Nira a Rio de Janeiro ci ha parlato del loro amico che sta ad Arraial Do Cabo e che ha una scuola di inmersione. Ci stuzzica l'idea di immergerci nelle vive e ricche acque della costa brasiliana. Affiorano mille ricordi delle mie immersioni in Polinesia e in Australia. Assolutamente desiderei riprovarci. Sono oltre 10 anni che non infilo la muta, le bombole, la maschera e le pinne. Non è che me ne sia dimenticata è solo che negli ultimi dieci anni sono successe molte cose, ho fatto mille esperienze di tutti i tipi e la mia attenzione era altrove; inoltre non ho fatto più tante vacanze al mare. Ora mi sembra il momento ideale per riprovarci. Martedi appena arriviamo ad Arraial do Cabo mi metto in contatto con Vagner per fare il battesimo dell'acqua il giorno seguente. Si chiama battesimo anche se hai già avuto esperienze ma senza il certificato padi non si può procedere di grado. Vagner ci conferma l'ingaggio del giorno seguente e noi felici andiamo a perlustrare il paese e andiamo alla spiaggia paradisiaca praia do forno. 10 minuti dopo esserci sdraiate il sole sparisce dietro la collina e lascia l'ombra ingombrante della montagna. Tristemente ce ne andiamo e cerchiamo la praia grande. Non abbiamo molta più fortuna, qui fa freddo e tira un gran vento. Non è la giornata per la spiaggia perciò sulla strada del ritorno ceniamo, andiamo al supermercato e poi a riposare.
Mercoledì ci alziamo con il sole che bussa alla nostra finestra. Alle 8.30 dobbiamo essere al porto , ci dobbiamo sbrigare. Mandiamo giù rapidamente qualcosa nello stomaco e poi camminiamo fino alla marina. Ci accolgono Tito, Emiliano e Marzio. Ci conducono sulla barca e insieme ad una ragazza brasiliana partiamo verso la baia dai 1000 pesci colorati. Sono felice ma non sono agitata. Eugenia invece un po' lo è perché è la sua prima volta. Navighiamo 20 minuti e poi si getta l'ancora. La teoria dura fortunatamente pochi minuti, ci viene insegnato come respirare, come compensare le orecchie e come svuotare la maschera nel caso si riempia di acqua. Entreremo nell'acqua una alla volta per 45 minuti ed io sarò la prima. Impieghiamo 5 minuti ad infilare l'attillata muta di neoprene: questa è la parte più difficile della preparazione. Indosso le pinne nere, la maschera, il gilet con le bombole e come un pinguinello happy feet mi dirigo in poppa alla barca. Con un salto da ranocchio mi tuffo in acqua e la magia ha inizio. Familiarizzo con il respiratore e pochi minuti dopo ci immergiamo. Il fondo del mare dista solo 5-6 metri ma sembrano centinaia. I coralli si muovono al nostro passaggio e i pesci nuotano accanto a noi orgogliosi dei loro bei colori accesi. Alcuni più timidi si nascondono in mezzo alle rocce attendendo che torni la calma. Mi sento una james bond girl che va a caccia di missili sotto il mare. Il primo pesce che vedo non appena mi immergo è una bellissima tartaruga di mare. La seguo e la ammiro nel suo nuoto elegante. Mi vede e cerca di sfuggirmi ma io non mi lascio seminare tanto facilmente. Poi vedo la razza, il pesce coió che apre le pinne-ali viola, il pesce giallo, il pesce trombetta e tanti altri pesci di cui non conosco il nome. La sensazione di pace mi invade. È come entrare in un modo parallelo, ovattato e melodico. Il corpo fluttua e il respiro vive nelle mie orecchie. Ci sono solo io e l'immensità del mare. Vivo! E respiro!
Mercoledì ci alziamo con il sole che bussa alla nostra finestra. Alle 8.30 dobbiamo essere al porto , ci dobbiamo sbrigare. Mandiamo giù rapidamente qualcosa nello stomaco e poi camminiamo fino alla marina. Ci accolgono Tito, Emiliano e Marzio. Ci conducono sulla barca e insieme ad una ragazza brasiliana partiamo verso la baia dai 1000 pesci colorati. Sono felice ma non sono agitata. Eugenia invece un po' lo è perché è la sua prima volta. Navighiamo 20 minuti e poi si getta l'ancora. La teoria dura fortunatamente pochi minuti, ci viene insegnato come respirare, come compensare le orecchie e come svuotare la maschera nel caso si riempia di acqua. Entreremo nell'acqua una alla volta per 45 minuti ed io sarò la prima. Impieghiamo 5 minuti ad infilare l'attillata muta di neoprene: questa è la parte più difficile della preparazione. Indosso le pinne nere, la maschera, il gilet con le bombole e come un pinguinello happy feet mi dirigo in poppa alla barca. Con un salto da ranocchio mi tuffo in acqua e la magia ha inizio. Familiarizzo con il respiratore e pochi minuti dopo ci immergiamo. Il fondo del mare dista solo 5-6 metri ma sembrano centinaia. I coralli si muovono al nostro passaggio e i pesci nuotano accanto a noi orgogliosi dei loro bei colori accesi. Alcuni più timidi si nascondono in mezzo alle rocce attendendo che torni la calma. Mi sento una james bond girl che va a caccia di missili sotto il mare. Il primo pesce che vedo non appena mi immergo è una bellissima tartaruga di mare. La seguo e la ammiro nel suo nuoto elegante. Mi vede e cerca di sfuggirmi ma io non mi lascio seminare tanto facilmente. Poi vedo la razza, il pesce coió che apre le pinne-ali viola, il pesce giallo, il pesce trombetta e tanti altri pesci di cui non conosco il nome. La sensazione di pace mi invade. È come entrare in un modo parallelo, ovattato e melodico. Il corpo fluttua e il respiro vive nelle mie orecchie. Ci sono solo io e l'immensità del mare. Vivo! E respiro!
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