Ora che i rumori in stanza si acquietano si è fatta la 1 e alle 6.15 suona la mia sveglia. Durante la notte ci provo a dormire ma sono agitata per il trekking e mi sveglio spesso per guardare la sveglia. Finalmente suona e io spalanco gli occhi come un furetto. Infilo velocemente i vestiti che ho preparato la sera precedente e scendo al piano di sotto a fare colazione. Una scodella di muesli con latte e una pagnotta con marmellata. Con in corpo l'energia necessaria per affrontare la mattinata mi dirigo con largo anticipo alla stazione dei bus. Una volta arrivata mi diletto ad osservare l'equipaggimento degli altri camminatori. Ciò che va per la maggiore sono le scarpe da ginnastica con le calzine a fantasmino e i leggins. Evidentemente la cultura della montagna non è stata trasmessa e i turisti si lanciano in imprese discutibili con una buona dose di casualità e irresponsabilità. Diversi bus partono prima del mio. Percorriamo 1 ora e mezzo di strada ed entriamo nel parco nazionale dove parcheggiamo. Il mio bus è l'ultimo in ordine di arrivo e noi passeggeri scendiamo dal mezzo e ci accodiamo ai 300 turisti già sul posto. Dobbiamo pagare la tassa di ammissione al parco e vedere un video sulle norme di comportamento osservabili nel parco. Nel 2012 a causa di un turista un grosso incendio ha devastato una zona del parco e in questi giorni un altro grande incendio sta mangiando tantissima foresta al centro del paese. Dopo 2 ore di attesa la mia tolleranza arriva al limite: io voglio CAMMINARE! Sono partita da casa con una grande voglia di camminare e mi ritrovo in coda per ore per pagare un biglietto. Sono frustrata, lo ammetto. Alle 11.30 finalmente sono pronta a partire a piedi; zaino in spalla e via. Seguo la fiumana di gente che come me affronta la salita per godersi lo spettacolo del Torres del Paines. Macino chilometri e supero persone con lo zaino gigantesco indispensabile per campeggiare. Salgo per un'oretta ammirando la valle circostante e poi entro in una foresta. Il freschino mi cade piacevole sul corpo e l'energia degli alberi mi invade magicamente. Giungo al rifugio zigzagando tra le persone e proseguo a testa bassa verso la mia meta. Un chilometro più avanti alzo gli occhi sul sentiero che corre a monte tra il verde della vegetazione e vedo una cerbiattina con la coda di cavallo nera e gli occhiali da sole, i pantaloni neri e una maglia azzurra che arranca ad ogni ostacolo sassoso senza mai arrendersi alla stanchezza. La osservo di nascosto per un po' e sorrido alla sua testardaggine. Mi avvicino e la saluto chiedendole come sta. È una ragazza cilena studentessa universitaria a Santiago. È a spasso con l'amica ma l'ha persa lungo la salita. Chiacchieriamo e continuiamo il cammino insieme. Io mi sento un lama che sputa ed annaspa: ma dov'è finita la mia condizione fisica himalayana d'altura?? Svanita! Gli ultimi 45 minuti di sentiero sono difficoltosi perché ci troviamo di fronte ad una sassaia. Proseguiamo a rilento ma non ci diamo per vinte. Le 3 guglie che si stagliano sopra il nostro naso ci danno la forza di proseguire. Manca poco, manca poco alla vista magnifica che ci ripaga dallo sforzo di 3 ore e mezzo di galoppata. Ero pronta e preparata ma la laguna azzurra e le 3 montagne che la dominano mi hanno rapito il cuore. È inspiegabile, è stupendo. Purtroppo ci possiamo fermare solo una mezzoretta perché abbiamo l'orario preciso per essere al bus. Trangugio affamata il panino, disseto il mio corpo disidratato e mi godo il gioiello incastonato tra le montagne. Mi pare di essere catapultata nel mio amato Ecuador e più precisamente alla laguna verde del vulcano Quilotoa. Tra i posti naturali più belli che ho visto al mondo menziono sicuramente queste due lagune turchesi, il Perito Moreno, il gran canyon, le cascate di iguazù, il tempio nella roccia di Petra, i fiordi norvegesi, il Salar di Uyiuni, le montagne himalayane e i laghi del Ladakh. Ripercorriamo il sentiero a ritroso colme di fatica e affanno. I muscoli e i piedi duolono. Alle 18 30 arriviamo alla fermata del bus che arriva dopo una quindicina di minuti. Saliamo su e poco dopo la partenza si ferms su un ponte e non va più. C'è chi comincia ad innervosirsi e ad agitarsi per la sua sicurezza personale. Fermarsi con un bus che pesa quintali sopra un ponte in legno non é molto bello e sicuro. Dopo 10 minuti scendiamo tutti perché un altro bus é arrivato a salvarci. Mi siedo di fianco ad un uomo che comincia a parlarmi del suo divorzio e dei suoi figli senza che io gli abbia chiesto nulla. E noooooo... sono stanca e non ce la faccio a dargli retta.. quindi mi fingo morta, ma non prima di aver scoperto che domani farà il tour full day della regione insieme a me ... sigh sigh. Chiudo gli occhietto e riposo fino a quando entriamo a puerto Natales. Un'altra magica giornata da ricordare!
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