Sabato abbiamo passato la giornata in capitale sbrigando faccende urgenti. Come prima cosa abbiamo portato un saccone a testa di vestiti alla lavanderia per prepararci al meglio per il nostro viaggio cinese e secondariamente per scacciare odori molesti di animali e vita selvatica. Poi ci siamo separati e mentre Martina e Simon sono rimasti nelle vicinanze dell'appartamento a comprare oggetti di prima necessità, io sono andata in centro a fare delle fotocopie, a fare le fotografie formato passaporto e ho passato del tempo in un internet café a connettermi col mondo. In serata ci siamo ritrovati, abbiamo bevuto una bibita al bar e dopo aver ritirato la biancheria al negozio, abbiamo trascorso il sabato sera giocando a dadi e a carte. Ho deciso che la domenica sarei andata in un parco nazionale. La capitale non fa per me, quindi cerco di allontanarmi il prima possibile. Dovrò essere di ritorno martedi in serata perché mercoledi pomeriggio dobbiamo andare in ambasciata a ritirare il visto. Quindi partirò domenica in mattinata e rientrerò martedi sera dalla mia gita fuori porta. Il parco dista una sessantina di chilometri da Ulaan Baatar. Sabato ho chiamato il padrone di un complesso turistico di gher e gli ho detto che domenica arriverò. Mi aspettano. Martina e Simon non verranno con me, trascorreranno alcuni giorni tranquillamente in capitale. Credo che dopo le vicende degli ultimi giorni abbiano solo voglia di vivere delle giornate senza imprevisti.
Domenica mattina mi alzo e preparo lo zaino per partire. Mi è stato detto di andare in centro e aspettare il bus in un punto specifico. Il bus mi porterà direttamente all'entrata del villaggio Terjeli. A quanto pare non si sa se il bus passerà oppure no, dal 1 settembre sono cambiati i giorni e gli orari. Cercare informazioni veritiere in inglese è troppo difficile, quindi mi convinco ad aspettare il bus e se non arriverà tornerò a casa senza problemi e rimarrò in capitale. Arrivo alla fermata del bus che sono le 11.30 e dovrò aspettare mezzora. Bilegt mi ha scritto su un foglio il nome in cirillico del paese di Terjeli, in maniera che quando il bus arriverà io saprò che è quello giusto. Sono le 11.55 e mi si avvicina un ragazzo chiedendomi in inglese dove sto andando. Gli racconto del mio progetto di andare al parco nazionale e della mia incertezza sull'arrivo del bus. Mi guarda con occhi gentili e mi dice che c'è un'altra maniera di arrivare al parco passando dal suo paese di origine Nalakh (me ne aveva parlato Bilegt). Poi con voce calma e con il sorriso aggiunge che se mi fido di lui mi può accompagnare fino al suo paese. Io accetto volentieri e saliamo sul bus azzurro. Dopo quindici minuti scendiamo ad una fermata e prendiamo un secondo bus che ci porterà a Nalakh. Questo adorabile ragazzo mi porta lo zaino e mi aiuta in ogni spostamento. La cittadina ci accoglie con una brezza autunnale. Billy mi mostra la stazione dei minibus che vanno al parco nazionale, ma non essendoci nessun mezzo pronto per partire decidiamo di pranzare in un localino moderno. Non ho scampo e mi cucco ancora la carne di montone sottoforma di gigantesche polpette. Finiamo il pranzo e Billy si mette a trattare con un signore per il prezzo del biglietto di andata al parco. Ma non pensiate che è arrivato il momento che mi saluta e se ne va, perché mi accompagnerà fino al villaggio e farà di tutto per aiutarmi a trovare il mio accampamento. La strada da percorrere a piedi è di 2.5 chilometri e durante il tragitto inizia a piovere. Io cerco di convincerlo a tornare indietro e ad andare dalla sua famiglia che lo aspetta. Io non so esattamente dove si trovano le yurta che cerco e nessuno mi sa aiutare con delle risposte esaustive. Ad un certo punto capisco la direzione che devo prendere e faccio l'ultimo grande sforzo per convincerlo a rientrare. Riesco a congedarlo dopo avergli detto 4 volte che me la caverò. Ci salutiamo, lo ringrazio infinitamente e mi avvio verso il bosco. 15 minuti dopo squilla il telefono ed è lui che mi chiede se sono arrivata. Questo ragazzo mi ha scaldato il cuore e mi ha regalato una giornata di gioia e affetto. Averlo incontrato è stato un regalo venuto dal cielo. Questa si chiama gentilezza ed accoglienza e gliene sarò per sempre grata.
Domenica mattina mi alzo e preparo lo zaino per partire. Mi è stato detto di andare in centro e aspettare il bus in un punto specifico. Il bus mi porterà direttamente all'entrata del villaggio Terjeli. A quanto pare non si sa se il bus passerà oppure no, dal 1 settembre sono cambiati i giorni e gli orari. Cercare informazioni veritiere in inglese è troppo difficile, quindi mi convinco ad aspettare il bus e se non arriverà tornerò a casa senza problemi e rimarrò in capitale. Arrivo alla fermata del bus che sono le 11.30 e dovrò aspettare mezzora. Bilegt mi ha scritto su un foglio il nome in cirillico del paese di Terjeli, in maniera che quando il bus arriverà io saprò che è quello giusto. Sono le 11.55 e mi si avvicina un ragazzo chiedendomi in inglese dove sto andando. Gli racconto del mio progetto di andare al parco nazionale e della mia incertezza sull'arrivo del bus. Mi guarda con occhi gentili e mi dice che c'è un'altra maniera di arrivare al parco passando dal suo paese di origine Nalakh (me ne aveva parlato Bilegt). Poi con voce calma e con il sorriso aggiunge che se mi fido di lui mi può accompagnare fino al suo paese. Io accetto volentieri e saliamo sul bus azzurro. Dopo quindici minuti scendiamo ad una fermata e prendiamo un secondo bus che ci porterà a Nalakh. Questo adorabile ragazzo mi porta lo zaino e mi aiuta in ogni spostamento. La cittadina ci accoglie con una brezza autunnale. Billy mi mostra la stazione dei minibus che vanno al parco nazionale, ma non essendoci nessun mezzo pronto per partire decidiamo di pranzare in un localino moderno. Non ho scampo e mi cucco ancora la carne di montone sottoforma di gigantesche polpette. Finiamo il pranzo e Billy si mette a trattare con un signore per il prezzo del biglietto di andata al parco. Ma non pensiate che è arrivato il momento che mi saluta e se ne va, perché mi accompagnerà fino al villaggio e farà di tutto per aiutarmi a trovare il mio accampamento. La strada da percorrere a piedi è di 2.5 chilometri e durante il tragitto inizia a piovere. Io cerco di convincerlo a tornare indietro e ad andare dalla sua famiglia che lo aspetta. Io non so esattamente dove si trovano le yurta che cerco e nessuno mi sa aiutare con delle risposte esaustive. Ad un certo punto capisco la direzione che devo prendere e faccio l'ultimo grande sforzo per convincerlo a rientrare. Riesco a congedarlo dopo avergli detto 4 volte che me la caverò. Ci salutiamo, lo ringrazio infinitamente e mi avvio verso il bosco. 15 minuti dopo squilla il telefono ed è lui che mi chiede se sono arrivata. Questo ragazzo mi ha scaldato il cuore e mi ha regalato una giornata di gioia e affetto. Averlo incontrato è stato un regalo venuto dal cielo. Questa si chiama gentilezza ed accoglienza e gliene sarò per sempre grata.
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