mercoledì 28 settembre 2016
L'energia scorre...
Stamattina ero elettrizzata all'idea di prendere la bicicletta e andare a visitare il templi ma mai avrei pensato di poter ottenere una city bike cosi elegante e "stilosa"! Durante il tour mi guardavano tutti con quel mezzo da pantera rosa!Dopo aver consumato una colazione ipercalorica che mi desse energia almeno fino alle 14, alle 9 salgo in sella con il mio zainetto e un bel bottiglione di acqua che ripongo nel cestinello confettoso. Percorro la prima parte di strada circondata dal traffico della cittadina e devo dire che bisogna avere gli occhi ovunque. Capisci le regole della mobilità solo nell'attimo in cui ti metti in strada con un mezzo che guidi tu. Morale?Non ci sono regole, ognuno fa quel che vuole e la regola è schivare gli altri senza farsi investire! Gli scooteristi sbucano ovunque e in qualsiasi direzione. Dopo 15 minuti di pedalata intravvedo il bosco e la circolazione si fa meno fitta. Mi concentro sui rumori che sento intorno a me: gli uccellini, il vento, la mia bicicletta che cigola. Nel corso della giornata pedalavo col sorriso stampato sulla faccia, canticchiando e salutando i bambini a bordo strada. Ho provato una felicità molto intensa, per il solo fatto di essere qui e pedalare in libertà in mezzo agli alberi. Lo scenario è ricco di storia, di forza e di energia. Vedere questi imponenti edifici dedicati al culto sommersi dalla vegetazione risulta molto stimolante e riflessivo. La stessa energia l'ho provata in Messico visitando Palenque e in Guatemala visitando Tikal. In queste zone della Cambogia hanno girato parecchi film tra cui: apocalypse now, due fratelli (2 tigri), Tomb Raider; poter vedere con i miei occhi alcune locations del film è davvero entusiasmante. Non so quanti chilometri avrò percorso, ma a sufficienza da avere mal di chiappe e mal di gambe dopo 5 ore di spostamenti e visite. Quando sono in bicicletta l'arietta lenisce la mia sofferenza, mentre quando visito i siti archeologici sembro una pozzanghera che cammina. Sono tutti nella stessa situazione? Per fortuna si. Non ho voluto conoscere i dettagli della storia e dell'architettura khmer, oggi avevo voglia di vagabondare tra le rovine in cerca dello spirito del luogo e dell'energia. Le guide locali pongono enfasi sulle decorazioni delle porte, sulla posizione delle pietre, ma a me oggi poco importa, voglio solo sentire l'anima del bosco e del complesso archeologico. E vengo accontentata: tendo l'orecchio là dove nessuno mi disturba e sento il passato khmer, sento le loro gioie e le loro frustrazioni. Mi è molto piaciuto prendermi il tempo per mettermi in comunicazione ed ascoltare; la natura racconta molto. E i luoghi più belli non sono stati quelli famosi come Angkor wat, bensì quelli meno famosi dove ero sola e meditavo. Ora sono seduta ad un tavolo nella via dei pub a bere una bibita fresca e a mangiare un' insalata. La serata non prevede nulla di che, un giretto e una bella dormita. Domani dovrei andare in un paesino a nord del paese, sempre se trovo il mezzo di trasporto per arrivarci.
martedì 27 settembre 2016
Il suo sorriso
Se mi fossi trovata per strada l'avrei schivato anch'io, come fa la maggior parte delle persone. È più facile sfuggire dalle situazioni che ci fanno sentire inadeguati. Ma io sono seduta al ristorante e lui si ferma accanto a me. Alzo lo sguardo e vedo il suo sorriso. Porta una giacca mimetica militare colma di bandierine e mi chiede da dove vengo. Gli rispondo dalla Svizzera e lui mi mostra orgoglioso la sua bandierina rossocrociata dicendomi che ha un amico in Svizzera.
Si rivolge a me in francese e gli si illuminano gli occhi quando gli rispondo nella stessa lingua. A fatica rovista nella sua scatola e mi porge un libro in francese che parla della testimonianza di un sopravvissuto al massacro dei khmer rossi. Mi porge un foglio scritto in francese in cui spiega la sua fatica a sfamare la sua famiglia. E chiede di aiutarlo. Inizialmente fatico a guardarlo, evitando di osservarlo troppo insistentemente. Ma poi mi accorgo che lui è totalmente a proprio agio con il suo corpo, tant'è che apre la maglia e mi mostra le cicatrici. Il suo sorriso oscura ogni imperfezione corporea, la sua loquacità esprime il suo coraggio da leone. Non si sta piangendo addosso, si fa forza ogni giorno, issando il cestino sulla parte di braccio che gli è rimasta e ponendolo sulle spalle per affrontare il mondo a testa alta e guadagnarsi da vivere come meglio riesce. Nonostante le avversità lui ha deciso di vivere, nonostante la fatica lui ha deciso di lottare, nonostante la scomodità lui ha deciso di sorridere. E prima di andarsene mi fa battere un cinque sul suo osso mutilato. Che dire... mi ha tolto le parole!
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Si rivolge a me in francese e gli si illuminano gli occhi quando gli rispondo nella stessa lingua. A fatica rovista nella sua scatola e mi porge un libro in francese che parla della testimonianza di un sopravvissuto al massacro dei khmer rossi. Mi porge un foglio scritto in francese in cui spiega la sua fatica a sfamare la sua famiglia. E chiede di aiutarlo. Inizialmente fatico a guardarlo, evitando di osservarlo troppo insistentemente. Ma poi mi accorgo che lui è totalmente a proprio agio con il suo corpo, tant'è che apre la maglia e mi mostra le cicatrici. Il suo sorriso oscura ogni imperfezione corporea, la sua loquacità esprime il suo coraggio da leone. Non si sta piangendo addosso, si fa forza ogni giorno, issando il cestino sulla parte di braccio che gli è rimasta e ponendolo sulle spalle per affrontare il mondo a testa alta e guadagnarsi da vivere come meglio riesce. Nonostante le avversità lui ha deciso di vivere, nonostante la fatica lui ha deciso di lottare, nonostante la scomodità lui ha deciso di sorridere. E prima di andarsene mi fa battere un cinque sul suo osso mutilato. Che dire... mi ha tolto le parole!
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Il taxista pigia tutto!
Hg Certo che è stata una mattinata bella agitata! La sveglia suona alle 7 perché alle 8 dovrei essere in centro per prendere il bus e rientrare a Siem Reap. Apro la porta per uscire dal mio bungalow e trovo una sorpresa...: avevo lasciato le scarpe sullo zerbino ed una è sparita! Penso subito ad un cane nonostante in realtà ieri non ne abbia visto nessuno all'interno dell'area del resort. Ma che i cani rubino gli oggetti che trovano lo sapevo, solo che non ci ho pensato a tirate le scarpe dentro. Anche perché erano piene di terra e volevo evitare di imbrattare il bellissimo regno dove ho dormito comodamente stanotte. Allerto la reception e tutti si mobilitano come se fosse una caccia all'uomo! La scarpa è di colore nero, non aiuta, e il resort come avete visto dalle foto è una giungla. Perlustriamo la zona per un'ora buona ma senza ottenere alcun risultato. A quel punto vado dal cane e cerco di convincerlo a riportarmi la scarpa, ma probabilmente non capisce né l'italiano né l'inglese, o semplicemente se ne infischia perché fa troppo caldo e non vuole muoversi dall'ombra.
Mogia mogia mi dirigo al ristorante e chiedo pancakes per colazione. Nel frattempo chiedo informazioni al ragazzo dell'accoglienza sul mezzo di trasporto per andare a Siam Reap. Mi dice che c'è un bus alle 8.30 e me lo prenota. Devo affrettarmi a fare colazione per non perderlo, ma sono in anticipo perché lo zaino è già pronto. 10 minuti più tardi il ragazzo mi dice che purtroppo il bus è al completo. Quindi? Mi cerca un taxi ma mi dice che devo pazientare affinché l'autista trovi altri passeggeri. Non passa molto tempo che l'autista viene a prendermi. Nella mezzora seguente si ferma nei posti più remoti a raccogliere gente e merce. L'auto finalmente parte al completo con 4 passeggeri. L''autista guida "a bombazza" e al posto di rallentare nei centri abitati usa il clacson (mi sembra di essere tornata in India). Usa il telefono in maniera morbosa mentre è al volante; ma di cosa parlerà a tutta questa gente che lo chiama?? Ad un certo punto un poliziotto gli fa segno di fermarsi e lui arrivando a gran velocità deve frenare di colpo. Mentre parla con il funzionario non smette di parlare al telefono. Il funzionario sorride e lo lascia passare. Hoho! Esilarante. Viaggiamo ancora per una ventina di minuti e poi improvvisamente accosta, apre la portiera posteriore e infila dentro altre 2 persone, apre la mia anteriore e spinge dentro un ragazzo praticamente sopra di me. Io finisco sopra il cambio e mi chiedo se è totalmente impazzito! Fa un risatina, fa spallucce e riparte. Il mio spazio vitale è minato e il fatto di avere un tipo appiccicato a me in una giornata afosa mi disturba parecchio. Cerco di non pensarci e spero duri poco, non fino a destinazione mi auguro! Un'ora e mezza di sofferenza finché qualcuno scende dall'auto e lascia un sedile libero. A quanto sembra è normalissimo impignare 8 persone in un'auto, è una procedura quotidiana. Arrivo a Siem Reap esausta e sudata. Scendo dall'auto e mentre cerco l'ostello sudo ancora. Penso di non aver mai sudato così tanto in vita mia. Neppure in Messico è stato così atroce. Dopo aver depositato il mio zaino in stanza esco a bermi un succo di frutta e a mangiare qualcosa. Lungo la strada mi fermo in un negozio di sport e compro delle scarpe nike da ginnastica. Non sopporto di andare in giro con le infradito, mi destabilizzano il piede. Cerco di fare sempre attenzione alle scarpe che prendo visto il mio problema di ipersupinazione del piede; quindi opto per un buon paio di scarpe che mi evita di sforzare le ginocchia e le anche eccessivamente. Pranzo in un ristorantino messicano allegro e passo la seconda parte del pomeriggio seduta al tavolo a leggere, scrivere e ad osservare i passanti.
Mogia mogia mi dirigo al ristorante e chiedo pancakes per colazione. Nel frattempo chiedo informazioni al ragazzo dell'accoglienza sul mezzo di trasporto per andare a Siam Reap. Mi dice che c'è un bus alle 8.30 e me lo prenota. Devo affrettarmi a fare colazione per non perderlo, ma sono in anticipo perché lo zaino è già pronto. 10 minuti più tardi il ragazzo mi dice che purtroppo il bus è al completo. Quindi? Mi cerca un taxi ma mi dice che devo pazientare affinché l'autista trovi altri passeggeri. Non passa molto tempo che l'autista viene a prendermi. Nella mezzora seguente si ferma nei posti più remoti a raccogliere gente e merce. L'auto finalmente parte al completo con 4 passeggeri. L''autista guida "a bombazza" e al posto di rallentare nei centri abitati usa il clacson (mi sembra di essere tornata in India). Usa il telefono in maniera morbosa mentre è al volante; ma di cosa parlerà a tutta questa gente che lo chiama?? Ad un certo punto un poliziotto gli fa segno di fermarsi e lui arrivando a gran velocità deve frenare di colpo. Mentre parla con il funzionario non smette di parlare al telefono. Il funzionario sorride e lo lascia passare. Hoho! Esilarante. Viaggiamo ancora per una ventina di minuti e poi improvvisamente accosta, apre la portiera posteriore e infila dentro altre 2 persone, apre la mia anteriore e spinge dentro un ragazzo praticamente sopra di me. Io finisco sopra il cambio e mi chiedo se è totalmente impazzito! Fa un risatina, fa spallucce e riparte. Il mio spazio vitale è minato e il fatto di avere un tipo appiccicato a me in una giornata afosa mi disturba parecchio. Cerco di non pensarci e spero duri poco, non fino a destinazione mi auguro! Un'ora e mezza di sofferenza finché qualcuno scende dall'auto e lascia un sedile libero. A quanto sembra è normalissimo impignare 8 persone in un'auto, è una procedura quotidiana. Arrivo a Siem Reap esausta e sudata. Scendo dall'auto e mentre cerco l'ostello sudo ancora. Penso di non aver mai sudato così tanto in vita mia. Neppure in Messico è stato così atroce. Dopo aver depositato il mio zaino in stanza esco a bermi un succo di frutta e a mangiare qualcosa. Lungo la strada mi fermo in un negozio di sport e compro delle scarpe nike da ginnastica. Non sopporto di andare in giro con le infradito, mi destabilizzano il piede. Cerco di fare sempre attenzione alle scarpe che prendo visto il mio problema di ipersupinazione del piede; quindi opto per un buon paio di scarpe che mi evita di sforzare le ginocchia e le anche eccessivamente. Pranzo in un ristorantino messicano allegro e passo la seconda parte del pomeriggio seduta al tavolo a leggere, scrivere e ad osservare i passanti.
lunedì 26 settembre 2016
Il Gandhi di Cambogia
Oggi mentre leggevo il mio libro su alcuni insegnamenti buddhisti comodamente seduta in veranda sono stata colpita da questo passaggio che ora condivido con voi:
"Uno dei miei insegnanti, Maha Ghosananda, era noto come "il Gandhi della Cambogia". Lavorò con i sopravvissuti al genocidio cambogiano degli anni 1975-1988, quando il Paese era stato in mano agli Khmer Rossi, comunisti estremisti che uccisero due milioni di persone, fra cui quasi tutte le persone istruite. Chi era sopravvissuto a quell'olocausto aveva comunque assistito agli incendi dei propri villaggi, dei templi, all'uccisione della propria famiglia. Ghosananda,dovunque andasse, insegnava ai sopravvissuti la pratica della compassione e della gentilezza amorevole per le perdite e le pene, subite da loro e da tutti gli altri che avevano sofferto come loro. Chiedeva loro di unirsi a lui nel canto di -ogni cosa che sorge passa-, poi continuava dicendo:- voi avete perduto così tanto; ora conoscete quanto sia preziosa ogni cosa, a questo mondo. Dovete tornare ad amare e a far crescere nuove cose-. Di quelle persone Ghosananda vedeva la bellezza nascosta e lo spirito tenace e le incoraggiava a ricostruire le comunità, a riedificare i templi e le scuole, a trovare famiglie amorevoli per i bambini rimasti orfani." (il cuore saggio, Jack Kornfield)
"Uno dei miei insegnanti, Maha Ghosananda, era noto come "il Gandhi della Cambogia". Lavorò con i sopravvissuti al genocidio cambogiano degli anni 1975-1988, quando il Paese era stato in mano agli Khmer Rossi, comunisti estremisti che uccisero due milioni di persone, fra cui quasi tutte le persone istruite. Chi era sopravvissuto a quell'olocausto aveva comunque assistito agli incendi dei propri villaggi, dei templi, all'uccisione della propria famiglia. Ghosananda,dovunque andasse, insegnava ai sopravvissuti la pratica della compassione e della gentilezza amorevole per le perdite e le pene, subite da loro e da tutti gli altri che avevano sofferto come loro. Chiedeva loro di unirsi a lui nel canto di -ogni cosa che sorge passa-, poi continuava dicendo:- voi avete perduto così tanto; ora conoscete quanto sia preziosa ogni cosa, a questo mondo. Dovete tornare ad amare e a far crescere nuove cose-. Di quelle persone Ghosananda vedeva la bellezza nascosta e lo spirito tenace e le incoraggiava a ricostruire le comunità, a riedificare i templi e le scuole, a trovare famiglie amorevoli per i bambini rimasti orfani." (il cuore saggio, Jack Kornfield)
I Cardamomi
Stamattina percorro 2 ore in taxi con altre 2 persone per arrivare a Pailin. Questa cittadina si trova a pochi chilometri dal confine con la Thailandia, di conseguenza generalmente è un luogo di passaggio. Io invece decido di venire qui a passare un pomeriggio e una notte perché ha un'incantevole vista sulle montagne circostanti, chiamate catena dei cardamomi. La catena si fa più interessante spostandosi a sud, ma non sapendo se avrò la possibilità di andarci mi godo questo magico luogo esotico colmo di palme e vegetazione tropicale. La zona non è sicura per il trekking perché è disseminata di mine inesplose del periodo della guerra (stimate da 4 a 6 milioni). Molte delle campagne cambogiane sono tuttora minate. I contadini non possono tornare alle terre. Coltivarle è impossibile, troppo pericoloso; le mine le infestano. Sono un dramma umanitario che persiste, lontano dalle guerre, a decenni di distanza. Rallentano il ritorno dei profughi e degli sfollati. Distruggono le attività economiche.
Ogni mese a quanto pare in Cambogia oltre 15 persone perdono un arto o muoiono a causa delle mine (negli anni '90 erano 300 al mese). In totale più di 40000 cambogiani hanno perso degli arti a causa delle mine e di altri esplosivi militari. Arrivata in centro di Pailin l'autista mi scarica a lato della strada e se ne va. 4 uomini si avvicinano e mi fanno il segno di seguirli che hanno la motoretta. Io faccio segno che ne ho bisogno solo uno. Salgo sulla moto e partiamo alla volta del mio resort. Ci impieghiamo una quindicina di minuti perché l'autista non conosce l'esatta ubicazione dell'hotel. Io mi godo il panorama e ne approfitto per rinfrescarmi con l'aria condizionata naturale che arriva sul mio viso. Una volta arrivati lo saluto, lo pago ed entro nella struttura. Mi accoglie un team molto gentile con un cocktail di benvenuto e dopo le info di rito mi accompagnano alla mia stanza, che è una vera bomba! È immensa, decorata con i fiorellini e con una coperta ricamata raffigurante Angkor wat. Ogni dettaglio è finemente pensato per dare alla stanza un tocco delicato, elegante e accogliente. È una tana al di fuori dal mio budget giornaliero da viaggiatrice zaino in spalla ma ogni tanto fa bene fare uno strappo alla regola. Mi aggiro per il verde resort e vado a curiosare la piscina. Mi rilasso in stanza un'oretta e nel momento in cui decido di prendere la bicicletta per esplorare i dintorni inizia a piovere in maniera torrenziale. Ripiego sul pranzo nel ristorante all'aperto e poi su una camminata nel verde. Mi perdo tra le casette dei villaggi, tra i bimbi che mi corrono incontro e mi salutano,tra i negozietti, tra la gente che mi invita a casa loro, a vedere gli animali. È un vero tuffo nella Cambogia rurale ed è una meraviglia. La popolazione è decisamente povera e deperita; non credo abbiano molte forme di sostentamento. Dopo quasi tre ore di cammino rientro al resort sudata e accaldata. Oggi ho bevuto oltre 2 litri di acqua durante la camminata. Ad ogni bancarella mi fermavo e comperavo una bottiglietta e mi facevano sempre una grande festa e non mi volevano mai lasciare andare via. Ho detto che ci ho impiegato 3 orette di cammino, ma con le varie soste sono arrivata a 5 ore. Tra l'altro... ho scoperto che le bottiglie gialle che vedo sempre esposte lungo la strada non sono limonata bensì benzina!! La serata trascorre tranquilla con una cenetta a base di insalata consumata in camera e un po'di lettura. Sono l'unica ospite del comprensorio, quindi tutti si prendono cura di me. Potrei abituarmici a questo trattamento principesco e farmi adottare tra i Cardamomi e i grilli che mi cullano il sonno.
Ogni mese a quanto pare in Cambogia oltre 15 persone perdono un arto o muoiono a causa delle mine (negli anni '90 erano 300 al mese). In totale più di 40000 cambogiani hanno perso degli arti a causa delle mine e di altri esplosivi militari. Arrivata in centro di Pailin l'autista mi scarica a lato della strada e se ne va. 4 uomini si avvicinano e mi fanno il segno di seguirli che hanno la motoretta. Io faccio segno che ne ho bisogno solo uno. Salgo sulla moto e partiamo alla volta del mio resort. Ci impieghiamo una quindicina di minuti perché l'autista non conosce l'esatta ubicazione dell'hotel. Io mi godo il panorama e ne approfitto per rinfrescarmi con l'aria condizionata naturale che arriva sul mio viso. Una volta arrivati lo saluto, lo pago ed entro nella struttura. Mi accoglie un team molto gentile con un cocktail di benvenuto e dopo le info di rito mi accompagnano alla mia stanza, che è una vera bomba! È immensa, decorata con i fiorellini e con una coperta ricamata raffigurante Angkor wat. Ogni dettaglio è finemente pensato per dare alla stanza un tocco delicato, elegante e accogliente. È una tana al di fuori dal mio budget giornaliero da viaggiatrice zaino in spalla ma ogni tanto fa bene fare uno strappo alla regola. Mi aggiro per il verde resort e vado a curiosare la piscina. Mi rilasso in stanza un'oretta e nel momento in cui decido di prendere la bicicletta per esplorare i dintorni inizia a piovere in maniera torrenziale. Ripiego sul pranzo nel ristorante all'aperto e poi su una camminata nel verde. Mi perdo tra le casette dei villaggi, tra i bimbi che mi corrono incontro e mi salutano,tra i negozietti, tra la gente che mi invita a casa loro, a vedere gli animali. È un vero tuffo nella Cambogia rurale ed è una meraviglia. La popolazione è decisamente povera e deperita; non credo abbiano molte forme di sostentamento. Dopo quasi tre ore di cammino rientro al resort sudata e accaldata. Oggi ho bevuto oltre 2 litri di acqua durante la camminata. Ad ogni bancarella mi fermavo e comperavo una bottiglietta e mi facevano sempre una grande festa e non mi volevano mai lasciare andare via. Ho detto che ci ho impiegato 3 orette di cammino, ma con le varie soste sono arrivata a 5 ore. Tra l'altro... ho scoperto che le bottiglie gialle che vedo sempre esposte lungo la strada non sono limonata bensì benzina!! La serata trascorre tranquilla con una cenetta a base di insalata consumata in camera e un po'di lettura. Sono l'unica ospite del comprensorio, quindi tutti si prendono cura di me. Potrei abituarmici a questo trattamento principesco e farmi adottare tra i Cardamomi e i grilli che mi cullano il sonno.
domenica 25 settembre 2016
Il genocidio si consumò lì
Stamattina devo essere pronta per le 9 che arriva Bora con il tuk tuk a prendermi. Cerco un posto dove poter sedere tranquilla a consumare un piatto completo per colazione, ma è alquanto difficile. La cittadina è poco turistica e abbastanza anonima quindi bisogna seguire la gente locale per sapere come muoversi e dove mangiare. Ma io non trovo ispirazione e ripiego su una panetteria dove compro un bel muffin e un piccolo market dove acquisto uno yoghurt. Rientro in tempo per salire sul tuk tuk e partire a tutta velocità. Le tappe di oggi sono tante ma la distanza da percorrere è molto minore del giorno precedente. La prima fermata è la più impegnativa del giro di oggi. Sostiamo e visitiamo le prigioni dei civili che i khmer rossi hanno rinchiuso. Sono due stabili posti uno di fronte all'altro e se il primo ospitava gli uomini, il secondo le donne. Il primo è chiuso al pubblico mentre il secondo è stato riutilizzato come santuario. Nelle settimane tra metà settembre e inizio ottobre i famigliari delle persone crudelmente uccise vengono in pellegrinaggio a pregare i propri cari. Perciò c'è molta gente stamattina, soprattutto nel prato dove si erge un santuario con al suo interno le ossa di alcuni morti. Visitare i luoghi di uccisione e di tortura, le prigioni e vedere i famigliari in lacrime è molto triste e sconfortante. Il tragico ed ingiusto destino è toccato a 10'000 persone di questa zona, ma il totale in Cambogia tocca oltre 2 milioni di vittime. La seconda fermata riguarda una donna che prepara i tipici snack chiamati sticky rice. Il procedimento consiste nel tagliare un pezzo di bambù, infilarci una matassa di riso, fagioli, latte di cocco, avvolto in foglie di banana e farlo cuocere 30-60 minuti. L'ho provato,è squisito! La terza tappa riguarda anch'essa il riso. Ci fermiamo presso una famiglia che sta preparando la pasta circolare da vendere per preparare gli involtini primavera. La figlia cuoce il liquido composto da acqua e riso bollito e forma una crepe; la madre lo posiziona su un pannello reticolato e poi lo mette al sole a seccare. La quarta tappa consiste nel gironzolare nel mercato del pesce adiacente al fiume. Le campagne che vediamo dal tuk tuk sono meravigliose e molto tropicali. Vedo come ieri tanti bambini giocare con le biciclette, fare il bagno e i tuffi nel fiume, giocare a nascondino all'interno dei templi hindù diroccati. Enrico Sala in una sua intervista alla radio ha detto che tutto l'impegno che ci mette e tutto ciò che fa lo fa per i bambini. Quanto lo capisco. Li incontri e con un gran sorrisone ti salutano. Mi scaldano il cuore. Rimane ancora un po'di tempo e decidiamo di andare a vedere i coccodrilli in una fattoria. Ce ne sono 600!! Li allevano, gli danno da mangiare una volta alla settimana e gli fanno fare le uova. Poi vendono i piccoli ad acquirenti vietnamiti e cinesi. Impressionante vederli immobili con le fauci spalancate! Bora vuole farmi prendere un cucciolo di cocco in mano ma io gli faccio marameo. È già un grande sforzo toccargli la pellaccia squamosa. Rientriamo poi in centro e mi faccio lasciare al mercato. Lo visito e termino la giornata da vagabonda vedendo le "famose" case coloniali francesi. Non sono nulla di particolare e me ne rientro in albergo. Il pomeriggio lo trascorro rilassandomi e leggendo, mentre per cena esco e vado al ristorante all'angolo a mangiare un piatto di riso con verdure.
sabato 24 settembre 2016
Pol Pot e l'orrore
Saloth Sar, noto come Pol Pot , è stato un rivoluzionario, politico e dittatore cambogiano, capo dei guerriglieri rivoluzionari della Cambogia, i Khmer Rossi, e ufficialmente Primo Ministro del paese, che portò il nome di Kampuchea Democratica dal 1976 al 1979, quando la sua dittatura venne rovesciata dal vicino stato del Vietnam.
Egli nacque nel 1925 in un villaggio della Cambogia settentrionale. In giovane età vinse una borsa di studio che lo portò a Parigi, dove entrò in contatto con i circoli marxisti e l'ideologia comunista, da lui trasposta in una politica maoista estremistica (dottrina politica marxista-leninista fondata da Mao. Contro il revisionismo moderno, il capitalismo, il parlamentarismo, a favore della rivoluzione proletaria) .
Il gruppo è stato costituito nel 1968 come costola dell'esercito popolare vietnamita nel Vietnam del Nord. Il partito è stato un partito rurale attivo in Cambogia dal 1975 al 1979 e guidato da Pol Pot, Nuon Chea (braccio destro di Pol Pot), Ieng Sary, Son Sen e Khieu Samphan (capo di stato). Si alleò con il Vietnam del Nord, i Viet Cong, il Pathet Lao durante la Guerra del Vietnam contro le forze anti-comuniste, da ultimo stringendo alleanza anche con Sihanouk (re della Cambogia). Dopo la conquista del potere conseguente al ritiro (per ragioni di politica interna) statunitense, i Khmer Rossi, pesantemente influenzati dal maoismo più estremista, si dedicarono alla "purificazione della Cambogia", massacrando qualunque appartenente alle classi più colte, distruggendo ogni legame familiare in quanto incompatibile con la creazione della nuova società cambogiana, e sopprimendo, nel volgere di mezzo decennio, un terzo della popolazione cambogiana (morirono sulle 2 milioni di persone). Il nome dello Stato controllato dal governo dei Khmer Rossi dal 1975 al 1979 era Kampuchea Democratica.
Nel 1979 i Khmer Rossi hanno lasciato il Paese e fu così stabilita la Repubblica Popolare di Kampuchea. Il governo di coalizione della Kampuchea Democratica salì al potere nel 1993 con la mediazione delle Nazioni Unite e quindi si instaurò nuovamente un governo multipartitico e monarchico. Un anno dopo migliaia di guerriglieri si arresero e nel 1996 un nuovo partito, il DNUM, venne fondato da Ieng Sary. L'organizzazione dei Khmer Rossi è stata in gran parte sciolta nella seconda metà degli anni '90, fino a che non si arrese completamente nel 1999.
L'organizzazione è ricordata soprattutto per aver orchestrato il genocidio cambogiano. I suoi tentativi di riforma agraria portarono ad una diffusa carestia, mentre l'insistenza sull'assoluta autosufficienza, anche nella fornitura di medicinali, determinò la morte di migliaia di persone a causa di malattie curabili come la malaria. In particolare fu spietato l'accanimento contro gli abitanti delle città, che il nuovo regime svuotò completamente, e contro i presunti "intellettuali" (portare gli occhiali era sufficiente per essere eliminati), nonché la distruzione dei nuclei familiari con la separazione tra uomini e donne e l'educazione dei bambini alla delazione a danno degli stessi genitori. Le esecuzioni arbitrarie e le torture eseguite contro elementi sovversivi sono stati considerati come esempio di genocidio; le esecuzioni erano frequentemente plurime ed effettuate dagli stessi condannati, che venivano allineati mettendo in mano al secondo della linea un martello o una mazza con cui era obbligato a uccidere il primo prima di passare l'arma al terzo della linea ed essere a propria volta ucciso da costui. Le esecuzioni arbitrarie e le torture eseguite contro elementi dichiarati sovversivi (accusa per la quale bastava essersi lamentati per la mancanza di cibo o avere omesso di partecipare a una qualche riunione di condizionamento ideologico) sono stati riconosciuti come esempio di genocidio.
Egli nacque nel 1925 in un villaggio della Cambogia settentrionale. In giovane età vinse una borsa di studio che lo portò a Parigi, dove entrò in contatto con i circoli marxisti e l'ideologia comunista, da lui trasposta in una politica maoista estremistica (dottrina politica marxista-leninista fondata da Mao. Contro il revisionismo moderno, il capitalismo, il parlamentarismo, a favore della rivoluzione proletaria) .
Il gruppo è stato costituito nel 1968 come costola dell'esercito popolare vietnamita nel Vietnam del Nord. Il partito è stato un partito rurale attivo in Cambogia dal 1975 al 1979 e guidato da Pol Pot, Nuon Chea (braccio destro di Pol Pot), Ieng Sary, Son Sen e Khieu Samphan (capo di stato). Si alleò con il Vietnam del Nord, i Viet Cong, il Pathet Lao durante la Guerra del Vietnam contro le forze anti-comuniste, da ultimo stringendo alleanza anche con Sihanouk (re della Cambogia). Dopo la conquista del potere conseguente al ritiro (per ragioni di politica interna) statunitense, i Khmer Rossi, pesantemente influenzati dal maoismo più estremista, si dedicarono alla "purificazione della Cambogia", massacrando qualunque appartenente alle classi più colte, distruggendo ogni legame familiare in quanto incompatibile con la creazione della nuova società cambogiana, e sopprimendo, nel volgere di mezzo decennio, un terzo della popolazione cambogiana (morirono sulle 2 milioni di persone). Il nome dello Stato controllato dal governo dei Khmer Rossi dal 1975 al 1979 era Kampuchea Democratica.
Nel 1979 i Khmer Rossi hanno lasciato il Paese e fu così stabilita la Repubblica Popolare di Kampuchea. Il governo di coalizione della Kampuchea Democratica salì al potere nel 1993 con la mediazione delle Nazioni Unite e quindi si instaurò nuovamente un governo multipartitico e monarchico. Un anno dopo migliaia di guerriglieri si arresero e nel 1996 un nuovo partito, il DNUM, venne fondato da Ieng Sary. L'organizzazione dei Khmer Rossi è stata in gran parte sciolta nella seconda metà degli anni '90, fino a che non si arrese completamente nel 1999.
L'organizzazione è ricordata soprattutto per aver orchestrato il genocidio cambogiano. I suoi tentativi di riforma agraria portarono ad una diffusa carestia, mentre l'insistenza sull'assoluta autosufficienza, anche nella fornitura di medicinali, determinò la morte di migliaia di persone a causa di malattie curabili come la malaria. In particolare fu spietato l'accanimento contro gli abitanti delle città, che il nuovo regime svuotò completamente, e contro i presunti "intellettuali" (portare gli occhiali era sufficiente per essere eliminati), nonché la distruzione dei nuclei familiari con la separazione tra uomini e donne e l'educazione dei bambini alla delazione a danno degli stessi genitori. Le esecuzioni arbitrarie e le torture eseguite contro elementi sovversivi sono stati considerati come esempio di genocidio; le esecuzioni erano frequentemente plurime ed effettuate dagli stessi condannati, che venivano allineati mettendo in mano al secondo della linea un martello o una mazza con cui era obbligato a uccidere il primo prima di passare l'arma al terzo della linea ed essere a propria volta ucciso da costui. Le esecuzioni arbitrarie e le torture eseguite contro elementi dichiarati sovversivi (accusa per la quale bastava essersi lamentati per la mancanza di cibo o avere omesso di partecipare a una qualche riunione di condizionamento ideologico) sono stati riconosciuti come esempio di genocidio.
La Cambogia rurale
Alle 4.30 la ragazza tedesca se ne va a vedere l'alba e mi sveglio. Alle 5.45 Ajmed va all'aeroporto e mi sveglio. Direi che il sonno è stato parecchio frastagliato. Il mio turno di alzarmi è alle 6.30. Alle 7 devo essere pronta all'entrata dell'ostello perché mi vengono a prendere. Il bus che ci porterà a Battambang è piccolino e colmo di turisti. Il viaggio con le sue 3 ore letteralmente vola e in un battibaleno mi trovo nella cittadina coloniale francese. Prendo un tuk tuk guidato da Bora, il quale gentilmente non perde tempo a promuovere il suo business mettendomi sulle ginocchia il libro contenente le gite fuori porta fattibili con il suo velocipide. Decido di iniziare subito con una visita a due templi khmer nel pomeriggio. Arrivata alla guesthouse mi accoglie un giovanotto gentile e sorridente. Mi posa sotto il naso una cartina della città e mi mostra i dettagli fondamentali che non potrò perdere nella visita del centro. Poi mi spiega come riconoscere i soldi americani veri da quelli falsi. Non vi ho ancora raccontato la particolarità del pagamento in Cambogia. La moneta locale è il Riel, ma ovunque vengono accettati i dollari americani. Se paghi in dollari a volte ti danno il resto in Riel (se ti va bene), altrimenti il resto misto (un po' riel e un po' dollari. Non mi mai capitato di viaggiare in una nazione dove in tutti i posti (compresi i villaggi nelle campagne) vengono accettate monete straniere. Mi è stato detto che è cosi per facilitare gli stranieri, ma questa facile teoria non mi convince... indagherò. Mi piazzo nella mia stanza e mi rilasso mezz'oretta ascoltando musica. Ho una stanza tutta mia al prezzo che ho pagato ieri per un letto in camerata. A volte un po'di privacy fa comodo. Scendo poi al pianterreno, percorro 15 metri fino all'angolo e mi fermo a pranzare. Mi trattano tutti con una tale gentilezza da farmi emozionare! A pancia piena la mia visita pomeridiana sarà più leggero. Caspita sto.per tornare all'albergo a lavare i denti e la pioggia monsonica si fa vedere e sentire! Se sei in giro da qualche parte quando ti sorprende l'acqua, ora che trovi un riparo, sei bagnato dalla testa ai piedi! Quando partiamo con il tuk tuk la pioggia per fortuna è cessata e ci immettiamo sulla strada che ci porterà al sito khmer Banan. Si trova a 20 km da Battambang e si giunge in cima alla montagna sacra tramite una scala di pietra lunga 350 scalini. Sono partita dai piedi della scala fresca come una rosa e sono arrivata in cima sfatta come una scimmia cambogiana. Intorno al luogo sacro corrono i bimbi con il ventaglio in cerca di qualche soldo in cambio di aria fresca. È molto triste vedere queste creaturine schiavizzate dall'ignoranza degli adulti, senza una minima possibilità di andare a scuola. Scendo tutti gli scalini e risalgo sul tuk tuk. Bora mi porterà al secondo tempio percorrendo una bellissima strada sterrata colma di risaie, casette,bimbi in bicicletta, bimbi a piedi e nel fiume a fare il bagno ... Il tempio si trova in cima ad una montagna e lo vedo già da lontano. Per arrivare sull'altura devo camminare una ventina di minuti su una strada deserta. I turisti che incontro si contano sulle dita di una mano. Il sito archeologico è colmo di torrette, stupa, santuari, statue, scimmie, scalinate e grotte. La vista da su là è meravigliosa. Quando mi appresto ad entrare nel primo tempio un bimbetto piccolo mi trotterella incontro e mi segue dentro il luogo di culto. Quando mi dirigo verso le grotte mi segue ancora e ben presto mi allunga le braccia per farsi prendere in braccio. Mi comporto da stronza cattiva ed insensibile e ignoro la sua richiesta, ma se prendo in braccio il bambino finisce che me lo porto via. Mi volto per andarmene e lui mi segue. Sale su un muretto e mi salta in schiena come un koala. Ci scattiamo una fotografia insieme e poi veloce veloce con le lacrime agli occhi mi allontano da lui. I suoi pianti e strilli raggiungono come un tuono il mio orecchio e lacerano il mio cuore. Mi fanno arrabbiare i genitori che gli insegnano a spillare soldi togliendogli l'innocenza e la spontaneità. La povertà gli annienta il cervello. Scendo le scalinate e vado a vedere la grotta dei pipistrelli ,ma davanti a me vedo sempre l'immagine del dolce bimbo. I pipistrelli a miliardi escono dalla caverna a cercare cibo durante la notte e nonostante io non ami i pipistrelli devo ammettere che è un fenomeno unico e curioso. È buio e rientro in hotel con il tuk tuk. Mangio qualcosina e mi faccio una bella doccia rigenerante. Poi sul mio lettone piango quel povero bambino e tutti gli altri tesorini che sono nella sua stessa condizione.
venerdì 23 settembre 2016
Khmer e templi
Nel momento di maggior sviluppo i Khmer dominavano un territorio che comprendeva l'attuale Cambogia, Thailandia e anche parti di Laos e Myanmar (Birmania).
L'arte e l'architettura vennero influenzate da Induismo e successivamente dal buddhismo; questa mescolanza di stili è visibile in diversi templi, altri sono stati demoliti e ricostruiti secondo i canoni della nuova religione.
Oggi le strutture visibili sono solo i santuari costruiti in pietra arenaria, perché "le abitazioni comuni erano state costruite prevalentemente con materiali deperibili" e quindi oggi resta molto poco delle grandi città che erano sorte intorno ai templi.
Oltre alle imponenti strutture dell'architettura Khmer, sono impressionanti i sistemi idrici con enormi riserve d'acqua e fossati che circondavano le città di Angkor Thom, Angkor Wat e i canali che collegavano le varie aree. Probabilmente servivano non solo per l'irrigazione, ma erano utilizzati per il trasporto del materiale nei cantieri. Proprio questo sistema ben sviluppato di controllo delle acque, rendeva possibili più raccolti in un anno generando grande ricchezza.
Non è chiaro il motivo della caduta del regno di Angkor. L'ultima iscrizione nota, in pietra, risale al 1327. Si presume che a causa dell'adozione del Buddhismo Theravada nel 14° secolo, il sovrano abbia perso la posizione divina che aveva precedentemente (il re Jayavarman aveva una teoria a proposito di un dio-re. Egli pretendeva infatti di essere un'incarnazione di Vishnù, di essere il signore dell'universo sceso in terra e una volta morto saeebbe ritornato al Monte sacro Meru - raffigurato nella torre centrale di Angkor Wat). Pertanto non vennero più costruiti grandi santuari e le imponenti strutture e il sistema di canali non furono più mantenuti. La crescita della civiltà Thai e la loro conquista di Angkor nel 1431 definisce "la data (probabilmente imprecisa) di quello che è stato definito l'abbandono di Angkor", quando i governanti Khmer dovettero spostare la loro capitale al sud.
L'arte e l'architettura vennero influenzate da Induismo e successivamente dal buddhismo; questa mescolanza di stili è visibile in diversi templi, altri sono stati demoliti e ricostruiti secondo i canoni della nuova religione.
Oggi le strutture visibili sono solo i santuari costruiti in pietra arenaria, perché "le abitazioni comuni erano state costruite prevalentemente con materiali deperibili" e quindi oggi resta molto poco delle grandi città che erano sorte intorno ai templi.
Oltre alle imponenti strutture dell'architettura Khmer, sono impressionanti i sistemi idrici con enormi riserve d'acqua e fossati che circondavano le città di Angkor Thom, Angkor Wat e i canali che collegavano le varie aree. Probabilmente servivano non solo per l'irrigazione, ma erano utilizzati per il trasporto del materiale nei cantieri. Proprio questo sistema ben sviluppato di controllo delle acque, rendeva possibili più raccolti in un anno generando grande ricchezza.
Non è chiaro il motivo della caduta del regno di Angkor. L'ultima iscrizione nota, in pietra, risale al 1327. Si presume che a causa dell'adozione del Buddhismo Theravada nel 14° secolo, il sovrano abbia perso la posizione divina che aveva precedentemente (il re Jayavarman aveva una teoria a proposito di un dio-re. Egli pretendeva infatti di essere un'incarnazione di Vishnù, di essere il signore dell'universo sceso in terra e una volta morto saeebbe ritornato al Monte sacro Meru - raffigurato nella torre centrale di Angkor Wat). Pertanto non vennero più costruiti grandi santuari e le imponenti strutture e il sistema di canali non furono più mantenuti. La crescita della civiltà Thai e la loro conquista di Angkor nel 1431 definisce "la data (probabilmente imprecisa) di quello che è stato definito l'abbandono di Angkor", quando i governanti Khmer dovettero spostare la loro capitale al sud.
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