sabato 29 aprile 2017

La bianca magia di Ouro Preto





Larissa Luz

Ieri in concerto a Rio

Ouro Preto

Giovedi visitiamo la vicina cittadina turistica e balneare di Buzios. Il bus in una ora ci porta al limite di una zona collinosa e verde dove possiamo camminare e ammirare dall'alto le varie baie. La giornata è nuvolosa e grigia ma qualche raggio di sole dona al mare un tocco turchese magico e tranquillizzante. Camminiamo parecchio prima di abbandonarci su una sedia a riposare e a bere un succo di frutta rivitalizzante. Scambiamo due pensieri e decidiamo di mangiare qualcosina in questo ristorantino con la vista sul mare. Ordiniamo un piatto di insalata e uno di ceviche. Riprendiamo poi il cammino e ci dirigiamo verso una spiaggia chiamata Praia Brava. È molto bella ed energetica ma purtroppo le sue onde tendono a mangiarsi golosamente tutta la spiaggia. Dimentichiamo il tanto desiderato sonnellino e ci fermiamo solo ad osservare il mare e la sua forza. Dopo un'ora di introspezione non ci rimane altro da fare che correre al bus, il buio ci sta per acchiappare e noi decidiamo di sfidarlo. In realtà poi il bus non lo prendiamo e camminiamo fino al centro di Buzios. Le vie brulicano di negozi di alta moda, di ristoranti che procacciano clienti e di bar dalle promozioni happy hours. Arrial do Cabo é un centro carino, con solo due bar, perciò stasera ci godiamo la movida brasilera con musica e cachaça a Buzios. Venerdi mattina dobbiamo lasciare la stanza per le 11 e ci costa fatica perché la giornata è di nuovo nuvolosa e a tratti uggiosa. Depositiamo i bagagli nella casa del padrone dell'ostello e andiamo al mare. Ci sediamo sulla spiaggia ma nel giro di pochi minuti dobbiamo rifugiarci in un ristorante. Il pesce cattura spesso la mia attenzione e appena ne ho l'occasione lo ordino e lo gusto con grande piacere. Oggi é una giornata piuttosto noiosa e lunga ma attendiamo con pazienza il tardo pomeriggio per viaggiare a Rio e la tarda notte per viaggiare a Ouro Preto. Ma cosa dovremmo fare nelle 4 ore di attesa alla stazione dei pulmann di Rio?? Dovremmo annoiarci di nuovo e ingannare il tempo con qualche stratagemma strano? Noooooo. Propongo a Eugenia di depositare i bagagli e di andare di nuovo a Pedra do Sal, il luogo della perdizione. Si trova a 5 fermate dalla stazione e possiamo incontrare sia cibo che musica. Partiamo con un grande entusiasmo che viene subito smorzato quando veniamo a conoscenza che il tram non procede oltre la fermata del museo a causa di una manifestazione. Vediamo il task force che si dirige sul luogo dell'evento munito di ogni arma necessaria a sedare ogni minimo movimento sospetto. In realtà era un falso allarme e la manifestazione è un interessante concerto di una cantante chiamata Larissa Luz. Ha la pelle scura ed una voce profonda e prorompente. L'energia che emana è contagiosa. Trascorriamo qualche ora in sua compagnia e poi andiamo a cenare velocemente in una piazza molto popolosa. Alle 22.30 prendiamo il taxi e torniamo alla stazione. Il bus ci conduce attraverso una strada a curve alla città coloniale di Ouro Preto(oro nero), nella regione del Minas Gerais, ad un'altezza di 1179 metri di altitudine. Arriviamo a destinazione alle 6.30 e dopo aver trovato il nostro ostello usciamo a conoscere la città. La città è significativa dal punto di vista storico come luogo simbolo della corsa all'oro iniziata nel 1711e centro di crescita del primo movimento indipendentista brasiliano. Oggi è ancora molto importante per l'arte, l'istruzione e il turismo. Le vie strette , tortuose e ripide della cittadina sono a volte sconnesse ma donano un'immagine del suo vecchio splendore di gemma barocca. Questa cittadina ricorda Paraty, nonostante il mare sia sostituito dalle montagne e la pianura dalla verticalità.

giovedì 27 aprile 2017

Buzios







 Ceviche!

Immersione

Nira a Rio de Janeiro ci ha parlato del loro amico che sta ad Arraial Do Cabo e che ha una scuola di inmersione. Ci stuzzica l'idea di immergerci nelle vive e ricche acque della costa brasiliana. Affiorano mille ricordi delle mie immersioni in Polinesia e in Australia. Assolutamente desiderei riprovarci. Sono oltre 10 anni che non infilo la muta, le bombole, la maschera e le pinne. Non è che me ne sia dimenticata è solo che negli ultimi dieci anni sono successe molte cose, ho fatto mille esperienze di tutti i tipi e la mia attenzione era altrove; inoltre non ho fatto più tante vacanze al mare. Ora mi sembra il momento ideale per riprovarci. Martedi appena arriviamo ad Arraial do Cabo mi metto in contatto con Vagner per fare il battesimo dell'acqua il giorno seguente. Si chiama battesimo anche se hai già avuto esperienze ma senza il certificato padi non si può procedere di grado. Vagner ci conferma l'ingaggio del giorno seguente e noi felici andiamo a perlustrare il paese e andiamo alla spiaggia paradisiaca praia do forno. 10 minuti dopo esserci sdraiate il sole sparisce dietro la collina e lascia l'ombra ingombrante della montagna. Tristemente ce ne andiamo e cerchiamo la praia grande. Non abbiamo molta più fortuna, qui fa freddo e tira un gran vento. Non è la giornata per la spiaggia perciò sulla strada del ritorno ceniamo, andiamo al supermercato e poi a riposare.
Mercoledì ci alziamo con il sole che bussa alla nostra finestra. Alle 8.30 dobbiamo essere al porto , ci dobbiamo sbrigare. Mandiamo giù rapidamente qualcosa nello stomaco e poi camminiamo fino alla marina. Ci accolgono Tito, Emiliano e Marzio. Ci conducono sulla barca e insieme ad una ragazza brasiliana partiamo verso la baia dai 1000 pesci colorati. Sono felice ma non sono agitata. Eugenia invece un po' lo è perché è la sua prima volta. Navighiamo 20 minuti e poi si getta l'ancora. La teoria dura fortunatamente pochi minuti, ci viene insegnato come respirare, come compensare le orecchie e come svuotare la maschera nel caso si riempia di acqua. Entreremo nell'acqua una alla volta per 45 minuti ed io sarò la prima. Impieghiamo 5 minuti ad infilare l'attillata muta di neoprene: questa è la parte più difficile della preparazione. Indosso le pinne nere, la maschera, il gilet con le bombole e come un pinguinello happy feet mi dirigo in poppa alla barca. Con un salto da ranocchio mi tuffo in acqua e la magia ha inizio. Familiarizzo con il respiratore e pochi minuti dopo ci immergiamo. Il fondo del mare dista solo 5-6 metri ma sembrano centinaia. I coralli si muovono al nostro passaggio e i pesci nuotano accanto a noi orgogliosi dei loro bei colori accesi. Alcuni più timidi si nascondono in mezzo alle rocce attendendo che torni la calma. Mi sento una james bond girl che va a caccia di missili sotto il mare. Il primo pesce che vedo non appena mi immergo è una bellissima tartaruga di mare. La seguo e la ammiro nel suo nuoto elegante. Mi vede e cerca di sfuggirmi ma io non mi lascio seminare tanto facilmente. Poi vedo la razza, il pesce coió che apre le pinne-ali viola, il pesce giallo, il pesce trombetta e tanti altri pesci di cui non conosco il nome. La sensazione di pace mi invade. È come entrare in un modo parallelo, ovattato e melodico. Il corpo fluttua e il respiro vive nelle mie orecchie. Ci sono solo io e l'immensità del mare.  Vivo! E respiro!

mercoledì 26 aprile 2017

Immersione nella baia












La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola- Raphaëlle Giordano

"Sogno che ognuno possa imparare a conoscere i propri talenti ed essere responsabile della propria felicità. Perché non c'è nulla di più importante che vivere una vita all'altezza dei nostri sogni di bambini... Buona strada". 

martedì 25 aprile 2017

Praia Do Forno - Arrial do Cabo




Le favelas

"Si calcola che nelle favelas brasiliane vivano più di undici milioni di persone (secondo i dati del Brazilian Institute of Geography and Statistics). Si trovano a ridosso delle principali città del Paese carioca: Rio de Janeiro, Belo Horizonte, San Paolo, Recife, Olinda e altre. Sono, in un certo senso, il rovescio della medaglia.

Le 3 più grandi favelas brasiliane…

Cidade de Deus. È la baraccopoli più povera di Rio de Janeiro. Fu costruita negli anni Sessanta perché ospitasse non più di 20.000 persone. Oggi ce ne vivono 60.000. Più del 23% di queste vive al di sotto della soglia di povertà. Il potere è detenuto dalle bande criminali che spacciano droga e che spesso coinvolgono nelle loro attività anche bambini di soli 10 anni.Rocinha. Intorno a Rio de Janeiro ci sono circa settecento favelas. Con i suoi 70mila abitanti, Rocinha è la più grande. Le condizioni di vita, qui, sono leggermente migliori rispetto a Cidade de Deus. Ma Rocinha è comunque il terreno di scontro di bande criminali che si contendono il controllo della favela e le infrastrutture e i servizi di base sono estremamente carenti.Heliópolis. Ci si sposta nell’area della città di São Paulo. Ha una popolazione di circa 100mila abitanti. Un tempo Heliópolis (il cui nome significa letteralmente “Città del Sole”) era considerata la più grande favela di tutto il Brasile, ma negli ultimi anni ha subito un lento processo di urbanizzazione. Nonostante ciò, per la parte più povera della popolazione la vita resta segnata dalla miseria e dall’emarginazione.

… dove la vita è difficile…

Le favelas sono delle autentiche città. Alcune zone sono composte solo da baracche, in altre ci sono case di mattoni, anche se la povertà domina comunque su tutto. Non essendo riconosciute dallo Stato, i servizi come energia elettrica, acqua e fognature non sono garantiti.

Proprio come il posto in cui vivono, gli abitanti delle favelas, letteralmente, non esistono: molti di loro non hanno un documento d’identità e neanche un indirizzo. Fare un censimento dell’effettiva popolazione di una favela è quindi molto complicato.

Nelle favelas esistono in ogni caso delle “leggi”: da un lato ci sono i narcotrafficanti che si contendono il controllo della zona e cercano di imporre le proprie regole alla popolazione; dall’altro c’è la polizia che per far rispettare l’ordine non risparmia pestaggi e arresti sommari. Neanche i bambini purtroppo sono esentati da tutto questo.

… e dove la vita può anche cambiare

Nella situazione complicata e per certi versi estrema delle favelas brasiliane possono comunque nascere delle storie di speranza. Storie di persone che hanno deciso di non arrendersi. Come Thais che desiderava solo studiare. Ma un sogno del genere rischia di restare tale se si nasce in una delle favelas di Rio de Janeiro. Nonostante tutto, Thais si è impegnata con tutta sé stessa. Adesso, a 21 anni, si è iscritta all’università. Un grandissimo successo per lei e una buona notizia per tutti no."

Pedra do Sal


Pedra do Sal

Il lunedì a Pedra do Sal la gente locale e i turisti si riuniscono in una strada pedonale che sfocia in una piazza e ascoltano una banda che suona la Samba. Decidiamo di farci un salto per respirare l'aria di Rio nella su totalità. Prima di andare alla festa vogliamo dare un'occhiata alla scala Selaron famosa per il suo mosaico infinito di piastrelle colorate arrivate da tutto il mondo. I colori dominanti sono il rosso e il giallo. La storia narra di un uomo chiamato Selarón  che si era trasferito a Rio de Janeiro neglianni ottanta andando ad abitare in una casa adiacente la scalinata. Nel 1990 iniziò a ristrutturare alcuni gradini fatiscenti che correvano lungo la parte anteriore della sua abitazione. In un primo momento, i vicini lo prendevano in giro per la scelta dei colori con i quali ricopriva le alzate dei gradini con frammenti di piastrelle blu, verde e giallo - i colori della bandiera brasiliana. La cosa iniziò come progetto collaterale alla sua passione principale, la pittura, ma ben presto divenne per lui come un'ossessione. Scoprì che era costantemente senza soldi e fu spinto a vendere sempre più suoi dipinti per finanziare quel lavoro, lungo e dispendioso, che egli continuò, fino a portarlo a termine, ricoprendo tutte le alzate dei gradini con piastrelle di ceramica e specchi.
Passeggiamo su e giù dagli scalini per qualche minuto e poi prendiamo un taxi che ci porti nells zona del porto. La musica invade le nostre orecchie non appena mettiamo il piede fuori dalla porta del taxi. C'è già molta gente che passeggia, che mangia e che balla. Compriamo degli spiedini di carne ad una bancherella ed una caipirinha alla seguente. La cachaça viene prodotta in Brasile perciò ad ogni angolo del paese si trova la caipirinha ad un ottimo prezzo. Con in mano il bastoncino di legno ardente e un bicchiere nell'altra procediamo verso la scala della piazza. Da lassù si ha una visione un po' più ampia dell'assembramento di gente e si riesce pure a sentire la musica. Ci sediamo tranquille, chiacchieriamo e osserviamo la gente che passa. Si vedono visi di ogni tipo e l'immagine di questo luogo super affollato è curiosa. C'è chi ha la pelle bianca, chi ha la pelle scura, chi ha i capelli biondi, chi i rasta, chi porta la gonna, chi i pantaloni, chi beve acqua e chi si fuma una canna. Però tutti apparentemente sono tranquilli, pacifici e si divertono. Questo quartiere era il luogo di ritrovo degli schiavi africani dove andavano a rilassarsi e a fare musica. Mentre siamo sedute un tipo ubriaco si avvicina ad Eugenia e si siede. Le dice di essere argentino e puzza di alcool da fare pena. Farfuglia qualcos'altro e poi scende barcollando qualche scalino e vomita accasciato al suolo. Procede a gattoni per qualche metro e si siede. Arriva una ragazza che gli cinge le spalle e lo bacia e poi se ne va. Per lo meno si trova alla festa con qualcuno, ci consoliamo. Nella mezz'ora seguente lo osserviamo con un occhio tra il disgustato e il preoccupato. La mia compagna di viaggio lo vuole aiutare ed innesca la sindrome di Madre Teresa. Io le dico che dobbiamo stare attente e innanzitutto occuparci della nostra sicurezza. La convinco a temporeggiare tenendolo d'occhio. Osserviamo che un ragazzo brasiliano gli compera una coca cola,ma il ragazzo vicino al coma etilico non reagisce con partecipazione. Pensiamo che sia una buona idea di chiamare un taxi e spedirlo all'ostello o di accompagnarlo noi visto che si trova nel nostro stesso quartiere. Fernando lo issa sulla sua spalla e lo trascina giù dalle scale. Improvvisamente si avvicinano a noi dei ragazzi che parlano spagnolo e che si definiscono suoi amici. Su questo ho qualche dubbio. Uno avrà 28 anni ed ha un dente d'argento al posto dell'incisivo sinistro. E ciò può significare una sola cosa... Ci fa presente che non ha il bracialetto dell'ostello dell'amico ubriaco perché ha dovuto toglierlo per andare nelle favela. Io dopo questa frase indietreggio e li lascio andare. Speriamo vada tutto bene a che questo povero ragazzo che si è distrutto con l'alcol a Rio de Janeiro per chissà quale motivo arrivi a casa sano e salvo. Direi che è ora di andare a dormire... questa giornata è durata già troppo...

la scalinata Seleron e la festa Pedra do Sol


 I nostri compagni di letto




Musica e festa

lunedì 24 aprile 2017

L'addio alla spiaggia di Copacabana con amarezza

Torna il sole e siamo troppo pigre per andare al giardino botanico. Ci dirigiamo in spiaggia e ci sediamo sulla soffice sabbia. Il sole scompare inprovvisamente dietro le nuvole che piano piano negli ultimi 30 minuti si sono accumulate in cielo. La brezza è molto piacevole e ci culla fino a farci addormentare. Lo zaino che ho posizionato sotto la testa come cuscino non è molto comodo e dopo qualche minuto passato a girare la testa per trovare una posizione più confortevole mi arrendo e apro gli occhi. Piego le ginocchia per sgranchirle e mi guardo intorno. Davanti a noi siedono due ragazzi che mi pare si comportino in modo strano. I miei occhi captano sempre tutto, è una tecnica di sopravvivenza sviluppata negli anni per poter tenere gli eventi sotto controllo. So che sta succedendo qualcosa ma il mio cervello ancora addormentato non riesce a collegarsi rapidamente alla realtà percepita dagli occhi. Uno dei ragazzi si alza rapidamente seguito dall'altro con il pareo degli stati uniti e la pelle scura. Il primo raccoglie uno zaino posizionato di fianco ad una coppia che dorme e se ne va. Lo sta rubando!Passano pochi secondi e mi alzo rapidamente e mi dirigo verso la coppia che dorme. Il secondo uomo,  il "palo", si avvicina a me e mi minaccia. Non ci provare ad aprire la bocca, mi fa capire. Ed io mi dirigo al cestino, prendo aria e rotorno al mio pareo. Vale la pena rischiare la vita per uno zaino? E se tira fuori un'arma? Rifletto sul fatto che mi trovo in Brasile, a pochi metri in linea d'aria dalle favela e decido di evitare di strillare, di muovermi e lascio correre. Che frustrazione l'impotenza. I poveretti rimangono senza zaino e senza i loro oggetti personali e se ne vanno con la coda tra le gambe. Evitiamo di coinvolgere la polizia... stiamo parlando di Rio de Janeiro. Poco dopo ce ne andiamo dalla spiaggia anche noi. Arrivate al limite della spiaggia mi siedo su un muretto per mettere le scarpe e con la coda dell'occhio vedo un tipo che si avvicina a me con il gesto di versarmi la birra sopra la testa. Quando sta per girare il bicchiere faccio un salto indietro e scopro che era un giocattolo. Il signore se la ride e noi con lui. Vuole venderci il giochino ma noi rifiutiamo. Lo seguiamo lungo la strada pedonale per vedere la reazione della gente e vi assicuro che è come vedere una candit camera. La gente non apprezza e si dimostra stizzita. Questi sono i nostri incontri strani di oggi. Domani alle 9.30 viaggiamo per Arraial do Cabo ( 3 ore al nord di Rio), dove vivremo il mare e lo snorkeling. E arrivata l'ora di lasciare Rio e le sue avventure.

domenica 23 aprile 2017

L'incontro

Siamo sedute su una panchina ad aspettare il tram in città quando una bambina di 4 anni si avvicina a Eugenia, le tocca leggermente il braccio, le tira delicatamente la manica della maglietta e le chiede se si può sedere accanto a noi. I suoi occhi marroni profondi e luccicanti ci ipnotizzano. Porta un abitino color salmone, una giacca jeans, delle havajanas ai piedi ed un ciuccio rosa in bocca. Ci sorride e ride di gusto. La sua pelle è come il colore del cacao e i suoi capelli cotonati appaiono come una scacchiera con un albero all'interno di ogni quadratino che sporge verso l'alto. Ha un visino dolcissimo ed uno sguardo magnifico. Porge la bambola ad Eugenia e le dice di occuparsene un pochino se vuole. A noi ridono la bocca, le guance, gli occhi ed il cuore. La sua mamma la osserva a distanza e non può fare altro che sorridere colma di amore. Il tram arriva e Joanna riprende la sua bambola con la pelle del colore del latte, gli occhi azzurri e sale sul vagone. Si siede davanti a noi eretta ed elegante e dopo aver passato qualche istante a guardare dinnanzi a lei e qualche altro a guardare fuori dalla finestra, si gira e ci saluta con la manina. È difficile distogliere lo sguardo da questo piccolo miracolo. Il tram si ferma e sale una famiglia che si siede nei due posti liberi di fronte a noi. La mamma e la bimba più piccola si accomodano mentre il papà e la figlia grande rimangono in piedi nel corridoio. La piccolina ha un cerchietto rosa con il fiocchetto e due occhi grandi e verdi. La maglietta che indossa porta stampate delle immagini di pasticcini ed è rosa. I pantaloncini sono anch'essi rosa ma questi ultimi a fiori. I sandaletti completano la sua tenuta pink con un fiocchetto e dei laccetti bianchi. Si guarda intorno e incrocia i nostri occhi. Non siamo riuscite a cullarci l'immagine di Joanna che un'altra tenera bimba salta dentro nel nostro cuore senza preavviso. Non potrebbero essere più diverse, partendo dal colore della pelle fino ad arrivare al modo di vestire e allo stile di vita che probabilmente vivranno. Eppure entrambe hanno un luccichio di spensieratezza che mi disarma. Sono assorta nei miei pensieri quando vedo Joanna attaccata al vetro esterno del tram che si sbraccia per salutarci. Quando ha capito di essere riuscita ad attirare la nostra attenzione si tranquillizza e ci saluta con la sua manina e con quella della bambola. La bimba dagli occhi verdi ci guarda curiosa, poi osserva la scena che si svolge fuori dal finestrino e i suoi occhi esprimono la gioia dell'essere bambini. Forse queste due creature si sono solo incrociate sul tram o forse un giorno si uniranno in un abbraccio intenso e saranno amiche. 

Festaaaa



Notte carioca

Ma Calatrava doveva venire proprio qui a Rio de Janeiro a costruire uno dei suoi edifici bianchi a forma di animale che attirasse così tanto pubblico? Noi ci abbiamo provato a prenotare sul web, ci abbiamo provato ad andare sul posto per tentare di entrare direttamente comprando il biglietto in loco, ma senza successo. Il fatto che sia sabato e che la giornata sia piovosa non facilita la nostra impresa. Ci godiamo quindi la vista del mastodontico animale simile a quelli visti a Valencia alla città della scienza e ripieghiamo sul museo di arte moderna a pochi passi dalla piazza dove ci troviamo. Non ci fa per nulla impazzire la collezione di opere dedicate al "delirio" e all'"infanzia" ma è sempre importante provare ad ampliare le proprie conoscenze generali. Decidiamo poi di andare a visitare il quartiere artistico situato in collina chiamato Santa Teresa. Per arrivarci ci sarebbero diversi modi: in bus, in tram e a piedi. Noi decidiamo per il pittoresco e romantico tram su rotaie. Il viaggio dura 15 minuti e si arrampica sulle vie irte del quartiere come il famoso tram giallo numero 28 di Lisbona. Vediamo molti graffiti, case antiche, giardini curati, passiamo sopra un acquedotto famoso del quartiere di Lapa e terminiamo la corsa in un bivio di strade colmo di ristorantini, bar e negozietti artistici di moda e design. La notte cala e noi decidiamo di tornare a casa dal quartiere degli artisti. Ci mettiamo in colonna per aspettare il tram e un signore bizzarro con una giacca rossa dai bottoni dorati di stile ottocento passa i seguenti 15 minuti mettendoci in fila, contandoci e agitandosi. Dopo mezz'ora che aspettiamo ci viene detto che l'ultimo tram é già passato e che non ce ne sono più. Il personaggio descritto poco fa borbotta, si scusa e se ne va. Non era un funzionario del tram, era un "mentiroso!". Noi non riusciamo a smettere di ridere della situazione altamente comica e ce ne andiamo a mangiare un panino per strada prima di saltare sul bus. Sebbene la giornata sia stata piovosa e corta( siamo usciti di casa alle 13.30), la sera ci sentiamo stanche e necessitiamo un riposino prima di lanciarci nella folle notte carioca. Alle 21.30 siamo di nuovo in pista e insieme agli amici di Nira andiamo in centro a mordere la notte di Rio. Il quartiere di chiama Lapa e la fiumana di gente riversa sulle strade sino a mattina è indescrivibile. Luci, musica, cibo e tanta festa. Abbiamo cenato ad un baracchino di strada e poi siamo andati a ballare in uno dei tanti locali che offrono vita notturna. Conosciamo un po' di gente e ci divertiamo. Al momento di rientrare purtroppo Eugenia si accorge che il suo telefono è sparito, perciò i toni della festa su smorzano un po. É sempre noioso essere in viaggio e doversi occupare di burocrazia facilmente evitabile.


Sabato di arte e festa

 L'opera di Calatrava

 Arte moderna??

 Bondinho


Quartiere di santa Teresa

sabato 22 aprile 2017

La Garota De Ipanema


La vista dal punto panoramico del Cristo Redentore

Giovedi sera ci siamo subito ambientate nella casa di Pablo (soprannominato Totò) e Nira. Abbiamo aperto i nostri zaini e ci siamo fatte una bella doccia. Siamo state poi invitate a cena in un ristorantino che scopri sempre con le persone del posto e abbiamo mangiato dei piatti tipici a base di carne, fagioli e farofa. La compagnia è buona se non fosse che Pablo ama estremamente parlare e stare al centro dell'attenzione. Già di per sé odio i monologhi e le situazioni in cui una persona ha un'opinione su qualunque cosa senza renderti partecipe nella conversazione e a maggior ragione oggi che non ho dormito la notte scorsa. È come dare una carriola di foglie di eucaliptus ad un koala. Ma ciò che importa è che siano delle brave persone, di cuore e lo sono assolutamente. Una volta terminata la cena abbiamo percorcorso la via pedonale che costeggia la spiaggia Copacababa e siamo andati a casa. Appena finito di preparare il letto ho toccato il cuscino e ho dormito fino all'alba. Siamo a Rio... e la mattina ci alziamo trotterellando per l'emozione di salire alla piattaforma panoramica del Cristo Redentore. Sulla via di Copacabana compriamo il biglietto del treno per salire la montagna situata nel parco di Tijuca. La stazione del treno è situata a mezz'ora dal centro balneare quindi ci spostiamo in bus fino al punto di partenza. L'autista ci vede indicare il bus e con gentilezza si ferma per accoglierci da vere turiste trovatelle. Si nota cosi tanto che siamo turiste?? Nooooooooo. All'entrata della piattaforma strabuzzo gli occhi nel vedere la bandiera svizzera e quella brasiliana su un manifesto. La pubblicità dice che se compri il biglietto per il treno di Rio hai un sconto del 50% sul treno della Jungfrau, hehehe! Arriva il nostro treno e saliamo sul convoglio. Il mezzo si mette in movimento e i passeggeri urlano e battono le mani, diciamo che corre una scarica elettrica tra i sedili. I binari volano in salita tra la foresta di alberi verdi. Nei momenti in cui le piante lasciano intravvedere il panorama la folla è in delirio. Arriviamo sulla cima e corriamo a prendere l'ascensore per salire al Cristo. Oggi è un giorno festivo e la massa di gente è particolarmente consistente. Tutti vogliono fare le foto imitando la posizione del Cristo e ogni istante devi guardarti intorno per non ricevere una gomitata nelle gengive. C'è poi chi si sdraia per terra per poter meglio fotografare la statua. È una scena da film. Proviamo a raggiungere il punto panoramico sulla balconata e dopo parecchi tentativi ci riusciamo. La giornata é stupenda e la vista impressionante. Si vedono le spiagge di Copacabana ed Ipanema, il monte chiamato Paõ de Açucar,la foresta, la baia e le favelas. Decisamente un punto panoramico imperdibile. La folla spintona e noi lasciamo spazio alle scimmie urlatrici. Scendiamo la montagna con il treno e andiamo in spiaggia a Leblon ed Ipanema. La sabbia è gremita di persone che prendono il sole, di ombrelloni, di campi da beachvolley, campi da racchettoni, baracche che vendono qualsiasi cosa. Io una scena da spiaggia cosi non l'ho mai vista in vita mia. La lingua punteggiata che vola all'orizzonte è un lungo serpente d'argento. Il sole scende piano e sparisce dietro un monte regalando al mare un colore arancione. Gli occhi saltellano da una persona all'altra, da un pareo all'altro, da un giocatore al seguente, con grande stupore. Il mio cervello è assuefatto e anche stanco. È ora di incamminarci verso casa con un hot dog e una pannocchia di mais sotto i denti. La sera Nira dà una festa per il suo compleanno a cui sono invitati amici suoi e di Pablo. Ci sono giornalisti, cameraman, nazionalità diverse e questo melting pot risulta molto istruttivo e interessante. Il mio cervello è un tantino confuso e non sa più che lingua parlare però è stata una serata molto bella.


venerdì 21 aprile 2017

Giorno d8 sole in Rio


 Il Cristo Redentore


 Ipanema beach




Arte di strada

Il concerto notturno

Ci alziamo stamattina e il sole fuori dalla finestra inonda l'isola. Sono giorni che piove parecchio e l'unico giorno di bello noi dobbiamo lasciare l'isola, che peccato! Abbiamo conosciuto un uomo argentino stamattina che ci racconta che la sua permanenza di 10 giorni è stata caratterizzata da pioggia costante. 
Sapete cosa e successo durante la notte? Che mi sono coricata alle 23.30 circa, ma alle 2.45 un gran baccano mi ha svegliata. Ho messo a fuoco dove mi trovavo e sono uscita in balcone a vedere cosa stava succedendo. Seduti sul muretto della strada ho trovato degli uomini e delle donne con in mano degli strumenti e felicemente intenti a cantare e suonare a squarciagola. Non sono neppure riuscita ad arrabbiarmi, la musica era molto bella. Sarebbe stato piacevole ascoltarli se non fosse che sono andati avanti con lo show musicale fino alle 6.30 del mattino. Non sono riuscita più a chiudere gli occhi mentre le mie compagne di stanza riposavano beatamente come angeli. Ma come fanno?? Mi alzo a fatica al suono della sveglia e mi sposto in sala per fare colazione. Stamattina non c'è neppure la mia torta preferita... Resisterò alla giornata iniziata storta? Alle 9.30 ci spostiamo al molo per prendere la barca fino alla terraferma. Faccio per comprare i biglietti quando sento Eugenia farfugliare qualcosa e scappare di corsa. Ma cosa succede stamattina? Poco dopo ho realizzato che la mia compagna di viaggio aveva dimenticato i documenti personali e i soldi in ostello. Riesce a ritornare da me in tempo per salire sulla barca. Il viaggio dura 1 ora e 30 minuti e cerco di dormire un po'. Alle 12.30 ci attende la coincidenza per Rio sul bus turistico bello e confortevole. Dopo oltre 2 ore di bus entriamo nella grande Rio e come da aspettative iniziamo a vedere le immense e tristi favelas. Il cielo è azzurro, la giornata e calda e noi arriviamo alla stazione dei bus. Incrociamo lo sguardo di una ragazza che ne approfitta per chiederci se potevamo dividere il taxi per andare al quartiere di copacabana. Accettiamo e saliamo su un taxi giallo guidato da un signore simpatico che ci racconta aneddoti sulla sua citta. Ci porta a destinazione alla casa di Totò, l'uruguayano amico di Eugenia. Lui ci accoglie in casa sua per i giorni che desideriamo e ci dà il benvenuto.

Rio de Janeiro

 Lasciando l'isola


 RIOO!!
 Copacabana beach