Stamattina ho il bus per Nuova Delhi alle 8.30. Mi alzo alle 7, preparo i bagagli e alle 7.30 scendo in reception. Chiedo al ragazzo incaricato se uscendo dall'hotel, più avanti lungo la strada, trovo dei tuk tuk. Lui mi dice di no e me ne chiama uno. In 20 minuti dovrebbe essere da me all'hotel ma dopo oltre mezzora non si vede ancora. Faccio pressione psicologica al ragazzo che dopo aver richiamato l'autista all'ordine si accorge che tarderà ancora e io gli rispondo che non ho tempo da perdere perche il mio bus parte da lì a 25 minuti. Il capo mi guarda, mi chiede se il mio bagaglio è solo quello e alla risposta mia affermativa mi comunica che il suo dipendente mi porterà in moto alla stazione dei bus. Salto in sella e partiamo. Da quando sono in India non ho incontrato neanche un autista che guidi civilmente rispettando la condotta stradale e che non suoni il clacson, e vi sembra logico che io lo incontri proprio stamattina che sono in ritardo? Guida in maniera esasperante: si accoda ad un tuk tuk e guida come una vera lumaca fino alla stazione. La su motoretta non fa rumore, sembra elettrica, sembra un giocattolo della Franz Carl Weber. Se sono riuscita ad acchiappare oggi il bus al volo senza farmi scoppiare le coronarie, sono fortunata per la vita. Sarà merito della cacca di vacca di ieri?? Ora vi spiego... La giornata di ieri è iniziata male non avendo dormito bene e prudendomi tutto il corpo. L'olio che mi è stato venduto fa lentamente effetto, ma devo avere pazienza. Comunque nel corso della giornata nulla ha girato per il verso giusto tranne lo shopping compulsivo per scacciare la frustrazione. Prima di tutto ho schiacciato una cacca enorme e poco prima di entrare nel centro ayurvedico per parlare con un dottore. Nella borsa di ieri mancavano ovviamente i fazzoletti (li ho SEMPRE con me) che ho dovuto mendicare. Il medico ovviamente non c'era e ho dovuto andarmene via con la coda tra le gambe. Poco dopo mi si è rotto lo zainetto e mi è caduto fuori tutto piano piano come fossi pollicino. Per completare il quadro ho dimenticato il sacchetto degli acquisti in giro e a pranzo ho ricevuto un'insalata senza gli ingredienti tanto agognati perché non li avevano. Sarete d'accordo anche voi su quanto la mia mentalità negativa della giornata abbia mandato a rotoli tutto il resto. Ho cercato di deviare la mia mente su prati fioriti, ma immancabilmente tornava al mio piede immerso nella cacca... Alle 17 ho deciso di rientrare a casa per non uscire più, ma non prima di aver osservato per lunghi istanti il corteo di sari diretto al fiume.
Non ci crederete a quello che vi sto per raccontare: sono seduta sul bus che mi riporta in capitale e accanto a me non c'è accomodato nessuno. Ma la divina natura ha voluto interferire in questo piano solitario e sapete chi mi ha mandato a farmi compagnia? Una bellissima farfalla arancione che si è posata su di me restandomi accanto per 2 ore. Ero incantata, una meraviglia! Forse è anche merito suo se la mia pelle sta migliorando offrendomi un po'di sollievo.
Arrivo alla stazione dei bus e mi fanno scendere in mezzo alla strada su qualche corridoio laterale esterno alla stazione dei bus. Non so se il mio umore ballerino degli ultimi giorni ne ha contribuito,ma oggi la povertà mi colpisce come un pugno nello stomaco. Scorgo mendicati ad ogni angolo della strada, donne sdraiate su tappeti erbosi, bambini sporchissimi e con gli occhioni segnati dalla vita e dalla fatica. Ma il peggio accade quando devo attraversare un tunnel stradale. Inizialmente sono sovrappensiero nel cercare la via giusta per arrivare dal mio autista che mi aspetta e non vedo la fiumana di gente riversata supina sul marciapiede buio. Dormono, tra la puzza, i clacson, la calura e la povertà. Mi si chiude lo stomaco e mi viene da piangere. E poi sorge in me la frustrazione di non poter aiutare il mondo a stare meglio, e neppure dare degli spiccioli ai mendicanti perché li fai paradossalmente stare peggio. Giornalmente ci si imbatte in persone che vivono nelle tende, perché non hanno una casa, non hanno un lavoro, non hanno nulla dalla vita e anche la dignità gli è stata portata via. Come serpenti vivono per strada, agonizzando per un pezzo di pane. Se torni in India una seconda volta in parte sei schermato da queste visioni tristi, ma in fondo non te ne liberi mai. In un certo senso fa bene per non dimenticare mai come gira il mondo e per fare riflessioni sull'universo e sulla tua vita. Un sogno sarebbe suddividere le ricchezze in modo equo, che chimera!
Non ci crederete a quello che vi sto per raccontare: sono seduta sul bus che mi riporta in capitale e accanto a me non c'è accomodato nessuno. Ma la divina natura ha voluto interferire in questo piano solitario e sapete chi mi ha mandato a farmi compagnia? Una bellissima farfalla arancione che si è posata su di me restandomi accanto per 2 ore. Ero incantata, una meraviglia! Forse è anche merito suo se la mia pelle sta migliorando offrendomi un po'di sollievo.
Arrivo alla stazione dei bus e mi fanno scendere in mezzo alla strada su qualche corridoio laterale esterno alla stazione dei bus. Non so se il mio umore ballerino degli ultimi giorni ne ha contribuito,ma oggi la povertà mi colpisce come un pugno nello stomaco. Scorgo mendicati ad ogni angolo della strada, donne sdraiate su tappeti erbosi, bambini sporchissimi e con gli occhioni segnati dalla vita e dalla fatica. Ma il peggio accade quando devo attraversare un tunnel stradale. Inizialmente sono sovrappensiero nel cercare la via giusta per arrivare dal mio autista che mi aspetta e non vedo la fiumana di gente riversata supina sul marciapiede buio. Dormono, tra la puzza, i clacson, la calura e la povertà. Mi si chiude lo stomaco e mi viene da piangere. E poi sorge in me la frustrazione di non poter aiutare il mondo a stare meglio, e neppure dare degli spiccioli ai mendicanti perché li fai paradossalmente stare peggio. Giornalmente ci si imbatte in persone che vivono nelle tende, perché non hanno una casa, non hanno un lavoro, non hanno nulla dalla vita e anche la dignità gli è stata portata via. Come serpenti vivono per strada, agonizzando per un pezzo di pane. Se torni in India una seconda volta in parte sei schermato da queste visioni tristi, ma in fondo non te ne liberi mai. In un certo senso fa bene per non dimenticare mai come gira il mondo e per fare riflessioni sull'universo e sulla tua vita. Un sogno sarebbe suddividere le ricchezze in modo equo, che chimera!
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