giovedì 1 settembre 2016

Kharkhorin

L'antica capitale della Mongolia, Kharkhorin, può essere scomparsa, ma di certo non è stata dimenticata. La città non ebbe mai il tempo di espandersi; ospitò per appena 40 anni la sede della capitale, che venne poi trasferita all'attuale Pechino. La sua caratteristica principale erano le mura in mattoni, con 4  accessi, che circondavano l'abitato. Presso ogni porta c'era un mercato (granaglie, buoi/carri, capre, cavalli). I Khan mongoli erano conosciuti per la tolleranza religiosa e accettavano la coesistenza di 12 religioni diverse all'interno della città. Fulcro della città era il palazzo della pace terrena ( al momento come testimonianza è rimasta solo la tartaruga in sasso - vedi foto). Un altro elemento di spicco della città era una fontana progettata nel 1253 dal gioielliere e scultore Bouchier, catturato dai mongoli in Ungheria e portato in città per arricchire le decorazioni di Karkorim. 
Il monastero di Erdene Zuu fu eretto nel 1585 da Abtai Sain Khan dopo l'introduzione e la diffusione in Mongolia del buddismo tibetano. Le mura che lo circondano, caratterizzate dalla presenza di 108 stupa, formano un perimetro quadrato di 402 m di lato. Il numero 108, sacro per il buddismo, è il numero dei grani del rosario buddista (mala). Danneggiato nel 1680, durante operazioni militari, fu ricostruito nel XVIII secolo. Alla fine del 1800 aveva al suo interno 62 templi e centinaia di altre costruzioni.
Nel 1939 il monastero fu devastato in un'operazione di epurazione sovietica, che viene ricordata come gli "anni del terrore", condotta da Stalin e dal leader mongolo Čojbalsan, e che coinvolse centinaia di monasteri in Mongolia e determinò l'uccisione di migliaia di monaci.

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