È martedì ed è decisamente una giornata intensa. Molte emozioni partono in tutte le direzioni ed è difficile tenerle sotto controllo. E aggiungo che probabilmente non ha nessun senso rinnegarle o scacciarle. Viverle è la migliore scelta. Oggi la mamma prenderà il volo ed io tornerò al mio viaggio solitario. E cosa farò? Non ne ho la minima idea, so solo che mercoledi volo a Leticia nell'Amazzonia dove trascorrerò i seguenti 7 giorni. Quel che accadrà dopo dipende molto dai prossimi giorni. La idea che mi era balenata in testa nell'ultimo mese era di tornare a trascorrere l'ultimo mese in Brasile, tramite una barca che scivola sul rio amazzonico. Poi ho realizzato che non avevo con me compresse antimalariche sufficienti per affrontare il viaggio ed ho desistito. Avrei dovuto andare dal medico e risolvere la questione na non ne avevo voglia. Quindi vedrò l'Amazzonia ma solo la parte Colombiana e rientrerò a Bogotà il 29 giugno. La natura mi aiuterà sicuramente a riequilibrare le energie scompensate negli ultimi mesi. Ritorno alla mia natura solitaria godendomi al meglio l'ultimo mese di viaggio. Manca solo un mese o forse dovrei dire che manca ancora un mese. Non ho ancora il volo di ritorno pertanto il countdown non è ancora iniziato ufficialmente. Il biglietto aereo su milano malpensa lo comprerò quando deciderò dove trascorrerò l'ultimo mese del mio grande viaggio.
Facciamo colazione e ci prepariamo definitivamente per partire per l'aeroporto. Alle 9 la nostra auto è pronta per il transfer. Percorriamo una nuova strada con vista sulla città e in meno di un'ora arriviamo a destinazione. Spediamo la valigia della mamma e ci avviciniamo alla porta a vetri della sala di ammissione ai voli nazionali. Io oltre non posso andare quindi ci dobbiamo salutare qui. Ci abbracciamo con commozione e ci ringraziamo reciprocamente per questo mese insieme. Abbiamo trascorso 24 ore al giorno insieme per 1 mese, chi l'avrebbe mai detto? Abbiamo cercato di recuperare un po' di tenpo perso e di conoscenza reciproca. Non posso ancora dare nome alle mie emozioni, sono troppo fresche. Lei si incammina verso il metal detector facendo ciao con la mano. La vedo lentamente allontanarsi fino a quando sparisce dalla mia vista. Io e il mio sacco ci sediamo su una panchina e non ci muoviamo per mezzora. I miei muscoli non ricevono il segnale dal cervello di muoversi ed io rimango immobile. Mi guardo in giro e assaporo questo momento di stasi. Ascolto il mio respiro e rimango seduta. Quando l'effetto sedativo svanisce, mi alzo, scendo le scale, supero la porta degli arrivi e scelgo con cura il mio taxista. Gli mostro la mappa della finca (hotel nel verde) dove devo andare ed eccomi di nuovo on the road sola con i miei 2 zaini. Il mio autista prende la missione di portarmi al mio angolino di paradiso nella natura molto seriamente. L'hotel dista solo 4 chilometri dall'aeroporto però è nascosto ed introvabile. Ci fermiamo 5 volte a chiedere informazioni e arriviamo felici al cancello in legno con la dicitura "La Cabaña". Mi viene incontro una gentile e sorridente ragazza dandomi il benvenuto. Entro in un vialetto verde meraviglioso e Juliana mi conduce verso casa. Mi mostra il mio letto e il resto della casa. Improvvisamente dell'acqua esce da una porta della casa e subito dopo sbuca un ragazzo in asciugamano fresco di doccia. Mi saluta con allegria e già mi sento a casa. Esco in giardino ad osservare la splendida natura rigogliosa che vive e respiro a pieni polmoni l'aria incontaminata. Mi fa bene essere qui oggi per disconnettermi e prepararmi per la prossima tappa del viaggio. Mi siedo sull'amaca ad ossevare gli uccellini dalle piume verdi e azzurre. Sono troppo pigra per andare a cercare la mia macchina fotografica anche se ne varrebbe la pena. Santiago e Juliana mi chiamano e mi chiedono se voglio aggregarmi a loro che escono a fare un po' di spesa. Accetto volentieri e saltiamo sulla bianca renault 3 degli anni 70 e già c'è aria di avventura. L'auto non parte perché la batteria è a terra e ci tocca spingerla per farla accendere. La discesa permette l'accensione e come se fossimo vecchi amici partiamo per la scampagnata consumista. La prima fermata è al vivaio per comprare fiori nuovi per la finca. Comprano molti vasetti di fiori di vetro per la modica spesa di 2 dollari. La Colombia è molto famosa per i fiori e ne esporta in tutto il mondo. Medellin (la città dell'eterna primavera) ospita ogni anno una grande esposizione di fiori in agosto. Nella seconda tappa ci fermiamo a mangiare empanadas e a bere birra. Sentendolo mia mamma rimarrebbe scioccata e direbbe: " com'è che mia figlia si è ridotta a bere birra a mezzogiorno?". 2 sere fa quando ho ordinato una birra in terrazza si è fatta una risata e ha aggiunto che lo dirà al papà e che neppure lui ci potra credere. Da astemia ad ubriacona in pochu anni. Hehe... Mi trovo in compagnia di queste belle persone e accetto quindi volentieri una birretta anche se non mi fa impazzire come bevanda. La terza fermata è al supermercato a comprare il necessario per pranzare, cenare e per riempire gli scaffali vuoti della dispensa. La cassa indica il totale di 180 e per un attimo mi è pare normale vista la quantita di cibo che hanno comprato ma poi realizzo che si tratta della loro moneta locale e non di euro, il che corrisponde a 60 franchi. Hanno riempito 10 sacchi. La quarta fermata è in panetteria e poi via verso casa sempre spingendo l'auto per permetterle di accendersi. Questa intraprendente coppia di giovani volenterosi ed entusiasti mi raccontano la loro avventura di 3 mesi fa nell'aprire la finca. Lui è tornato in colombia dopo 8 anni trascorsi in Trinidad Tobago a lavorare nell'ambito petrolifero. Mi racconta la vita che conduceva sull'isola e lo ascolto con interesse. Mi sdraio nell'amaca e al suono degli uccellini mi addormento fino all'ora di pranzo. Mangiamo insieme e poi mi rintano per qualche ora nella mia amaca arcobaleno. Tanti pensieri scorrono nella mia mente e alcuni poco piacevoli. Mi perdo tra le mie lacrime e cerco l'energia per andare avanti. Devo riempire i miei polmoni di aria nuova e sperare di riuscirci in Amazzonia. Ceniamo e alle 21.30 crollo a letto esausta. Riuscirò a dormire?
Nessun commento:
Posta un commento