Ovviamente non ho dormito bene. L'agitazione prima di un volo è sempre palpabile. La sveglia magari non suona, i documenti al check in non sono sufficienti, le solite cose che ci turbano ogni volta che ci si apprestiamo ad andare all'aeroporto. Quindi esco dall'ostello molto in anticipo e mi dirigo verso la fermata del bus A21 che mi porterà direttamente davanti alla porta a vetri del terminal 2. Accanto a me siede una ragazza di Hong Kong che volerà alle Filippine a trascorrere una settimana in spiaggia. È un po'agitata perché non è abituata a viaggiare e non sa bene come muoversi in aeroporto. Nella vita si impara facendo esperienza, ciò che più conta è mettersi in gioco. Due giorni fa una mia compagna di stanza all'ostello (di nazionalità cinese) mi ha detto che questo viaggio ad HK le ha dato tanta sicurezza in sé stessa e le ha permesso di superare certe sue paure. Notevole vero? È bello vedere le persone mettersi alla prova e cercare di superare i propri limiti.
L'aeroporto, nonostante ci sia passata 4 giorni fa, mi sorprende per la sua modernità. La sua struttura,le decorazioni, i mac a disposizione per i viaggiatori, le prese per caricare gli apparecchi elettronici, i negozi. Non devo dimenticare che sono ad Hong Kong. Dopo tanta povertà vista in India e in Mongolia fatico a sostenere lo sguardo sulle vetrine scintillanti, sui grattacieli, sull'avanguardia della metropoli. In realtà mi sono ambientata velocemente e con la mia carta caricabile per utilizzare i mezzi di trasporto e la musica nelle orecchie, mi sentivo abitante del posto. Mi sento camaleontica, mi piace pensarmi abitante del mondo. Mi imbarco sul primo volo che con parecchia turbolenza mi porterà a Bangkok dove cambierò volo e in poco meno di 2 ore sbarcherò in Cambogia. La compagnia aerea Air Asia ha buoni prezzi ma il mangiare lo devi pagare e i sedili sono corti, poveretti i giganti. Una volta atterrata le formalità sono veloci come pure il ritiro bagagli. Sono pronta ad affrontare il mondo là fuori, sono tutta gasata ed esco pavoneggiandomi con il petto in fuori. Bastano 30 secondi a smontare il mio enorme ego e a trasformarmi in una pozza che cammina!Fa un caldo mostruoso!Ho due compiti da svolgere prima di cercare un taxi: prelevare i soldi (che come al solito è un'impresa e dopo tanta fatica non ottengo più di 100 dollari in cambio locale) e ottenere una carta sim cambogiana. Ma che fatica anche solo a fare queste 2 cosette. E poi chiaramente il taxi è la brutta fotocopia del film "the day after tomorrow"(temperature glaciali).
Il traffico è terribile, le motociclette sfrecciano ovunque e la pazienza fa da padrone. La città mi appare caotica ma pure accogliente. Osservo un po'cosa succede aldilà del finestrino e catturano la mia attenzione i venditori ambulanti, le bancarelle con cibo da strada, due amici che giocano a badminton in un fazzoletto di verde tra le sfreccianti auto, i bambini con l'uniforme che pedalano gai sulla bicicletta. Ci impieghiamo una buona mezzora ad arrivare e io mi godo il trasferimento. Il mio autista è gentilissimo come pure l'accoglienza alla reception dell'ostello. Per ora sono in camera da sola, la bassa stagione e le intermittenti piogge scacciano i turisti. Mi godo quindi una bella doccia in pace e poi mi sposto in terrazza a prendere un drink. Inizia a piovere forte e ascolto il rumore delle gocce sul tendone, ma non vorrei essere là fuori.
L'aeroporto, nonostante ci sia passata 4 giorni fa, mi sorprende per la sua modernità. La sua struttura,le decorazioni, i mac a disposizione per i viaggiatori, le prese per caricare gli apparecchi elettronici, i negozi. Non devo dimenticare che sono ad Hong Kong. Dopo tanta povertà vista in India e in Mongolia fatico a sostenere lo sguardo sulle vetrine scintillanti, sui grattacieli, sull'avanguardia della metropoli. In realtà mi sono ambientata velocemente e con la mia carta caricabile per utilizzare i mezzi di trasporto e la musica nelle orecchie, mi sentivo abitante del posto. Mi sento camaleontica, mi piace pensarmi abitante del mondo. Mi imbarco sul primo volo che con parecchia turbolenza mi porterà a Bangkok dove cambierò volo e in poco meno di 2 ore sbarcherò in Cambogia. La compagnia aerea Air Asia ha buoni prezzi ma il mangiare lo devi pagare e i sedili sono corti, poveretti i giganti. Una volta atterrata le formalità sono veloci come pure il ritiro bagagli. Sono pronta ad affrontare il mondo là fuori, sono tutta gasata ed esco pavoneggiandomi con il petto in fuori. Bastano 30 secondi a smontare il mio enorme ego e a trasformarmi in una pozza che cammina!Fa un caldo mostruoso!Ho due compiti da svolgere prima di cercare un taxi: prelevare i soldi (che come al solito è un'impresa e dopo tanta fatica non ottengo più di 100 dollari in cambio locale) e ottenere una carta sim cambogiana. Ma che fatica anche solo a fare queste 2 cosette. E poi chiaramente il taxi è la brutta fotocopia del film "the day after tomorrow"(temperature glaciali).
Il traffico è terribile, le motociclette sfrecciano ovunque e la pazienza fa da padrone. La città mi appare caotica ma pure accogliente. Osservo un po'cosa succede aldilà del finestrino e catturano la mia attenzione i venditori ambulanti, le bancarelle con cibo da strada, due amici che giocano a badminton in un fazzoletto di verde tra le sfreccianti auto, i bambini con l'uniforme che pedalano gai sulla bicicletta. Ci impieghiamo una buona mezzora ad arrivare e io mi godo il trasferimento. Il mio autista è gentilissimo come pure l'accoglienza alla reception dell'ostello. Per ora sono in camera da sola, la bassa stagione e le intermittenti piogge scacciano i turisti. Mi godo quindi una bella doccia in pace e poi mi sposto in terrazza a prendere un drink. Inizia a piovere forte e ascolto il rumore delle gocce sul tendone, ma non vorrei essere là fuori.
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