sabato 25 febbraio 2017

Al bosco centenario e ritorno a El Bolsón

Insieme a noi al rifugio ci sono altre 4 persone: una coppia e due amiche argentine. La giornata è stata afosa ma durante la notte l'inversione termica si fa sentire. Il sacco a pelo è posizionato in mansarda su di un materassino e il sonno sopraggiunge dolcemente. Alle 8 i rumori della cucina ci svegliano e ci fanno alzare. Prima di affrontare il cammino per ritornare al punto di partenza del trekking decidiamo di perlustrare un po' la zona e andare a cercare l'albero millenario. Ci sono state alcune occasioni ma sono sempre state sabodate: il puma, il maltempo, la gita in barca senza disponibilità... e oggi finalmente sembra che riusciremo finalmente a vederlo. Sono emozionata, lo ammetto. Ho sempre amato abbracciare gli alberi e figuriamoci un millenario di 2 metri di diametro. Dopo aver fatto colazione di buon passo ci incamminiamo verso il bosco. Passati 45 minuti vediamo il primo piccolo bosco di alerce, ma non ci fermiamo e proseguiamo alla volta del grande albero. Improvvisamente leggiamo il cartello di benvenuto e da lontano intravvediamo un tronco immenso, che si contorce su se stesso. Vola verso il cielo e caccia le foglie come un razzo nello spazio. Gli occhi si incollano a questo gigante marrone. È bellissimo e da toccare ha la condistenza rugosa. L'energia che sprigiona è grande e possente. Ci giriamo intorno più volte, lo tocchiamo, gli parliamo, lo fotografiamo e ci sediamo ai suoi piedi. Vorremmo non dovercene andare mai, ma purtroppo il tempo passa e noi dobbiamo incamminarci di nuovo. Una volta arrivate alla capanna pranziamo al sole e alle 14 riprendiamo il sentiero. La camminata sarà bella ma molto lunga e arriveremo alla fermata del bus alle 19. Ritorniamo in città e ci lanciamo nella doccia fredda. Riposiamo un attimino e poi usciamo a cena. Non avrei scommesso per nulla che avremmo passato la serata a mangiare carne alla griglia e a bere vino mendozino. La vita è felicemente imprevedibile vero?

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