di partenza del trekking decidiamo di perlustrare un po' la zona e andare a cercare l'albero millenario. Ci sono state alcune occasioni ma sono sempre state sabodate: il puma, il maltempo, la gita in barca senza disponibilità... e oggi finalmente sembra che riusciremo finalmente a vederlo. Sono emozionata, lo ammetto. Ho sempre amato abbracciare gli alberi e figuriamoci un millenario di 2 metri di diametro. Dopo aver fatto colazione di buon passo ci incamminiamo verso il bosco. Passati 45 minuti vediamo il primo piccolo bosco di alerce, ma non ci fermiamo e proseguiamo alla volta del grande albero. Improvvisamente leggiamo il cartello di benvenuto e da lontano intravvediamo un tronco immenso, che si contorce su se stesso. Vola verso il cielo e caccia le foglie come un razzo nello spazio. Gli occhi si incollano a questo gigante marrone. È bellissimo e da toccare ha la condistenza rugosa. L'energia che sprigiona è grande e possente. Ci giriamo intorno più volte, lo tocchiamo, gli parliamo, lo fotografiamo e ci sediamo ai suoi piedi. Vorremmo non dovercene andare mai, ma purtroppo il tempo passa e noi dobbiamo incamminarci di nuovo. Una volta arrivate alla capanna pranziamo al sole e alle 14 riprendiamo il sentiero. La camminata sarà bella ma molto lunga e arriveremo alla fermata del bus alle 19. Ritorniamo in città e ci lanciamo nella doccia fredda. Riposiamo un attimino e poi usciamo a cena. Non avrei scommesso per nulla che avremmo passato la serata a mangiare carne alla griglia e a bere vino mendozino. La vita è felicemente imprevedibile vero?

L'albero Alerce




Trekking al rifugio Motoco







Verso il rifugio Motoco

Ma la colazione possiamo farla oppure no?? In teoria no perchè non abbiamo avvisato della nostra intenzione di consumarla e quindi non ci sarebbe sufficiente pane per gli altri ospiti. A quanto pare siamo il terrore delle ragazze della reception perchè ne combiniamo una dietro l'altra. Abbiamo portato del vino in ostello quando è proibito, abbiamo dimenticato di disfare il letto prima di andarcene, non abbiamo potuto pagare in anticipo perché eravamo in assenza di pesos argentini. Quale sarà la prossima cavolata delle svizzerotte? Stamattina andiamo a camminare e saranno felici si vederci sparire dalla loro vista. Prendiamo il bus alle 9 dalla fermata in città e ci dirigiamo verso il lago Puelo. La giornata sembra bella anche se all'orizzonte si intravvede la nebbia e alcune nuvole. Siamo fortunate perché credo che oggi la pioggia non ci sorprenderà. L'autista ci indica gentilmente la fermata dove dobbiamo scendere e dopo averlo ringraziato seguiamo i cartelli fino all'imbocco del sentiero. Entriamo in una zona protetta dove vive la tribù Mapuche e iniziamo la salita nel bosco. Il sentiero è facile ma molto suggestivo. I pini e i cipressi dominano il bosco. Oggi il profumo degli alberi e della natura inonda le mie narici. È un grande piacere poter camminare in queste zone meravigliose. Saliamo la vallata a lato del fiume bianco e spesso ci fermiamo per osservare le bellissime pozze che si susseguono lungo il rivolo d'acqua. Dopo 3 ore di cammino e meditazione giungiamo ad un campeggio e facciamo il pic nic. Ieri abbiamo cucinato puree e milanese e oggi replichiamo con gli avanzi . Dopo un'oretta trascorsa al sole riprendiamo il sentiero e ci prepariamo a seguire in sali e scendi per le seguenti 3 ore. Entriamo in un bosco di Coihué e tocchiamo gli alberi possenti e chiacchieroni. Parlano di natura, di emozioni e di vita. La natura con la sua semplicità sta riempiendo le mie giornate di pienezza e grandezza. Giungiamo serene al rifugio e ci accolge Frida. Ci spiega le regole di convivenza e ci spiega quali altri sentieri si snodano dalla casa. Corriamo al fiume a fare un bagnetto e a riposare le gambe. Il sole batte forte sui sassi immersi nell'acqua e sulla nostra pelle color latte. La stanchezza verso sera ci sorprende e andiamo a letto presto.


mercoledì 22 febbraio 2017

Quarto giorno - Dedo Gordo

La sorpresa piu bella


La vista da su ...
Il dedo gordo


Diario del quarto giorno

Di nuovo la giornata inizia con la nebbia e qualche goccia di pioggia. Vorremmo poter partire con la sicurezza di poter incontrare il sole,ma anche oggi non veniamo ascoltate. Noi non ci scoraggiamo e affrontiamo un percorso alternativo molto difficile per arrivare a Warton. La tabella delle tempistiche di cammino marca 5 ore di marcia per arrivare al rifugio. Noi speriamo di impiegarne meno dato che abbiamo un passo atletico, ma le somme a fine giornata non saranno poi tanto positive. Impiegheremo 4 ore e 30 minuti fino alla baracca in legno dove pranzeremo e altre 3 fino alla partenza del bus. La camminata inizia in un bosco di fitta e bassa vegetazione che imbratta e bagna tutti i nostri vestiti. Una buona ora di avventura nel bosco ci permette di concentrarci sui nostri piedi perdendo di vista qualunque altro pensiero. La foresta cede il passo ad una terribile sassaia che mette a dura prova i nostri nervi e le nostre caviglie. Dobbiamo fare leva sulla forza delle gambe per evitare di scivolare sulla sabbia e dobbiamo attraversare ripetutamente ruscelli e fiumi. Giunte sulla cima del passo non crediamo ai nostri occhi vedendo la salita che abbiamo polverizzato e ci concediamo una pianura nel secondo tratto di bosco. E poi affrontiamo l'ultima ripida salita prima della discesa. Siamo contente di aver scelto questo stimolante percorso che ci regala emozioni forti. Arrivate al rifugio pranziamo e poi come 2 cavalli argentini ci dirigiamo al punto di attesa del bus. Purtroppo il mezzo è gia partito e ci toccherà attendere 2 ore al bar sorseggiando una bella cioccolata calda e chiacchierando con qualche altro "mochilero". Arriviamo in città stanche e suducie e dopo una bella doccia ci tuffiamo su uno squisito hamburger argentino. 

Terzo giorno- rifugio Retamal

BETO il gaucho

Il primo punto panoramico

Rifugio Retamal

Diario del terzo giorno

La mattina del terzo giorno ci alziamo e decidiamo di spostarci, nonostante il tempo non sia dei migliori. La giornata di pace e di ozio di ieri è stata simpatica ma oggi sentiamo il desiderio di camminare. La pioggia riprende a cadere ma non ci ferma. Decidiamo di avventurarci su una collina per poter godere della vista sulla valle del fiume azzurro. Lo spettacolo è meraviglioso, ma per arrivarci dobbiamo litigare con un terreno umido e scivoloso. Troviamo dei bastoni lungo la salita e li utilizziamo per stabilizzare l'equilibrio. Quando arriviamo in cima ci perdiamo nella magia del panorama e in silenzio contempliamo la natura. Gli uccelli cinguettano e il vento muove gli alberi. Noi ci connettiamo con la parte più profonda di noi stesse e ascoltiamo l'eco dei nostri sogni. Vorremmo rimanere a lungo ma l'umidità penetra nel corpo e ci incita a muoverci. Scendiamo il sentiero fino al rifugio di Beto e svoltiamo a sinistra. Camminiamo per ore nel silenzio del bosco. Poco dopo mezzogiorno prendiamo la deviazione per il rifugio Retamal. Arrivate in un grande prato notiamo una bella casetta munita di panche, di orto e di tanti altri servizi. Ci installiamo e nel pomeriggio saliamo al secondo punto panoramico della giornata. La sera ci intratteniamo con un simpaticissimo gruppo di ragazze argentine che ci fanno sbellicare dalle risate. Il turismo in questa parte di Argentina è molto locale, pochi stranieri e molti argentini. Siamo molto contente della sistemazione di oggi nel solaio del rifugio con altre 20 persone. Situazione simpatica. 

Secondo giorno-rifugio Horqueta


La casa di Beto

Diario del giorno di pioggia

La poggia forte e il vento travolgono la notte buia e al mattino non danno segni di cedimento. Il sacco a pelo ci avvolge come delle salsicce e non sentiamo la necessità di uscire dal bozzolo caldo ed invitante. Il suono delle gocce che cadono sul tetto ci culla e ritarda la nostra sveglia. Alle 10 scendiamo al piano terra e notiamo con felicità che la pioggia è terminata. La speranza di poter partire presto per andare ai laghetti alpini viene smorzata dalla voce di Beto che ci informa che i sentieri a monte sono chiusi a causa dello straripamento del fiume azzurro. L'alternativa sarebbe di scendere a valle ma noi non vogliamo andarcene così presto. La pioggia riprende a scendere copiosa e decidiamo quindi di rimanere a dormire un'altra notte al rifugio Horqueta. Il prato davanti slla casa è pieno di pozze d'acqua, le montagne circostanti sono avvolte nella nebbia. Passiamo la mattina a mangiare e a chiacchierare con il gaucho Tilleria. Ci racconta che il primo rifugio è stato costruito dal nonno nel 1940. Beto si occupa della casa, della pulizia, della cucina e delle vacche. È un uomo tuttofare dall'occhio vispo e gentile. Nel corso della giornata con lui si instaura una sorta di intesa di simpatia. Lui ridacchia alle nostre scenette esilaranti e ci racconta qualche aneddoto. La sera si offre di cucinarci una pizza con il pomodoro,  formaggio e salame e ci regala 2 bei bicchieri di vino. Mangia e beve con noi canticchiando in compagnia. Ci piace molto questo tenero signore e domani ci costerà molto salutarlo. Giochiamo a carte e andiamo a sdraiarci nella mansarda pronte per dormire.



Primo giorno- cajon azul

La pioggia e le basse temperature hanno innevato le cime



Rifugio Horqueta

Diario del primo giorno

Il solaio dove dormiamo venerdi notte scricchiola e brulica di turisti divertenti. Ognuno piazza il suo tappetino da campeggio e il sacco a pelo e il gioco è fatto. Se non fosse che 2 ragazzi argentini si sono messi a gonfiare con la pompa il materassino di grandezza letto matrimoniale a mezzanotte. Hanno fatto talmente tanto rumore che ci siamo svegliati tutti, ma nonostante questo la situazione era così comica che abbiamo riso di gusto. Il nostro vicino di "letto" si chiama Thierry e viene dalla Francia. È un tipo simpatico e amante della montagna come noi. Durante la notte la sagoma del nostro corpo ai fossilizza tra le pieghe di legno del pavimento e quando la sveglia suona fatichiamo a stiracchiare lo scheletro. Ci mettiamo in moto e dopo aver impacchettato il necessario che ci serve per i 4 giorni che trascorreremo nella natura ci dirigiamo alla fermata del bus. Inciampiamo in alcuni ragazzi addormentati sul prato dopo i bagordi della notte. Il bus è in perfetto orario e ci carica immediatamente, ma non dopo aver atteso Sophie che giungeva con i dolcetti e il caffè. Iniziare la giornata senza la colazione non è fattibile, figuriamoci un faticoso trekking. Felici e con la pancia piena attendiamo il momento che il bus si fermi e ci lasci camminare sui nostri piedi. Ci registriamo nuovamente all'ufficio del ranger e partiamo con il nostro zaino colmo di cibo.

 Se ci perdiamon el bosco non moriremo di certo di fame. Seguiamo una larga strada sterrata che in 2 chilometri di pianura e discesa ci porta alla passerella sul rio azzurro. Proseguiamo ed entriamo in un bellissimo bosco dai colori vivi. Il sentiero é sempre largo e carrozzabile quindi non ci sono pericoli particolari e possiamo concederci il lusso di guardarci intorno. Gli alberi sono di diverso tipo ma purtroppo non ne riconosciamo i nomi e la storia. È bello poter far parte del bosco senza preoccuparsi troppo delle sue carattetistiche. Il profumo di questa zona verde è piatto e inodore. Non sono abituata a non sentire nulla, é una sensazione quasi sgradevole. Proseguiamo un'ora e ci fermiamo a goderci il fiume azzurro da una spiaggetta. Il sentiero si fa poi stretto e impervio. Per arrivare alla cima del cajon azul dobbiamo salire scale in pioli di legno ed attraversare ponticelli in legno formati da 2 tronchi fini e scivolosi. La vista da lassù ripaga dalle fatiche vissute. La parete di riccia è marrone e bagnata, il fiume di un azzurro trasparente. Andiamo un pochino oltre e facciamo un pic noc in un prato, ma il vento ci distoglie dal piacere del sole e ci obbliga ad entrare al rifugio a scaldarci. Ma questa sarebbe l'estate argentina? Il luogo non ci manda vibrazioni positive e decidiamo di proseguire di qualche ora fino al rifugio Horqueta. Sopraggiungiamo e troviamo la casa chiusa avvolta nel silenzio. Non capiamo se è la capanna che cerchiamo oppure no. Gironzoliamo nel bosco circostante ma non troviamo altro e ritorniamo sui nostri passi. Sulla soglia compare un uomo con il cappello e i baffi. Ha un vestito violaceo e una cintura fatta a mano. Ci saluta cordialmente ma con uno spagnolo stretto e spigoloso. Gli chiediamo asilo politico per la notte e ce lo concede gentilmente.Ci conduce in una mansarda disabitata, ci allunga 2 materassi umidi e ci saluta con un sorriso. Sophie ed io ci guardiamo e scoppiamo a ridere. L'avventura ha inizio! Apriamo lo zaino, sistemiamo i nostri effetti personali e scendiamo in soggiorno a chiedere una tazza di tè. Il nostro oste si chiama Beto e vive in questa casa durante la stagione estiva per accogliere i turisti e per occuparsi delle sue 20 vacche. Per cena cuciniamo una zuppa alla zucca e della pasta sotto vuoto già condita. Beto ci osserva sornione e ascolta la radio che sempre gli tiene compagnia. Siamo nel mezzo del nulla accolte da questo gentile e silenzioso signore e siamo felici.

Siamo tornate ieri sera dal trekking nel parco nazionale rio azul. Ci siamo immerse nella natura per 4 giorni rinfrescando il corpo e la mente. Abbiamo trovato sole ma anche tanta pioggia. Abbiamo fatto incontri interessanti e culturali. Avevo scritto il diario di ogni giorno ma purtroppo è andato perso quindi dovrò riscriverlo e avrò bisogno di altro tempo. Vi augura una buona giornata e buoni festeggiamenti al carnevale. 

venerdì 17 febbraio 2017

El Bolsón

Abbiamo salutato Esquel con il suo bel parco nazionale e siamo saltate sul bus. In poco più di 2 ore siamo sbarcate in una cittadina chiamata El Bolsón nella privincia di Rio Negro. Dall'inizio del mio viaggio ho visitato le province di Buenos Aires, Santa Cruz, Chubut e ora sono proprio al di là del confine di Rio Negro. La cittadina è molto turistica e ogni negozietto delizia il palato dei locali come pure degli stranieri. Cambiamo i soldi in banca e con lo zaino in spalla ci dirigiamo all'ostello. Questa meta è molto ambita sia dagli argentini che da noi backpacker, quindi quasi tutti gli hotel sono al completo. Troviamo posto in una mansarda di un ostello sul pavimento. Adagiamo il materassino e il sacco a pelo e il gioco è fatto. Corriamo in strada a scoprire quali sono le mete preferite per il trekking e dopo un lungo chiacchierare con il guardia parco ci registriamo per 4 giorni di cammino.
Partiremo domattina e rientreremo martedi sera. Dormiremo 3 notti in 3 differenti rifugi e cammineremo parecchio. Vedremo tante belle foreste e meravigliosi fiumi azzurri. Proseguiamo il nostro giro nel supermercato locale. Compriamo i viveri per i prossimi giorni e rientriamo all'ostello per preparare lo zaino e per cenare. Il vento soffia poderoso e la pioggia non risparmia la giornata di oggi. Probabilmente nei prossimi giorni pioverà e ci bagneremo ma siamo pronte a fare la danza della pioggia a tempo debito. Ci riaggiorniamo fra qualche giorno.

Finiti i giorni nel parco

Stamattina abbiamo dormicchiato parecchio e siamo uscite dalla tenda sperando di vedere il sole. Una coltre di nuvole ricopre l'orizzonte e i metereologi danno allerta per vento forte. La padrona del camping ci consiglia di rientrare as Esquel in mattinata ma a noi pare uno spreco di tempo e decidiamo di andare a fare una passeggiata al lago. Camminiamo lungo un sentiero per un'oretta e giungiamo al porto Limonao lungo il lago Futalaufquen. Entriamo in un Hosteria a bere una bibita ma ben presto ci sorprende un temporale con forti raffiche di vento. Rimaniamo al riparo fino alle 15 sotto lo sguardo gentile e accomodante del cameriere. Appena un raggio di sole squarcia il cielo ci fiondiamo in strada  e cominciamo a trotterellare veloci verso il centro informativo del parco. A metà strada passa un'auto accanto a noi e la fermiamo. Chiediamo ai 2 ragazzi argentini un passaggio che gentilmente ci concedono. Spostiamo montagne di indumenti e di cibo e ci sediamo in 2 su un piccolo sedile. Che avventura! Arrivate al centro informazione cerchiamo unaltro passaggio fino ad Esquel e con grande fortuna appena scendiamo dall'auto saliamo sulla prossima! Un uomo gentile e paffutello ci fa salire gentilmente a bordo e ci racconta un po di storie argentine che noi captiamo con le antenne aperte. La magia di fare autostop è che ti permette di entrare in contatto con la popolazione locale. Arrivate ad Esquel ringraziamo il nostro autista con una tazza di caffè ed una bella merenda. Domani mattina alle 9 circa prenderemo il bus e ci sposteremo a El Bolzon.

giovedì 16 febbraio 2017

Altri scatti







Los Alerces - terzo giorno

 Lago Futalaufquen
Il nostro autista Adrian

La passeggiata all'albero centenario e il nuovo campeggio

Siamo sopravvissute alla notte all'adiaccio. Nessun animale ci ha leccato il viso con la lingua setosa e nessun serpente ha deciso di strisciare sul nostro sacco a pelo, che sollievo! Mangiamo qualche biscotto e beviamo uno yogurth liquido. La colazione è leggerina ma ci permette di carburare prima di affrontare il sentiero degli alberi centenari. Partiamo dal camping con lo zaino e costeggiamo il lago verde fino a raggiungere la passerella del fiume Arroyes. La mattina è silenziosa e ci permette di sentire i rumori della natura. Siamo sole, non ci sono altri turisti in giro e il guardia parco sembra sparito. Un cartello spiega come comportarsi nel caso in cui ci si imbatte in un puma. Puma?? Non affrontiamo il sentiero degli alberi lungo 2 chilometri a cuor leggero. Ad ogni minimo rumore ci guardiamo spaventate e aumentiamo il passo. Arrivate all'albero Alerce vecchio di 300 anni ci fermiamo ad osservarlo e lo fotografiamo. Un rumore ci arriva all'orecchio e ci muoviamo velocemente avanti. Che mai sarà stato?? E chi lo sa... magari un cinghiale... Alle 11.15 un barca piena di turisti dovrebbe salpare alla volta del parco dagli alberi millenari, io vorrei aggregarmi ma purtroppo la barca è piena e dovrò rinunciare con molto dispiacere. Terminiamo il percorso e ci sediamo lungo la strada principale ad attendere il bus che ci porti a ritroso all'entrata del parco. Non passano nemmeno 10 minuti che il bus col signore dei baffi arriva. Ci fa cenno che lui non ci può prendere a bordo ma ci spiega di aspettare il prossimo. Lo ascoltiamo e seguiamo il suo consiglio, oggi sembra che il suo umore sia migliore. I due signori del secondo bus sono simpatici e loquaci. Gentilmente ci portano al campeggio che gli indichiamo. La giornata è iniziata con parecchie nuvole ma ora che è mezzogiorno il cielo è di un azzurro molto intenso. Entriamo nel campeggio, affittiamo una tenda e ci piazziamo felici. Pranziamo e poi ci rilassiamo. Sophie rimane al campeggio mentre io vado alla scoperta delle bellezze della zona. Faccio una passeggiata in una zona collinosa dove posso ammirare lo splendido  lago Futalauquen e la verde foresta. Oltre a ciò visito delle antiche pitture rupestri. Proseguo in seguito verso il lago e cammino lungo alcune insenature molto belle. Vagabondo parecchio e libero il cervello. Mi godo la natura che incontro e mi fermo in una spiaggia disabitata che ben presto diventa la Rimini della  Patagonia. Verso le 17 mi raggiunge Sophie e insieme chiacchieriamo e facciamo il bagno. Il sole è ancora alto e la spiaggia sembra non lasciarci andare via. Alle 19.30 camminiamo al campeggio e cuciniamo due cosine veloci. Eccoci pronte per la nanna con un tetto sopra la testa. 

Los Alerces - secondo giorno