venerdì 7 aprile 2017

un saluto alla foresta atlantica e in viaggio per Sao Paulo

Sono seduta in un bar di Apiaì e tra un boccone di torta ed il seguente vi racconto la mia giornata di ieri ed alcuni aneddoti di stamattina. Ieri mattina il mio autista dal nome impronunciabile si è presentato alla mia porta alle 9 e mi ha portato alla caverna del diavolo che distava oltre 50 chilometri dal mio alloggio. I primi 15 erano sterrati avvolti nella fitta giungla mentre i chilometri rimanenti su strada asfaltata. L'auto del brasileiro correva a velocità eccessiva e frenava di colpo dinnanzi ad alcuni cedimenti di terreno. La fortuna ha voluto che il mio stomaco non fosse troppo appesantito. La vista sul fiume Ribeiro era meravigliosa. La vegetazione dai colori verdi intensi accoglieva tanti uccelli ed animali di diverso tipo, sto parlando della foresta chiamata atlantica, che ricopre gran parte del Brasile e dei paesi limitrofi. Quando siamo arrivati al parcheggio dell'attrazione turistica, ho subito notato che c'era una sola altra auto. Pensavo di dover fare la visita da sola ed invece con mia grande sorpresa insieme a me c'erano due coppie di Sao Paolo di una certa età. Sin da subito hanno cercato di coinvolgermi nella conversazione e mi spiegavano ciò che la guida diceva nel caso non capissi. Una delle due coppie era particolarmente brillante, la signora da buona maestra mi riempiva di mille attenzioni e il marito era un divertente pagliaccio. Ad un certo punto della visita mi ha chiamato, mi ha fatto segno di raggiungerlo e mi ha chiesto:" sai cosa succede in questo specifico punto della grotta? Vedi che oltre questa balaustra c'è il vuoto? Ecco qui si dà un colpetto alla moglie e le si dice arrivederci". Continuava a sparare una scemenza dietro l'altra... io ero piegata in due dalle risate mentre la faccia della guida era impassibile e seria. È stata una visita intressante e fuori dalle righe. La grotta era molto differente dalle altre viste gli scorsi giorni. La sua entrata era piccola e contenuta ma al suo interno nascondeva altezze di centinaia di metri colme di stalagmiti, stalattiti e rocce calcaree di qualsiasi forma, colore e consistenza. Le passerelle erano ampie, le pareti della grotta illuminate e un diavolo scolpito nel muro dava il nome a questa meraviglia naturale. Ho visto molte grotte nella mia infanzia e devo ammettere di non sapere neppure dove (forse in Portogallo?) e che se me lo avessero chiesto avrei giurato di non entrarci mai più in vita mia... eppure sono qui e queste visite mi regalano tante belle esperienze. Sarà la maturità dell'avanzare degli anni? Terminata la visita mi sono fatta riaccompagnare al mio alloggio dove ho riposato e letto. Alle 18 sono andata dalla padrona a saldare il conto e tra una chiacchiera e l'altra mi ha invitata ad aggregarmi che avrebbero fatto un " churrasquito". Ho accettato con piacere e mi sono unita alla baldoria serale. Andressa si sforzava di parlarmi lentamente e in maniera articolata mentre i suoi amici si esprimevano rapidamente rendendomi la vita più difficile. Tutto è filato a meraviglia con l'ottimo cibo, le molte risate, la bella compagnia fino al momento in cui qualcuno si è messo a parlare di religione. Alla mia presa di posizione riguardo al mio ateismo, un ragazzo ha cominciato a scaldarsi e ad essere verbalmente aggressivo. Gli hi spiegato il mio punto di vista ma lui non voleva ascoltarlo quindi me ne sono andata a dormire. Stamattina molto presto ho salutato Andressa, l'ho ringraziata e sono salita in strada ad aspettare il bus. Un giovane uomo mi ha raccontato che è un contadino e mi ha mostrato le foto dei suoi animali. Abbiamo ingannato il tempo dell'attesa con qualche frase e poi una volta arrivato il bus siamo saliti. L'unico posto rimasto ancora libero l'ho occupato io. Ho detto buongiorno al signore seduto accanto a me e lui ha iniziato una lunga conversazione. Ero molto felice di poter conversare e l'uomo accanto a me aveva l'aria molto simpatica. Appena salita mi ha scambiata per una turista svizzera amica di Andressa che viene a farle visita ogni anno. Gli ho risposto che non sono io e lui ha continuato a parlarmi a perdifiato di altro. Il suo portoghese era veloce e difficile ma con il sorriso e l'entusiasmo ho cercato di seguirlo. Dopo 30 minuti di dialogo ininterrotto il mio sorriso sulla bocca è sparito e il mio corpo era prosciugato e stremato. Mi ha stordita con il suo cicaleccio continuo e con il suo persistente ed invadente ticchettio sul mio braccio ( Tiz perdonami... ora capisco molte cose...hehe...). Ho cercato di resistere  respirando profondamente ma stavo per esplodere quando si è aggrappato al mio avambraccio per alcuni secondi. Ha invaso il mio spazio personale e stava per innescare la bomba. Ho girato la faccia dall'altra parte e l'ho ignorato per qualche minuto. Non volevo essere maleducata e volevo cercare di rimanere nella conversazione ma ero davvero troppo stanca. Ho fatto un grande sforzo a socializzare e so che dovrei farlo più spesso. Io tendenzialmente mi chiudo ed evito il contatto diretto, non sono mai io che inizio la conversazione. Questo capita anche con i turisti che parlano inglese, non solo qui perché sono in difficoltà con la lingua. Vi aparrirà forse un discorso strano perché io sembro molto socievole. Io lo sono in verità, ma spesso sono anche molto solitaria e selvatica. Dovrei sforzarmi di più e magari prossimamente lo farò. Al cartello che indicava 7 chilometri alla destinazione non sapevo se ridere o piangere. Dai Elo non sono tanti: resisti! Leoncio, questo e il suo nome, scende dal bus poco dopo e per salutarmi mi da un bacio sulla testa, ma vi rendete conto? Sarà sempre così l'accoglienza brasiliana? Sono ancora scossa quando scendo dal bus e un signore gentile mi aiuta a a scaricare il mio zaino e a trasportarlo. Ho bisogno di fare colazione quindi mi dirigo verso il minuscolo centro di Apiai. Entro in una panetteria e scelgo un dolce. Mi sto per sedere al tavolo quando un signore in piedi di fronte alla cassa mi chiede da dove vengo. Gli dico che sono svizzera e a lui si illuminano gli occhi azzurri. Mi racconta che all'età di 20 anni ha vissuto a Martigny per 7 anni e mi chiede di parlare francese. Chiacchieriamo qualche minuto e poi lui deve correre al lavoro e a mi saluta calorosamente. È stato un incontro molto piacevole.
Questa regione non ha industrie e la gente vive a stento. C'è chi fa il contadino, c'è chi lavora per il governo e chi con il turismo. Per il resto la gente povera vive in villaggi di legno situati nella foresta e chiamati Quilombos. Gli abitanti sono afrobrasiliani, discendenti degli schiavi africani portati dai portoghesi.
La giornata di oggi è molto lunga e noiosa. Sono le 11 e devo attendere fino alle 23.30 per saltare sul bus per Sao Paolo. In realtà ho deciso io di aspettare in quanto preferisco arrivare a Sao Paulo domattina alle 8 piuttosto che stasera alle 20. Là ci sarà la mia amica uruguayana Eugenia ad attendermi. Dal momento che ha perso il lavoro ha deciso di partire e la sua prima tappa è quella brasiliana..sicuramente proseguiremo insieme per un po'. Il prossimo post arriverà dalla caotica metropoli di 11 milioni du abitanti, resisterò più di un giorno??


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