venerdì 30 giugno 2017
Saluto Leticia e volo a Bogotà
Sudo, sudo e ancora sudo. Leticia mi saluta con il cuore pieno di ricordi meravigliosi e la scia di sudore sull'asfalto. Prendo un taxi, saluto Seba e mi faccio portare all'aeroporto. È un locale piccolissimo e dopo aver fatto il check in dobbiamo aspettare nell'atrio per poter entrare nella sala dell'imbarco. Il caldo non demorde e si intrufola pure nella mia sedia ricoperta di cuoio sintetico. Ovviemente mentre attendo l'aereo chi mi trovo davanti? La famiglia di Bogotà che incrocio ogni giorno nei luoghi più disparati. Accanto a me siede una giovane donna dallo sguardo ansioso che mi chiede infornazioni sul volo. Lei vive a Leticia ed è la prima volta che prende l'aereo. Vola a Bogotà a trovare un'amica, che meraviglia di momento!Prendo posto sull'aereo e mi preparo al decollo. Ho prenotato come sempre un posto accanto al finestrino per lasciarmi stupire dai paesaggi amazzonici. Siamo in volo ed improvvisamente un gioco di luci e di nubi colpisce il mio sguardo intensamente. Sembra di passare in una foresta di nubi dal colore azzurro e argentato. Le nuvole si ergono verso l'alto formando delle consistenti masse di ovatta che sembrano alberi o omini di sasso che si formano per mano umana sui sentieri di montagna. Nel sedile di fronte a me siede una bambina dagli occhi scuri e molto intensi. Tra i capelli porta una treccia decorata da alcuni fili viola e fucsia. Guarda curiosa fuori dal finestrino e poi mi osserva. Mi sorrise con il suo viso dolce ed innocente. Nell'esatto istante in cui guarda con occhi colmi di speranza e amore capisco che il mio destino è di aiutare i bambini, è ciò che più di ogni altra cosa mi rende felice. Grazie bimba dagli occhi ballerini, grazie per avere illuminato la mia giornata con la tua spontaneità. Scendo dall'aereo, ritiro il bagaglio, mi faccio condurre in ostello dove deposito le mie cose e vado all'appuntamento con Jessica e Pedro(conosciuti a Leticia in un giro in barca). Ci diamo appuntamento di fronte al museo nazionale ma arriva solo Pedro accompagnato dal suo amico Diego. Mi portano in alcuni locali a trascorrere la serata in allegria. Al bar cubano beviamo un mojito, accompagnato da un piatto di yucca delizioso; nel locale musicale al 6 piano di un edificio balliamo regetton e salsa. Verso mezzanotte ci ritiriamo a Zapaquirà e Pedro mi accompagna a dormire da sua madre. Lui è un assiduo frequentore di couchsurfing e negli ultimi sei anni ha ospitato parecchie persone straniere a casa sua. Stanca e felice vado a dormire e mi addormento rapidamente.
Amazzonia
Con la sua superficie di 643.000 kmq, l'Amazzonia ricopre un terzo del territorio colombiano ed è grande più del doppio dell'Italia. Il fatto che Leticia è raggiungibile solo in aereo e che le principali vie di comunicazione siano i fiumi che attraversano la giungla ha permesso alle comunità locali di conservare le loro culture pressoché intatte. I nativi sono circa 1,4 milioni di persone e sono suddivise in 87 tribù. Tra i gruppi nativi che si ha la maggior probabilità di incontrare in Amazzonia ci sono i ticuna; i wiwa, kogui, e gli arhuaco si trovano nella sierra Nevada , i waayu a La Guajira e i muisca nei pressi di Bogotà. Le riserve native formano addirittura un terzo della superficie della Colombia, dove la terra appartiene alla collettività. Nonostante siano protetti dalla legge, nel corso degli ultimi decenni i nativi sono stati spesso vittime di violenze, perché le loro vaste riserve hanno offerto un rifugio sicuro ai guerriglieri, ai gruppi paramilitari e alle piantagioni di coca. Questa situazione è stata ulteriormente peggiorata dall'irrorazione di pesticidi in molte zone rurali da parte dell'esercito americano, una misura prevista per distruggere le piantagioni di coca che però ha finito per danneggiate anche altre colture, che rappresentavano da secoli la fonte principale di sostentamento delle comunità native.
giovedì 29 giugno 2017
Di nuovo in capitale
Sono atterrata a Bogotà e ora mi dirigo alla casa dei miei amici. Stasera andiamo a fare un po' di festa e domani vado a Villa de Leyva che è un paesino bello da visitare. Potrei non avere internet fino a sabato.
È tempo di volare a Bogotà
Il 4 luglio di sera volerò a San Andres e l'8 luglio mi raggiunge Eugenia. Mi ha appena informata di aver prenotato il volo. Chissà... magari riusciremo a fare il tanto desiderato corso di immersione annullato a Bahia a causa del mio infortunio al piede. Non che ora sia davvero guarito ma più o meno è sotto controllo. Io a Leticia ho conosciuto una valanga di bogotani che mi rapiranno per tutta la permanenza in capitale. Ho bisogno di tranquillità e buona energia per terminare il mio viaggio di scoperta intorno al mondo. Ieri il mio direttore mi ha confermato le mie 23 ore a Chiasso quindi tutto è pronto per il mio ritorno. Sembra che tutto sia come io l'ho lasciato, ma dopo un anno di viaggio in realtà tutto per me è cambiato. Sarà che torno nello stesso poato cone stesse persone ma io sono diversa e quindi la percezione sarà differente. Me ne rallegro molto e sono felice di poter vivere la mia realtà con un altro spirito.
Ieri mattina mi sono alzata senza la voglia di strafare perchè sono giorni che rincorro animaletti nella giungla come Crocodile Dundee ed il mio fisico è stanco. Rinango a letto a leggere e ad ascoltare la musica. Passa l'ora della colazione e mi dedico al pranzo. Mangio ceviche con un succo stratosferico e ottimo. Verso le 13 mi animo ad andare al parco avventura e sulla strada per andare alla fermata del bus incontro Andres (il ragazzo in viaggio con la mamma) sulla sua moto. Più avanti incontro un'altra famiglia che ho visto in un tour e al parco avventura incontro Nicolas e Gita. Questi incontri casuali mi mettono di buon umore. Salto sul bus e faccio conversazione con l'autista. Al chilometro 11 scendo e mi dirigo al parco avventura. È praticamente deserto e ne sono felice. Il caldo mi sta uccidendo oggi e spero che tra gli alberi io possa trovare un po' di respiro. Inizio con una camminata fino all'albero maestro con la mia guida Sergio. Mi infilo.l'imbragatura, afferro i moschettoni e dopo aver capito la tecnica di base del rapel salgo i 35 metri di filo che mi separano dalla piattaforma sull'albero. Ovviamente quando arrivo in cima sono sudata e impresentabile. Mi godo la vista sulla giungla e la pace del momento. Un po' di tremarella per l'altezza mi viene. Continuo il percorso con 2 zip line e poi con il ponticello tibetano. Al termine scendo in corda l'ultimo pezzo che mi separa dal terreno. Felice mi fermo a parlare con un ragazzo che ho conosciuto l'altro ieri nella riserva e parliamo di cultura. Saluto Nicolas e Gita, riprendo il bus e torno in centro. La serata passa tranquilla e non faccio nulla di particolare.
È giovedì ed è arrivato il momento di lasciare la tanto amata Leticia. Non sono dispiaciuta perché ho tante belle avventure che mi attendono nelle prossime settimane. Sono stati 7 giorni meravigliosi di spedizioni e conoscenze. Mi alzo con calma, impacchetto lo zaino e vado a fare colazione. Sono seduta al tavolo e sento qualcuno chiamarmi. Mi giro e mi trovo di fronte Andres e sua mamma. Si siedono al tavolo e ordinano da mangiare. Ci facciamo compagnia a vicenda e poi ci salutiamo perché loro hanno l'aereo prima del mio. Faccio un po'di shopping e mi dirigo all'aeroporto. Saluto Seba e tutta la famiglia dell'ostello. Mi mancheranno!
Alba sul rio
Martedi mattina Percy ci viene a svegliare alle 4.50 per portarci in barca ad avvistare gli uccelli. Il cielo si schiarisce tingendosi di azzurro, rosa e poi giallo. In realtà non mi interessa molto vedere milioni di uccelli in miniatura dai nomi indecifrabili, a me piace stare nella barchetta e scivolare sul fiume Gamboa. Quando la guida parla non gli presto molta attenzione, il mio cervello è ancora frastornato dal sonno interrotto bruscamente. Per evitare che le zanzare ci pungano siamo coperti fino al collo e siamo totalmente spraiati da far venire quasi la nausea dal forte odore. Il caldo delle 7 inizia già ad essere fastidioso e il sudore scorre implacabile. Il primo giorno che ho passato a Leticia la temperatura era freschina di sera e vivibile di giorno. Il secondo giorno faceva un caldo opprimente ed i giorni a seguire la canicola amazzonica ha ucciso ogni mia riserva di liquidi . Alle 8 torniamo all'hotel a fare colazione (uova, toast, banane e papaya). Ci rilassiamo un attimo e poi saltiamo nuovamente sulla barca e questa volta ci tocca remare. Su una barca ci sono i "gringos", sull'altra i docenti colombiani pazzi scatenati. Scatta la gara e ci uccidiamo dalla fatica e dalle risate. Stare con loro scatena ilarità generale e non possiamo smettere mai di prenderci in giro e di ridere. La fatica ci porta a qualche chilometro dalla base dove dovremmo pescare. Cosa? Pescare Eloisa! Ah beh... Ma potrebbe essere divertente. Scendiamo dalla barca e ci piazziamo intorno alla pozza di acqua dove dovremmo recuperare il nostro pranzo. July la colombiana pesca un pesce dietro l'altro e si diverte un mondo mentre io non pesco una cippa di niente. Mi impegno e ci metto ogni molecola del mio corpo per tenere il bastoncino nel modo corretto e fare abboccare i pesciolini. Se cibarsi dipendesse da me staremmo a bocca asciutta! In questo viaggio ho capito che il cavallo e la pesca non sono i miei sport-hobby. Alcuni compagni hanno successo mentre altri finiscono l'attività di pesca frustrati come me. La guida prova pena per noi e ci porta lungo il fiume in mezzo alla vegetazione dove dovrebbe essere più facile ma a quanto pare la sfiga ci perseguita. Torniamo all'hotel e ci piazziamo a tavola. Il pesce che ci viene servito in un primo momento non è il nostro, ma poi ci fanno la gentilezza di cucinarci i nostri 5 squallidi pesce. Hehe... sono buonissimi! La giornata si sta per concludere e siamo tutti molto tristi all'idea di separarci. E perché non ci diamo appuntamento all'ora di cena? Detto, fatto. Alle 18.30 ci troviamo in un baretto situato al lato del parco cittadino e mangiamo crepe di tapioca accompagnate da succhi di frutta e da un liquore locale simile alla grappa. Alle 20.30 ci spostiamo in un locale musicale e ci scateniamo come dei pazzi ballando latino fino alle lacrime e fino alla chiusura. Ci voleva! Che gioia!
mercoledì 28 giugno 2017
La notte nella giungla
Credo che io abbia conosciuto più persone e sia uscita la sera più volte in questi 7 giorni a Leticia che negli ultimi 5 mesi di vaggio.
Moltissimi colombiani stanno trascorrendo i loro giorni di festa cattolica e di vacanza con un viaggio in amazzonia. Per meglio spiegarmi vi dico che pensavo che 4 giorni a Bogotà fossero troppi dato che ho gia visitato la capitale con la mamma e ora mi ritrovo con grande meraviglia con un impegno per ogni giorno, uno ogni sera e una casa diversa per ogni notte. Ma quanta ospitalità sto ricevendo? Ma in quale magica bolla mi trovo?I miei nuovi amici mi hanno accolta nel loro mondo, mi hanno adottata per qualche ora e in capitale trascorreranno del tempo con me. Sono rimasta a bocca asciutta a furia di ringraziare. E lo fanno con il cuore, con spontaneità. Prima di dirmi arrivederci mi è capitato con qualunque anima colombiana di questa settimana di ricevere un invito. E sento la loro sincerità aleggiare nell'aria. Non sono parole di circostanza, manterranno la promessa, ne sono certa. Mi sembra di essere entrata in una nuova dimensione dove i pezzi del puzzle vanno al loro posto perfettamente e rapidamente. Sono grata all'amazzonia per la meravigliosa natura nella quale sono immersa e l'universo per queste anime chiare che hanno incrociato il mio cammino. Credo avessi bisogno di speranza e di autenticità, per credere di più e per lasciarmi andare alla vita sapendo che raccoglierò cio che di buono seminerò.
Ora continuo il racconto della giornata nella giungla che ho smesso di narrare. Salutiamo i fratelli di Cali, madre e figlio di Bogotà, l'Americano e dopo un breve riposino all'imbrunire partiamo alla volta del fiume e della selva. La barchetta che ci condurrà a vedere i caimani fortunatamente non è a remi bensi dotata di un motore. Rombando tagliamo l'acqua e rumorosamente galleggiamo sull'acqua nell'oscurità. Percy posiziona la sua pila sulla fronte e con movimenti rapidi della testa ispeziona la bassa vegetazione acquatica per cercare dei caimani. Ma a quella velocità come fa a vedere qualcosa? Capisco che è abituato ma mi sembra comunque pazzesco. Fa un cenno al barcaiolo che spegne il motore e remando ci avviciniamo alla vegetazione. Percy si aquatta sul bordo della barca e con un gesto rapido afferra un baby caimano con la mano. Lo porta a bordo e ce lo mostra. Lo tocchiamo e lo osserviamo dalle varie angolazioni. Ci spiega delle particolarità degli occhi e delle zampe. Averlo così vicino e poterlo toccare sapendo che lo ha appena "pescato" mi emoziona molto. Sopra la nostra testa il cielo offre una grande stellata romantica. La via lattea parla di sogni e leggende e la mia mente vola. Chiudo gli occhi ed ascolto il rumore della giungla. Gracchiamenti, fruscii, tonfi, colpi,... mi rilasso e respiro profondamente questa aria incontaminata. Il polmone verde mi sta rimettendo in piedi pronta ad affrontare ciò che mi attende a casa al mio rientro. Cacciamo altri caimani ma senza successo, perciò andiamo a spasso per la giungla. Vediamo dei roditori, dei ragni, serpenti ma soprattutto tanti insetti. Gli alberi sono accanto a noi ma si nascondono nel buio. Li sento ma non li vedo, sono li insieme a me. Mi sento abbastanza tranquilla. Dopo la camminata amazzonica notturna torniamo all'hotel, mangiamo il pesce che hanno preparato per noi e mi infilo nella mia zanzariera a rivivere tutte le emozioni di oggi . Un bimbo piange strillando da ammalato, la giungla emette i suoi versi ed io scivolo nel sonno con gli angoli della bocca felici.
L'incontro di lunedi col mio gruppo
Sebastian è il mio "pusher" di escursioni ed anche oggi mi affido a lui per scegliere cosa fare. Sono giorni che desidero fare un'escursione con pernottamento nella giungla e ci ero quasi riuscita con un indigeno locale di nome Alfredo ma poi ho desistito perché domenica hanno rubato dei soldi ad una turista e la situazione era un po' ambigua. Sono attorniata da furti e la cosa non mi rende felice. Preferisco prendere parte ad un'escursione dell'ostello piuttosto che crearmi inutili problemi. La mattina alle 8 mi aggrego a 2 turisti di Bogotà ed insieme andiamo alla riserva di Tanimboca, che è un parco avventura munito di casa sull'albero dove poter pernottare. La giovane coppia di sposini è molto simpatica e allegra. Arriviamo sul posto pronti per fare canopy ma mi avvisano che non posso portare nulla con me durante l'attività. Dovrei lasciare passaporto, soldi, videocamera con gente che non conosco dopo ciò che è capitato gli ultimi giorni? Non potrei fare l'attività tranquilla perciò rinuncio e cammino sul sentiero della selva. Dopo 30 minuti di cammino giungo al punto di partenza del parco avventura. Per poter iniziare il divertimento volante si deve scalare un albero di 35 metri. E in che modo? Con una tecnica di moschettoni con blocco anticaduta e forza nelle gambe. La coppia è pronta e determinata ma la ragazza non ha fatto i conti con il suo peso non troppo leggero e la fatica della scalata. Dopo 15 minuti si è alzata da terra di nemmeno 1 metro. Sudata e delusa rinuncia alla salita sportiva e si fa issare in cima alla piattaforma dal cavo meccanico. Io li osservato per un po' e poi continuo il mio cammino naturale. Rientriamo all'ostello alle 12.30 ed io prendo la barca di trasferimento che mi conduce a isla Santa Rosa a raggiungere il gruppo. Mi siedo a tavola e pranzo rapidamente. Il gruppo si attiva e partiamo per una camminata nella selva a scoprire piante ed animali. Il gruppo è formato da una decina di persone 6 delle quali rimarranno a dormire all'ostello Gamboa con me. Una signora particolarmente su di giri ridacchia a bocca aperta tutto il viaggio e racconta indovinelli e barzellette. Il figlio deve scattare alla madre migliaia di foto con una reazione da centometrista. Oltre a queste persone ci sono un uomo di Cali con il fratello, un americano, una coppia rolla (bogota)-lituana e un gruppo di docenti della regione di Bogotà. La coppia, i docenti ed io ci fermiamo al resort Gamboa a dormire e a fare le attività notturne. Ci riposiamo fino alle 18 e poi saltiamo sulla barca per andare ad avvistare i caimani e a camminare nella giungla di notte.
martedì 27 giugno 2017
lunedì 26 giugno 2017
Con affetto
Mi hanno regalato speranza... mi hanno riempito il cuore... mi hanno fatta ridere ... mi hanno dato energia. In questi ultimi 3 giorni nell'Amazzonia ho conosciuto della magnifiche persone che mi hanno regalato tanta felicità. Sarà che la natura selvaggia attira le persone speciali oppure sarà che l'universo mi ha voluto mandare questi angeli per una ragione. Ringrazio l' universo. L'Amazzonia mi catapulta nel mio ultimo mese di viaggio e sta aprendo il mio cuore alla decisione di cosa fare del mio ultimo mese. Da un lato vorrei andare a Cuba ma dovrei richiedere il visto, dall'altra so che non ho la necessità di andare a Cuba visto il mio desiderio di concedermi le ultime settimane per pensare, scrivere e metabolizzare il mio viaggio e il mio rientro. Avrei solo bisogno di una capanna in mezzo alla natura o di una capanna fronte spiaggia. E la Colombia offre tanto e molto di più di ciò che ho visto fin'ora. Quindi magari volo all'isola di San Andres, forse volo a santa Marta, e forse visito la città perduta nella Sierra di Santa Marta. E se dovessi rimanere in Colombia rivedrei la mia amica uruguayana che ho salutato a bahia un mesetto fa e che arriva a Bogotà il 5 luglio. Mi trovo a Leticia in centro città e ad ogni ora del giorno e della notte sento gli uccellini cinguettare; mi tenegono compagnia. Qui all'ostello c'è Sebastian che parla italiano e che mi organizza i tour di ogni giorno. La mia camerata è composta da 10 letti e se fino a pochi giorni fa l'avrei odiata ora mi piace molto e mi piace l'idea di conoscere nuove persone. Sebastian è un giovane uomo con metà sangue colombiano e metà europeo. Parla molte lingue e con me in italiano. È molto socievole e gentile. Ogni giorno corre come un pazzo per soddisfare le esigenze dei clienti ma mai si scoraggia. John è un ragazzo gay che mi viene voglia di abbracciare senza sosta per la calma e positività che emana. Le sue spalle incurvate e il suo corpo esile la dicono lunga sul suo grado di soffrimento eppure lui vive con coraggio e dignità. Kitty e Mitty sono una coppia iaraelita sposata da 38 anni che si tiene per mano tutto il giorno e che si prende cura l'uno dell'altra con gli occhi scintillanti e amorevoli. Li ho visti la prima volta seduti alla scrivania dell'agenzia di viaggio a contrattare spietatamente il prezzo da bravi ebrei e l'impulso mi ha fatto tirare delle conclusioni ingiustamente. In barca erano seduti accanto a me ed ho avuto modo di conoscerli ed apprezzare questi due bravi insegnanti (lui come me di EF). Diego è il proprietario dell'agenzia a cui ho fatto capo ieri per andare a camminare nella giungla. Si è preso cura di me per l'intera giornata assicurandosi che stessi bene e che fossi felice. La sua energia ha regalato al gruppo una fantastica avventura. Marta e Carlos sono i miei compagni di avventura di ieri. Ci siamo conosciuti al loro hotel e 5 minuti dopo eravamo seduti sul tuk tuk a chiacchierare della vita. Io in mezzo e loro al lato. Entrambi giornalisti e amanti della natura in solitaria. Lui biondino e dall'aspetto poco colombiano che viene fermato dalla sua gente parlando in inglese perché pensano sia straniero. Mi hanno invitata ad unirmi a loro quando rientro a Bogotà per trascorrere una domenica speciale. Queste sono le persone che ho avuto la fortuna di conoscere negli ultimi giorni e che riempiono la mia rubrica telefonica.
domenica 25 giugno 2017
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