La colazione è un'altra atomica abbuffata. Come si fa a rinunciare a tutte le leccornie che ci sono esposte sul tavolo della sala da pranzo? Mi sento un po' appesantita e mi sdraio sul letto attendendo Andres che viene a prenderci. Andres è un amico che ho conosciuto 2 anni fa nel parco archeologico di Chan Chan nella zona nord del Perù. Dopo averlo conosciuto l'ho incontrato di nuovo sulla via pedonale di Lima. Abbiamo trascorso qualche giorno insieme e poi ci siamo dati appuntamento a Cuzco. Le nostre strade si sono di nuovo incrociate ad Arequipa dove abbiamo organizzato un trekking insieme al Canyon de Colca; e prima di tornare in Europa sono stata a Santiago drl Cile a trovarlo dove viveva e lavorava. Il tempo passato insieme è stato bello ed arricchente e poterci ritrovare oggi nella sua città natale è una grande occasione. Entra dalla porta a vetri dell'hotel con uno slancio rapido e lo zainetto sulle spalle. Ci abbracciamo e passiamo qualche secondo a ridere e a guardarci negli occhi increduli di essere davvero di nuovo insieme. Lo presento alla mamma e partiamo alla volta della città. Camminiamo per 20 minuti e saliamo con il teleferico sul monte Monserrat per goderci la città dall'alto in tutta la sua globalità. Il sole fa capolino dalle nuvole ma subito dopo ci sorprende una pioggia nebulosa. Poi torna il sole e infine di nuovo il grigiore ed il freddo. Bogotà vive le 4 stagioni in un giorno e gli abitanti ne sono abituati. Una volta scesi dal monte ci incamminiamo verso il museo nazionale. Lungo la strada osserviamo la plaza de toros dove in passato celebravano la corrida, il planetario, un parco e il quartiere di Macarena. La passeggiata è molto interessante perché ci permette di vedere una zona della città non ancora visitata. Andres ci saluta e ci dà appuntamento al giorno dopo per condurci in qualche curiosa regione periferica. Passiamo in rassegna la collezione esposta al museo nazionale e poi rientriamo nel quartiere della Candelaria. La strada che percorriamo è pedonale e colma di gente come pure di negozi. Arrivate al museo dell'oro mi congedo da mamma alla porta d'entrata che lei supererà per venir rapita dalla magia dell'oro. Io non ho sifficiente benzina per poter godere della nuova visita, la mia autonomia di attenzione è misera e preferisco stare all'aria aperta. Passo alla lavanderia a recuperare i miei vestiti lavati e profumati. Rientro in hotel e mi lascio cadere esausta sul letto. Più tardi scendo nella zona wellness a rilassarmi e mi concedo l'immersione nella jacuzzi e una sauna non troppo calda. Stasera riusciamo a trovare un ristorante che ci offra comida tipica?? Detto fatto cerco in internet un ristorante vicino all'hotel e ci dirigiamo lì. Nell'esatto momento in cui stiamo entrando dalla porta del locale un uomo dai capelli lunghi, bianchi ed ondulati si avvicina a noi e ci chiede se siamo italiane. È vestito tutto in bianco e assomiglia a Gesù nei panni di un Sadu indiano. Gli rispondo che siamo svizzere e gli chiedo se si mangia bene, pensando sia un cliente. Scopro poco dopo che è il padrone!! Ci prende in simpatia, ci fa fare il giro del ristorante, si siede al tavolo con noi e ci offre 2 bicchieri di vino. Intorno alla mano destra ha un rosario arrotolato e quando gli facciamo dei complimenti si inchina con le mani conserte ringraziandoci. È un tipo davvero particolare e purtroppo sembra abbastanza bevutello. Alle nostre domande risponde abbastanza coerentemente ma per il resto si assenta per lunghi minuti in chissà quale pianeta.E così Michele di Bari, in Colombia da 38 anni, ci serve il primo delizioso piatto tipico colombiano: brodo di legumi e pollo inbevuto di coriandolo; zuppa di carciofi e pollo con salsa di panna e capperi.
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