domenica 18 settembre 2016

Vista da lassù

Apro gli occhi e mi rilasso a letto una mezz'oretta. È meraviglioso potersi rigirare nel letto senza fretta. Rifletto su ciò che vorrei fare oggi e prima di decidere cerco informazioni nella guida lonely planet e apro la mia mappa sul telefonino. Faccio un controllo incrociato e decido che sarebbe carino prendere la cabinovia che mi porta in cima ad una montagna famosa per la statua dell' immenso Buddha e del monastero. Purtroppo non ho fatto i conti col fatto che oggi è domenica e quindi quando arriverò alla partenza della cabinovia dovrò pagar dazio attendendo in coda oltre un'ora. Ma nonostante l'afa terribile, sono prevalentemente all'ombra e quindi me la cavo con sudore e tanta acqua minerale. C'è chi sale la montagna camminando oppure a corsa,ma io oggi opto per il panorama dall'alto senza alcuno sforzo fisico. Arrivo in cima e mi accoglie il villaggio di Disleyland, con il suo spettacolo in 3D, i negozietti che vendono ogni gadget, le fotografie da a acquistare scattateci in cabinovia. Non mi illudo che la visita del Buddha e del monastero siano granché visto l'ambientino pacchiano che sento intorno a me. In realtà non sono venuta quassù per vedere testimonianze della religione buddhista ma per assaporare la vista dall'alto di alcune isole dislocate dal centro di Hong Kong. Faccio un giretto, salgo le lunghe scalinate fino a Siddharta, visito il tempio dalle mille statuette d'oro e mi appresto a proseguire verso il villaggio di pescatori noto come Tai O. Ogni 10 minuti parte un bus stracolmo di gente quindi mi immagino che anche al porto non si possa stare tranquilli a vagare per le viuzze. E invece in parte mi sbaglio. Le vie principali sono stracolme di gente e di bancarelle di pesce; i posti più gettonati per fare fotografie o selfie sono una colonna infinita, ma non appena supero un ponticello allontanandomi dal centro, sono sola. Sembra che io abbia attraversato il ponte del diavolo con una pessima maledizione... nessuno si avventura sull'altra sponda. Riesco quindi finalmente ad osservare le case e i dettagli senza la necessità di scansare le persone. Il villaggio è formato da case in alluminio posate su palafitte. Ogni casa ha un numero civico pitturato in rosso e la maggior parte possiede una scala in legno che conduce direttamente sul fiume, dove li aspetta la loro barca per pescare. Le porte e le finestre delle case sono spesso aperte lasciando in bella mostra la loro intimità. I pesci sono appesi alle verande e l'altarino di preghiera benedice l'entrata della casa. Tutto intorno cresce rigogliosa la vegetazione e l'odore del pesce non si può ignorare. Appare come un villaggio di altri tempi, poco curato ma funzionale. Ripercorro il paese e con l' odore del pesce nelle narici salgo sul bus e ritorno sulla montagna "sacra" per poi prendere la cabinovia. Il metro è abbastanza spazioso visto che è domenica e trovo posto a sedere. Scendo ad una fermata in centro, faccio una piccola spesa e mi fermo su una panchina a mangiare del sushi. Non mi sembra vero di poter mangiare pesce al posto del montone mongolo. E un'altra bella giornata è trascorsa in armonia.


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