domenica 21 agosto 2016

Che Spettacolo!

Stamattina alle 9.00 Bilegt viene a prendermi e mi porta nella loro casa riservata agli ospiti. In teoria stamattina avrei dovuto andare a camminare nella natura con Ellisa l'americana conosciuta venerdi sera. Purtroppo è stata male e perciò abbiamo annullato la gita. Bilegt mi mostra la mia camera e mi lascia accomodare tranquillamente. Mi  occupo di riordinare lo zaino e mi doccio. Poi vado a fare la spesa al supermercato e rientro a casa e mi cucino un piatto di pasta. Francamente mi manca l'India. Mi mancano gli sguardi curiosi, i sorrisi naturali, il calore della gente, i colori. Qui la gente è molto riservata e schiva. Se non fosse per l'ambiente ospitale instauratosi all'ostello e la dolcezza di Bilegt e Mejet, mi sentirei un po' sola. La lingua è un ostacolo, credo sia la prima volta che realizzo davvero cosa significhi riuscire a capirsi e comunicare. Finora ho visitato posti dove sono sempre riuscita a dialogare in inglese, mentre qui in  Mongolia pare che non lo capisca quasi nessuno. Se non avessi in programma di partire per le steppe in compagnia di altri europei e di una guida, penso che mi metterei d'impegno ad imparare qualche parola ed espressione. La lingua mongola bisogna saperla parlare, e leggerla/scriverla. Le scritte ovunque sono in cirillico. Quindi se vuoi farti capire devi avere un frasario scritto con il nostro alfabeto per poterlo pronunciare, e parallelamente avere le frasi scritte da qualcuno in cirillico da mostrare. Un esempio può essere il taxista: se vuoi andare a visitare un monumento gli mostri il nome in cirillico e lui sa esattamente dove andare. Mi sento un pesce muto nella vaschetta. Passo le giornate prevalentemente in silenzio ma non per scelta,  lo vivo un po' come un silenzio forzato. 
Approfitto di questi giorni tranquilli per informarmi sulla Mongolia e sul dopo Mongolia. Alle 16.30 esco di casa e vado al parco ad assistere ad uno spettacolo di balli e canti tradizionali chiamato Tumen Ekh. Mi presento un'oretta prima perché sono stata avvisata della popolarità dello spettacolo. Passo un'ora di meraviglia, sospesa tra la realtà e le cavalcate nella steppa. La musica accompagna la popolazione nomade mongola nella vita contadina. I cantanti gorgeggiano divinamente e il suonatori e ballerini suonano e si muovono con delicatezza e leggiadria. Sono molto impressionata tant'è che vi ho allegato alcuni canti per rendere l'idea di ciò che vi sto raccontando. 


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