domenica 14 agosto 2016

Il Gange

Quando ieri sera sono giunta a Rishikesh, nonostante fosse abbastanza tardi e la luce soffusa, il fiume sacro mi ha invaso gli occhi e poco dopo anche il cuore. Ho avuto le stesse forti sensazioni della prima volta che l'ho visto, 2 anni fa a Varanasi. Io non vi so spiegare cosa sia scattato in me perché neppure io lo so. Non sono qui per condividere le credenze hinduiste e non sono qui neppure per sapere di più dei voti a Shiva. Sono qui per curiosare e per godermi la natura verde circostante. Eppure nonostante io non sia una fedele al Gange, ne ho percepito la sua immensa energia. Forse è perché so di essere a due passi dal Gange e ne so la sua importanza. Se mi portassero qui ad occhi bendati magari non sentirei nulla. Chi lo può sapere?
Stamattina mi alzo e mi dedico qualche oretta all'aggiornamento del blog. Una volta terminata la stesura del testo, mi cambio ed esco per le strade della  cittadina in cerca di un posticino dove poter riempire la mia pancia affamata. L'hotel si trova su una collina e per poter scendere al fiume bisogna imboccare una stradina a scale colma di gioiellerie. Tra un negozio e l'altro scorgo un ristorantino e mi ci infilo dentro. L'aria che si respira è molto mistica con la musica tibetana in sottofondo e la terrazza regala una vista mozzafiato sul gange. Mi siedo su dei cuscini e faccio colazione al tavolino arabo. Mi concedo questo splendido inizio di giornata tra le nuvole e la pioggia. I monsoni non risparmiano neppure questa zona. Quando il mio tempo al ristorantino è terminato,vado alla cassa e chiedo il conto. Il ragazzo visto che non ha il resto da darmi mi dice di tornare dopo a pagare. Io gli chiedo di ripetere perché penso di non avere capito bene. E invece ha ripetuto con tranquillità di tornare dopo a pagare. Ottima fiducia, chapeau. Mi incammino quindi verso il Gange. Lungo la strada i miei occhi saltano da un negozio all'altro per trovare qualcosa che possa alleviare la mia agonia camaleontica. Entro in un negozio che mi ispira fiducia e mi accorgo subito che il signore sa il fatto suo. In pochi secondi mi mostra delle pillole ayurvediche da ingerire e un olio da spalmare sulla pelle più volte al giorno. Io credo fermamente nelle terapie naturali e quindi senza esitazione compro ciò che mi propone il signore. D'altrocanto le gocce farmaceutiche e la crema cortisonica in questi giorni non mi ha portato benefici. Domani inoltre se riesco mi faccio fare un massaggio guaritore da un maestro-dottore ayurvedico. Arrivata sulla sponda della riva destra del magnifico Gange lo attraverso grazie ad un ponte in ferro molto scenico. Immaginatevi la seguente scena: pedoni che camminano nelle due direzioni, incrociati da moto, da mucche, maiali e scimmie. Sembra una scena di fantascienza ma non lo è. Questa è l'originalità dell'India. Un luogo sacro non è un posto pulito, ordinato, bensì un insieme di colori,odori, rumori, animali,  diversità, ma attenzione che non tutto è permesso. Per esempio non si può entrare con le scarpe nei luoghi sacri e bisogna  accettare tutto ciò che ti viene offerto : tika (benedizione),  cibo, ...
Superato il ponte percorro la riva sinistra del fiume, dove fiorisce una bellissima vegetazione e ospita tante case di yoga e meditazione. Il cielo inizia a piovere acqua a secchiate. Nella borsa ho la mantellina ma non riesco ad immaginare di infilarmela. Fa troppo caldo e la mia pelle ha bisogno do sentire dell'acqua fresca che le scorre sopra, attutendo il prurito. Mi inzuppo tutti i vestiti ma è cosi liberatorio! Dopo aver attraversato anche il secondo ponte imbocco una viuzza e rientro all'hotel per asciugarmi e medicarmi. Oggi mi sono immersa nei mille colori che la strada mi regalava, saranno gli ultimi, e poi dovrò dire addio a questa esplosione di vita. Mi mancheranno tantissimo i sari sfarzosi e colorati,ma non mi mancheranno per nulla i clacson delle auto e delle motorette.
Dopo un bel riposino, all'ora di cena esco e trovo un altro angolino di paradiso dove potermi rintanare a scrivere e a cenare. Le nuvole cedono il passo al cielo azzurro e la serata regala un chiarore divino. Dalla posizione privilegiata del ristorante scorgo in lontananza il ponte colmo di puntini neri. Strizzo gli occhi e mi accorgo che il ponte srraripa di gente. Guardo l'orologio e vedo che sono le 18,l'ora della puja, e i credenti vanno a pregare. Oggi non mi sono avvicinata molto ai luoghi di preghiera e non sono entrata in nessun tempio. Ho osservato da lontano i ghat (le gradinate sil gange) dove la gente si immerge nelle acque sacre . Ho solo voglia di passeggiare e e godermi il panorama. Dopo cena ripercorro la via verso l'hotel e mi rilasso. Domani è il 15 di agosto e non è festa solo in Svizzera, ma anxhe in India. È la dell'inipendenza. Il fine settimana è seguito da un giorno di f3sta, di conseguenza tanta gente si è spostata fuori Delhi per godere dei giorni di riposo. Difatti si nota qui a Rishikesh che c'è un'affluenza anomala di gente.


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