Ci svegliamo e dal letto ci guardiamo annoiati a causa della persistente pioggia. Un'altra giornata di dolce far niente?? Si potrebbe anche fare ma il panorama non è granché allettante e di stare tutto il giorno in ostello non se ne parla proprio. Intavoliamo una grande discussione per decidere. Io vorrei che ci muovessimo, non importa dove, basta andare. Simon e Martina sono d'accordo ma rimane da decidere dove. L'opzione più allettante, nonostante la pioggia, è quella di viaggiare per 3 ore, percorrere il parco nazionale e vedere delle cascate; rimanere a dormire e il giorno dopo spostarci in una valle con un bel monastero. Invitiamo una ragazza di Zurigo ad unirsi a noi e una coppia australiana - slovacca. Solo la svizzera acconsente e alle 13 partiamo con il minivan guidato dal fratello di Gaya, la padrona dell'ostello. Dopo un'ora di strada asfaltata ci spostiamo su sentieri sterrati colmi di buchi e quindi di salti. Il momento più esaltante è quando ci trasformiamo in anfibio guadando il fiume. L'auto si immerge fino quasi ai finestrini. L'autista è un ganzo. Il parco nazionale della Valle d'Orkhon è meraviglioso. Animali al pascolo, prati verdi, alberi, fiumi e canyon. Alle 17 arriviamo alla famosa cascata che non è bella in quanto tale, ma per l'ubicazione suggestiva. Perlustriamo la zona, ascoltiamo la melodia dell'acqua, camminiamo tra gli arbusti e facciamo delle fotografie. Una volta terminata la visita ritorniamo sui nostri passi all'accampamento. Cuciniamo la pasta sul fornellino e ci divertiamo passando la serata nella yurta. Per la prima volta abbiamo la stufa all'interno della nostra casa mongola e la usiamo perché la notte la temperatura scende fino a 4 gradi circa.
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