La giornata è stata lunga ieri, addirittura interminabile. Ho passato il tempo tra un ristorante e l'altro per tirare le 23, orario in cui avevo il bus. Il gentile proprietario dell'hotel dove ho alloggiato qualche sera fa mi ha permesso di rimanere nella hall del suo albergo tutto il tempo che desideravo e ogni ora veniva a sincerarsi su come stavo. Verso sera, stufa di stare seduta sulla comoda poltrona, mi sono alzata e sono andata a cercare un ristorante che mi accogliesse per il restante tempo. Ho trovato un pub con musica dal vivo che faceva proprio al caso mio. Alle 22.30 mi sono diretta alla stazione dei bus e dopo un'oretta eccoci in uscita dalla cittadina di Apiai. Cerco di riposare ma ogni ora sistematicamente il bus si ferma in qualche strana località interrompendo il mio già leggero e difficile sonno. Alle 5 del mattino, ora pessima per raggiungere la città, entriamo nella metropoli di Sao Paolo e più precisamente nel parcheggio di Barra Funda. Avremmo dovuto arrivare alle 6.30 ed eccoci transitare con quasi 2 ore di anticipo. La notte avvolge ancora le piattaforme ed io cerco un posto dove sedermi ad aspettare qualche ora. Non mi va di cercare un passaggio così presto in una città grande, sconosciuta, e dalla reputazione inquieta. Osservo le persone che scendono dai bus e quelle che vengono ad accogliere gli amati che sono stati lontani dal loro cuore per poco o per tanto tempo. Assisto a grandi abbracci, immensi sorrisi e dolci baci lunghi come l'infinito. La stazione è costantemente presa di mira da una grande folla di gente vestita nei modi più svariati. Le 2 ore passano relativamente lentamente con gli occhi e la testa che urlano per un attimo di sonno. A quel punto attraverso la stazione e scendo la passerella che porta ai taxi. Ne contratto uno con la signorina dello sportello e dopo 10 minuti sono comodamente seduta dul sedile di un taxi bianco e rosso. Pochi minuti e raggiungo la destinazione del mio ostello che si chiama "red monkey". Mi accoglie un ragazzo flemmatico e gentile e mi spiega che non posso fare il check in fino alle 14. Mi interessa solo potermi connettere ad internet per comunicare con Eugenia, metterci d'accordo sul luogo di incontro e sgranocchiare qualche biscotto per colazione. Svuoto anche il borsellino portando solo qualche spicciolo ed esco alla volta della città. Il centro storico mi pare il posto migliore per poter iniziare la familiarizzazione con questa immensa città. A 3 blocchi dal mio hotel scendo sottoterra e prendo la metropolitana. In 4 fermate arrivo alla Praça Sé e salgo in superficie. L'ambiente metereologico è coperto e tiepido; l'ambiente umano è scoraggiante e degradante. Sapevo di trovare povertà e miseria ma non sapevo né come nè dove. La città vecchia è dominata da edifici antichi ma la loro bellezza è offuscata dalla grande quantità di senzatetto sdraiati per terra su un cartone o su un materasso collassati dall'alcool. Non manca chi chiede soldi, chi canta in strada, chi inveisce. Non ho sentito la sensazione del pericolo scorrere nelle vene, non ho visto situazioni violente che mi hanno allarmato, ma ciò che ho visto mi ha rattristato ed impensierito. Incontro Eugenia nella piazza ed insieme giriamo in città senza troppa attenzione all'orientamento. Oggi è sabato e alcune strade pedonali sono gremite di gente che parla ad alta voce e che urla per vendere dei prodotti. Mi sento appesantita e stanca da tutto questo movimento e rumore e dopo pranzo decido di tornare in ostello a rilassarmi e a cercare un po' di tranquillità. Le città mi piacciono molto ma mi stancano anche assai e oggi che non ho dormito la notte la situazione è poco gestibile. Pochi metri dal mio alloggio vengo attratta a calamita da una strada chiusa al traffico dalla quale provengono suoni di chitarra e di voce. Non resisto alla tentazione di andare a vedere cosa sta succedendo, nonostante la stanchezza, e trovo un palco con una band intenta ad esibirsi e tanta gente seduta a dei tavolini a mangiare, bere e conversare. Rientrata in ostello daccio una bella doccia, riposo un po' e conosco le mie coinquiline poco socievoli.
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