mercoledì 31 agosto 2016

Gengis Khan

Se consideriamo gli ultimi 2000 anni, è la Mongolia il paese da cui sono partiti così tanti popoli che, travalicando confini e conquistando territori, hanno influito in modo determinante sulla storia della civiltà.
Attraverso 3 ondate di invasioni (unni, turchi e mongoli), orde di guerrieri a cavallo percorsero l'altopiano mongolo per sfidare il mondo. I guerrieri della steppa non si limitarono a conquistare territori, ma riunirono intere civiltà sotto un unico impero che valicava i confini del continente asiatico arrivando ad un'estensione mai raggiunta da nessun altro regno precedente. Tutte e 3 le invasioni ebbero ripercussioni importanti, ma l'unico nome che riuscì a imporsi nell'immaginario collettivo fu quello di Gengis Khan. Fu questo indomabile condottiero a proclamare nel 1206 la nazione mongola.La sua immagine ha assunto valore di icona, ma stranamente nel paese esistono pochissimi luoghi che ne celebrino le imprese(niente palazzi, piramidi, castelli, templi per perpetuarne la memoria). Sul campo di battaglia G.K. non conosceva pietà, ma a quanti si arrendevano senza combattere garantiva protezione, libertà religiosa, tasse poco onerose, facoltà di commerciare e prosperità. 

Altri scatti della città di Ulaan Baatar




Ultimi aggiornamenti

Lunedi Simon, Martina ed io abbiamo trascorso una  giornata a Dalanzadgad visitando un museo di storia mongola, oziando sul divano, acquistando viveri al supermercato e camminando per le vie della cittadina del sud. Aurora è rientrata in capitale perché ha comprato il biglietto con grande anticipo. Anche le giornate più noiose in un modo o nell'altro diventano divertenti. A contatto con Simon non ti puoi annoiare, sembra un cartone animato. Quando ride non puoi che lasciarti contagiare, e la sua mimica corporale è unica. Immaginatevi questo ragazzo sdraiarsi sul letto e cadere insieme alle assi di legno sul pavimento. Non hanno retto il suo peso e ci è finito dentro. Ha fatto un tale baccano che il ragazzo della reception è salito di corsa a vedere cosa era successo. Visto il disastro si è munito di chiodi e martello e ha sistemato il letto. Convinto fosse sistemato a dovere Simon si è sdraiato sopra e le assi sono cadute di nuovo per terra. Io non ce la facevo piu dal ridere, piangevo lacrime di pura gioia. E la lavanderia?i due bernesi hanno dato da lavare i vestiti e quando hanno scoperto che il tutto costava 25 dollari, sono sbiancati! Sapete... l'acqua nel deserto è rara... la comicità in persona.
Martedì mattina abbiamo preso il bus per rientrare in capitale e abbiamo passato 8 ore in viaggio. La sera siamo arrivati in appartamento da Bilegt e abbiamo trovato Aurora ad attenderci. Poverina è stata male la notte e non ha potuto proseguire il viaggio verso ovest.
Stamattina ci siamo alzati, siamo andati in centro, abbiamo preso un bus che ci portasse presumibilmente verso l'area periferica vicino all'aereoporto e abbiamo vagato per le campagne mongole. Per prendere il bus corretto abbiamo dovuto interrogare diverse persone e gesticolare parecchio. Che avventura. Il pomeriggio è trascorso in un baleno gustandoci la natura, lo sport e la compagnia.
Domani alle 11 abbiamo il bus che ci porterà a Kharkhorin, la capitale del vecchio impero di Gengis Kahn. La capitale è interessante per i suoi templi buddisti e spostandosi ad ovest le cittadine di  Tsetserleg e Tarlat assumono anchesse un fascino notevole. In quelle zone ci sono vulcani, laghi, terme naturali, riserve protette. Avremo inoltre la possibilità di stare qualche giorno presso una famiglia locale e vedere come vivono nelle yurta seguendo le loro attività quotidiane.
Abbiamo ancora 13 giorni da spendere in Mongolia, quindi non so se visiteremo solo il centro o se viaggeremo sino a nord, dove ora già nevica. Se non incontrerò connessione ci risentiremo tra una decina di giorni.  baciiiiii

martedì 30 agosto 2016

Altre foto...

 Roba da uomini...

Karaoke night

Terzo giorno del tour - Il canyon









Terzo e ultimo giorno del tour al sud (domenica)

Il sole entra timidamente dagli spiragli della yurta ma noi lo ignoriamo candidamente. Le lancette fanno qualche altro giro prima che troviamo il coraggio di appoggiare un piede a terra. La giornata è offuscata da un banco di nuvole poco convincente che ci permette di fare colazione all'esterno della nostra casetta senza soffrire di insolazione già di mattino presto. Con il gas bolliamo l'acqua per il tè e il caffè e sgranocchiamo toast con marmellata, frutta e biscotti. Ci lanciamo in simpatici discorsi e passiamo il tempo seduti in compagnia fino a mezzogiorno, orario in cui ripartiamo con la jeep. Andiamo ad esplorare il gran canyon mongolo. Ci arrampichiamo sulle rocce, ci infiliamo nei cunicoli, percorriamo un sentiero sabbioso fino ad arrivare al punto panoramico del canyon. Là ci attende la nostra jeep con Simon sdraiato dentro a dormire visto che si è ubriacato la notte precedente nella tenda degli amici di Taiwan. Pranziamo, osserviamo il mercatino degli oggetti tipici locali, giochiamo un po' e poi riprendiamo la strada. La tappa successiva è un laghetto torbido e la seguente un punto indefinito nel mezzo del nulla. Batlan ci fa segno di seguirlo e impugna uno scopino. Camminiamo qualche centinaio di metri e poi ci inginocchiamo accanto ai resti di un'anca di dinosauro. Sul luogo poco dopo sopraggiunge una coppia barceloneta con interprete spagnola e ci facciamo dare qualche informazione a proposito dei dinosauri del Gobi. Il nostro autista più che "change" e "it's ok" non dice, che diventano il nostro tormentone dell'estate oltre a "Globi nel Gobi". Il nostro tour sta volgendo al termine e devo ammettere che gli scenari del sud che abbiamo visto scorrere davanti ai nostri occhi sono favolosi, e la compagnia è stata grandiosa. Eravamo affiatati e ci siamo divertiti un mondo. Rientrati in hotel decidiamo come investire il tempo dei prossimi giorni e andiamo alla stazione dei bus a comperare il biglietto per la capitale per l'indomani. Purtroppo non ci sono più posti e dobbiamo accontentarci di quelli del martedì. Ci facciamo una bella doccia dopo i 3 giorni di astinenza e ci fiondiamo su un piatto di carne bello corposo. E la serata si conclude con la divertentissima serata al karaoke in compagnia di una coppia conosciuta durante i 3 giorni di permanenza nel deserto. Arriviamo sul posto e ci aspettiamo di vedere un bar e invece c'è una sala in cui la gente locale balla danze tradizionali. Chiediamo informazioni e ci dicono di salire al terzo piano ma tutto tace. Un cameriere ci fa segno di entrare in una stanzetta con televisore, microfoni e divanetti e ci spiega come funziona. Una stanza privata?? Iniziamo a cantare e per 2 splendide ore non smettiamo più. Usciamo sudati fradici ma felici. 

lunedì 29 agosto 2016

Secondo giormo nel deserto







Alba nel deserto







C'è Globi?? Le scarpe sono sue??



Sul cammello tra le dune

Alle 5 suona la sveglia ma il quartetto si gira dall'altra parte del letto e continua a dormire. La sveglia la sento ma mi concedo ancora qualche secondo nel letto e risprofondo nel pieno del sonno. Alle 6 mi sveglio di colpo e chiamo gli altri dormiglioni. In 5 minuti ci prepariamo e siamo fuori dalla gher al buio con la pila frontale. Percorriamo la nera steppa per 20 minuti e poi ci arrampichiamo sulle dune per 40 minuti ancora. Il cielo si fa meno scuro, uno spiraglio di rosa - arancione squarcia il cielo all'orizzonte. Alle 7.30 siamo praticamente in cima al cucuzzolo di sabbia e il sole fa capolino inondando di luce dorata la steppa, le dune e il nostro viso. Regna la pace e la natura ci accoglie. Cerco un po' di solitudine e la trovo qualche centinaio di metri più avanti. L'energia fluisce ed una nuova calma invade il mio cuore. Ringrazio il creato e le varie energie positive per avermi dato la salute e la felicità.  Mi basta salire su questa montagna di sabbia per percepire la vastità del mondo e sentirmici sul tetto. Che sensazione meravigliosa! Le gambe ci riportano a valle non senza aver giocato come dei ragazzini sulle dune e poi alla nostra casetta mongola. Trasportiamo il tavolino nella steppa dunosa e colazioniamo al sole desertico. È un momento molto bello e speciale. Stiamo aspettando i cammelli per goderci una bella cavalcata ma nonostante le gesta del nostro autista, non si vedono. Quindi che facciamo?Avremmo bisogno di una quindicina di minuti per farci capire dal nostro amico, ma in realtà diventano ore. Siamo quasi rassegnati quando all'orizzonte si avvistano delle gobbe ondeggianti pelose; i nostri cammelli stanno arrivando. Noi 3 donne facciamo una bella cavalcata sulle dune in compagnia del camel man (marlboro style), mentre gli uomini stanno all'accampamento e si concentrano a parlare di auto e di meccanica. In quale lingua? In Mongol-schwizari. La cammellata dura un'oretta e ci regala molti momenti belli e divertenti. Al rientro ci rifocilliamo e ci rimettiamo al volante.  Percorriamo chilometri e chilometri di deserto e di steppa senza incrociare anima viva. Il rally mongolo non ci dà tregua e ci porta a destinazione per le 20. Lungo la strada ci accostiamo per vedere dei cavalli, una pozza d'acqua sulfurea, degli animali simili al camoscio. Il panorama è vasto ed infinito, colmo di colori e di emozioni. La lingua di sabbia si va perdendo e cede il passo ad un canyon di rocce rosse, che al tramonto si tingono di arancione sotto i nostri occhi. 
Mongolia è sinonimo di distese a perdi vista e le yurta sparpagliate qua e là donano umanità alla pianura. Ma il deserto?Come mai siamo dinnanzi a tanta vegetazione nonostante ci  troviamo in mezzo al deserto?Decidiamo che quando avremo connessione cercheremo la vera definizione di deserto. Sicuramente ha a che fare con il clima e la quantità di piogge annue. 



domenica 28 agosto 2016

Il nulla e l'infinito


Il nulla e le steppe

Il nulla e le nuvole

Il nulla e due alberi

Il nulla e le dune

Il nulla e una yurta

Il nulla e tre cammelli

Il nulla e la polvere delle jeep

Io e me stessa

Il nulla che assume la connotazione del tutto 

Il nulla crea spazio per l'indefinito

E il tutto sta aspettando me, per riempire quel nuovo spazio nel mio mondo

Il primo pazzo giorno di viaggio

Alle 9 del primo giorno di viaggio verse le distese meridionali ci sediamo sulla jeep e partiamo verso mete sconosciute. Il nostro itinerario prevede la visita di bellezze naturali dai nomi improponibili. Ci sforziamo tutti molto per memorizzare il percorso, ma sembra una fatica inutile. Il nostro autista ahimè non parla neanche una parola di inglese e come ben sapete noi non parliamo più di 3 parole in mongolo (andiamo, cavallo, si/no e sole). Ce la caveremo? Ma certamente... basta parlare in "Schwizerdütsch" come fa Simon il copilota e gesticolare un po'.Il nostro autista per fortuna è simpatico e ridiamo un sacco con lui; però guida attraverso le steppe ad una velocità folle e sembra che ci "cappottiamo". Chiudiamo gli occhi e speriamo vada tutto bene. Subito dopo la partenza ci dirigiamo verso un piccolo gruppo di montagne e facciamo una camminata di un'oretta. La seconda meta della giornata è la valle delle aquile, ma chiaramente noi di aquile volare non ne abbiamo vista nessuna. In  compenso abbiamo camminato per 2 ore lungo un canyon di montagne, torrenti e vegetazione. Non appare per niente una zona desertica. Prima di camminare però mangiamo un panino al volo e ci idratiamo. Ad un certo punto il caro Simon si gira verso di noi e ci dice:"vi ricordate di Globi??". E noi... Globi chi?? Lui ci risponde l'uccello blu della nostra infanzia! A me non dice nulla, ma poi quando Martina descrive il suo cappello e le braghette a quadretti mi viene in mente (non so se in Italiano si chiama diversamente). E in quel momento è partito il tormentone del viaggio:"Globi nel Gobi". Ridiamo come dei pollastri per ore. Dopo aver fatto la camminata ribattezzata da noi "valle dei porcellini d'India (ne vediamo tantissimi), riprendiamo la jeep e ci dirigiamo alla guesthouse. L'autista si ferma e inizia a farci un grande discorso nella sua lingua madre mongola. Noi ovviamente non capiamo nulla. Percepiamo che ci sono due opzioni tra cui scegliere ma non capiamo davvero di cosa si tratta. Chiamiamo la responsabile del tour che ci delucida la situazione:possiamo andare alla guesthouse a 30 minuti dalla valle oppure viaggiare ancora 5 ore ed andare nella parte desertica delle dune. Optiamo per la seconda e ripartiamo a grande velocità. Percorriamo le meravigliose steppe e la vegetazione lentamente cambia, cedendo il passo alle dune e alle montagne. Le dune della parte desertica in cui siamo corrono accanto a noi per 185 chilometri. Incrociamo cammelli, pecore, capre, yak, mucche, lucertole. Il cielo da limpido si trasforma velocemente in nuvoloso e poi piovoso, regalandoci un arcobaleno da favola. La luminosità rende la steppa brillante. Le gher o yurta spuntano qua e là sporadicamente come fossero funghetti mongoli. Questa sera passeremo la prima notte a dormire in una di esse dopo esserci cucinati una buona pasta. Non abbiamo la forza per salire le dune e ammirare il tramonto, ci concederemo l'alba domattina.

Dov'è Globi??


Altre foto del primo giorno

Il passatempo preferito dei nostri uomini



La banda bassotti


La mitica valigia di Simon

Interno della yurta

Primo giorno nel deserto del Gobi















giovedì 25 agosto 2016

Verso il Gobi


Alle 6.30 del mattino Aurora ed io siamo in strada sul marciapiede ad attendere Simon e Martina. Arrivano poco dopo e non possiamo che ammirare con stima la valigia di Simon: sembra una valigia degli anni 20... e la porta a mano tenendola per la maniglia. Viaggerà per i prossimi 2 anni accompagnato da questo gioiellino. Ma non sarà scomoda? Alla domanda del perché della scelta al posto di uno zaino risponde che l'aveva a casa e che quindi la usa. Prendiamo un taxi che ci porta alla stazione dei bus. Fa freddo e dobbiamo aspettare 1 ora e oltre per poter salire sul veicolo. Alle 8 partiamo e scivoliamo fuori dalla città. Non ne posso più di vederla, per fortuna stiamo andando verso sud. Le 10 ore di trasferta saranno coronate dalla vista dal finestrino di steppe e steppe. Il panorama è sempre uguale. Aurora è seduta accanto a me e i bernesi di lato. Qualche fila dietro di noi ci sono degli altri francesi, uno dei quali è maestro di ginnastica. Passiamo il viaggio a dormire e nel corso delle pause pranziamo e ci sgranchiamo le gambe. La prima pausa ve la devo raccontare: alle 10 ci fermiamo e tutti scendono. Mi accorgo subito che è una sosta per andare in bagno perché intorno a noi non c'è nulla, solo una grande distesa verde e la strada. Quindi non essendoci alberi o cespugli come si fa ad andare al bagno? Immaginatevi 50 persone nel raggio di 200 metri che calano le braghe per liberarsi. O fai così o la tieni... a te la scelta. Alle 18 arriviamo a Dalanzadgad e subito la signora Altaa ci accoglie con grande gentilezza. Ci accompagna al suo hotel e ci spiega come proseguirà il nostro viaggio nel Gobi. Compriamo delle provviste per i prossimi giorni e ceniamo con un insalata di verdura. A pranzo abbiamo mangiato carne di montone con riso. Siamo tutti esaltati all'idea di partire domani. Pare che dopo un'ora di jeep arriveremo in un canyon dove faremo una bella gita a piedi. Mentre il giorno seguente andremo nelle dune del deserto. Al nostro rientro vi mostrerò le foto!


mercoledì 24 agosto 2016

Qualche scatto in più della noiosa capitale




Ce l'abbiamo fatta, si parte!!

Devo aggiornarvi su molte cose; la situazione statica nella capitale si è finalmente sbloccata e domani parto per il sud della Mongolia, a visitare lo splendido deserto del Gobi. Non ci crederete ma in poche ore tutto è cambiato e i tasselli del puzzle sono andati miracolosamente al loro posto. La coppia di francesi è ormai data per dispersa, non si hanno notizie dalla Cina e ho abbandonato per ora l'intenzione di viaggiare attraverso le steppe con loro. Mi ero data come termine oggi per decidere quale piega dare alla mia vita mongola e così è stato. Dopo aver trascorso i giorni scorsi a raccogliere la documentazione per il mio visto cinese, stamattina mi sono recata all'ambasciata. Ieri sono stata all'internet café per scrivere al computer il mio itinerario di viaggio cinese e oltre a dover riportare nomi indecifrabili sullo schermo, ho dovuto fare i conti con la sparizione delle lettere sui tasti. Erano neri, completamente neri, consumati, con l'eccezione di alcune stanghette bianche casuali. Ho pensato che sarei ammattita se non avessi cambiato computer ma pensate che erano tutti così! Perciò munita di pazienza e memoria ho dovuto far capo alla mia intuizione ed esperienza. Ne sono uscita 2 ore più tardi. E il mio giro in bicicletta tanto agognato è sparito non appena ho guardato l'orologio. È destino che rimango ancorata alle 3 strade intorno alla piazza.  Sono stufaaaaa. Ho ripercorso la strada fino all'appartamento e quando ho aperto la porta che dava sul corridoio e sono entrata in casa mi aspettava una piacevole sorpresa. Aurore era seduta sul letto e mi sorrideva. All'inizio ho pensato che era la ragazza francese della coppia che attendevo da giorni ma ha smentito in pochi secondi la mia teoria dicendomi che viaggiava sola. Abbiamo parlato un'oretta e poi insieme siamo state al museo contenente i resti di dinosauro ritrovati nel deserto del Gobi e poi al tempio buddista. Non mi sembra vero di poter aprire la bocca e parlare! Il mio periodo di muta penitenza è terminato?si anche se devo togliere la ruggine al mio francese imperfetto. Abbiamo trascorso delle piacevoli ore insieme e abbiamo deciso di intraprendere la trasferta del Gobi insieme. Una volta rientrate a casa abbiamo cenato insieme e qualche ora dopo ci hanno raggiunte due ragazze francesi simpaticissime ed è iniziata la festa! Verso mezzanotte ho realizzato che stamattina avrei dovuto alzarmi alle 5 per andare all'ambasciata, e che quindi era ora di coricarmi. Alle 5 stamattina suona la sveglia e ancora ora non posso credere di essermi dovuta appostare al buio e al freddo a quell'ora davanti alla porta dell'ufficio 4 ore prima dell'apertura. Fosse per andare ad un concerto lo farei volentieri, ma per andare all'ambasciata cinese no! Ma la scena a cui assisto una volta arrivata li è piuttosto sorprendente: 50 persone sono accampate lungo il muro dell'ambasciata con sacchi a pelo,tavolini,thermos... avranno dormito li? Io ieri ero intenzionata a presentarmi all'appello 1 ora e 30 minuti prima dell'apertura e poi per caso in un forum di viaggiatori ho letto il consiglio di un ragazzo di andare li prima delle 6 del mattino nel mese di agosto perché tutti gli studenti mongoli si annunciano per il visto universitario cinese. E se sei tra i primi 12 stranieri della fila hai il tempo di entrare nell'ufficio e ottenere la chance di parlare con le autorità, altrimenti devi tornare 2 giorni dopo e rifare la fila. Io sono il numero 6. Appena arrivata sul posto una coppia arzilla e sorridente mi rivolge la parola e scopro che sono rossocrociati pure loro. Tra i mattinieri pazzoidi ci sono spagnoli, francesi, vietnamiti, israeliani, e tra di noi si instaura immediatamente un ambiente molto scherzoso e divertente. Gli svizzerotti sono di Berna e il loro dialetto è più che stretto. Il ragazzo spagnolo deve ritirare il visto e dopo 2 ore deve prendere l'aereo, l'israeliano è la terza volta che torna scartato a causa di una documentazione incompleta e incorretta. La paura e il nervosismo generale si percepisce nell'aria. Le autorità sono rigidissime e non esitano più di un secondo per rimandarti a casa. Io non so cosa succederà. Arriva il mio turno e dopo aver risposto ad un'interrogatorio formale e accusatorio mi viene chiesto di presentare tutte le riservazioni degli hotel. Tutte?? Ma stanno parlando sul serio? In maniera calma spiego al funzionario che ho preparato con cura l'itinerario scrivendo anche gli indirizzi degli hotel ma che è difficile essere accurati e veritieri finché non si arriva sul posto. Ribadisco il concetto un paio di volte convinta di non poterla fare franca e dopo minuti che sembrano ore, la mia documentazione viene accettata e vengo invitata a tornare il 14 settembre a riprendere il mio passaporto. Ce l'ho fatta al primo colpo, non ci posso credere! I due ragazzi svizzeri ottengono anche loro il visto cinese e tutti insieme andiamo a festeggiare. Parliamo dei progetti mongoli e dopo un po'di discussione decidono di aggregarsi a me e Aurore per il tour in jeep del deserto del Gobi. Ci accordiamo per discutere i dettagli nel pomeriggio e ci congediamo. Incontro Aurore in centro e programmiamo nel dettaglio i prossimi 5-6 giorni. Domani ci trasferiremo con il bus locale in un paese che si trova a 13 ore dalla capitale, dove inizierà il nostro tour di 3 giorni. Quindi dobbiamo prenotare il passaggio sul bus. Decidiamo di andare alla stazione. A raccontarlo sembra la cosa più naturale del mondo ma non dimenticate che nessuno parla inglese. Ci piazziamo a lato della strada e fermiamo la prima auto che sopraggiunge. Dovete sapere che qui sono tutti dei potenziali taxisti, ti portano dove hai necessità e li paghi. Si ma devi trovare il modo di spiegargli dove vai.. che fatica. Una volta arrivate dobbiamo acquistare il biglietto e li si che la situazione si fa complicata. Per fortuna si materializza un Angelo di ragazza che sa qualche parola di inglese e ci aiuta. Per oggi ci è andata bene. Io rientro a casa a preparare lo zaino per domani, Aurore va allo spettacolo di danze tradizionali. Ora mi rilasso, finalmente si parte e ne sono felicissima. A risentirci fra 6-7-8... non so quanti giorni. Vi saluto i cammelli. Se non mi connetto piu, ai miei amici insegnanti, buon inizio!!baciiiiii



lunedì 22 agosto 2016

che si fa?

 In un certo senso qui le giornate sono infinite, ma guardando la situazione da vicino passano pure velocemente. Ulaan  Baatar è una capitale asettica e abbastanza anonima, due giorni decisamente bastano per girarla in lungo e in largo. I parchi che tanto amo ci sono ma non sono molto curati. Io ora sono in capitale da 4 giorni e il mio fisico e la mia anima lentamente stanno diventando inquieti. I ragazzi francesi con cui dovrei discutere ed intraprendere il tour non si sono ancora fatto vivi, avrebbero dovuto arrivare ieri. Ritardando di qualche giorno mi stanno facendo un favore, cosi mi danno il tempo di occuparmi delle formità per ottenere il visto per il prossimo mese. Dove andrò? Dopo assidue ricerche e momenti introspettivi ho deciso che la Cina è la mia prossima meta. Sarà dura amici miei,sarà una bella sfida, alla quale ora sento di essere pronta. Al di là del confine mongolo nessuno parla inglese e farsi capire è un'impresa ardua. Vorrà dire che dovrò sfoggiare le mie più ampie abilità per comunicare. Oggi quindi devo prenotare il treno della tratta "transmongolica" fino a Pechino; prenotare un itinerario aereo fittizio che dimostra che esco dalla Cina prima o poi, preparare un programma dettagliato di permanenza in Cina, prenotare le prime 3 notti di hotel a Pechino; fare fotocopie di passaporto e visto; scaricare e stampare il formulario per fare la richiesta all'ambasciata. Per questo motivo prima dicevo che le giornate passano velocemente. Sbrigate le formalità rientro in appartamento, pranzo, poi esco a fare la spesa e termino la serata leggendo e documentandomi. Internet è una fonte inesauribile di informazioni vitali per il viaggiatore, serve solo il tempo per dedicarcisi. Ma a me quello non msnca di certo. Se i francesi si materializzassero domani, dandomi il tempo mercoledi mattina di andare in ambasciata a consegnare la mia richiesta sarebbe perfetto. Se non si facessero vedere per nulla, dando buca a me e a Bilegt (la moglie dell'autista amici di Graziella), sarei un po' incasinata. Devo assolutamente trovare qualcuno con cui dividere i costi della jeep, da sola non è fattibile partire. Ma pensiamoci domani, a tempo debito. Per ora è nulla, non ho molto in più da raccontarvi. 

domenica 21 agosto 2016

La storia del cammello che piange - Mongolia del Sud, deserto del Gobi


Il khoomei è il canto armonico e persuasivo che i nomadi usano per sussurrare alle loro greggi. Gorgheggiare agli animali? Sì, e se ne è fatto anche un film di successo, La storia del cammello che piange. Un cucciolo viene rifiutato dalla madre alla nascita e il pastore, cantando di gola, modulando la voce, sussurrando melodie alla madre fedifraga, alla fine la convince a prendersi cura del negletto piccino. Un trionfo della pastorizia mongola e del potere del canto. A tanta ricchezza sonora corrisponde un adeguato campionario di strumenti musicali. Su tutti domina il morin khuur (si vede nel video e nelle foto dello spettacolo a cui ho assistito)



canti khomei

Secondo leggende locali i tuvani cominciarono a cantare utilizzando la tecnica Khomei per stabilire un contatto con le entità spirituali che pervadono tutte le cose ed acquisire la loro forza attraverso l'imitazione dei suoni naturali. Di fatto nelle credenze tuvane il suono è la via preferenziale per gli spiriti della natura per rivelarsi e comunicare con gli altri esseri.
È canzone che racconta il ritmo del vento, dell’andatura del cavallo, dell’avvicendarsi di laghi e foreste. Dall’imitazione dei suoni della natura nasce a sua volta l’hoomiy, canto di gola, la raffinata tecnica vocale che consente di riprodurre il fruscio delle fronde, i versi degli uccelli, lo scrosciare dei fiumi. Con uno spericolato alternarsi di respirazione addominale, canto di naso e di gola e uso del torace.
Questo utilizzo della voce, sebbene con differenti tecniche e stili, è presente in molte culture. Infatti, benché tipico di tradizioni come quella tibetana e mongola-tuvana, esso è riscontrabile anche in Sardegna nel canto a tenore, Sudafrica tra la tribù Xosa e in Rajastan.

musiche popolari mongole sentite allo spettacolo e danze

Morin khuur, il violino della steppa (leggenda)
(da "Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri" di Federico Pistone - Polaris 2010)
Questa è una storia d’amore. E come ogni storia d’amore che si rispetti, parla di passione, dolore e poesia. L’amore è quello che legava un uomo al suo meraviglioso cavallo. Destriero coraggioso, devoto, capace di correre tanto velocemente da dar l’impressione di volare. Sempre accanto al suo signore e padrone: due corpi, una sola anima. Nel gelo bianco dell’inverno e nel calore aranciato dell’estate. Finchè un giorno un uomo malvagio, invidioso di questo legame d’amore, uccise il cavallo. Grande fu il dolore del padrone, il suo cuore nel petto divenne una pietra. Per ricordare l’amato compagno, l’uomo decise allora di costruire uno strumento, che custodisse in sé l’anima e il ritmo del prodigioso destriero. Con le ossa del cavallo costruì la cassa armonica di un violino, con una costola il manico, con i peli della coda le corde. E, non appena lo strumento fece risuonare la sua melodia, il cavallo sembrò rivivere e tuonare al galoppo. Nacque così, secondo la leggenda, il Morin khuur, il violino che ostenta orgoglioso sul manico una testa di cavallo. Dedicato al legame indissolubile tra il nomade e la sua cavalcatura, è lo strumento per eccellenza della musica mongola, ed è stato inserito dall’Unesco nel patrimonio mondiale dell’Umanità.







Tumen Ekh - spettacolo di musica e danze popolari

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Cantante Gutturale khoomei


suonatore di Morin Khuur

Morin khuur, flauti, Yoo-chin (xilofono), Yatga (cetra)

Contorsioniste famose