Oggi ci alziamo con calma perché la partenza per il lago bianco è prevista per le 10. Attraverso le finestre della stanza vedo il sole sorgere inondando di luce giallo-arancione la nostra stanza. Scesi in sala per fare colazione ci imbattiamo in un ragazzo giapponese conosciuto a Kharkhorim alla guesthouse. Scopriamo che si sta muovendo in autostop andando al risparmio perché non ha più soldi e non riesce a prelevarli. Tra una chiacchiera e l'altra gli parlo del Nepal e mi dice che anche lui ci è stato e che ha con sé il corrispondente di 200 dollari in rupie nepalesi e mi chiede se per caso sono interessata a cambiarli. Decido che posso aiutarlo e intavoliamo il monopoli. Alle 10.30 partiamo con Tunga ed il marito e dopo aver fatto un minimo di spesa ci dirigiamo a nord per 10 km e arriviamo allo splendido lago bianco. Depositiamo il bagaglio in riva al lago, nella yurta della mamma di Tunga. Trascorriamo le 2 ore seguenti a fare dei lavoretti, a curiosare in giro, ad assaggiare lo yogurth casereccio delizioso, attendendo i cavalli. A mezzogiorno partiremo a cavallo per andare al vulcano, una gita di 5 ore. Sono felice di fare questa bella camminata a cavallo e attendiamo con ansia di iniziare il giro. I cavalli arrivano e noi ci avviciniamo al loro recinto con la sella in mano. Il marito di Tunga ne afferra un paio e cerca di domarli. A me sembrano un po' selvaggi e non mi piace molto ciò che sto vedendo. Ho spiegato a Tunga che io non so cavalcare a differenza di Martina e Simon e che vorrei evitare che il cavallo si mettesse a galoppare senza che io sappia come fermarlo. Mi sono apparsi scocciati e poco collaborativi, e mi sembra molto strano visto che sono abituati a offrire questo tour a cavallo a turisti inesperti. Mi dicono di non toccare il cavallo (anche se dovrei famigliarizzare) e mi danno le briglie da mettergli (come se fosse ovvio che lo sapessi fare). Ci spiegano come tenere le briglie, come comandare il cavallo e poi ci fanno partire con il loro uomo di fiducia. Direi che l'approccio non è stato dei migliori ma sul cavallo sono abbastanza a mio agio, detto ciò probabilmente dovrei aggiungere che non ho mandato vibrazioni estremamente positive al mio cavallo. Ora arriva la parte interessante del racconto, e quello che più mi scoccia non è il fatto in sé, ma andare a rafforzare la già forte convinzione del mio papà che il mio cavallo indiano con in groppa la sottoscritta era un fotomontaggio. Come per andare a sottolineare che non era possibile che io potessi essere così bellamente e fieramente seduta elegantemente sulla mia cavalla Rani. Il cavallo di oggi è un maschio e non so neppure il suo nome. E non è un buon segno. Partiamo e il nostro accompagnatore prende il mio cavallo per la corda, così che non devo manovrarlo da sola. Il punto è che dopo 20 minuti che siamo a spasso il cavallo inciampa o gli cede la zampa, o non so che altro capita e mi disarciona. Mi ritrovo pochi secondi dopo per terra e con tutte le ossa al loro posto per fortuna. Non ho nessuna intenzione di risalirci e decido di continuare a piedi. Simon si offre di darmi il suo cavallo ma non sono dell'umore di salirci più. Oggi ho realizzato che non sono per nulla portata per il cavallo. Centinaia di metri più avanti passano Tunga e il marito sulla strada con l'auto e si fermano. Le do un'insaccata e me ne vado, non ho voglia di starla a sentire. Io sono più a mio agio a camminare quindi proseguo a piedi. Ho tutta l'intenzione di andare al vulcano ma quando gli amici cavallerizzi guadano il fiume in sella al cavallo io devo rinunciarci e tornare indietro, non ci sono ponti nelle vicinanze. Passo il pomeriggio a camminare in solitaria intorno al lago e poi rientro alla yurta che sono le 17. Mi rilasso, incamero il bel sole che scalda il mio corpo e osservo il lago. Alle 19 Martina e Simon non sono ancora rientrati e neppure si vedono all'orizzonte. Mi sembra molto strano. Pochi minuti dopo mi telefona Martina e mi dice che Simon ha perso la sua giacca con dentro il borsellino nella foresta e che è tornato indietro a cercarlo. Che giornata sfortunata!Credo che negli ultimi 5 giorni abbiamo sentito troppi brutti racconti che ci hanno intossicato l'anima portando negatività.
Alle 20 il mio stomaco brontola e quindi vado a bussare alla porta della signora. Lei non c'è e mi accorgo che sta mungendo gli yak ad una ventina di metri di distanza. La raggiungo e osservo la mungitura. Gli yak vengono legati alle zampe anteriori e posteriori per evitare che scappino. Ci impiega mezzoretta e poi la seguo docilmente nella yurta per dirle che ho fame. Le faccio segno di cucinare per 3 persone anche se i miei amici non sono ancora tornati. Prende della farina da un sacco, aggiunge dell'acqua e comincia ad impastare. Poi mi passa il mattarello e mi fa vedere come spianare la pasta. Lavoriamo a stretto contatto per preparare degli involtini di carne(chiamati buuz). Mi diverto molto a cucinare con lei e riusciamo a preparare un'ottima cena. Alle 21.30 rientrano finalmente Martina e Simon ma senza aver trovato il borsellino. Per fortuna il suo passaporto è all'ambasciata cinese. Ricapotolando è riuscito a perdere telefono e borsellino in 2 giorni. Che triste destino.
Alle 10 ceniamo con uno sconsolato Simon e poi ci ritiriamo a dormire nella gelida yurta.
Alle 20 il mio stomaco brontola e quindi vado a bussare alla porta della signora. Lei non c'è e mi accorgo che sta mungendo gli yak ad una ventina di metri di distanza. La raggiungo e osservo la mungitura. Gli yak vengono legati alle zampe anteriori e posteriori per evitare che scappino. Ci impiega mezzoretta e poi la seguo docilmente nella yurta per dirle che ho fame. Le faccio segno di cucinare per 3 persone anche se i miei amici non sono ancora tornati. Prende della farina da un sacco, aggiunge dell'acqua e comincia ad impastare. Poi mi passa il mattarello e mi fa vedere come spianare la pasta. Lavoriamo a stretto contatto per preparare degli involtini di carne(chiamati buuz). Mi diverto molto a cucinare con lei e riusciamo a preparare un'ottima cena. Alle 21.30 rientrano finalmente Martina e Simon ma senza aver trovato il borsellino. Per fortuna il suo passaporto è all'ambasciata cinese. Ricapotolando è riuscito a perdere telefono e borsellino in 2 giorni. Che triste destino.
Alle 10 ceniamo con uno sconsolato Simon e poi ci ritiriamo a dormire nella gelida yurta.
Nessun commento:
Posta un commento