Alle 18.45 scendo la stradina dei negozi fino alla prima curva dove so che stazionano sempre due o tre tuk tuk,mi accordo con un ragazzo per farmi portare alla stazione dei bus turistici e dopo aver ritirato il mio bagaglio all'hotel ci spostiamo a sud della città. Il parcheggio dei bus è una discarica a cielo aperto tant'è che alla domanda di alcuni passeggeri occidentali su dove fosse il cestino, l'autista risponde:"fuori dal bus". La popolazione non viene istruita a sufficienza sul concetto di reciclaggio, ma d'altro canto neppure il sistema smaltimento funziona. L'autista è un po'scorbutico e poco accomodante. E il suo assistente non è meglio visto che durante il viaggio passa di posto in posto e accende le bocchette dell'aria come e quando piace a lui! Ci sarà pure un'aria viziata di ascella al curry, ma meglio un po'di puzza che ritrovarsi nel congelatore! Appena seduta sul bus mangio un bel pezzo di pane all'aglio cosi se di fianco a me si siederà una persona molesta, in una sola alitata lo metterò a tacere in un profondo sonno. Indovinate di che nazionalità sono i miei vicini?? Con un po'di ironia mi domando se ce la faranno ad affrontare un viaggio di 14 ore senza fumare... ovviamente no, e a dimostrarlo è la prima sosta dopo solo 3 ore, dove si lanciano sul pippone in poco piu di uno battito di ciglia. Sono un po' acidina oggi... hehe. Rimpiango il Ladakh ora come ora; benvenuta in India, dove tutto è incredible!
Durante la sosta della mezzanotte al ristorante io rimango sul bus e i miei occhi si spostano su un tavolo colmo di piccole palline bianche posto all'esterno della struttura. Due uomini stanno lavorando queste palline di farina fino a farle diventare un disco volante e poi le lanciano in un forno di pietra per cuocerle. Le infilano nel calore con un cuscinetto di pelle, le attaccano alla parete del forno e poco dopo le tirano fuori con una pinza. E voilà che escono i chapati. Affascinante l'abilità e la grazia di questi due uomini.
Il bus è un modello super deluxe ed è davvero in ordine: comodo, pulito e pratico. Le poltrone sono reclinabili e in dotazione c 'è una coperta per tenerti al caldo nel corso della notte. Alle 5.45 arriviamo a Dharamsala e aspettiamo fino alle 7 per ripartire con nuovi passeggeri e alle 8 ci fermiamo a fare colazione. Fuori dal finestrino corre un panorama umido e molto verde. I fiumi fanno da protagonisti. Poco prima di arrivare ad Amritsar passiamo una città con centri commerciali immensi, concessionarie lussuose, centrali elettriche moderne ma anche tante case scrostate, saracinesche arrugginite e tetti scoperchiati.Questa è l'India povera al passo sghembo con la globalizzazione.
Ma la parte interessante del racconto arriva ora ... perché è nell'esatto momento in cui sono scesa dal bus nella caotica Amritsar, che tante emozioni mi hanno invasa rilanciandomi indietro di 2 anni, nel mio viaggio nel Rajasthan. Gente, migliaia di persone, uno scoppio di colori, di vivacità, motorette ovunque, tuk tuk, auto, animali,carretti, frutta. Per strada nessuna regola, una cacofonia di suoni, cartelli ovunque che sembra ti cadano in testa e sguardi sorpresi, intensi e sorridenti. Ecco perché sentivo la necessità di scappare dall'Amsterdam himalayana e rifugiarmi nel marasma. Le montagne mi hanno cullata, amata, liberata; ma ora avevo bisogno di stimoli visivi e uditivi.
Nel momento in cui si aprono le porte del bus vedo un gruppo di uomini pronti ad attaccare. Un ragazzo mi fissa e con un sorrisone mi fa capire che ovunque io voglia andare mi porterà. Gli dico di calmarsi e di aspettare un attimo con pazienza. Prendo il mio bagaglio e gli mostro l' indirizzo dell'hotel che ho prenotato ieri. Lui mi dice che non può entrare nella zona dei bazaar attorno al tempio e io gli dico di lasciarmi nel posto più vicino cosi che posso arrivarci facilmente a piedi senza perdermi. Alla fine mi porta davanti alla porta dell'hotel e si merita una mancia. Il viaggio dalla stazione dei bus all'hotel è stato meraviglioso. Una gincana fisica e pure emotiva. Tutti mi fissano e qualcuno mi saluta, ma ci ho ormai fatto l'abitudine. Sono felice. Ora mi rilasso in hotel, poi esco a mangiare e poi faccio un giretto. Avete in mente il tipo logorroico che a Manali sotto la tettoia durante il temporale mi ha uccisa di parole?lui abita nella regione del Panjab, a 2 ore da dove sono io e mi ha consigliato di andare a visitare il tempio domattina tra le 4 e le 5. Cosa?? Lui dice che cosi lo vedo con tranquillità e poi evito 2 ore di colonna. Vedremo....
Durante la sosta della mezzanotte al ristorante io rimango sul bus e i miei occhi si spostano su un tavolo colmo di piccole palline bianche posto all'esterno della struttura. Due uomini stanno lavorando queste palline di farina fino a farle diventare un disco volante e poi le lanciano in un forno di pietra per cuocerle. Le infilano nel calore con un cuscinetto di pelle, le attaccano alla parete del forno e poco dopo le tirano fuori con una pinza. E voilà che escono i chapati. Affascinante l'abilità e la grazia di questi due uomini.
Il bus è un modello super deluxe ed è davvero in ordine: comodo, pulito e pratico. Le poltrone sono reclinabili e in dotazione c 'è una coperta per tenerti al caldo nel corso della notte. Alle 5.45 arriviamo a Dharamsala e aspettiamo fino alle 7 per ripartire con nuovi passeggeri e alle 8 ci fermiamo a fare colazione. Fuori dal finestrino corre un panorama umido e molto verde. I fiumi fanno da protagonisti. Poco prima di arrivare ad Amritsar passiamo una città con centri commerciali immensi, concessionarie lussuose, centrali elettriche moderne ma anche tante case scrostate, saracinesche arrugginite e tetti scoperchiati.Questa è l'India povera al passo sghembo con la globalizzazione.
Ma la parte interessante del racconto arriva ora ... perché è nell'esatto momento in cui sono scesa dal bus nella caotica Amritsar, che tante emozioni mi hanno invasa rilanciandomi indietro di 2 anni, nel mio viaggio nel Rajasthan. Gente, migliaia di persone, uno scoppio di colori, di vivacità, motorette ovunque, tuk tuk, auto, animali,carretti, frutta. Per strada nessuna regola, una cacofonia di suoni, cartelli ovunque che sembra ti cadano in testa e sguardi sorpresi, intensi e sorridenti. Ecco perché sentivo la necessità di scappare dall'Amsterdam himalayana e rifugiarmi nel marasma. Le montagne mi hanno cullata, amata, liberata; ma ora avevo bisogno di stimoli visivi e uditivi.
Nel momento in cui si aprono le porte del bus vedo un gruppo di uomini pronti ad attaccare. Un ragazzo mi fissa e con un sorrisone mi fa capire che ovunque io voglia andare mi porterà. Gli dico di calmarsi e di aspettare un attimo con pazienza. Prendo il mio bagaglio e gli mostro l' indirizzo dell'hotel che ho prenotato ieri. Lui mi dice che non può entrare nella zona dei bazaar attorno al tempio e io gli dico di lasciarmi nel posto più vicino cosi che posso arrivarci facilmente a piedi senza perdermi. Alla fine mi porta davanti alla porta dell'hotel e si merita una mancia. Il viaggio dalla stazione dei bus all'hotel è stato meraviglioso. Una gincana fisica e pure emotiva. Tutti mi fissano e qualcuno mi saluta, ma ci ho ormai fatto l'abitudine. Sono felice. Ora mi rilasso in hotel, poi esco a mangiare e poi faccio un giretto. Avete in mente il tipo logorroico che a Manali sotto la tettoia durante il temporale mi ha uccisa di parole?lui abita nella regione del Panjab, a 2 ore da dove sono io e mi ha consigliato di andare a visitare il tempio domattina tra le 4 e le 5. Cosa?? Lui dice che cosi lo vedo con tranquillità e poi evito 2 ore di colonna. Vedremo....
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