sabato 4 febbraio 2017

Secondo estratto del libro

"Una donna in Mongolia:
Per sopravvivere in un paese straniero la prima cosa da fare è conoscerne la storia, quindi mi sono tuffata in quella della Mongolia. In questo paese la forza del clan è l'unica possibilità di sopravvivere per chiunque. Infilo nello zaino un dizionario inglese-mongolo, oltre alla raccolta di immagini  che mi ha sempre permesso di farmi capire. L'alfabeto odierno mongolo si basa sul cirillico, e bisogna imparare a decifrarlo.
Per quanto riguarda la Mongolia mi sono sentita a disagio in molte situazioni. La lingua è caratterizzata da un'apparente ferocia che imbarazza, pare che le persone litighino al posto che parlare. Un altro motivo di choc è che ad ogni incontro inatteso e casuale, i nomadi si mettono davanti a te fissando l'orizzonte  mentre con la mano cercano l'organo genitale per urinare. Cerchi di accettarlo senza giudicare, per loro è come marcare il territorio( ti abbiamo vista, ti teniamo d'occhio, sei nelle nostre terre)
  A quel punto smettono di guardare l'orizzonte e e ti fissano con i loro neri occhi. Quelli che non urinavano si alzavano la maglietta sul ventre tondo per mostrare la ricchezza. Mi sono trovata anche in altre situazioni alquanto troviali: adolescenti a cavallo mi hanno seguita nella steppa pensando che avrei offerto loro sesso. L'avevano sentito probabilmente in televisione, che persino i nomadi piu isolati avevano. La Mongolia è uno dei rari paesi dove la mia sicurezza è stata minacciata 7 giorni su 7 e in cui l'organizzazione della sanità ha individuato un sacco di malattie".

Nessun commento:

Posta un commento