Oggi è giorno di preghiera e Angie mi porta a casa della cognata ad assistere a questa funzione chiamata comunemente Puja. In cosa consiste questa celebrazione? Un Baba, per noi l'equivalente di un prete, viene invitato a casa della famiglia che ospita la preghiera. Sistema un grande pentolone in mezzo ad una sala, lo cosparge di povere rossa e verde formando delle figure e invita tutti a sedersi intorno a lui in cerchio. Aggiunge delle foglie, un cocco legato con dello spago, legna e accede un fuoco. Inizia una lunga recitazione di mantra e il fuoco viene consumato in 2 ore. All'interno della casa il fumo imperversa ovunque, si insinua in ogni angolo della casa e dopo mezz'ora di curiosa partecipazione scappo con gli occhi colmi di lacrime causate dal fumo. Mi porto dietro Pinkhu, Mojed (cugini di Surat) e Kanjel. Insieme andiamo a comprarci una coca cola e paseggiamo per il quartiere. Incontriamo dei bambini che stanno giocando a piantare un albero in mezzo al parco e imparo a dire in hindi "bambino vieni qui" (ovviamente tutti ridono per la mia originale pronuncia). Alla conclusione della puja veniamo chiamati e tutti insieme pranziamo. Ci sediamo comodamente sul letto e si sono fatte le 15:30. Prima ci viene servito un impasto dolce come ringraziament ai loro dei hindù, poi segue il pranzo a base di chapati dolci (chiamati puri) e patate in salsa al curry. Come accompagnamento ci sono due dolci. Prendo un pezzo di chiapati, lo immergo nella salsa, lo metto in bocca e subito inizio a tossire. Non è piccante,di più! Credo di essere un pochino rossa e inizio a sudare. Ecco...forse dovrei evitare di mangiarlo. Mangio qualche boccone di chapati qua e là e poi bevo un po' d'acqua anche se non è indicato berne quando soffri a causa di cibo piccate. Le donne sono vestite meravigliosamente in sari, e abiti indiani di colori bellissimi. Per l'occasione Angie mi ha prestato un suo abito molto carino e neutro. Lo indosso con piacere e mi sento anch'io parte di questa meravigliosa giornata anche se la preghiera mi è incomprensibile. Sono molto attirata dalle celebrazioni e mi piace parteciparci ma non mi soffermo troppo sui vari significato. La macchina fotografica è stata messa in stand by in questi giorni a Delhi. Non saprei dirne il motivo esatto, credo ce ne siano più di uno. Sicuramente ho voglia di godermi aueste giornate per quello che mi offrono e senza la necessità di immortalare tutto. Immortalo tutto atraverso gli occhi ed e i sensi e lo imprimo nel mio cuore. Secondariamente non mi va di sottoporre queste brave e gentili persone alla pressione del flash. E forse un po' voglio anche raccontarvi ciò che vivo lasciando spazio alla vostra immaginazione.
Ora passiamo a parlare di quattro argomenti che mi fanno riflettere in questi giorni. Il primo è una sciocchezza ma va raccontato perché compare puntualmente nelle mie giornate. Qui fa un caldo osceno, c'è una umidità pazzesca, e da Chandigarh la situazione non è migliorata, anzi penso peggiorata. C'è di buono che passiamo tanto tempo in casa di Angie o di amici, quindi le pale del ventilatore sono sempre in funzione. Ma il vero problema sta nell'aria condizionata. Qui la gente ne è abituata e senza questa magica aria gelida non può vivere. Io non sopporto il caldo umido che fa qui, e trasudo tutta me stessa, ma immaginatevi di entrare in questo stato in un congelatore. Ogni volta mi sembra di morire:il peggio è che il mio cervello sembra atrofizzarsi, si intirizzisce e ho delle fitte potenti alla testa. Mi infilo il pullover con il cappuccio e spero che passi presto. Ma vi rendete conto? Loro non fanno una piega, e io vado a dormire con la figlia Kinjel che spara l'aria ibernante a velocità supersonica. Se potessi mi infilerei sotto il letto e dormirei li. Poi quando la bimba dorme, prendo il comando della macchina sputa ghiaccio e la spengo. Halleluiaj.
Il secondo argomento riguarda la spazzatura. Ogni volta che vedo qualcuno finire di mangiare un pasto e buttare la carta dell'involucro per terra mi viene una fitta al cuore. Passeggio e osservo le persone nelle loro abitudinarie attività e nel corso di esse la spazzatura fiorisce nelle strade, nelle vie, nella natura. Non riesco a guardare, è faticoso mordersi la lingua per non emettere sentenze. In quei momenti mi dico che non sono educati a sufficienza su questo argomento per poter capirne l'importanza, ma sarà mai una buona giustificazione? Quando capita che sto passeggiando con Angie e Kinjel e la bimba prima di entrare in casa butta dietro l'angolo di casa il cartone del succo, mi aspetto che la madre dica qualcosa e invece non succede.Ma quindi? L'istruzione non centra assolutamente totalmente. Non capiscono l'importanza di vivere in una città e in un luogo pulito? Non ci sono possibilità di riciclaggio, ecc? Mi hanno confermato che ci sono, e quindi è forse pigrizia quella di cui sto parlando? Non lo so, so solo che la spazzatura non la buttano in casa per terra, la buttano solo in strada. Quindi? Giungete voi alla conclusione che più vi sembra giusta. Io provo a non vivere un colpo al cuore ogni volta che vedo buttare tutta questa spazzatura in strada e a non criticare queste persone per le loro brutte abitudini.
Passiamo ora a parlare del telefonino che tra l'altro è un argomento che avevo già trattato nella mia scorsa permanenza in India. Questo oggettino tanto utile quanto nocivo è diventato anche in India indispensabile e alla portata di tutti. Ma è impressionante vedere il traffico di telefonate che entrano ed escono dal telefono di queste persone. Le chiamate non durano più di 1 minuto ma ne arrivano una quantità indecifrabile. Sono sempre al telefono e non capendo cosa si dicono posso solo ipotizzare che parlino di come stanno e di cosa fanno.
I ragazzi che ho avuto modo di conoscere hanno il telefono sempre in mano e lo utilizzano per chattare tutto il giorno e telefonare. Certo che è un mezzo potente per entrare in contatto con il mondo e grazie anche a questo l'India si sta globalizzando, ma forse qualcuno dovrebbe spiegargli come usarlo. D'altronde lo stesso problema l'abbiamo noi, chissà che statistica uscirebbe se contassimo in media quanti minuti al giorno impugniamo un telefonino. È un discorso che potrebbe durare all'infinito.
Ultimo argomento:la donna nella società. Diamo uno sguardo alla famiglia con cui vivo. Sono 4 giorni che chiacchiero con Angie e piano piano mi faccio un'idea di come la pensa e di cosa prova nelle varie situazioni. Lei si è sposata con Surat in un matrimonio combinato, e sono fortunatamente molto felici. Lei vive la quotidianità spesso senza Surat perché lui è in viaggio con dei turisti. E lei mi racconta che non si fida di nessuno e che non dà quindi fiducia a nessuno. Per spostarsi hanno solo autisti privati a disposizione e taxi super affidabili. Generalmente non va oltre il mercato, l'estetista, il parco del quartiere, la visita di alcuni amici. Dice che per la sua salvaguardia e quella della figlia deve tenere gli occhi aperti. Ha molta paura e questa la porta a chiudersi in casa. Esce solo con il marito quando rientra e con alcuni cugini. Ora capisco cosa vuol dire avere esperienza di spostamenti, di avvenimenti e avere libertà. Lo sapevo già prima ma ora l'ho sperimentato sulla mia pelle. Quando parlo con Angie del mio desiderio di andare al parco e in centro e di chiamarmi per favore un taxi della compagnia di cui si fidano mi dice di no, che chiama surat che mi manda un suo autista. Sono praticamente blindata in casa, senza la libertà di passeggiare da sola e fare dei giri. Loro si preoccupano tantissimo per la mia sicurezza e gliene sono davvero grata. In questi giorni ho fatto frequentazioni assidue a uffici, negozi di cartoleria, ambasciate, e sempre scortata dal team di Surat. Sono efficienti in maniera incredibile. Tutti i documenti sono stati consegnati all'ambasciata mongola con tanto di passaporto e in data 17 agosto il mio visto sarà pronto. Il 18 volerò a Ulaan Bataar e avrà inizio la seconda grande avventura del mio viaggio.
Ora passiamo a parlare di quattro argomenti che mi fanno riflettere in questi giorni. Il primo è una sciocchezza ma va raccontato perché compare puntualmente nelle mie giornate. Qui fa un caldo osceno, c'è una umidità pazzesca, e da Chandigarh la situazione non è migliorata, anzi penso peggiorata. C'è di buono che passiamo tanto tempo in casa di Angie o di amici, quindi le pale del ventilatore sono sempre in funzione. Ma il vero problema sta nell'aria condizionata. Qui la gente ne è abituata e senza questa magica aria gelida non può vivere. Io non sopporto il caldo umido che fa qui, e trasudo tutta me stessa, ma immaginatevi di entrare in questo stato in un congelatore. Ogni volta mi sembra di morire:il peggio è che il mio cervello sembra atrofizzarsi, si intirizzisce e ho delle fitte potenti alla testa. Mi infilo il pullover con il cappuccio e spero che passi presto. Ma vi rendete conto? Loro non fanno una piega, e io vado a dormire con la figlia Kinjel che spara l'aria ibernante a velocità supersonica. Se potessi mi infilerei sotto il letto e dormirei li. Poi quando la bimba dorme, prendo il comando della macchina sputa ghiaccio e la spengo. Halleluiaj.
Il secondo argomento riguarda la spazzatura. Ogni volta che vedo qualcuno finire di mangiare un pasto e buttare la carta dell'involucro per terra mi viene una fitta al cuore. Passeggio e osservo le persone nelle loro abitudinarie attività e nel corso di esse la spazzatura fiorisce nelle strade, nelle vie, nella natura. Non riesco a guardare, è faticoso mordersi la lingua per non emettere sentenze. In quei momenti mi dico che non sono educati a sufficienza su questo argomento per poter capirne l'importanza, ma sarà mai una buona giustificazione? Quando capita che sto passeggiando con Angie e Kinjel e la bimba prima di entrare in casa butta dietro l'angolo di casa il cartone del succo, mi aspetto che la madre dica qualcosa e invece non succede.Ma quindi? L'istruzione non centra assolutamente totalmente. Non capiscono l'importanza di vivere in una città e in un luogo pulito? Non ci sono possibilità di riciclaggio, ecc? Mi hanno confermato che ci sono, e quindi è forse pigrizia quella di cui sto parlando? Non lo so, so solo che la spazzatura non la buttano in casa per terra, la buttano solo in strada. Quindi? Giungete voi alla conclusione che più vi sembra giusta. Io provo a non vivere un colpo al cuore ogni volta che vedo buttare tutta questa spazzatura in strada e a non criticare queste persone per le loro brutte abitudini.
Passiamo ora a parlare del telefonino che tra l'altro è un argomento che avevo già trattato nella mia scorsa permanenza in India. Questo oggettino tanto utile quanto nocivo è diventato anche in India indispensabile e alla portata di tutti. Ma è impressionante vedere il traffico di telefonate che entrano ed escono dal telefono di queste persone. Le chiamate non durano più di 1 minuto ma ne arrivano una quantità indecifrabile. Sono sempre al telefono e non capendo cosa si dicono posso solo ipotizzare che parlino di come stanno e di cosa fanno.
I ragazzi che ho avuto modo di conoscere hanno il telefono sempre in mano e lo utilizzano per chattare tutto il giorno e telefonare. Certo che è un mezzo potente per entrare in contatto con il mondo e grazie anche a questo l'India si sta globalizzando, ma forse qualcuno dovrebbe spiegargli come usarlo. D'altronde lo stesso problema l'abbiamo noi, chissà che statistica uscirebbe se contassimo in media quanti minuti al giorno impugniamo un telefonino. È un discorso che potrebbe durare all'infinito.
Ultimo argomento:la donna nella società. Diamo uno sguardo alla famiglia con cui vivo. Sono 4 giorni che chiacchiero con Angie e piano piano mi faccio un'idea di come la pensa e di cosa prova nelle varie situazioni. Lei si è sposata con Surat in un matrimonio combinato, e sono fortunatamente molto felici. Lei vive la quotidianità spesso senza Surat perché lui è in viaggio con dei turisti. E lei mi racconta che non si fida di nessuno e che non dà quindi fiducia a nessuno. Per spostarsi hanno solo autisti privati a disposizione e taxi super affidabili. Generalmente non va oltre il mercato, l'estetista, il parco del quartiere, la visita di alcuni amici. Dice che per la sua salvaguardia e quella della figlia deve tenere gli occhi aperti. Ha molta paura e questa la porta a chiudersi in casa. Esce solo con il marito quando rientra e con alcuni cugini. Ora capisco cosa vuol dire avere esperienza di spostamenti, di avvenimenti e avere libertà. Lo sapevo già prima ma ora l'ho sperimentato sulla mia pelle. Quando parlo con Angie del mio desiderio di andare al parco e in centro e di chiamarmi per favore un taxi della compagnia di cui si fidano mi dice di no, che chiama surat che mi manda un suo autista. Sono praticamente blindata in casa, senza la libertà di passeggiare da sola e fare dei giri. Loro si preoccupano tantissimo per la mia sicurezza e gliene sono davvero grata. In questi giorni ho fatto frequentazioni assidue a uffici, negozi di cartoleria, ambasciate, e sempre scortata dal team di Surat. Sono efficienti in maniera incredibile. Tutti i documenti sono stati consegnati all'ambasciata mongola con tanto di passaporto e in data 17 agosto il mio visto sarà pronto. Il 18 volerò a Ulaan Bataar e avrà inizio la seconda grande avventura del mio viaggio.
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