domenica 21 agosto 2016

musiche popolari mongole sentite allo spettacolo e danze

Morin khuur, il violino della steppa (leggenda)
(da "Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri" di Federico Pistone - Polaris 2010)
Questa è una storia d’amore. E come ogni storia d’amore che si rispetti, parla di passione, dolore e poesia. L’amore è quello che legava un uomo al suo meraviglioso cavallo. Destriero coraggioso, devoto, capace di correre tanto velocemente da dar l’impressione di volare. Sempre accanto al suo signore e padrone: due corpi, una sola anima. Nel gelo bianco dell’inverno e nel calore aranciato dell’estate. Finchè un giorno un uomo malvagio, invidioso di questo legame d’amore, uccise il cavallo. Grande fu il dolore del padrone, il suo cuore nel petto divenne una pietra. Per ricordare l’amato compagno, l’uomo decise allora di costruire uno strumento, che custodisse in sé l’anima e il ritmo del prodigioso destriero. Con le ossa del cavallo costruì la cassa armonica di un violino, con una costola il manico, con i peli della coda le corde. E, non appena lo strumento fece risuonare la sua melodia, il cavallo sembrò rivivere e tuonare al galoppo. Nacque così, secondo la leggenda, il Morin khuur, il violino che ostenta orgoglioso sul manico una testa di cavallo. Dedicato al legame indissolubile tra il nomade e la sua cavalcatura, è lo strumento per eccellenza della musica mongola, ed è stato inserito dall’Unesco nel patrimonio mondiale dell’Umanità.







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