Se mi fossi trovata per strada l'avrei schivato anch'io, come fa la maggior parte delle persone. È più facile sfuggire dalle situazioni che ci fanno sentire inadeguati. Ma io sono seduta al ristorante e lui si ferma accanto a me. Alzo lo sguardo e vedo il suo sorriso. Porta una giacca mimetica militare colma di bandierine e mi chiede da dove vengo. Gli rispondo dalla Svizzera e lui mi mostra orgoglioso la sua bandierina rossocrociata dicendomi che ha un amico in Svizzera.
Si rivolge a me in francese e gli si illuminano gli occhi quando gli rispondo nella stessa lingua. A fatica rovista nella sua scatola e mi porge un libro in francese che parla della testimonianza di un sopravvissuto al massacro dei khmer rossi. Mi porge un foglio scritto in francese in cui spiega la sua fatica a sfamare la sua famiglia. E chiede di aiutarlo. Inizialmente fatico a guardarlo, evitando di osservarlo troppo insistentemente. Ma poi mi accorgo che lui è totalmente a proprio agio con il suo corpo, tant'è che apre la maglia e mi mostra le cicatrici. Il suo sorriso oscura ogni imperfezione corporea, la sua loquacità esprime il suo coraggio da leone. Non si sta piangendo addosso, si fa forza ogni giorno, issando il cestino sulla parte di braccio che gli è rimasta e ponendolo sulle spalle per affrontare il mondo a testa alta e guadagnarsi da vivere come meglio riesce. Nonostante le avversità lui ha deciso di vivere, nonostante la fatica lui ha deciso di lottare, nonostante la scomodità lui ha deciso di sorridere. E prima di andarsene mi fa battere un cinque sul suo osso mutilato. Che dire... mi ha tolto le parole!
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Si rivolge a me in francese e gli si illuminano gli occhi quando gli rispondo nella stessa lingua. A fatica rovista nella sua scatola e mi porge un libro in francese che parla della testimonianza di un sopravvissuto al massacro dei khmer rossi. Mi porge un foglio scritto in francese in cui spiega la sua fatica a sfamare la sua famiglia. E chiede di aiutarlo. Inizialmente fatico a guardarlo, evitando di osservarlo troppo insistentemente. Ma poi mi accorgo che lui è totalmente a proprio agio con il suo corpo, tant'è che apre la maglia e mi mostra le cicatrici. Il suo sorriso oscura ogni imperfezione corporea, la sua loquacità esprime il suo coraggio da leone. Non si sta piangendo addosso, si fa forza ogni giorno, issando il cestino sulla parte di braccio che gli è rimasta e ponendolo sulle spalle per affrontare il mondo a testa alta e guadagnarsi da vivere come meglio riesce. Nonostante le avversità lui ha deciso di vivere, nonostante la fatica lui ha deciso di lottare, nonostante la scomodità lui ha deciso di sorridere. E prima di andarsene mi fa battere un cinque sul suo osso mutilato. Che dire... mi ha tolto le parole!
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Volontà dignità !
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