lunedì 26 settembre 2016

Il Gandhi di Cambogia

Oggi mentre leggevo il mio libro su alcuni insegnamenti buddhisti comodamente seduta in veranda sono stata colpita da questo passaggio che ora condivido con voi:
"Uno dei miei insegnanti, Maha Ghosananda, era noto come "il Gandhi della Cambogia". Lavorò con i sopravvissuti al genocidio cambogiano degli anni 1975-1988, quando il Paese era stato in mano agli Khmer Rossi, comunisti estremisti che uccisero due milioni di persone, fra cui quasi tutte le persone istruite. Chi era sopravvissuto a quell'olocausto aveva comunque assistito agli incendi dei propri villaggi, dei templi, all'uccisione della propria famiglia. Ghosananda,dovunque andasse, insegnava ai sopravvissuti la pratica della compassione e della gentilezza amorevole per le perdite e le pene, subite da loro e da tutti gli altri che avevano sofferto come loro. Chiedeva loro di unirsi a lui nel canto di -ogni cosa che sorge passa-, poi continuava dicendo:- voi avete perduto così tanto; ora conoscete quanto sia preziosa ogni cosa, a questo mondo. Dovete tornare ad amare e a far crescere nuove cose-. Di quelle persone Ghosananda vedeva la bellezza nascosta e lo spirito tenace e le incoraggiava a ricostruire le comunità, a riedificare i templi e le scuole, a trovare famiglie amorevoli per i bambini rimasti orfani."  (il cuore saggio, Jack Kornfield)

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