lunedì 3 aprile 2017

La prima vera interazione con la popolazione brasiliana

La mia camera è spaziosa e pulita ma purtroppo poco luminosa. Ieri sera ho comprato qualcosa nell'unico negozio aperto e ho mangiato in stanza seduta sul letto e davanti alla tele. È un lusso avere la stanza solo per me, devo approfittarne! Ho studiato un po'di portoghese e ho tentato di risolvere un problema del tablet che mi ha tenuta sveglia fino alla 1 del mattino. Una volta conclusa con successo l'operazione mi sono infilata sotto le coperte pronta per prendere sonno. Una quindicina di minuti più tardi da basso qualcuno inizia a riordinare la sala da pranzo facendo tentennare le posate e il vasellame. Sapevo che sarebbe stata un'altra notte difficile. Stamattina mi sveglio di colpo con nella mente stampata l'immagine dell' incubo che avevo fatto. Mi alzo e scendo a fare colazione. Alle 10 esco a fare compere perché il luogo dove soggiornerò per le prossime notti è isolato e non ha negozi di alimentari vicino, però ha la connessione internet. Se non mi rimane cibo a sufficienza posso sempre sperare che la rete acchiappi qualche pesce...

Dopo pranzo mi reco alla stazione dei bus e compro il passaggio di venerdi notte per Sao Paolo. Dopo la quindicina di minuti necessari a farmi capire e a prenotare sono stravolta e mi allontano dall'ufficio. Poco dopo mi si affianca l'impiegato con il mio passaporto, oooooops! Sono in netto anticipo e mi siedo pacificamente su una panchina. Osservo la gente che entra ed esce dal corridoio e che acquista i biglietti per andare chissà dove. Ad un certo punto un giovane uomo arriva con passo spedito e saltellante davanti ad una finestrella informativa. Indossa dei pantaloncini corti sportivi, delle scarpe da montagna, degli occhiali aerodinamici e sulle spalle porta uno zainetto. È decisamente un turista e aguzzo le orecchie per sentire che lingua parla. Mi pare portoghese ma non ne sono sicura. Sparisce in bagno ed io sposto il mio sguardo su un signore che dorme in stazione sotto la sua coperta. Si avvicina l'ora della partenza del mio bus e mi sposto sulla piattaforma. Dopo pochi minuti un signore arriva sorridendo e mi chiede un'informazione. Rispondo che non parlo portoghese e lui divertito comincia a parlarmi. Finché rimane sulle frasi base di conversazione riesco a seguire ma quando inizia a parlare di politica si salvi chi può. È un vulcano! Nel frattempo sopraggiunge lo sportivo e scopro che è cileno. Mi chiede dove vado e io rispondo al parco nazionale Petar e che scendo dal bus alla frazione ouro Grosso. Lui mi dice che va alla caverna del diavolo. Poi mi chiede perché scendo li e non a Iporanga. Io gli dico che ho diversi giorni e che quindi ho tempo di visitare più cose. E lui insiste che la caverna del diavolo è la più bella e non capisce perché non vado li. Lo vedo un po' stressato, mi pare di essere davanti alla porta di un esame con un compagno che panica perché non sa se ha studiato abbastanza. Salita sul bus faccio in modo di sedermi in un posto tranquillo lontano dal cileno e dall'uomo vulcano. Le persone sul bus si conoscono bene e si fanno delle grasse risate. Mi sembra di essere finita in un divertente film western. Il viaggio dura 1 ora circa e qualche chilometro prima dell'arrivo aguzzo la vista per scendere al punto giusto. Improvvisamente si materalizza il vulcano di fianco a me e con una voce squillante mi dice che sono arrivata a destinazione. Non sentendolo arrivare mi sono spaventata e il mio cuore ha accelerato. Durante il viaggio in fondo al bus ha passato tutto il tempo ad intrattenere i vicini. Salto giù dal bus e scendo il sentiero fino agli chalet gialli. Una signora mi accoglie e mi fornisce alcune informazioni che generamente colgo. Mi mostra il mio super e confortevole bungalow e mi porta in un'agenzia per riservare il tour di domani alle grotte e alle cascate. Questa regione che di trova nella provincia di Sao Paolo ospita oltre 400 caverne nascoste nella vegetazione. Domattina con una guida tutta per me vado nel parco nazionale alle 8. Che gioia!

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