venerdì 23 giugno 2017

Lago Tarapoto e San Martin

È  ancora buio ma io sento alcuni rumori in strada e dei gridolini da ragazzi. Guardo l'ora e scopro essere le 4:30.  Non staranno mica andando a scuola mi auguro! Dormo fino alle 5:30 e poi mi alzo per andare all'appuntamento al molo con José. Quando arrivo mi saluta allegramente e mi fa salire sulla barca. Partiamo godendoci lo spettacolo della gente che si dirige a riva per scambiare generi di commercio. Alcuni smerciano dalla barca come in Tailandia, mentre altri seduti per strada  come in Nepal ed India. La nebbiolina avvolge la foresta e dona un tocco surreale alla scena. Navighiamo 10 minuti e ci fermiamo ad osservare i delfini tursiopi. L'acqua è tranquilla e all'orizzonte si scorge solo qualche barca capitanata da giovani indigeni. Vediamo banchi di delfini immergersi ed emergere elegantemente. È un piacere per gli occhi e per il cuore. Proseguiamo verso il lago Terapoto passando per alcuni affluenti e in mezzo alla giungla di mongrovie. Improvvisamente scorgo dei delfini meravigliosi che non ho mai visto: sono rosa! Li osservo incantata e il mio cuore fa le pirolette. Continuiamo la navigazione verso il lago e vediamo molti uccelli e qualche caimano. Il lago finalmente ci accoglie nel suo grembo ed è bellissimo! Non c'è nessuno, nessun turista, nessun pescatore, solo noi, la barca, la natura e gli animali. Sono molto felice, che gioia visitare l'area amazzonica in solitaria con il mio amico José. Alle 9:15 siamo di ritorno al molo con l'immagine del bradipo "perezoso" impressa nella retina. Sulla strada verso l"hotel incrocio Amelie e Emil ( i nuovi amici danesi) ed insieme andiamo a fare colazione. Nel piatto troviamo una bella porzione di uova strapazzate con cipolla ,pomodori e dei toast. Mentre sto sorseggiando il mio succo sbuca José e mi dice che nel giro di mezz'ora deve accompagnare una coppia a San Martin e mi chiede se voglio andare anchio (gratis). Mi piacerebbe molto ma devo andare in hotel a fare il check out e a prendere il bagaglio. Decido che ne vale la pena e come speedy gonzalez sprinto e torno al ristorante. Mi accomodo al tavolo dei danesi e aspetto pazientemente di partire ma di josé neanche l'ombra. Alle 11 ho ormai perso la speranza quando scorgo la coppia sopra menzionata sulla strada verso il molo. Li seguo e salto sulla barca. Lei è colombiana di Medellin e lui svizzero francese. Mi accolgono calorosamente e passiamo il tragitto a parlare. Lui sembra la brutta copia di Matteo Pelli e ora vive felicemente nella città dell'eterna primavera da 5 anni. Mi passano il contatto di un signore indigeno da cui posso andare per fare un'esperienza  vera amazzonica. Che fortuna averli incontrati! Le opere di bene che ho fatto i giorni scorsi hanno fatto girare la ruota a mio favore. 


Arriviamo a san Martin nella comunità ticuna e il capo villaggio ci da il benvenuto. Ci mostra la sua casa e la sua famiglia. Ascoltiamo alcune storie e poi José ed io ci congediamo da Victor, Debora e Michael e torniamo a Puerto Nariño. Invito il mio amico a pranzio e alle 3.30 salgo sulla barca che rientra a Leticia. Accanto e davanti a me siedono un gruppo di uomini rumorosi ed insopportabili. Il mio vicino di sedile dalla stazza imponente occupa anche il mio sedile e continua a muovere la gamba nervosamente. Respiro più volte ma non lo sopporto e gli chiedo abbastanza bruscamente se può lasciarmi un po' di spazio e smettere di muovere le gamba come uno skizzato. Il viaggio dura solo 1 ora e 10 minuti, per fortuna. Rientro all'ostello e prenoto un tour per domani. Mi doccio, mi rilasso ed esco a cercare Andres. Di lui nemmeno l'ombra. Contattl i danesi ma non stanno troppo bene. Bevo un drink e rientro a dormire. 

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