mercoledì 22 febbraio 2017

Diario del primo giorno

Il solaio dove dormiamo venerdi notte scricchiola e brulica di turisti divertenti. Ognuno piazza il suo tappetino da campeggio e il sacco a pelo e il gioco è fatto. Se non fosse che 2 ragazzi argentini si sono messi a gonfiare con la pompa il materassino di grandezza letto matrimoniale a mezzanotte. Hanno fatto talmente tanto rumore che ci siamo svegliati tutti, ma nonostante questo la situazione era così comica che abbiamo riso di gusto. Il nostro vicino di "letto" si chiama Thierry e viene dalla Francia. È un tipo simpatico e amante della montagna come noi. Durante la notte la sagoma del nostro corpo ai fossilizza tra le pieghe di legno del pavimento e quando la sveglia suona fatichiamo a stiracchiare lo scheletro. Ci mettiamo in moto e dopo aver impacchettato il necessario che ci serve per i 4 giorni che trascorreremo nella natura ci dirigiamo alla fermata del bus. Inciampiamo in alcuni ragazzi addormentati sul prato dopo i bagordi della notte. Il bus è in perfetto orario e ci carica immediatamente, ma non dopo aver atteso Sophie che giungeva con i dolcetti e il caffè. Iniziare la giornata senza la colazione non è fattibile, figuriamoci un faticoso trekking. Felici e con la pancia piena attendiamo il momento che il bus si fermi e ci lasci camminare sui nostri piedi. Ci registriamo nuovamente all'ufficio del ranger e partiamo con il nostro zaino colmo di cibo.

 Se ci perdiamon el bosco non moriremo di certo di fame. Seguiamo una larga strada sterrata che in 2 chilometri di pianura e discesa ci porta alla passerella sul rio azzurro. Proseguiamo ed entriamo in un bellissimo bosco dai colori vivi. Il sentiero é sempre largo e carrozzabile quindi non ci sono pericoli particolari e possiamo concederci il lusso di guardarci intorno. Gli alberi sono di diverso tipo ma purtroppo non ne riconosciamo i nomi e la storia. È bello poter far parte del bosco senza preoccuparsi troppo delle sue carattetistiche. Il profumo di questa zona verde è piatto e inodore. Non sono abituata a non sentire nulla, é una sensazione quasi sgradevole. Proseguiamo un'ora e ci fermiamo a goderci il fiume azzurro da una spiaggetta. Il sentiero si fa poi stretto e impervio. Per arrivare alla cima del cajon azul dobbiamo salire scale in pioli di legno ed attraversare ponticelli in legno formati da 2 tronchi fini e scivolosi. La vista da lassù ripaga dalle fatiche vissute. La parete di riccia è marrone e bagnata, il fiume di un azzurro trasparente. Andiamo un pochino oltre e facciamo un pic noc in un prato, ma il vento ci distoglie dal piacere del sole e ci obbliga ad entrare al rifugio a scaldarci. Ma questa sarebbe l'estate argentina? Il luogo non ci manda vibrazioni positive e decidiamo di proseguire di qualche ora fino al rifugio Horqueta. Sopraggiungiamo e troviamo la casa chiusa avvolta nel silenzio. Non capiamo se è la capanna che cerchiamo oppure no. Gironzoliamo nel bosco circostante ma non troviamo altro e ritorniamo sui nostri passi. Sulla soglia compare un uomo con il cappello e i baffi. Ha un vestito violaceo e una cintura fatta a mano. Ci saluta cordialmente ma con uno spagnolo stretto e spigoloso. Gli chiediamo asilo politico per la notte e ce lo concede gentilmente.Ci conduce in una mansarda disabitata, ci allunga 2 materassi umidi e ci saluta con un sorriso. Sophie ed io ci guardiamo e scoppiamo a ridere. L'avventura ha inizio! Apriamo lo zaino, sistemiamo i nostri effetti personali e scendiamo in soggiorno a chiedere una tazza di tè. Il nostro oste si chiama Beto e vive in questa casa durante la stagione estiva per accogliere i turisti e per occuparsi delle sue 20 vacche. Per cena cuciniamo una zuppa alla zucca e della pasta sotto vuoto già condita. Beto ci osserva sornione e ascolta la radio che sempre gli tiene compagnia. Siamo nel mezzo del nulla accolte da questo gentile e silenzioso signore e siamo felici.

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